Polemiche e punti di vista
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Masterchef è davvero solo uno show compiutamente neonazista

9 gennaio 2013

Masterchef

Il liquido mortuario delle grandi ideologie dell’800 è la tv trash, la rivincita dell’individuo nella sua banale sconcezza, debole fisicità, noiosa angoscia.

Un Medioevo moderno occidentale che sta rilanciando l’Oriente

Masterchef si inserisce a perfezione a chiusura del ciclo di questo ventennio berlusconiano, non c’entra nulla con la gastronomia e il recupero del territorio e della biodiversità, è solo un ring dove la competizione è confusa con l’umiliazione.

Bob Geldof, alias Pink in the Wall

Ed è l’umiliazione, non la bravura, l’ingrediente principale del copione recitato dai concorrenti e dai giudici.

Non c’è trasmissione di sapere, ma solo la caccia all’errore.

Il suo successo è dovuto a quanti nella vita reale sono come i concorrenti, disposti a farsi calpestare nell’intima dignità, come avveniva nei campi nazisti, pur di veder soccombere prima gli altri e che in tv sogna di essere come il trio aguzzino Bastianich, Barbieri e Cracco.

E’ la riproposizione a tavola della violenza di Spartacus, mors tua vita mea in un mondo dove non esistono più diritti, nel quale tutti torniamo spermatozoi che puntano a fecondare l’ovulo in una corsa di tutti contro tutti mentre la clessidra scorre veloce.

Breivik

Il concorrente individuo è prigioniero, non ha alcuna speranza di ribaltare la situazione, può solo sperare di restare l’ultimo in vita  dopo l’eliminazione di tutti suoi colleghi.

Ci si ritrova abbracciandosi dopo la scomparsa di un aspirante Masterchef nell’oblio e appagati nel restare ancora in vita nel Truman Show, di esserci ancora e di non essere al posto del ghigliottinato. Per il momento, ancora un supplemento di vita davanti alla telecamera.

Un programma il cui copione esalta la sopraffazione del più forte negando ogni principio di umanità, ossia di crescita collettiva, di assistenza, di legame al territorio, identità.

Vale solo l’individuo, una caccia di tipo colonialista a prigionieri liberati per essere inseguiti e uccisi uno dopo l’altro.

Una metafora di come sia sottopagata, sfruttata, costretta al precariato e derisa la generazione dei 25/trentenni in Italia, le cui ansie sono spettacolarizzate in questo show per trasformarla  in animale da circo.

Il suo successo televisivo è la misura della crisi etica in cui è precipitato il nostro Paese in cui i deboli sono irrisi e la solidarità una diseconomia: è un format che sembra pensato da Breivik, una visione del mondo nella quale Libertà, Fraternità, Eguaglianza sono solo parole vuote.

Fermate il mondo, devo scendere.

Ps: Aridatece La Notte degli Chef con Signorini e Camilla Freezer Baresani!

 

51 Commenti a “Masterchef è davvero solo uno show compiutamente neonazista”

  1. Tommaso Esposito scrive:

    Sottoscrivo!

  2. Mimmo Gagliardi scrive:

    Che pena. Mi piace il concetto “che si inserisce a perfezione a chiusura di questo ventennio berlusconiano”. Speriamo nella vera chiusura di questo ciclo ma, ancor di piu’, sul risveglio delle menti sopite e rese refrattarie alla cultura dell’apprendimento.

  3. Sergio Cima scrive:

    Per fortuna ci possiamo guardare una cosa come “Fuori di gusto”: ieri Bottura che faceva i tortellini e si prendeva le ca….iate della gente al mercato era veramente un sano ritorno coi piedi per terra…

