Fiano di Avellino 2009 docg Sarno 1860

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Fiano di Avellino 2009 Tenuta Sarno
Fiano di Avellino 2009 Tenuta Sarno

Uva: fiano di Avellino
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazioni e maturazione: acciaio

La validità di una esecuzione si misura proprio nelle annate difficili. Il tempo vola, e il Fiano di Avellino 2009 che provammo a casa di Maura cinque anni fa durante la nostra prima visita lo ritroviamo nella cantina di Gennaro Esposito, ultima bottiglia. Nella degustazione verticale del Fiano di Maura a Radici l’annata aveva presentato le sue problematiche soprattutto nel confronto con la strepitosa 2010. Eppure la 2009, a sei anni, mantiene il suo perché: è un bianco integro, lavorato solo in acciaio (bisogna sempre ricordarlo), dai profumi di mela e pera oltre che di rimando fumé e note di macchia mediterranea.
Il naso non è espansivo, ma va cercato nel bicchiere. E’ comunque al palato che si rivela la stagione difficile segnata dalla gelata di marzo, con una certa magrezza e una nota di diluizione rispetto alla ricchezza e alla concentrazione delle annate successive.
E pur tuttavia resta un vino interessante, poliedrico, magari da usare in apertura. Al quale non è difficile prevedere una vita ancora molto lunga.

Maura Sarno. Le foto sono di Lello Tornature

 

Scheda del 12 agosto 2010. C’è una categoria umana di fronte alla quale mi arrendo subito senza condizioni: quella delle figlie che ricordano il loro papà raccogliendo il testimone generazionale e portando avanti l’opera lasciata in eredità.
Il padre di Maura, Domenico Sarno, è stato il notaio più conosciuto di Avellino e grazie alla sua attività ha ripreso molte proprietà di Candida, paese di cui è originaria la famiglia, perdute dal nonno dopo la caduta del fascismo.
La storia di questo Fiano è dunque il racconto della passione di Maura per le proprietà riconquistate dal papà, undici ettari in splendida esposizione, coniugata con la voglia di fare le cose seriamente, a cominciare dal diploma di sommelier.

Con Maura nella proprietà a Candida

Qui dove vedete i vigneti c’erano ciliegi, rimando a Checov con la famiglia di ben nove sorelle che l’abitava in una casetta di cui restano ormai solo le fondamenta in pietra. Maura ha ripulito il tutto, piantato solo ed esclusivamente Fiano (bonus serietà culturale) e lavorando con metodo biologico certificato (bonus serietà colturale).

Il diserbo meccanico sotto le viti di fiano

La storia di queste quattromila bottiglie è molto semplice: alla quinta vendemmia si è deciso di non vendere tutte le uve, ma di vinificarle in parte, da qui l’incontro con Vincenzo Mercurio e la decisione di appoggiarsi alle Cantine San Paolo.
Candida è un piccolissimo borgo di appena mille anime sparso su nervose e nevose colline alle falde del Terminio: ci si arriva salendo lungo l’Ofantina, la strada che da Avellino porta al Lago Laceno. Siamo in uno dei comuni della docg del Fiano di Avellino, il cui nucleo abitato è ufficialmente a 623 metri di altezza. Il corpo principale del vigneto Sarno, 4,5 ettari, tra parentesi il più esteso di tutti nell’areale municipale, è a circa 550 metri.
Studiando la carta geologica irpina, Candida, come la vicina San Potito, si caratterizza per un suolo ricco di depositi piroplastici da caduta, risultato in gran parte dall’ultima eruzione del Vesuvio del 1944, circondato da terreni di arenaria e quarzoso a grani.

Il terreno vulcanico di Candida

Il bicchiere è molto ben centrato: in bocca il fruttato bianco del Fiano, dominante al naso, lascia il posto alla sapidità rinfrancante, la freschezza è impressionante, come pure la struttura che occupa saldamente e con sicurezza tutto il palato e si rinnova sorso dopo sorso. Una beva scattante, non ruffiana, assolutamente dinamica, da apprezzare soprattutto a temperatura ambiente dove si avverte maggiormente l’importanza dell’acidità nel sostenere l’impostazione.
La voglia era quella di fare un Fiano old style, senza arruffianamenti inutili, cercando in qualche modo di interpretare l’annata e soprattutto il terreno. Mi chiedo, di fronte a questa meraviglia, cosa sarebbe stata la vinificazione 2008 e cosa ne sarà del 2010 che al momento promette abbastanza bene.

Ecco il Fiano 2010

In ogni caso questo bianco dimostra come sia un grave errore sottovalutare il millesimo 2009: siamo di fronte invece ad un’annata che ci riserverà molte altre sorprese come andremo a vedere provando tutta la produzione in modo scientifico, così come abbiamo fatto con il Greco 2008 e, a breve, con il Fiano 2008.

Intanto ci godiamo questa uva di Candida, gratificati dalla passione e dalla determinazione di Maura. Qui sicuro non si sgarra, la strada per la specializzazione è costituzione programmatica, opzione notarile vincolante:-)
Lo berremo domani su alcune parmigiane del Parmigiana Day:-))

 

Sede legale ad Avellino presso Villa Sarno, Contrada Serroni, 4. Tel e fax 0825.26161, 339.7265669. Enologo: Vincenzo Mercurio. Ettari: 11 di proprietà. Bottiglie prodotte: 4000. Vitigni: fiano di Avellino.

5 commenti

  • Lello Tornatore

    (12 agosto 2010 - 11:27)

    Il 28 Agosto di sicuro, checchè ne dicano eventuali ” Francofili”… ;-)))

  • ENRICO MALGI

    (12 agosto 2010 - 18:59)

    Mai provato, ma se garantiscono Luciano e Lello, allora si va sul sicuro. Abbracci.

  • Giuseppe Sarno

    (9 settembre 2010 - 17:38)

    congratulazioni cuginetta, questo Fiano lascia senza Fiato!!
    cincin ;)

  • Stefania Sarno

    (10 settembre 2010 - 12:20)

    con nostalgia per la bella terra di Candida e ammirazione per le vostre capacità imprenditoriali, mi unisco a voi idealmente nel brindisi di domani, augurando alla nuova “creatura” il successo che merita.
    Baci grandi, Stefania

  • Zia Liliana

    (11 settembre 2010 - 19:16)

    Auguro grandi successi e brillanti affermazioni “Docg”

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