dal 6 aprile 2012 la Taverna Mari si è tasferita a Grottaferrata in via Piave 29
di Virginia Di Falco
Arrivare ai Castelli di domenica a pranzo ancora non è un’impresa impossibile. Voglia di sapori di casa e di famiglia. In testa, l’indicazione ben precisa di Arcangelo Dandini sull’amatriciana della signora Iole. La somma di tutto è Taverna Mari, in via Cavour a Marino, una ventina di chilometri da Roma.
Chiocciola Slow Food rinnovata anche quest’anno nella Guida alle osterie: cucina di territorio e accoglienza assicurate.
Il locale, una cantina del 1700 nel centro storico del paese, è stato ristrutturato da poco dalla famiglia Mari, da tanti anni nel campo della ristorazione tradizionale di qualità. Ambiente semplice e confortevole come si addice ad una vera trattoria, cura femminile nei particolari, fiori feschi sul tavolo, vivaddio. In sala, il papà Enzo con i figli Fabrizio e Federica, la moglie Iole in cucina. Servizio schietto e sincero, piatti cucinati al momento.
Bene. Sedetevi tranquilli, il pranzo slow sta per cominciare.
Il menu è a voce, Fabrizio vi parla di tonnarelli cacio e pepe o alla gricia, fettuccine fatte in casa e condite, per esempio, con i carciofi o con le regaje di pollo; maltagliati con broccolo romanesco e guanciale. Ci sono anche le pappardelle al ragù di lepre. Ma soprattutto c’è Lei. Un’amatriciana da podio. Bucatini cotti al chiodo (ora capisco Arcangelo) e un equilibrio tra sapore e sapidità che in questa ricetta finto-facile è raro ottenere. Non scappa nulla alle vostre papille: sugo, pecorino e guanciale. Nello stesso boccone, ad ogni boccone. Fantastica.
Al tavolo vicino girano vorticosamente i piattini con gli antipasti che non ho avuto il coraggio di ordinare: salumi del norcino qui a due passi; formaggi artigianali, con il caciofiore presidio Slow Food; frittatine alle erbe di campo; trippa alla romana; fritti vegetali.
Provo, con grande soddisfazione, un ottimo carciofo alla giudia. Gambo tenerissimo, foglie croccanti e appaganti. E non mi lascio sfuggire la chicca del giorno: l’ossobuco, prima impanato e sfrigolato nell’olio e poi insaporito nel sugo con il classico battuto al sedano.
Tra i secondi piatti, coda alla vaccinara, pollo ruspante alla romana, saltimbocca, tagliata di manzo con insalatina di campo condita con il battuto di alici (come quello che si usa sulle puntarelle). Il pane è cotto a legna e quella che vi sembrerà a prima vista una piccola carta dei vini è in realtà una proposta ragionata e studiata di un centinaio di etichette che Fabrizio aggiorna e fa ruotare di settimana in settimana, con prezzi davvero onesti.
Si chiude con crostate o tortini fatti in casa oppure, come ho fatto io, con un tranquillo (forse con troppo poco caffè) tiramisù. Conto-salvadanaio sotto i trenta euro.
Fateci una scappata, appena potete. Così, tanto per provare come è bello sentir chiamare «mamma» per comunicare in cucina la comanda. Ci sono. Ci sono ancora, le famiglie di una volta.
Taverna Mari
Via Cavour, 100
Tel. 06.93668261 – 340.1042466
Aperto solo la sera; sabato e domenica anche a pranzo
Chiuso: mercoledi
www.tavernamari.it






















Tutto bellissimo, solo quella bottiglia di Shiraz…proprio non si può vedere!!! ;-))
Le atmosfere da trattoria autentiche sono sempre più rare: accoglienti ma non sciatte, informali ma non trascurate, menù locali ma non poveri ed il tutto offerto con efficiente professionalità. Ci tornerò.
wow carciofi geneticamente modificati?!!! fantastici ma naturali!!!!!
Che bello…un luogo invitante e familiare. L’ossobuco mi ricorda tanto la mia infanzia e il carciofo alla giudia è un leitmotiv della mia giovinezza..andata!
caspita monica: ricordi freschi freschi eh? ;-)
Piatti da fare invidia, pura e sana invidia che sale “dallo stomaco” al solo pensiero di tutte le prelibatezze che mangi per poi raccontarcele!
Poi mi chiedo:” Ci sarà qualcosa che cucini a casa?” :-)
E andiamo:-)!!!