L’assurda convinzione che la pasta “senza glutine” faccia dimagrire

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confezione di spaghetti senza glutine, dicitura “con pochi grassi”

di Sara Cordara*

Chi soffre di celiachia è intollerante al glutine, una proteina presente in quasi tutti i cereali come grano, farro, orzo, avena, kamut, segale e di conseguenza in tutti i derivati alimentari che li contengono come pasta, pane, biscotti ecc. Queste persone se introducono il glutine scatenano una risposta infiammatoria alla mucosa intestinale e ciò ne deriva un malassorbimento dei nutrienti. La pasta normale viene fatta con la semola di grano duro ed è proprio l’associazione tra amido e glutine che permette di ottenere una pasta di ottima consistenza.

Le paste senza glutine (o deglutinate) che troviamo in commercio sono preparate con farina di riso e di mais, oppure solo di mais o solo di riso, a volte con l’aggiunta del grano saraceno, oppure di lupini, di manioca, di quinoa, di amaranto e, secondo una recente ricerca dell’Università del Brasile, persino con la farina di banane verdi. A parte il costo che, se la confrontiamo con quella contenente glutine, è decisamente maggiore, molti hanno la convinzione che la pasta senza glutine faccia dimagrire e, quindi, sia ideale per un regime ipocalorico, convinzione che nasce perché a volte i celiaci sono esili e magrolini, cosa però legata a volte alla malattia non ancora diagnosticata o nelle prime fasi di cura, a volte al ridotto assorbimento sistemico dei lipidi ancora in atto, unitamente ad una costituzione fisica comunque magra. In realtà, la pasta senza glutine a parità di quantità, spesso risulta leggermente più calorica di quella normale. L’altro giorno ho acquistato per curiosità gli spaghetti senza glutine di una nota azienda e preparati con solo farina di mais. Nella tabella nutrizionale si legge che 100 g di spaghetti forniscono 357 calorie, una quantità sovrapponibile alla normale pasta. Inoltre, un messaggio a mio parere un po’ fuorviante, che poi il consumatore traduce come “fa perdere peso corporeo”, è la frase che leggete a destra della confezione “con pochi grassi”, come se stessimo parlando di un alimento normalmente ricco di grassi! La pasta è costituita quasi interamente di amido, poche proteine e quasi zero grassi o lipidi. Piuttosto, se non vogliamo esagerare con i grassi, limitiamoci a condirla con sughi leggeri, che è questo che fa davvero la differenza. Inoltre, quella senza glutine integrale è spesso più povera di fibre della corrispettiva pasta con il glutine. Il glutine è la colonna portante per ottenere un buon prodotto, ma se manca è necessario trovare un qualcosa che dia la consistenza ideale alla pasta, così spesso tra gli ingredienti (come in quella che ho acquistato io) compare l’additivo E 471 (mono e digliceridi degli acidi grassi), che è un emulsionante che fornisce una maggiore tenuta strutturale alla pasta, conferendole stabilità e morbidezza.

additivo E 471

Il problema è che di solito l’E 471 proviene da olii vegetali scadenti come quello di cocco o di palma, ricchi di grassi saturi. Un altro addensante, comunemente aggiunto in questa pasta è la carbossimetilcellulosa. Ricapitolando, se non siete celiaci e quindi intolleranti al glutine e avete qualche chilo in eccesso, la pasta gluten free non ha senso mangiarla, il portafoglio vi ringrazierà ed eviterete di farvi un carico di E 471 !

Ma il web non si limita a suggerire la pasta senza glutine per calare di peso, ma anche il pane, i biscotti e così via. Ma dico io, che male vi ha fatto codesta proteina, il glutine? E’ come togliere dal pane il lievito! In questo caso, forse, sarebbe più giustificato in quanto spesso i lieviti, che sono dei microrganismi, posso causare un fastidioso gonfiore addominale ma, se si è in perfetta salute, non ha alcun senso rimuoverlo.

A mio parere, il problema di fondo è la mancanza di una solida educazione alimentare, sono tantissime le cose che, se ne abusiamo, ci fanno ingrassare, e così ci andiamo ad accanire contro una semplice proteina (forse perché non ci sono abbastanza celiaci nel nostro paese e quindi bisogna incrementare le vendite?), quando io mi concentrerei maggiormente su tutti quei processi di raffinazione dei cereali, che violentano e sbiancano chimicamente chicco dopo chicco.
Inoltre, mangiare senza glutine non è tutt’altro che semplice: non basta evitare gli alimenti come pane e pasta, in quanto il glutine può trovarsi anche nella salsa di soia, nei bastoncini di pesce, nelle salsicce, nei wurstel e in molti altri cibi.

Questa moda è iniziata vedendo, sempre più spesso, ipotetiche persone celiache magre e asciutte, ma questo è da attribuirsi anche al fatto che nella maggior parte delle pasticcerie e delle panetterie loro non possono mettere piede! Senza dimenticare le forme sintomatiche della celiachia, con dissenteria e vomito. Ovvio che si dimagrisce!

