L’ultimo Fiano di Vadiaperti

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Il professore Antonio Troisi nel 1994 fotografato da Lino Sorrentino durante la mia prima visita alla sua azienda per un articolo sul Mattino.

Antonio si mise in posa, rigido davanti alla macchina fotografica di un professionista, Lino Sorrentino del Mattino. Io stavo dietro e pensavo come questo scatto stesse cambiando per sempre il rapporto tra me e lui, perché non eravamo più compagni di partito. Ci si ritrovava nel 1994 perché lui era stato il primo a produrre Fiano etichettato dopo Mastroberardino sin dalla metà degli anni ’80 e per la prima volta un quotidiano si stava occupando di questa cosa, la storia materiale di Braudel bussava alle porte dell’informazione generalista di massa anche al Sud.
Fu un minuto interminabile, Lino da bravo fotografo provava a sciogliere l’atmosfera, ma Antonio aveva due buoni motivi per non stampare un sorriso commerciale davanti al macchinone: era irpino e per giunta comunista. Io lo tranquillizzavo, “non ti preoccupare, giusto un attimo”. “Ma perché mi  dovete fotografare? E’ necessario?”. “Si lo so che ti sembra una stronzata, ma la serie è sui nuovi personaggi del vino e lo sei tuo malgrado”.
Ed ecco la foto di lui impaziente con la voglia di alzarsi. Altro che calice in mano, restò con la sua pipetta inseparabile da montanaro.

Lo avevo ritrovato esattamente dopo dodici anni  perché la nostra amicizia risaliva al 1982 quando facemmo la prima riunione per aprire la redazione di Avellino di un quindicinale edito dalla federazione comunista, Dossier Sud, diretto da Joe Marrazzo di cui ero stato nominato amministratore. Riunioni fiume e poi in trattoria. Tonino amava la vita, nel privato era gioioso e ironico quanto rigido da militante. Una sera Antonio tirò fuori una bottiglia di bianco e ci disse sorridendo: ora vi faccio provare il mio Fiano. Non era un’epoca di complimenti di maniera, lo bevemmo e non commentammo, ma quando si alzò ci dicemmo tra noi: “Ma perché perde tempo con questa stronzata?”. Tonino,  “‘o prufessore” aveva iniziato a produrre in una piccola proprietà su una zona individuata insieme ad un suo amico, il padre di Sabino Loffredo di Pietracupa. Entrambi comprarono l’uno a fianco all’altro.

Già, mentre l’Italia si avviava verso i fantastici anni ’80 degli yuppies, prodromo della catastrofe culturale ed economica attuale, la Campania attraversava il suo più brutto decennio dei tempi recenti dopo la sconfitta del 1860. Il terrremoto del 23 novembre 1980 aveva devastato l’Irpinia facendo quasi quattromila morti, la camorra approfittò del fiume di soldi per entrare nelle istituzioni diventando una istituzione grazie alla organizzazione di Cutolo a cui si contrappose quella di Alfieri-Galasso. E furono altri tremila morti ammazzati in dieci anni, più che in Irlanda del Nord, come a Beirut. Una guerra. Dossier Sud nacque per raccontare tutto questo e lo fece alla grande per due anni tra mille difficoltà.

Tra quelle scosse e quegli spari di 30 anni fa si contrapposero due progetti di sviluppo opposti e complementari: quello di De Mita e quello di Bassolino. E come tutti i nemici giurati, avevano molto più idee da condividere che elementi di divisione. L’operaismo trontiano del futuro sindaco di Napoli si baciava perfettamente con il solidarismo cattolico nel vedere nella industria l’unico elemento di riscatto possibile dall’arretratezza delle aree interne. Altro che agricoltura. Nacquero i poli industriali che oggi come metastasi affliggono l’ambiente ma che allora offrirono ai giovani un lavoro per non scappare.
E dopo le inchieste del Giornale firmate da Paolo Liguori, violento come tutti gli apostati, sino a dieci anni fa l’Irpinia è stato sinonimo in Italia di truffa allo stato nonostante i soldi siano stati rubati soprattutto da banditi piovuti dal Nord come attestano tutti gli atti giudiziari.
Un territorio riscattato dal vino.

