Fiano di Avellino 2004 docg Villa Diamante

Letture: 100

Uva: fiano
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Ribadisco che non si tratta del Vigna della Congregazione e che è stato prodotto solo nel 2004 come etichetta di ricaduta. Il naso di questo bianco continua ad essere il punto di forza ed allo stesso tempo il tratto più controverso dei suoi diversi aspetti degustativi. La nota animale di cui avevo parlato nella mia prima scheda sembra, se possibile, addirittura e nel frattempo, divenuta ancora più insistente che in precedenza. Inizio a pensare che possa esserci anche un leggera presenza di brett a rafforzare l’intensità di questi aromi biologici considerato che stiamo, comunque, parlando di un vino relativamente giovane. A questo proposito vorrei ricordare quanto scritto in proposito dall’amico e collega Luca Mazzoleni che, se da un lato, «non tutti i sentori animali sprigionati da un vino possono essere ricondotti all’azione del brett, dall’altro, un poco di brett può essere tranquillamente tollerato, e può risultare persino desiderabile (come elemento attivo di complessità aromatica), mentre una presenza coprente ed eccessiva va in effetti rifiutata come dannosa e inelegante». Una volta versato il vino nel bicchiere oppure a bottiglia aperta, l’ossigenazione aiuta, in ogni caso, col trascorrere del tempo, a fornire un quadro olfattivo di riferimento più decifrabile, ampio e complesso. Al palato continua a mostrare di non avere una particolare capacità d’allungo pur senza risultare sfuggevole. La cosa più importante è che si beve, comunque, con estremo piacere e facilità assicurando una certa disinvoltura, anche, negli abbinamenti. Questa volta l’ho abbinato con soddisfazione ad un sfiziosa e gustosa fritturina partenopea: montanara, pizzetta con la ricotta, mignon di arancini e crocchè con melanzane e zucchine.

Assaggio del 30 gennaio 2007. Non è il Vigna della Congregazione ed è stato prodotto solo nel 2004. La generosità della vendemmia ha imposto ad Antoine Gaita di riservare solo la migliore selezione delle uve al suo vino di punta e di destinare la rimanente parte ad una etichetta di ricaduta, un secondo vino come direbbero i francesi a Bordeux. La qualità è sempre, però, molto elevata, nello stile inconfondibile di Villa Diamante. Il prezzo, invece, è decisamente inferiore, franco cantina intorno ai 6 euro. Il naso è particolarissimo e nonostante Antoine insista con il dichiarare l’utilizzo di lieviti selezionati avrei giurato che su questa piccola massa di mosto non fossero stati inoculati lasciando a quelli indigeni il compito di portare avanti la fermentazione. Solo così mi spiego la straordinaria ed inaspettata peculiarità di un naso cangiante, puro e solare: una leggera nota animale (la “sella di cavallo”?!) che si confonde con gli intensi sentori fumè, minerali e tostati, e le eleganti sfumature mediterranee di erbe , fiori ed agrumi. Pur ritrovandoci il timbro specifico del terroir di Montefredane il vitigno irpino sembra in questa cuveè aver toccato corde fino ad oggi ancora inesplorate. Non ci sarà l’austera complessità del fratello maggiore ma di personalità ne ha, anche questa versione “minore”, da vendere. Il tutto si ridimensiona, ed è un vero peccato, al palato. Il vino si esaurisce, infatti, troppo velocemente, nella parte finale marcata dall’acidità più che dalla sapidità. Ed in questo senso rimangono deluse le aspettative, notevoli, prospettate nella fase olfattiva. Non so se è arrivato o arriverà mai nelle enoteche piuttosto che in qualche ristorante. Lo spero. Un bianco profumato ed allo stesso tempo delicato: da spigola al forno con le patate.

Questa scheda è di Fabio Cimmino

Sede a Montefredane, Via Toppole. Tel. 0825 30777, fax 0825 22920. antoine.gaita1@tin.it Enologo: Antoine Gaita. Ettari: 3,5 in conversione biologica. Bottiglie prodotte: 8000. Vitigni: fiano.