Lierra 2009 Isola del Nuraghi Igt | Voto 88/100

Letture: 379
Lierra 2009 dell'azienda Poderosa

CANTINA PODEROSA AZIENDA VITIVINICOLA

Uva: Cagnulari

Fascia di prezzo: 18,00-20,00 euro in enoteca

Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Vista 5/5 – Naso 25/30 – Palato 26/30 – Non omologazione 32/35


La prerogativa principale della Sardegna è quella di essere…un’isola! Bella scoperta, direte voi, lo sappiamo tutti che sta proprio in mezzo al mare. Infatti, proprio per questo motivo la regione sarda è unica e particolare, “un continente a parte”, come afferma la dolce e leggiadra Valentina Argiolas. Unica e allo stesso tempo un continente dunque, perché è la sola isola del territorio italiano che sta veramente lontano dalla terraferma. Fateci caso, ad eccezione delle Pelagie e di Pantelleria, tutte le altre isole come la Sicilia, l’Elba e le miriadi isolette campane, pugliesi, toscane, laziali, siciliane e sarde si trovano a poca distanza dalla terra madre o dal continente, la Sardegna invece no. E questo suo isolamento nel corso dei secoli l’ha portata ad essere un’entità territoriale a sé stante, a sviluppare una propria lingua, una sua precisa connotazione storica-culturale e, soprattutto, una fierezza indomita nei suoi abitanti. Senza trascurare, poi, che la sua centralità geografica sulle principali rotte di navigazione nel Mediterraneo l’ha costretta a subire l’invasione di tanti popoli provenienti dall’Oriente, dal Nord-Africa e dall’Europa, come i Fenici, i Cartaginesi, gli Arabi e gli Spagnoli per fare un esempio, che hanno comunque contribuito al suo progresso civile e ad accrescerne la cultura e la storia. Anche se la vera storia sarda parte da molto lontano, con la civiltà nuragica addirittura nel Diciottesimo secolo a.C.

 E anche nel comparto vitivinicolo la Sardegna rappresenta un’isola felice, unica ed autonoma. I vitigni che vi si coltivano sono quasi tutti autoctoni e attecchiscono soltanto qui. Il ricco patrimonio ampelografico sardo comprende Cannonau, Carignano, Vermentino, Bovale, Nuragus, Cagnulari, Albaranzeuli bianco e nero, Girò, Torbato, Pascale, Arvesimiadu, Retagliato, Semidano, Caddiu, Caricagiola, Nieddera, Monica, Nasco, ecc. Si tratta, comunque, di una viticoltura minimale, ad eccezione del Cannonau, del Carignano e del Vermentino, che danno origine ad una produzione di poche bottiglie. In generale, poi, qui sono banditi quasi del tutto vitigni extraterritoriali e internazionali.

Il Cagnulari rappresenta una di queste viti minimamente conosciute fuori territorio e poco prolifiche. Il suo unico habitat naturale è collocato nel nord della Sardegna, in provincia di Sassari e in Gallura. La sua provenienza è molto dubbia, anche se si avanza l’ipotesi che quest’uva fu portata nell’isola durante la dominazione spagnola del 1400-1600. Il Cagnulari è un vitigno che non è facile allevare, perché soffre molto il caldo e la pioggia eccessivi, che possono provocare la rottura degli acini. Il vino che se ne ricava, poi, presenta un’elevata tannicità, una forte concentrazione di colore ed una buona dose di rusticità, simile a quella del Tintore di Tramonti e del Raboso del Piave, per intenderci. Ed è per questo motivo che in passato era usato solo come vino da taglio.

L’azienda Poderosa di Thiesi (SS), il cui referente è Alessandro Soggia, si avvale della consulenza di Vincenzo Mercurio, giovane, preparato e famoso enologo campano. Essa ha una produzione minimalista e segue un metodo di agricoltura prettamente biologico e biodinamico. Si trova ad operare a nord-ovest della Sardegna, nella zona di Mejlogu (luogo di mezzo) alle pendici del Monte Santu. Un territorio affascinante e ricco di un inestimabile patrimonio archeologico, tra cui spiccano le necropoli di Museddu e Tennero. Qui la vite è coltivata col sistema ad alberello – su un terreno ondulato e di remota attività vulcanica e per questo ricco di calcare, minerali e rocce magmatiche – già dal tempo dei Romani. Il clima fortunatamente è abbastanza temperato e con buone escursioni termiche, che favoriscono la produzione di vini di qualità, frutto di una precisa e tipica identità territoriale e, quindi, facilmente riconoscibili per la loro unicità e non omologazione.

Il Lierra 2009 è fatto con Cagnulari in purezza. Dopo la fermentazione, e la conseguente macerazione che si è protratta per circa un mese e mezzo, il vino ha sostato per due anni in barriques di rovere francese di secondo e terzo passaggio ed ha terminato l’affinamento in bottiglia per ulteriori dodici mesi. La gradazione alcolica arriva fino a 15° C.  Nel bicchiere si svela un colore rubino scuro, tendente al granato e con lampi violacei sull’unghia, segno che questo vino ha ancora una lunga vita davanti a sé. Il profumo è caratteristico e ricorda soprattutto la frutta rossa matura, la confettura di prugne, il muschio ed è permeato da un piacevole aroma di cioccolato fondente. E’ in bocca, tuttavia, che il vino esprime tutte le sue potenzialità: è ovviamente molto caldo per l’elevata alcolicità, ma questo non disturba affatto, perché qui subito entra in gioco l’ottima acidità che gli dona freschezza e riequilibra così la beva. E’ persistente, strutturato, armonico, complesso, morbido, sapido, rotondo, speziato di pepe nero e noce moscata e ha un tannino poco astringente. Il sorso, poi, si distende languidamente sulla lingua come la Maja Desnuda di Francisco Goya e, una volta trangugiato, termina con un retrogusto leggermente corto e lievemente amarognolo. Un vino “poderoso” quindi, come il nome dell’azienda in questione, ma che è stato ottimamente domato, tanto da inebriare il palato. Allora, qui bisogna lodare l’abilità di Vincenzo Mercurio che è riuscito a portare a termine un ottimo lavoro con stile moderno ed efficace e a smussarne la spigolosità.  Lo vedo in ottima compagnia con cibi robusti della cucina sarda, come i culurgiones di carne, i malloreddus con la salsiccia, il maialetto allo spiedo, l’agnello alla brace e il pecorino stagionato. Prosit!

 

Questa scheda è di Enrico Malgi

 

Sede a Thiesi (SS) – Via Enrico Toti, 14

agricolapoderosa@gmail.comwww.agricolapoderosa.it

Ettari vitati: 6

Enologo: Vincenzo Mercurio

Bottiglie prodotte: 15.000

Vitigni: Cannonau, Cagnulari, Monica e Vermentino

Un commento

  • enrico malgi

    (11 ottobre 2012 - 19:33)

    Un vino che riflette proprio la fierezza del popolo sardo, quindi. E che fa parte di una viticoltura troppo spesso sottovalutata ed emarginata. A parte l’isolamento generale in cui da sempre è sottoposta questa regione, noto con rammarico che i vini che produce non sempre sono accolti con favore, soprattutto dalla critica specializzata. Secondo me è giunto il momento di ricredersi e di cambiare opinione!

I commenti sono chiusi.