I forconi di Veronelli al Leoncavallo

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Gino Veronelli

Non ricordo l’anno, forse il 2003 o il 2004, ma ricordo benissimo il luogo, il centro sociale Leoncavallo di Milano.

Presi la metro (in quegli anni lavoravo a Milano), scesi, entrai, mi vidi con Antonio di Gruttola, bevemmo qualcosa di buono.

I forconi.
Veronelli aveva riempito il luogo di questi disegni di forconi.


Il motivo? Lui era anarchico (prima l’ho letto e poi l’ho capito..), rivoluzionario e anarchico. E voleva che il forcone divenisse un simbolo di riscatto, di smossa. Partendo dal vino, dall’olio, dal cibo e dall’agricoltura, il forcone avrebbe “punzecchiato” i piani alti, fino a sconvolgere una società (questa del 3° millennio) così smembrata, così piramidalizzata, così sbagliata e artefatta.

gp

3 commenti

  • lido

    (21 gennaio 2012 - 18:17)

    ho letto il libro non meno di 10 volte forse dodici, ogni volta che un dubbio mi assale, lo leggo, e come per magia la nebbia si dissolve. ciao Lido

  • Giovanni Arcari

    (22 gennaio 2012 - 09:41)

    Era 8 e 9 dicembre 2003. Ero tra i collaboratori di quella che si è rivelata una delle manifestazioni più emozionanti alle quali abbia mai partecipato nei miei vent’anni d’attività nel vino. Più di 9mila persone in due giorni e per Gino si erano mossi intellettuali, grandi giornalisti, stilisti(ricordo Missoni).. davvero emozionante.
    Lui mi ha insegnato come un grande vino non possa prescindere da uno straordinario territorio, che dev’essere tutelato e difeso dai contadini con l’aiuto di tutti.

  • gaspare

    (23 gennaio 2012 - 20:47)

    l’italia vive in queste ore momenti cruciali e storici: la tensione, crescente, è ormai non più un fatto giornalistico, ma tangibile, fisico..
    ah, se avessimo “impugnato” il forcone prima!

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