  4. Giancarlo Maffi scrive:

    Si, pure io. Pero’ e’ quello che ci meritiamo, inteso come comunita’. A me ha colpito molto di piu’, come un triplo pugno nello stomaco, vedere un gruppo di operai accalcarsi sorridenti , idiotamente sorridenti direi, dietro al palco della fabbrica Fiat con Monti e Melchiorre, armati di telefonini per immortalare la scena e sgomitanti per apparire una volta nella vita in tv; mentre fuori altri loro colleghi non erano stati fatti entrare. Uno spaccato emblematico della fine che ha fatto la solidiarieta’, dal basso. Uno di quelli dietro al palco, uno o una qualsiasi, avrebbe volentieri fatto il salto del fosso non dico per fare il portaborse di Monti, ma anche per pulirgli la merda dal culo, tutte le mattine. Questo e’ quanto, Luciano, e la colpa e’ di ognuno di noi. B. ha fatto solo il suo sporco lavoro, ma in fondo la colpa e’ di tutti se milioni di persone lo adorano ancora, per via dei soldi e delle fighe. Masterchef e’solo una delle tante cartine di tornasole. Quando Bastianich tira in faccia un piatto perché gli fa schifo, non stupisce la sua maleducazione. Stupisce che l’ altro non gli tiri un cazzotto e se ne vada. Ne vuoi un’altra? Eccola: l’altro giorno Boateng ha tirato il pallone contro una curva che lo buuava, in una amichevole di nessun valore. Titoloni di tutti i giornali, traboccanti di solidiareta’ pelosa. Quando lo fara’ a San Siro, in un derby , mentre vince 3 a 0, avra’ un senso . Cosi’ e’ solo una buffonata. E continuano a prenderci per il culo…. Ma a noi va bene così: conosco delle pecore piu’ coraggiose!

  5. lydia scrive:

    Non posso entrare nel merito di Mastechef perchè non ne ho visto neanche una puntata, immagino rientri nel genere urlato, rissoso ed anche un po’ morboso di un certo genere di tv che non mi piace.
    Onestamente mi meraviglia quanto e come se ne parli in certi ambienti gastrofighettichic. In fondo è come vedere un parente povero del grande fratello, solo che qui c’è Cracco che “fa più figo” di Liorni.
    Ciò detto mi trovo d’accordo con Maffi: è quello che ci meritiamo. Purtroppo.

  6. izn scrive:

    Finalmente qualcuno lo dice. Uno spettacolo penoso, i tre chef sono ridicoli, non capisco come possa essere apprezzato da qualcuno. Veramente una cosa triste e profondamente diseducativa.

  7. Stefano scrive:

    E’ una societa’ malata..ci vuole un miracolo per risollevarci. O meglio una rivoluzione morale, ma come si fa?

  8. Giovanna scrive:

    Masterchef è un reality. Che si tratti di cucina o di sopravvivenza da naufraghi fasulli non fa differenza. Sempre reality è, cioè qualcosa di distante dalla realtà. Mi sconcerta soprattutto l’investimento emotivo che alcuni fanno sulla gara: alle selezioni fiumi di lacrime e disperazione per essere stati esclusi, con alcuni che parlavano e agivano come se la loro vita fosse finita. Voglia di vincere qualcosa, qualunque cosa, e nessuna aspirazione a migliorare, imparare, lavorare duro.
    Non si insegna nulla, a Masterchef. Solo a credere che la scorciatoia sia sempre la via migliore per il successo (successo, non realizzazione personale e professionale, che è altra cosa).

  9. Michele Racioppi scrive:

    Articolo da incorniciare e molto condivisibile anche l’intervento di Giancarlo Maffi.

  10. Carmelo Corona scrive:

    Il prezzo della precarietà è alto, molto alto, e lo si paga non solo in termini di soldi (che non si hanno), ma soprattutto in termini di dignità umana e sociale che viene letteralmente spazzata via dai modelli di facile arrivismo filoberlusconiano che, tralaltro, costituiscono ancora i riferimenti fissi dell’attuale immagine del nostro paese all’estero…. Ragazzi, che tristezza…. e come siamo caduti in basso… Complimenti per il “quadro”, Luciano… Sei uno dei più bravi “pittori” del nostro tempo….

  11. Angelo scrive:

    La cosa triste è che Sky in pochissimi anni sta virando brutalmente sullo stesso messaggio mediatico delle tv generaliste. Lentamente anche quei canali “integerrimi” (tg24 ad esempio con il confronto delle buffonarie ha già scritto una pagina indelebile) appaiono assorbiti dal sistema. Eh sì, il sistema, ma in fondo mi chiedo: ma non è che la gente cerca proprio quello?