Chi si poteva immaginare che il seme di sviluppo non lo avevano trovato questi due potenti perché lo teneva un professore di provincia, per giunta leninista? No, nessuno lo poteva pensare e la sua voglia di produrre vino fu iscritta nei vezzi borghesi che forzatamente richiamavano origini ormai dimenticate. Perché le vigne si regalavano e si abbandonavano in quel lurido medioevo televisivo che sono stati gli anni ’80 culminato con il metanolo.

Invece le cose giuste germogliano sempre. Ne sono convinto perché ottimista.
Dopo il 1994 la frequentazione con Antonio fu assidua e costante, come dieci anni prima: ogni volta che giravo per l’Irpinia facevo tappa lì. Gli feci provare i vini che scoprivo, da Caggiano a Clelia Romano e tante serate finivano in quella stanzetta della cantina di Montefredane. Fu lui ad accompagnarmi per la prima volta dai Feudi nel 1995.
Nel 1997 un momento simbolico, con l’inaugurazione del primo dottorato sul vino campano organizzato da Vito Puglia alla Certosa di Padula con i vertici di Slow Food, e c’era Tonino. E pure Enzo Ercolino. Due onde diverse di una stessa corrente.
Fu là che appresi le prime difficoltà di Vadiaperti. “Tonino – mi disse Vito Puglia, all’epoca responsabile Sud di Slow Food – purtroppo ha dei problemi, bisogna fare di tutto per aiutarlo”.

Raffaele Troisi con un grappolo di coda di volpe, fotografato nello stesso posto del padre.

L’anno dopo lui se ne andò. A salutare la bandiera rossa sulla bara dentro la chiesa un solo produttore: Antonio Caggiano.

Raffaele raccolse la difficile eredità del padre: tecnicamente molto più preparato, se Antonio era curioso di uomini, lui più di vini, primo giovane produttore impegnato a bere non solo le sue bottiglie.

Ieri la telefonata e la mail indirizzata ai responsabili delle guide, di cui ha chiesto la non divulgazione. Sbagliando, ma la comunicazione non è mai stato il suo forte, perché esprime semplicemente, e senza segreti di Fatima, meglio di come potrebbe fare qualsiasi estraneo, me compreso, che ha deciso di chiudere.

La 2012 è l’ultima annata di un’azienda che ha sempre dovuto combattere con il macigno economico alle spalle.

Così Vadiaperti diventa un simbolo: primo a etichettare oltre Mastroberardino il Fiano, primo insieme a Ocone a produrre coda di volpe in purezza. Prima cantina di successo a chiudere dopo trent’anni.

I vini di Raffaele sono stati sempre fantastici perché ricchi di carattere, salati e minerali, segnati da una freschezza piena di energia vitale e riottosa. Impossibili da bere pensando ad altro. Soprattutto capaci di attraversare gli anni come hanno dimostrato la verticale di Greco di Tufo del 2007 di Fiano o di Coda di Volpe.
Cercando “Vadiaperti” in questo sito usciranno decine di voci, a Tonino è dedicata la prima guida dei vini campani del 2003.
Ma non sono stati solo i vini di Montefredane a far seguire con passione questa azienda decidendo di assegnare la chiocciola sin dalla prima edizione di Slow Wine. Bensì la consapevolezza del ruolo storico importante svolto nella viticoltura irpina ai suoi primi passi nell’era moderna post metanolo.
Dovessi riassumere direi: Vadiaperti, Coda di Volpe, Montefredane. Ossia, prima cantina dopo Mastroberardino, scoperta di un grande vitigno bianco, lancio di Montefredane come uno dei veri cru naturali della Campania.

Raffaele ha 42 anni, dalla lettera si evince l’amarezza della fine di un ciclo, ma anche il sollievo di essersi liberato di un peso.
La vita appartiene agli individui e rispettiamo profondamente ogni scelta.
Ma le aziende che gli individui hanno fondato appartengono a tutti noi.

