Guida Vini Slow Food: stage a Contrade di Taurasi, riunione e visita da Caggiano

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di Monica Piscitelli
Venerdì scorso alla sede centrale della Banca della Campania Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, e Giancarlo Gariglio, curatore della nuova Guida ai vini, hanno spiegato come, dopo la separazione da Gambero Rosso, il progetto vino Slow Food preso corpo.
I presupposti erano, del resto, nelle ragioni stesse del movimento nato ventiquattro anni fa.

L’anno di riflessione è servito a metterne a punto i dettagli, alla luce delle tempeste nel frattempo abbattutesi su ristorazione e critica enogastronomica, e a interiorizzare la nuova esperienza di Vignerons d’Europe e quella ormai storica di Osterie d’Italia.
Il progetto della nuova Guida – un vero progetto del vino, più che un semplice atlante con premi e simboli vari – spiegato, poi, nel dettaglio nel corso della giornata di sabato alle delegazioni della Campania, guidata da Luciano Pignataro e della Puglia, guidata da Francesco Muci, riunite a Taurasi, evidenzia da subito questa genesi articolata.

Lo stage con il professore Moschetti a Contrade di Taurasi

Tra i momenti di disimpegno da Vino e Caffè, “degusteria” appena fuori dal grazioso centro storico della cittadina irpina e alla trattoria Da Pino per la colazione di lavoro; quelli destinati alla formazione presso le Contrade di Taurasi, affidati alle cure del professore Giancarlo Moschetti e del titolare della cantina Sandro Lonardo; e, infine, quelli di riunione presso il poderoso castello-museo, accolti dal sindaco di Taurasi Antonio Buono, l’ispirazione, gli scopi e le criticità di quello che sarà un nuovo modo di far racconto del vino in Italia, prendono forma. Il tutto preceduto da una spettacolare verticale di Fiano di Avellino di Ciro Picariello (2008-2004) alla Locanda Cara Filia a Capriglia Irpina la sera di venerdì, dopo la presentazione e di cui parleremo a parte.

Il sindaco di Taurasi Antonio Buono saluta la delegazione Slow Food

La nuova Guida sarà un cantiere in movimento lento, aperto alle correzioni di tiro ma assolutamente sempre fedele all’identità più profonda di Slow Food: con le gambe ben piantate nella terra, quella che la viticoltura può contribuire ad alimentare e preservare, e quella che potrebbe viceversa irrimediabilmente vampirizzare.

Gariglio, Muci e Pignataro

Comincia, significativamente, da una vigna, la lunga giornata di questo nuova pagina di storia dell’Associazione e del suo impegno nel vino.
Poco distante dal centro storico di Taurasi, circondati da starze maritate a pioppi e olivi, il gruppo segue con attenzione Giancarlo Moschetti, ordinario di Microbiologia agraria a Palermo. Un lungo racconto della gestione della vigna, dei suoi nemici naturali, degli studi effettuati sul suolo e dei metodi attuati dalle Contrade di Taurasi per ridurre, secondo una logica di progressiva sottrazione, l’impegno di ogni genere di sostanze di sintesi per arrivare a una lavorazione che è perfino superfluo chiamare biologica o biodinamica, essendo semplicemente sostenibile e naturale.
Poi la visita in cantina con Sandro Lonardo per il dettaglio sulla impostazione concettuale della stessa, figlia della vigna, e dei dettagli sull’uso di lieviti autoctoni, su tempi e modi di fermentazione, su contenitori e trattamenti, e così via.
Risultato finale è una scansione della azienda nella quale chi parla e chi prende nota, risultano sostanzialmente dalla stessa parte, senza alcun inseguimento alla maniera “guardie e ladri”.
Fase finale, “l’ascolto del bicchiere”, la verifica e il componimento dei dati, delle valutazioni.
Passano così all’esame del gruppo il Greco Musc (2005 e 2007), con il suo tipico naso solfureo, esasperato e sorprendente insieme, nella 2007; il Taurasi 2004, complesso e profondo; l’anteprima del Taurasi 2005 che affronta la sfida di un’annata non felice con un lieve “ripasso” e che esce tra qualche mese ancora, l’Aglianico Irpinia Doc 2008, espressione immediata e ricca dell’Aglianico della azienda.
Non basta un simbolo o un punteggio per sintetizzare tutto questo. Ne è convinta Slow Food che punta per questa ragione a realizzare non “una delle guide sul vino” ma, più semplicemente, la propria. Diversa dalle altre perché vicina a un’istanza che in pochi appassionati o conoscitori profondi del vino osano perfino pronunciare: quella di sapere e di poter scegliere consapevolmente.

Lo stage presso Contrade di Taurasi

No a punteggi e simboli, si a una selezione rigorosa. No a giudizi sintetici la cui lettura è saltata a piè pari, si a descrizioni articolate. No a creare nuove star e disintegrarne di vecchie, si ad accompagnare le aziende perché siano protagoniste del proprio territorio e della comunità in cui operano. No a estenuanti maratone per degustare centinaia di campioni, si a individuare quei bicchieri che sono una promessa mantenuta nei confronti dei lettori coproduttori. No al vino migliore, si a quello che è più sano, pulito e giusto.
Sogno? No: un lavoro complesso e nuovo che è già realtà.

La calorosa visita con il grande Antonio Caggiano

Appendice finale: visita da Antonio Caggiano, il primo ad aver creato un motivo valido per venire sino a Taurasi grazie alla sua splendida cantina