    • giancarlo scrive:

      vabbè ma murdoch perchè in italia si sarebbe dovuto comportare in maniera diametralmente opposta a quanto fa in usa,uk e nel resto del mondo???tornando a masterchef ogni cosa in italia invece di migliorare col tempo peggiora.lo script è quello però sempre più trash.non si migliora mai anzi si calca la mano sui vizi e difetti

      • Luciano Pignataro scrive:

        Beh Giancarlo, però a mio modesto TGSkya24 è di gran lunga il migliore di tutti quelli in circolazione, lo trovo molto obiettivo, mai schierato, soprattutto quelche dovrebbe fare ogni organi di informazione: essere utile.
        Per il resto, chiaro che si tratta di format importati

    • Angelo scrive:

      Giancarlo perché da quando è sbarcato in Italia la strada percorsa è sempre stata quella di non schierarsi mai e l’alternativa, nonostante alcuni svarioni – secondo me naturalmente – come quello citato pare seguire una linea abbastanza condivisibile. Personalmente poi credo siano almeno 4/5 anni che non vedo manco un secondo dei tg 1,2,3,4,5,6,7. La loro tv l’ho lasciata addirittura già da tempo.

      Ma Masterchef proprio no, non riesco proprio a digerirla. Certi atteggiamenti non sono assolutamente accettabili.

  12. sergio scrive:

    sottoscrivo!!!!!!!!!!

  13. sara scrive:

    Credo che la cosa di cui dovremmo sentire la mancanza è il senso del pudore!

  14. Franco Ziliani scrive:

    totalmente d’accordo, ma per favore non chiamate “freezer”, in realtà é simpaticissima, la deliziosa Camilla Baresani !

  15. leo scrive:

    Tutto vero e condivisibile, sia l’intelligente pezzo di Luciano che i commenti. Ma… questo programma è un reality scritto e pensato per il popolo televisivo, quello che segue Striscialanotizia indignandosi per l’ospedale di Potenza fermo da anni, Portaaporta con i plastici di Cogne, Studioaperto e i suoi servizi trash sulle notti in Costa Smeralda, e anche i vari TG dove i momenti clou top dell’Auditel sono quelli in cui viene mostrata la strage del serial killer o la peggior disgrazia naturale. Sky non vuole rimanere certo una TV di nicchia.

    Tutto questo per dire che il pubblico televisivo NON vuole realtà, al contrario del nome reality, ma vuole lacrime e sangue ! Per cui, come ha giustamente commentato qualcuno, questa è finzione. Bastianich che getta via il piatto è una scena probabilmente provata e ripetuta più volte (fra l’altro nella 1° puntata avete notato come infila preciso nel lavello il vassoio d’argento ?), Cracco e Barbieri, ottimi chef ma attori da soap-opera, recitano la parte dei cattivi/buoni alternativamente come un telefilm poliziesco degli anni “80, gli stessi concorrenti sembrano (sembrano ?) istruiti e motivati da quelle sètte che ti “fanno diventare il numero uno” (sic). Lo stesso live-blogging di Dissapore, pur a tratti divertente, pare costruito su uno schema atto ad attirare clic e commenti.

    La soluzione non è spegnere il televisore. La soluzione è saper discernere la verità dalla menzogna e saper apprezzare i momenti divertenti dei programmi (va beh, Vespa e Studioaperto sono inguardabili..).

    Poi è chiaro che i futuri Masterchef fanno tutto per il successo e il denaro (gente, i valori per i giovanissimi sono purtroppo quelli ! proviamo a fare l’età media di noi che abbiamo commentato ?) ma almeno, al contrario dei vari GrandiFratello e simili, qualcosa sanno fare anche se dubito che da tutti loro esca il nuovo Bottura o Scabin !

