Foscaro 2001 Irpinia igt

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STRUZZIERO

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 10 a 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

E’ possibile provare la stessa sensazione dall’ingresso sino alla fine, ogni sorso, per tutta la serata? Reduce da una batteria di siciliani da nomi magnoloquenti che stanno agli australiani truciolati come Amadori a Mc Donalds, ossia dateci talvolta anche un po’ di Sicilia nel bicchiere, mi rifaccio con questo vino potente, squilibrato, difficile da domare, ma con tanta personalità. A distanza di poco più di due anni da questa scheda infatti l’Aglianico concentrato di Mario non ha fatto molti passi in avanti nei parametri descrittori: il colore è identico, il naso è una esplosione di tabacco e frutta tipica di Venticano e dintorni, in bocca ci sono mineralità e freschezza da vendere, i tannini sono ancora da ricomporre. Eppure, sapete cosa vi dico, se qualcuno vuole berlo adesso anziché aspettare altri dieci anni, si può accomodare giocando su piatti esagerati e grassi, come il sartù di riso napoletano, il ragù di cinghiale e di agnello poco speziato ma molto selvatico. Un vino vero, di territorio il cui stile, meglio precisarlo, noi non amiamo molto perché preferiamo sempre l’eleganza. Ma, vivaddio, di fronte all’esperienza piallata dell’altra sera a base di cabernet, syrah e blend inutili con il nero d’Avola, viva questi vini ruspanti capaci di stare a tavola e di reggere la beva senza stancare mai il palato. Solo da un simile confronto si può capire quale direzione deve prendere il vino italiano se vuole conservare la leadership. Non a caso amici miei che hanno investito cospicue fortune in Sicilia sono disperati perchè non riescono a dare valore aggiunto al prodotto nonostante enologi di fama e investimenti seri in vigna con la reintroduzione dell’alberello. Il motivo è semplice, la rincorsa al basso non paga alla lunga: quando un vino non ha trama non può emozionare. Ecco perchè è necessario tipicizzarsi, mettere al bando l’illusione centrista fassiniana-berlusconiana di dover piacere sempre a tutti. No, questi presepi non mi piacciono. Lucariello, rimetti i pastori di creta e togli quelli di plastica. Please.

Assaggio del 15 ottobre 2004. Certo, ognuno ha i suoi problemi. Per esempio, quale vino bisogna abbinare ai tipici pecorini lucani e irpini di media stagionatura? Sicuramente dei rossi veri, non costruiti in provetta, magari anche un po’ squilibrati verso la freschezza e la tannicità. Caspita, l’aglianico è proprio il vitigno ideale per questi formaggi forti e persistenti dell’Appennino Meridionale spesso difettosi. Purché non siano troppo stagionati. Ecco allora il Foscaro di Mario Struzziero, un produttore di Venticano alla terza generazione, uno dei pochi capaci di stare con indifferenza dentro e fuori dalle guide e di andare avanti senza problemi. Il mondo del vino riesce ancora ad avere personaggi antichi e veraci, tutti da scoprire. Mario è un giovane enologo e la sua interpretazione dell’aglianico è di tipo classico, vinificazione in vasche di accaio e maturazioni in grandi botti di rovere: per questo i suoi Taurasi hanno bisogno di alcuni anni prima di raggiungere una buona morbidezza. Il Foscaro ha seguito un processo improntato alla filosofia della concentrazione, sempre comunque con lo stesso metodo e senza ricorrere alla scorciatoia delle barrique. Il risultato è un bicchiere più fruttato che speziato, di corpo, intenso e persistente sia al naso che in bocca, con una nota tannica appena addolcita dal tempo e dall’alcol posizionato a quota 14 gradi. Un tipico vino del Sud, insomma, da accompagnare dunque con i pecorini di cui sopra. Un rosso vero, autentico. Da non perdere e da seguire per i prossimi anni.

Sede a Venticano,  Via Cadorna, 214. Tel. e fax 0825 965065. E mail: struzziero@struzziero.it. Sito- www.struzziero.it. Enologo: Mario Struzziero. Ettari: 12 di proprietà. Bottiglie prodotte: 500.000. Vitigni: aglianico, greco di Tufo, fiano di Avellino, coda di volpe, falanghina