34 commenti

  • Andrea Petrini

    (30 giugno 2013 - 09:05)

    Tanta tristezza

  • Marco Contursi

    (30 giugno 2013 - 09:39)

    Dispiace e tanto.Un’Altra azienda recentemente mi ha detto che pensano di chiudere.Credo di sapere una delle cause del perché si vende poco vino soprattutto nei ristoranti vicini alle aziende ma basta polemiche.Servono a poco quando non c è voglia di cambiare.Appena trovo una bottiglia del loro
    Coda di Volpe me la scolo augurando a Raffaele tanta fortuna.

  • Angelo

    (30 giugno 2013 - 09:43)

    Triste notizia!

  • acino ebbro

    (30 giugno 2013 - 09:50)

    Ma come è possibile? E’ uno dei migliori in Campania. Spero che Raffaele ritrovi la strada e la forza per riprendere la sua attività di produttore di vino che gli riesce così bene.

  • Lello Tornatore

    (30 giugno 2013 - 10:17)

    Abbastanza verosimile l’analisi storica dell’Irpinia di quegli anni, anche se direi che il fine della scelta di puntare sull’industrializzazione piuttosto che sull’agricoltura, era coincidente tra i due blocchi : il controllo elettorale delle masse. Il Pci di Bassolino sfruttava il sindacato come cinghia di trasmissione per il controllo dei voti, la DC di De Mita invece, usava le assunzioni clientelari. Per quanto riguarda l’assunto che l’Irpinia sia stata sinonimo di truffa, purtroppo è vero, anche se la realtà era ben diversa : dei sessantamila miliardi di lire spesi per il terremoto, ben quarantamila andarono a Napoli, gestiti allegramente dalla giunta Valenzi-Geremicca(ricordi Luciano?), all’Irpinia che il terremoto veramente l’aveva visto in faccia, andarono le briciole. Ma per tornare alla scelta infelice di ambedue i blocchi di puntare sull’industrializzazione delle aree terremotate, facendo del triste evento “un’occasione di sviluppo”, come si diceva allora, costituì solo la foglia di fico per realizzare, attraverso il solito inciucio, il piano di asservimento culturale delle popolazioni di questa terra. Era infatti molto più semplice controllare migliaia di persone concentrate nelle diverse fabbriche, piuttosto che andarle a cercare sul territorio sparse nelle piccole e piccolissime aziendine agricole. Ricordo che solo noi della CISL,(all’epoca militavo in questo sindacato, ben altra cosa rispetto a quella che è adesso), ci opponemmo energicamente a questo progetto, puntando piuttosto, sull’agricoltura collegata al turismo e all’industria di trasformazione dei prodotti agricoli. Ma questa è un’altra storia. Mi spiace molto per Raffaele, ma purtroppo gli è venuta a mancare troppo presto quella guida di cui avrebbe avuto ancora bisogno nella sua formazione, non tanto professionale, quanto umana. Il prof. Antonio Troisi, che ho conosciuto sul campo (gli conferivo le uve di Fiano della mia piccola vigna), era una persona di grande spessore umano e culturale, Un uomo d’altri tempi, i contratti con lui si facevano con una stretta di mano, ed erano sempre rispettati alla lettera. L’unico difetto che aveva era quello di essere comunista…;-)) Auguri Raffaele, che tu possa continuare il progetto di tuo padre che prevedeva una crescita non solo economica, ma soprattutto umana delle popolazioni della nostra terra!!!

  • Lucia Cioffi

    (30 giugno 2013 - 10:17)

    L’ ultima riga di questo articolo è molto incisiva :” le aziende che gli individui hanno fondato appartengono a tutti noi”. Grande rispetto per la scelta aziendale ma, per tutti noi, non assaporare più il Fiano Viadaperti è una grave perdita. Mi dispiace…

  • Carlo Tafuri

    (30 giugno 2013 - 10:20)

    Dispiace molto vedere ed assistere la fine di “storie e culture” piccole o grandi che siano……
    Complimenti per lo “scritto” intenso e vissuto

  • Mondelli Francesco

    (30 giugno 2013 - 10:30)

    Pagina molto triste che conferma ancora una volta ,se mai ce ne fosse bisogno,che purtroppo non basta fare ottimi vini ,ma bisogna inventarsele tutte per comunicarlo e sopratutto per venderlo bene.PS.Un bellissimo articolo che fa venire in mente alcune scene del bel documentario slow food story che consiglio a tutti vivamente di vedere.FM.