    • Luciano Pignataro scrive:

      Leo il tuo intervento mi consente di fare un supplemento perché c’è forse qualcosa che non sono riuscito a trasmettere in questo post: si tratta da un punto di vista televisivo di un grande successo e di un programma ben fatto anche perché il format è già collaudato.
      Il punto non è questo, e neanche che docenti e concorrenti recitino. Ovvio che è così perché nella vita reale a uno che ti sputa nel piatto che hai cucinato c’è solo una risposta da dare, e non è neanche necessario avere le palle per farlo: chiavarglielo in faccia.
      Quello che a me preme mettere in evidenza è l’ideologia che trasmette e a cui attinge questo copione, il modello che impone, la lezione che intende dare ai giovani.
      Se la gente oggi contesta le corride mentre ai tempi dei romani in arena c’erano anche gli uomini il motivo è che la sensibilità civile e religiosa evolve, questo programma riporta ideologicamente nella giungla.
      Voglio un tv che faccia bei programmi, che educhi e che diverta. Siamo un paese che da 20 anni confonde il reality per la realtà con le mamme che puntano sulla bellezza delle figlie invece che sulla loro intelligenza e ci siamo risvegliati con le pezze sul sedere. Ci siamo accorti che non sappiamo fare più niente: coltivare, creare, fare artigianato. Niente. Solo muovere il telecomando.
      Che Paese è dove si è fortunati a non essere più giovani?
      Io credo che un movimento gastronomico nasca se ci sono scuole serie, bravi maestri, se c’è tradizione non se degli aguzzini umiliano i giovani.

      • Loredana scrive:

        Sono completamente d’accordo:
        NOn ho seguito Masterchef lo scorso anno, ma mi è capitato di guardare un paio di puntate quest’anno ( di quelle vecchie) e ho avuto la stessa sensazione di fastidio e voglia di dire a quelle vittime consapevoli di scappare e fare altrove quello che volevano davvero realizzare.
        Sono anche io una mamma 40enne e sto educando i miei figli ad altri valori, eppure ci sono delle difficoltà e si corre il rischio di far crescere delle mosche bianche ( di cui sono felicissima, sia chiaro) , intelligenza, cultura, rispetto, educazione sembrano quasi termini obsoleti per non parlare di sacrificio, impegno, costanza e determinazione.
        Poi c’è il discorso delle scorciatoie che questi programmi in genere permettono, si passa dal non essere nessuno ad avere un minimo di notorietà, ma il sistema non mi convince molto, si dà la possibilità a chi è bravo di mettersi in mostra, ma penso ancora che il cammino, in qualunque disciplina, debba essere un pò diverso.
        Formare giovani e appassionati con scuole serie sarebbe , in alcuni casi lo è già, un bel traguardo.
        Chiedo scusa per non aver resistito a dire la mia su questo argomento.

      • Antonello scrive:

        Giusto Luciano!
        Infatti mi sa che si è sparato a zero su tutti i fronti senza prendere in considerazione l’argomento del post……
        Masterchef è un programma TV, e come ogni programma è indirizzato ad un target determinato di persone, dove la riuscita dello stesso è stabilita dall’indice di ascolto,quindi valutiamo i suoi modelli apprezzati o meno, utili o diseducativi che siano……………
        P.S. Il mio giudizio di pensiero riguardo a Masterchef si rispecchia nelle parole di Luciano.

  16. Giancarlo Maffi scrive:

    Scusa, Luciano, ma le mamme di oggi ( 40/50) viaggiano con il telecomando e il botulino in borsa. Come fanno a puntare sull’intelligenza delle figlie se non ne posseggono? Ma l’hai visto in edicola il proliferare delle riviste gossip? Ne nasce una al giorno. Hai visto questa estate il boom dei tre libri diE.L James? Credi a me, e’ andata. Non ce la fa nemmeno il vaticano, con tutto quello che pesa in questo Paese, figurati gli altri….

  17. mauro scrive:

    e’ la TV bellezza, e non ci puoi fare molto … e questo e’ un reality show, come dice giovanna piu’ sopra
    a me non piace perche’, come in tutti i reality, c’e’ troppa postproduzione

    in ogni caso la stessa piattaforma sky mette a disposizione parecchi contenuti culturali, e’ sufficiente pipgiare un tasto diverso del tanto deprecato telecomando
    (non lavoro per sky)

  18. Giancarlo Maffi scrive:

    Z- z ( purtroppo non e’ Zeta- johnes) ha ragione. Il nuovo canale 400, generico sull’arte, e’ una figata. Una puntata sul fotografo di Cafonal fantastica. E recentemente il film Chef, con un Jean Reno molto Vissani.