Bisogna dunque smentire questa credenza popolare del tutto errata, ma del resto si sa che seguire una dieta senza il parere di un esperto può tradursi spesso in cattiva salute. Bisogna dunque prestare molta attenzione al regime alimentare che si decide di seguire quando si inizia una dieta, come sempre la migliore scelta è quella di consultare un nutrizionista o quella di orientarsi a un’alimentazione sana, senza privarsi di determinati alimenti, mangiando quotidianamente frutta e verdura e diminuendo dolciumi, bevande gassate, riducendo le porzioni in generale e mangiando cinque volte al giorno per contrastare gli attacchi di fame e mantenere costante la glicemia.

confezione di wafer al cioccolato per celiaci

Provate, come ha fatto la sottoscritta, a confrontare una confezione di wafer al cioccolato per celiaci, e una destinata alla popolazione sana. La tabella seguente riassume e mette a confronto la composizione nutrizionale dei due prodotti (valori per 100 gr di prodotto):

Wafer per celiaci

Wafer normali

Calorie (kcal)

512

433

Grassi (gr)

25.5

14.2

Proteine (gr)

6

6.6

Zuccheri (gr)

31

29.6

Fibre alimentari (gr)

2

3.4

Palese notare come sia il contenuto energetico, che quello dei grassi e degli zuccheri semplici siano superiore nei wafer con la spiga barrata, mentre il quantitativo di fibre e di proteine siano decisamente inferiori, rispetto ai wafer normali. La composizione in nutrienti parla chiarissimo.

Questo già ci aiuta a constatare che una pasta dietetica come quella deglutinata, non è la soluzione di tutti i nostri problemi, a maggior ragione di quelli inerenti al peso corporeo. Piuttosto, se volete mantenere la linea, moderate sia le quantità (suggeriti tra i 60 e gli 80 grammi) che i condimenti, e acquistate una pasta ad alto contenuto di fibra, come quella autentica integrale, dove tra gli ingredienti compare la dicitura “ semola di grano duro integrale ” e non “ semola di grano duro con aggiunta di crusca o di cruschello ”. Le fibre aiutano a mantenere la glicemia e l’insulinemia costante durante la giornata, evitando quei momenti in cui vi sbranereste di tutto. Oggi vengono messe in commercio anche paste dietetiche, destinate anche ai più piccoli, a cui vengono aggiunte proteine di soia o proteine delle uova; ad altre paste vengono invece addizionati fosfati, tiamina e anche sali di ferro. Questo per ribadire, di fare sempre attenzione a non lasciarvi trarre inganno dalla parola “dietetica”, in quanto è un termine che include tutti quei prodotti alimentari particolari approvati dal Ministero della Salute, e non per forza è sinonimo di “ dimagrante ”.
*Nutrizionista – specialista in scienza dell’alimentazione

www.nutrizionismi.it

6 commenti

  • Fabrizio Scarpato

    (15 dicembre 2013 - 00:14)

    Per dire che le parole “pesano” e hanno un significato, o meglio lo avevano. Celiachia compresa. Deve esser successo qualcosa se i prodotti in commercio privi di glutine da pochissime centinaia di qualche anno fa sono passati a oltre settemila, se gli scaffali dedicati abbondano, se la parola intolleranza è una sorta di chiave che apre tutte le porte del fitness, se il biologo nutrizionista è soppiantato dagli stregoni e dall’amica della parrucchiera, se anche i cuochi più attenti al problema spesso si scoraggiano di fronte al pressapochismo. Ci sono due parole nel pezzo: moda e vendere. Deve essere successo qualcosa se non sappiamo più cosa significa avere rispetto: verso le parole, verso se stessi, verso i celiaci, senza farsi fagocitare dalla poltiglia televisiva che tutto ha appiattito, tutto ha confuso e alleggerito, sino a renderlo inutile e invisibile.

  • Sara

    (15 dicembre 2013 - 12:29)

    Fabrizio tu credi che nel pezzo ci siano solo quelle due parole?

    • Fabrizio Scarpato

      (15 dicembre 2013 - 20:31)

      Certo che no, ma quelle due parole sono constatazione e timore, rassegnazione e allarme, causa e effetto di un meccanismo perverso sfuggito di mano (alla faccia dei celiaci). In mezzo ci stanno i fatti, come quelli che incontrovertibilmente citi e illustri nel tuo post. Sempre che li si voglia vedere.

      • Sara

        (15 dicembre 2013 - 21:18)

        Concordo, augurandomi che li si voglia davvero vedere, comunque continuerò a battere il chiodo, questo è certo.

  • roberto

    (16 dicembre 2013 - 07:35)

    Alimentazione e nutrizione sono due cose completamente diverse. L’alimentazione è un atto cosciente, consapevole, di scelta di cibo per introdurre elementi che ci diano energia cioè calorie. La nutrizione è un atto non cosciente, è la presenza nei cibi di quei principi attivi che sono: vitamine, minerali, antiossidanti, enzimi e altro ancora, che sono fondamentali per l’efficacia biologica di un cibo e diretti responsabili del corretto funzionamento dell’organismo. Molte persone si alimentano e non si nutrono come si dovrebbe. C’è bisogno di capire come ottenere sufficienti calorie per avere energia ma anche come far si che gli alimenti vadano a nutrire le nostre cellule, per sapere come nutrirsi efficacemente il modo c’è scarica gratuitamente il report: http://www.benessereunico.com/report/

    • Sara

      (16 dicembre 2013 - 14:46)

      Roberti nessuno mette in dubbio che nutrizione e alimentazione siano due concetti identici; ti correggo però sul concetto di ” caloria “, non esistono, bensì esiste il concetto di ” energia termica ” intrinseca di ciascun alimento, capace di trasferirsi da un corpo a un altro.

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