  • Massimo D'Alma

    (30 giugno 2013 - 12:19)

    Triste.
    Alessandro Marra ed io, avevamo, nel maggio 2010, l’arduo compito di presentare il fiano a Terroir Vino, con l’intenzione di raccontarne le capacità di “diventare vecchio”.
    Si scelse il millesimo 2003, ancora imbottigliato con la DOC (il riconoscimento della garantita era fresco fresco) e nell’alsaziana (poi abbandonata).
    Vino incredibile, ça va sans dire, ma la vera chicca fu avere Raffaele in veste di “comunicatore”, che il vino lui lo sa raccontare davvero bene.
    Poco da fare, nobilitò quell’incontro.
    Sapevo di una sua “insoddisfazione” che si portava dietro da tempo, spiace che si fermi.
    Spero di poter continuare a vedere Raffaele nel mondo del vino, anche se temo non sarà così.

    • Domenico Fiore

      (2 luglio 2013 - 18:54)

      Raffaele Troisi nn esce dal mondo del vino, continuerà la sua avventura di enologo, amante del vino con una nuova azienda. Anche in futuro potremmo continuare a bere quello che il suo “saper fare” puo darci.
      In bocca al lupo per il nuovo inizio ……………..

  • Jenny

    (30 giugno 2013 - 12:38)

    Sono profondamente rattristata per questa notizia :-(. Vadiaperti mi lega ad un ricordo forte . La prima volta che io e il Pisa abbiamo messo piede in una Cantina e’ stato proprio dal Prof Troisi di Cantine Vadiaperti . Noi, due giovani pischelli alle prime armi eravamo stati quasi ipnotizzati da quell’uomo con la pipa. Dispiace la chiusura di questa cantina storica ma rispetto la scelta di Raffaele che come tanti in questo momento difficile sono costretti a cambiar strada . Buona fortuna per i prossimi tuoi nuovi progetti!

  • gianni cantele

    (30 giugno 2013 - 16:38)

    Bellissimo articolo Luciano.

  • Antonio

    (30 giugno 2013 - 22:01)

    Mio padre ci ha lavorato per 10 anni negli anni ’90. Che tristezza!

  • Maurizio De Simone

    (1 luglio 2013 - 09:40)

    E’ proprio il peggior modo di iniziare la settimana, come tutti credo, il dolore si confonde con il rispetto per le scelte che solo Raffaele è tenuto a giudicare. Ma io che ho vissuto il sogno di Antonio e coltivato la passione di Raffaele, non posso che esprimere il mio grido di dolore, consapevole che gli errori commessi nell’ultimo decennio dalle classi dirigenti di questo settore in Campania, avranno molte altre vittime sulla coscienza.

  • silvia imparato

    (1 luglio 2013 - 15:29)

    Rimarrà indimenticabile. L’ho bevuto due sere fa, estasiata dalla sua finezza e raccontandone la storia familiare agli amici con cui lo condividevo.
    Questa notizia è dolorosa come un lutto importante e con tutto il mio rispetto simbolicamente tolgo il mio cappello dicendo grazie, ma anche, un forte buona fortuna!
    Silvia

  • Mariano Nicòtina

    (1 luglio 2013 - 18:15)