  19. Carlo scrive:

    Un saluto a tutti,
    vorrei fare giusto 2 precisazioni, Masterchef non è un reality e non è un programma che vuole dispensare sapere, è un talent show, come possono esserlo i vari xFactor o Amici, può piacere o non piacere il genere, ma chi si appresta alla visione di questo programma deve avere ben chiaro questo concetto, non può pretendere altro. E’ un gioco, dove vengono giudicate e capacità culinarie dei concorrenti, che quindi non apprendono nulla ma devono mettere in mostra le loro capacità.
    Così come sono totalmente sbagliati i riferimenti al berlusconismo e alle tv generaliste, il format è nato in Inghilterra, patria di alcuni dei migliori format televisivi, non ha alcun riferimento con il bel paese, anzi siamo tra gli ultimi ad averlo importato.
    Apprezzo il blog, ma stavolta non posso essere d’accordo, in un gioco ad eliminazione dev’essere per forza di cose seguito il vecchio adagio mors tua vita mea, soprattutto quando in ballo ci sono molti soldi.

    • Massimo scrive:

      Condivido quanto scritto da Carlo , Masterchef e’ un talent show, può non piacere, ma è diverso dal reality, nel quale non c’è la benché minima risorsa potenziale. In un talent show invece comunque la cosa e’ sostanzialmente è profondamente differente.
      Condivido però anche quanto scritto sulla pochezza degli chef che non hanno rispetto del lavoro altrui (vedi bastianich e talvolta anche cracco e barbieri).

    • lu scrive:

      Beh, se si legge lo scenario descritto nel commento di Voltaire qui sotto (4 forni a micoronde unica dotazione per i provini, attesa di un’ora prima di presentare il piatto già preparato), si capisce immediatamente che altro che talent show. Il talento qui viene solo preso in giro (a voler essere eufemistici) e i primi a esserne privi sono gli organizzatori della trasmissione stessa. Ma che diamine!

  20. voltaire scrive:

    Adesso vi racconto una storia:
    l’anno scorso in febbraio ricevo una telefonata da un numero di Milano City, rispondo pensando fosse l’unica persona che mi chiama da quel luogo oscuro, invece era la redazione di Masterchef, il mio nominativo era stato “sponsorizzato” da un adetto ai lavori, in quanto persona dalla vasta cultura gastronomica e non solo, ma anche bravo cuciniere in quanto saltuario lavoratore in nero di diversi ristoranti con stars e con uno stage in un super stars, ma di tutto ciò nel mio C.V. nemmeno l’ombra. Subisco una sorta di interrogatorio telefonico, rispondendo in modo molto scanzonato, forse pure irrisorio, visto che la telefonata si è conclusa con una mia battuta all’intervistatrice in cui le dicevo che lei di cucina non ne sapeva un bel niente, per una mia dotta citazione fatta in precedenza. A distanza di una settimana vengo ricontattato, mi chiedono se all’indomani potevo presentarmi con un piatto già elaborato da me per un provino “particolare”, io rispondo che non sarei riuscito ad andarci in quanto troppo breve il preavviso per una così considerevole distanza circa 300km, allora ci accordiamo per un’altra data ma questa da provino di massa.
    Alla data preposta mi presento con la mia borsina (ina ina) frigo, altri mancava solo si portassero il frigo da casa, mi viene assagnato un numero da stamparmi adosso, già li ho guardato il cielo per vedere se c’erano strani fumi, ma poi opps siamo a Milano qui il cielo non si vede solo smog, e aspetto aspetto aspetto, fino a quando non ci fanno entrare son già passate quasi 4 ore di totale giramento di palle.
    Nell’antro fosco e buio mi viene dato un modulo da compilare, da consegnare una scheda e una fotografia, decido per una fatta a Ravello in estate (noblesse oblige), li l’attesa si fa ancora più greve e stantia tra il puzzo di quell’ammasso di ascelle pezzate ed i rigurgiti odorosi di scassati micronde, perchè di solo questo si aveva a disposizione, 4 miserabili fornacelle scassate.
    Dopo circa 2 ore arriva il mio turno, preparo il mio piatto, impiatto e aspetto, azzo si sta freddando, quando è ora di presentarmi è più da buttare nell’attigua pattumiera che da degustare. Arrivato davanti al gran giurì composto da 3 simil redattrici anoressiche, uno pseudo cuoco, ed il boss con telecamerina, vengo intervistato e li do libero sfogo ai miei maroni girati. Alla domanda che lavoro fa, io rispondo nulla ,e loro beh perchè, ed io, beh è un reato stare addietro ai propri interessi familiari? dichiaro che non ho intenzione di farmi coinvolgere in psicodrammi televisivi, che ho una dignità da essere umano prima di tutto, che piangere davanti a qualche migliaia di persone non è proprio un bello spettacolo soprattutto per un omone grande e grosso come me, alla domanda cosa le piace di più fare io rispondo:”leggere”. Come leggere, risponde una delle fighe anoressiche, ed io scusi ma è reato? E lei ,ma quanti libri con fare piccato? E io con fare pacato, ma non so ad occhio e croce circa un’ottantina, un anno li ho contati son stati 103. E lei, 103 impossibile….
    Arriva il momento del piatto, lo descrivo dicendo che è d’ispirazione nordica, che ho voluto usare molte erbe aromatiche, che il piatto tende all’amaro, un pò un omaggio alla più grande cena fatta l’anno passato, e un omaggio ad un vero talento mio conterrano(LOPRIORE/PARINI) e li citando questi due nomi non ho scalfito alcun interesse….mah….Poi arriva l’altra figa anoressica: ma mi scusi ma perchè proprio quel determinato tipo di uovo e non un altro qualsiasi?
    Perchè questo uovo di P.P. è il top ed ha un sapore di vaniglia (zotica ingnorante) e mi bilancia l’eccessivo amaro…..(Signor Maffi non ho mai avuto il privilegio di sentire una delle sue famosissime uova, mi perdoni?) il piatto viene assaggiato dallo pseudo chef che sentenzia, buono ma un pò freddo, e te lo credo è un ora che è nel piatto. Poi la discussione continua per altri minuti, fino alla prova pratica con un coltello che non tagliava manco la ricotta in cui mi veniva chiesto di tagliare una zucchina in via di suicidio, prova superata. Finalmente esco dall’interrogatorio dopo circa un’ora ,tutti gli altri venivano tenuti dentro circa 20 min, il mio accompagnatore nel mentre si stava flagellando i maroni come Tafazzi. Quando fatte su le canne, riposto le stoviglie e nel momento di una liberatoria pisciata, vengo richiamato a gran voce nello stanzino dell’interrogatorio, e li il boss dice: lei è tizio, insomma, quello sponsorizzato da caio, ma perchè non l’ha detto subito….. Ma li non ce l’ho fatta a non dire: ” Scusate volevo solo vedere fin dove arriva l’ingnoranza di chi fa la televisione.”
    E così è terminata la mia esperinza nel talent show…………c’è pure dell’altro ma…………………..

    Ora voglio fare una considerazione, se Masterceff è un veicolo per promuovere una possibile idea di cucina Italiana, questo format è pura PORNOGRAFIA, se si vuole promuovere lo psicodramma attraverso pentole e fornelli, allora che gli aspiranti chef si presentino con la tutina in latex per farsi sodomizzare….

  21. Fabrizio Scarpato scrive:

    Io preferisco il piatto sbattuto nel lavandino rispetto alla contraffazione ideologica e aprioristica degli striscianti che furono.
    Io preferisco che un giovane sappia che può perdere tutto per una domanda sbagliata su cinquanta così come può perdere tutto se sbaglia una besciamella.
    Io preferisco che il giovane sappia che potrà rifarsi con le proprie forze, piuttosto che affidarsi alla provvidenza o a scorciatoie
    Io preferisco vedere attraverso i filtri dell’ironia anziché inforcare gli occhiali dell’ipocrisia.
    Io preferisco una cucina cucinata come quella di masterchef, alle tronfie tavole imbandite di finto popolarismo di linea verde
    Io preferisco sapere che bisogna darci di gomito per montare a neve un albume, invece di vedere il biascicare giulivo, elitario e cafone di bruno vespa davanti a un risotto chiaramente sbollito
    Io preferisco le gocce di sudore sulle padelle rispetto agli occhi chiusi rapiti in celestiali e finti sdilinquimenti di fronte alle frittelle della nonna.
    Io preferisco il pensiero “diritto” e “diretto” di luciano, alle belinate “dritte” radical chic acchiappa commenti live
    Io preferisco anche la finzione, il senso di fiction, rispetto alla falsità
    Io peferisco la cucina come fine , anche fragile, piuttosto che come mezzo politico e “aumm aumm”
    Io preferisco pensare che tutti noi che gironzoliamo sui blog non siamo diversi per aspettative e caduca vanità dai cuochi di masterchef
    Io preferisco pensare che in fondo per mezzo punto sulle guide ci accapigliamo e si accapigliano molto di più e a volte con maggior acrimonia e virulenza
    Io preferisco le camicie inguardabili di barbieri a certe parole che hanno attraversato questo blog una volta che si parlò di una certa pizza
    Io preferisco masterchef, senza prendermi troppo sul serio.