    Ma che brutta notizia!!!Grande TRISTEZZA e…. colpa di tutti!
    Stimavo molto Tonino Troisi, grande, sincero Amico con il quale abbiamo trascorso serate a degustare (quando a quel tempo il termine era poco impiegato) e ad abbinare nocciole in quella stanzetta dell’Azienda di Montefredane, e … a discutere di vino e dei miei progetti per inserire la VADIAPERTI nei programmi di viticoltura biologica alla Federico II. Tonino mi ha aiutato nelle mie “folli” idee di ricerca e ha messo a disposizione i suoi vigneti di Montefredane e Montefusco per la conoscenza degli “acari fitoseidi” (argomenti sconosciuti a quei tempi….ma anche adesso!!! Povera Università…). In seguito Raffaele ha proseguito con me. Ha creduto nelle cose vere, cercando di produrre in grande e rappresentare con i suoi vini il suolo e il vitigno, evitando che l’uomo li inquinasse. Con Raffaele abbiamo tracciato il percorso dell’ADM….. e quante serate ci hanno visto insieme fianco a fianco nella presentazione del suo vino in cui si “leggeva” il vitigno e il territorio irpino…Molte persone hanno conosciuto i vini e ciò che attraverso le nostre modeste parole erano in grado di comunicare: territorio, volontà, genuinità, pulizia morale, espressione enologica di eleganza e tradizione. Parole…., forse, ma… anche fatti. Fatti; perché i vini di Vadiaperti, più di qualsiasi altro, sono espressione di vino di territorio (non mi riesce di utilizzare il verbo al passato).
    Cosa dire se non “scusami Raffaele per non aver compreso, per non averti compreso, per essere rimasto sordo alle tue sollecitazioni” … E tu mi capisci! Ti abbraccio con affetto e immutata stima! Rispetto le tue scelte, ma spero….anzi voglio credere di aprire gli occhi e realizzare che é stato un sogno. Un brutto sogno! Chissà …
    Purtroppo sono tempi duri e anche i duri possono essere schiacciati da chi non sarebbe stato degno di conoscerVi …cari mici Troisi, Antonio e Raffaele!
    Raffaele, ricordati io ci sono ancora … Mariano Nicòtina

  • Maura Sarno

    (1 luglio 2013 - 19:49)

    Il sogno continua….semplicemente si chiamerà TRAERTE! Nella vita quando arriva il momento giusto, bisogna avere il coraggio di dare un taglio netto, e fare delle scelte lucide,razionali al passo con i tempi. Bravo Raffaele, sono sicura che dopo questo incidente di percorso, spiccherai il volo: per un motivo semplicissimo…sei il migliore! Auguri Maura

  • antonio

    (2 luglio 2013 - 11:40)

    Brutta notizia quando si perde un vero vino di territorio come è sempre stato Vadiaperti. Purtroppo ho l’impressione che dovremo abituarci a queste notizie, la crisi colpisce duro soprattutto realtà come questa che non possono competere con i prezzi superscontati dei grandi produttori (di numeri, un po’ meno di qualità).

  • Antonio

    (2 luglio 2013 - 16:41)

    Ero molto giovane, quando sentivo parlare del fiano di vadiaperti da mio zio peppe appassionato di cibo e di vini….,,all epoca l irpinia aveva il mare in montagna.
    questo era lo slogan che ci ha accompagnato per tanto tempo ossia ristorante limiti di frigento con un altro tonino…. Mal in questo posto mi ricordo che si apprezzava e si raccontava ahh tonino vadiaperti il profesore compagno di montefredane
    E il miglior fiano e lui un grande personaggio era quello che sentivo di continuo tanto da farmi pensare di andarlo a trovare qualche anno dopo assieme a jenny tempi di babylon pub….. E li restai quasi abbagliato dal professore per l ospitalità e la pazienza che ebbe con noi nonostante eravamo ancora sbarbati…… Ma gia curiosi di personaggi e cose belle…. Peccato perdere realta come queste che hanno segnato la storia di culture di un luogo ma la crisi fa questo cancella le realta e le passa alla storia

    In bocca al lupo raffaele

  • Raffele Troisi

    (2 luglio 2013 - 17:44)

    Cari amici, appassionati del vino, amanti della vite.
    Vi ringrazio per le parole di stima e di apprezzamento che avete usato.

    Ma questo tono malinconico non mi piace e, tra l’altro, non si addice neanche alla situazione reale né, tantomeno, al vino che da più di due millenni ha sempre rappresentato gioia e festa.
    La notizia va intesa proprio così come una rinascita ed una gioia.

    Vadiaperti , infatti, non è un simbolo grafico o una partita iva.