    • Luciano Pignataro scrive:

      Caro Fabrizio
      ti linko il pezzo che ha ispirato questo post
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/14/che-insopportabile-cattiveria-finta-dei-masterchef/446236/

      Difatti non si tratta di preferire, ma di respingere le due facce della medaglia.
      O si resetta così, o siamo sempre punto e a capo. In questo come in tutto: è il momento di esprimere alterità assoluta a tutto ciò che banalizza

      • Fabrizio Scarpato scrive:

        Francamente ho cercato di capire la tua tesi, provando a liberarmi dalla stretta, inoppugnabile logica consequenziale che la anima, come detto in modo diretto e duro, pure troppo. Ma non riesco a ritrovarmi nel pugno allo stomaco dell’accusa di nazismo. Sono d’accordo sui presupposti e sulla necessità di uno scarto laterale rispetto alla banalità imperante, ma la tua resta una interpretazione, una chiave di lettura, autorevole e barbarica (in senso positivo), ma estrema, e come tale o troppo avanti o talmente azzardata da essere fragile. Come tirare troppo un elastico. Certamente se si ha voglia di ragionare è una conclusione spiazzante, ma fatico ad accettarla, tanto meno mi lascio andare al pianto dirotto un po’ da prefica sul tutto va male, tutto va in rovina, la tv fa schifo, non guardo la tv, e così via flagellandomi : io che a mia volta definii fascista il comportamento di Striscia a suo tempo. In quel caso vedevo l’irrisione, le prove artatamente costruite, la menzogna e la delazione, l’intolleranza e il compiacimento nel banalizzare ogni legittimo desiderio di progresso, di curiosità, di esperienza. Ridevano, loro. E mi ribollivano le budella. Oggi non mi succede, oggi mi sarei fermato all’analisi di Andrea Scanzi sempre sul FQ, intrisa di ironia e fanculeggiamenti, bada bene partendo anch’essa da un accostamento della trasmissione a comportamenti militareschi. Lì mi sarei fermato, anche con maggiore ferocia, laddove la satira può fare anche male. Ma il nazismo no, non ci arrivo. Guarderò Masterchef perché mi diverte, perché, credo, i piatti siano più veri, sudati e contemporanei di tutti i libri della Parodi e di Rugiati messi insieme, e mi fermo a questo, forse perché sono rincoglionito (e ci potrei anche scommettere un centesimo), forse perché, venendo sulla tua linea interpretativa, sono vittima, come tutti gli aspiranti cuochi, della Sindrome di Stoccolma. ;-)