    Davvero pensate che vent’anni – parlo ovviamente del mio impegno diretto nella produzione vadiaperti, ma sono molti di più – possano essere dimenticati così facilmente ?
    E’ possibile che io mi butti alle spalle anni di sacrifici e di soddisfazioni?
    Sacrifici ed impegno nello studiare i suoli, i vitigni, i componenti degli acini.
    Sacrifici ed impegno nell’ analisi, di anno in anno, delle migliori strategie colturali ed enologiche per rispettare i principi della vite e del vino o nell’individuare quali terreni ed esposizioni fossero i più indicati per un determinato vitigno al fine di esaltarne in modo specifico le caratteristiche varietali, imperativo categorico del mio impegno enologico.
    Ma anche soddisfazioni nel vedere i frutti di questo lavoro, nel veder crescere sani e belli i grappoli del Fiano e turgidi e “succosi” quelli del Greco e della Coda di volpe o notare come un mosto, a volte, inespressivo diventa un vino complesso ed intrigante semplicemente perché questo era il suo percorso naturale ed il suo destino da quando era poco più di una gemma.
    Vadiaperti è tutto questo.
    Ma siete anche voi con i vostri sensi, le vostre emozioni che, tante volte, gioiosi e sorridenti mi avete comunicato.
    E’ davvero così importante se queste cose io le faccia come titolare di Vadiaperti o come collaboratore e, permettetemi, ispiratore di Traerte ?
    A proposito, Traerte significa “tra strade di montagna”, le nostre montagne, quelle dell’Irpinia sui pendii delle quali, vigneti generosi e tenaci producono i loro frutti migliori.
    Continuo a fare vini e dentro ci metterò tutti questi venti anni, voi continuerete a berli ed a commentarli. E’ vero Luciano?
    Permettetemi di chiudere con un verso di Orazio che 2000 anni fa diceva “Nunc est bibendum…” : “Ora bisogna bere!”
    Se vorrete farlo con me venite pure a trovarmi. Ne sarò lieto.
    Spero di essere stato chiaro…sicuramente sono stato onesto e sincero.
    Raffaele Troisi

  • paolo

    (2 luglio 2013 - 18:45)

    Spesso nella vite come nella vita se ne vanno sempre i migliori………………………

  • Alessandro Costantini

    (2 luglio 2013 - 19:04)

    Raffaele non chiude, Raffaele si dedica ad un’altra sfida, cerchiamo di dire la verità e di non sfruttare mezze verità per scrivere pezzi nostalgici. Non ci saranno più le etichette Vadiaperti, ma ci sarà sempre la mano e la filosofia di Raffaele dietro vini che verranno proposti con altre etichette. I vini sono di chi li fa e non del nome che portano. Raffaele avrà avuto le sue buone ragioni per decidere di trasferire le sue abilità enologiche e non credo sia giusto, nè per un suo cliente come me, nè per un giornalista come lei, cercare di fare della dietrologia
    La filosofia di Raffaele continuerà nei vini che verranno prodotti grazie alla sua capace mano e chi li ha sempre comprati continuerà a comprarli perchè è questo ciò che importa
    Raffaele è una persona seria, noi, milanesi della Wineoclock, siamo felici di aver conosciuto lui ed i suoi vini e di aver sviluppato una amicizia con entrambi. Per questo continueremo ad appoggiarlo e a comprare i suoi vini, anche se non si chiameranno più Vadiaperti.
    A volte non ci sono storie segrete da scoprire come grandi scoop, a volte c’è solo la vita che va avanti e che impone scelte; ma ciò che importa è che il tocco Troisi non scomparirà ed anzi, grazie a Traerte, sono sicuro riusciremo ad apprezzare altri vitigni rispetto a quelli tradizionali prodotti da Vadiaperti….io ad esempio ho già scoperto un favoloso Taurasi che senza Raffaele e la nuova Traerte non avrei potuto mai scoprire
    Un saluto da Milano
    Alessandro Costantini
    Wineoclock Srl

    • luciano pignataro

      (3 luglio 2013 - 07:44)

      Mi rendo conto che per lei commerciante di vini questo è solo uno stupido e inutile pezzo nostalgico perché già pensa al fatturato con la nuova azienda.
      Ma se lei potrà contrinuare a fare affari con i vini fatti da Raffaele è perché c’è questa storia dietro.
      Che noi abbiamo sempre raccontato, in amicizia e in autonomia perché le due cose possono marciare insieme ma sempre in maniera ben distinta. E l’autonomia c’è solo quando non ci sono rapporti di affari diretti o indiretti tra critica/giornalismo e oggetti della critica.
      Per cui se permette, una valutazione di Vadiaperti la possiamo noi nostalgici che lo seguiamo da vent’anni e non lei commerciante che ci guadagna e che, ovviamente, deve scrivere che i vini sono fantastici e non cambiano
      Una storia, quella di Vadiaperti, che si è conclusa, non bene, non perché lo abbiamo scritto noi ma perché ce lo ha comunicato lui.
      Naturalmente la vita continua, per fortuna.
      Dunque proveremo i vini firmati da Troisi per Traerte e ne parleremo con grande piacere come abbiamo sempre fatto con tutti.

      • Alessandro Costantini

        (3 luglio 2013 - 14:54)

        Caro Signor Pinataro se lei conoscesse o si informasse sulla storia mia personale e della mia società (la invito a leggere la nostra filosia sul nostro sito internet) non mi catalogherebbe tra i commercianti che pensano solo al profitto e al fatturato.
        La lettera di Raffaele, pubblicata sul suo blog, non è l’epiteto di una azienda finita non bene, come scrive lei, ma semplicemente un cambio di direzione, e tutti, me incluso, siamo curiosi di vederne gli sviluppi anche se noi, al contrario di lei, confidiamo che Raffaele mantenga intatta la propria filosofia ed il proprio approccio, questo perchè ci fidiamo della persona e sappiamo quanto sia di valore e siamo convinti che possa dare continuità alla storia di Vadiaperti.
        Non voglio scendere in polemica con lei perchè non ne ho nè il tempo nè la voglia, certo fa amarezza che i principali soloni del vino, i giornalisti del settore, abbiano così poca considerazione di chi il sistema lo fa stare in piedi, non certo loro, ma appunto gli operatori economici. Se lei può scrivere liberamente di vino e magari trarne del profitto, è perchè qualcun altro si assume il rischio finanziario di comprarlo dai produttori e di immetterlo sul mercato, spesso perdendoci dei soldi, altro che profitto!! Oppure per il suo modo di vedere il produttore dovrebbe avere come unico canale la vendita diretta in cantina? Di che cosa potrebbe parlare ai suoi utenti se questi non avessero la possibilità di poter comprare il vino nelle nostre enoteche e ristoranti? Parlerebbe del niente o solo a se stesso.
        Quest’anno, grazie alla Wineoclock, il Fiano di Vadiaperti è stato selezionato ad esempio tra i vini offerti nel club Millemiglia Alitalia, centinaia di utenti lo hanno potuto conoscere ed apprezzare, e questo grazie ad un commerciante, certamente non a un wine blogger….ci piacerebbe discutere solo di aromi e profili gustativi, ma dobbiamo dare delle risposte ben più concrete, le aziende vinicole non si sostengono a parole ed articoli, ma grazie alle maledette vendite che le assicuro oggi sono sempre più difficili.

        • Luciano Pignataro

          (3 luglio 2013 - 15:44)

          Gentile Costantini
          Per chi commercia, le assicuro, ho il massimo rispetto e considerazione. Non vivo nella mitologia del bravo contadino e del cattivo negoziante.
          Mi ha solo dato molto fastidio il suo farsi pubblicità ed entrare da padrone in una storia che non le appartiene solo perché ne vende i vini con l’obiettivo i di farsi un po’ di pubblicità neanche tanto occulta. Della storia di Vadiaperti non gliene frega nulla, di quello che ha significato per la viticoltura del Sud men che meno. Lei è intervenuto solo per ribadire che aveva ancora vini da vendere parlando in un nuovo marchio che adesso si affaccia sul mercato, come almeno un’altra ventina in questo momento in Campania.

          • Alessandro Costantini

            (3 luglio 2013 - 16:05)

            Le risponderà direttamente Raffaele Troisi su quanto o meno io sia interessato alla storia di Vadiaperti….le risponderà lui, a tono, sul nostro rapporto e sulla nostra amicizia, le dirà lui se e quanto io abbia voluto farmi pubblicità o meno….
            Credo che da buon giornalista (e spero che lo sia ) avrà il coraggio e l’umiltà di parlare direttamente con Raffaele….poi magari, anche in privato e se ne avrà la necessaria umiltà, mi potrà inviare una lettera di scuse, perchè si renderà conto che con me ha proprio pescato un bel granchio!!!!

        • Luciano Pignataro

          (5 luglio 2013 - 07:39)

          A proposito di valorizzazione e buon commercio, signor Costantini, mi conferma che da lei sono stati venduti i vini Vadiaperti Aglianico 2003 a 6 € e i bianchi del 2011 in offerta a 5€?

  • massimiliano di capri

    (2 luglio 2013 - 20:37)

    Maura Sarno ha già ben chiarito. il vino viene fatto con l’Uva e quella non cambia. il vino viene fatto da persone speciali e Raffaele lo è veramente e continuerà a farlo con Traerte. Cambia il nome, ma non il contenuto.
    grazie

  • luca

    (3 luglio 2013 - 20:33)

    Ma è morto!!!!!!!!!!!!
    Alcuni commenti sembrano dei necrologi.

    Conosco Raffaele da anni, e bevo i suoi vini che considero tra i migliori della nostra zona; Raffaele è una persona positiva, allegra e mette nei suoi vini tutta la passione e la forza che ha, che si chiami Vadiaperti o Traerte non importa.
    Importa chi fa il vino e come lo fa’.
    Molto spesso si confonde il fatto di essere dei produttori di grandi vini con l’essere dei “grandi” produttori di vino.
    Ho sempre diffidato delle grosse aziende (di tutti i settori), indirizzate solo al marketing e alle vendite, senza nessun rapporto umano vero, incapaci di trasmetterti passione e amore per il vino, con prodotti studiati al tavolino per piacere, con cantine ultra tecnologiche ed esteticamente accattivanti, e con agganci nelle varie guide e riviste del settore.
    Ecco tutto questo non era Vadiaperti e non credo lo sarà Traerte (conoscendo Raffaele), che anche se solo da “consulente” di questa nuova realtà sicuramente ci metterà del suo.
    A lui e alla famiglia Troisi l’irpinia del vino deve tanto, basta ricordare le prime edizioni di cantine aperte, la coda di volpe, ecc; e questo lo riconoscono anche i suoi concorrenti/amici. Parlando con alcuni di loro di Raffaele e di Vadiaperti ho sentito sempre parole di rispetto ed elogi nei loro confronti.
    Forza Raffaele vai avanti con questa nuova avventura.

  • Lello Tornatore

    (4 luglio 2013 - 10:21)

    Ribadendo gli auguri a Raffaele per questa sua nuova avventura, che sicuramente lo porterà ancora più in alto, in tutti questi sproloqui, non ho capito bene se Traerte è solo una nuova ragione sociale, oppure è un’altra azienda con altri terreni, e quindi con altre uve in altri areali.

  • Andrea Petrini

    (4 luglio 2013 - 12:28)

    Bravo Lello, la cosa migliore ad oggi per il Sig, Troisi è quella di chiarire al massimo i termini della sua nuova avventura al fine di evitare ogni successivo fraintendimento.

  • Marco Contursi

    (4 luglio 2013 - 14:29)

    Oggi ho trovato una bottiglia di Fiano Vadiaperti 2012 con la scritta prodotta e imbottigliata da Traerte.

    • Angelo D.

      (5 luglio 2013 - 08:39)

      Ecco, c’era bisogno di tutto sto casino per mettere attenzione alle etichette sulle bottiglie. ;-). Vadiaperti aveva già fatto i conti con la storia, a Raffaele Troisi il più sincero in bocca al lupo per il futuro.

  • Salvatore LANDOLFO

    (7 luglio 2013 - 00:49)

    Diceva mio nonno che quando si chiude una porta per chi ha voglia di fare si apre un portone e Raffaele ne ha tanta di voglia di fare.
    Certamente “chiudere” una realtà storica come Vadiaperti ha richiesto tanto coraggio anche perchè Raffaele ci tiene tanto per il lavoro e i sacrifici di Papà Antonio prima e suoi oggi.
    Comunque penso che a Raffaele non sia mai passata la voglia di fare bene e di farlo nel miglior modo e per questo rispetto la sua scelta anche se in compagnia di un buon sigaro e di un suo bicchiere gli domanderò un po di cose. In Bocca al Lupo.

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