        • C’è una cosa che è sfuggita a tutti, ovviamente per colpa mia perché come mi ha insegnato il mio vecchio caporedattore se non si capisce la colpa è sempre di chi scrive e non di chi legge. Io non parlo di nazismo, ma di neonazismo. Ossia di un fenomeno che, rispetto al primo, e come sempre avviene nella storia scrive il buon vecchio e indimenticato Karl, è caricaturale.
          Manca, oltre che naturalmente la violenza, la discriminazione razziale, tanto per citare due temi. Come il berlusconismo è stata la caricatura del fascismo.
          Quello che ho voluto sottolineare, con la forza dell’iperbole e la complessità del ragionamento che ovviamente menti esercitate alla fine semplificazione/banalizzazione come quella di Bernardi/Aiello (non so se siano la stessa persona essendo uso in quella stanza lo scambio delle maschere) aborrono, è il rapporto tra gli individui che non si limita ad essere verticale o autoritario (certo che nelle cucine è così, ma anche nei giornali) ma anche umiliante. Ed è l’umiliazione delle persone no la tecnica della cucina, il genius loci della programmazione.
          Ora, come dici tu, lo show può anche essere divertente, chi lo nega? Ma può il divertimento giustificare ogni cosa? Non è stato proprio il calo di tensione, il lasciar passare troppe cose (tanto che c’è di male?) l’inizio della fine?
          Non è questa, lo dico in senso autocritico, anche la colpa di una generazione che essendo stata rigida da giovane confonde il lassismo sulle idee e le idealità con la laicità estrema oggi sino a sconfinare nel cinismo autoconsolatoriom(tanto noi ce la siamo cavata, sono c. di chi viene dopo)?
          Negli anni ’70 un programma del genere sarebbe stato inconcepibile per i valori che esprime. Il fatto che oggi piaccia, faccia breccia ovunque, anche tra di noi, non è appunto segno (non causa, cit.) dei tempi?
          Fai un gioco mentale: immagina te stesso ragazzo, cosa avresti pensato di questa porcheria? Come sarebbe stato valutato in sezione, in parrocchia, nel collettivo studentesco?
          E’ sbagliato appesantire un programma tv con queste riflessioni? Non credo, perché di questo passo anche la morte, come è avvenuto in Gran Bretagna suscitando infinite polemiche, può diventare uno show.
          E ancora: la Gastronomia con la G maiuscola non è gioia, condivisione, territorio, aggiornamento?
          E perché internet deve seguire pedissequamente la tv come già hanno fatto i giornali suicidandosi?
          Io non ci sto.
          Tutto qui.

          • Fabrizio Scarpato scrive:

            Ecco che srotolando le iperboli vengono fuori le idee, i pensieri. E meno male che c’è ancora qualcuno che le esprime, spaccando in due la partita. Poco fa nella stanza accanto dei berlusconiani qualunquisti s’infervoravano con dietrologie spicciole, economismi d’accatto, indignazioni pro domo propria limitate alla dislocazione del bidone della spazzatura del proprio condominio, parametro dei mali dell’Italia comunista tutta. La mia indignazione è muta, disarticolata, lontana, introversa. Sarebbe cattiva, se l’indole e il pensiero non la elaborassero. Forse accetto Masterchef perché mi risolve i problemi: Laudadio l’avrei rincorso col forcone, Bastianich lascia tranquillo il vecchio disilluso e rancoroso che c’è in me. E non riesco a immaginarmi ragazzo, anzi non so nemmeno se abbia senso farlo. Alla fine, per questa sorta di proprietà maieutiche ed ermeneutiche, si potrà dire tutto del programma, ma non che sia banale. Vivo male questo tempo imbastardito: mi resta comunque la capacità del dubbio, del pormi problemi, se qualcuno mette sul tavolo letture delle cose contro corrente, diverse, oneste. Tuttavia anche tu hai commesso due errori: condivisione e territorio in gastronomia, son due parole ormai insopportabili ;-)). Vedi mi incazzo per niente, salvo poi andare a sbattere. ;-)

          • Fabrizio Scarpato scrive:

            “… se l’alternativa culinaria in tv è tra il gommoso e stucchevole buonismo della Clerici e le parolacce da copione di Cracco e Bastianich, io preferisco mangiare a casa mia, accontentandomi di una poco elaborata ma onesta aglio, olio e peperoncino”.
            A proposito di idee: spero che sia stato proprio il finale dell’articolo del Fatto Q. a scatenare l’ira funesta di Luciano, con un balzo di carattere e di orgoglio tutto a sinistra. Perché ci risiamo: alla fine di tutto c’è sempre la fatidica frase: ma vuoi mettere uno spaghetti aio e oio? Alla fine di tutto c’è sempre l’omologazione confortevole della nonna e della mamma. Ecco questo sì negli anni settanta l’avrei sdegnosamente rifiutato. Forse è meglio uno specchio dei tempi finto e sporco, che una visione anacronistica, falsa e rassegnatamente imbelle.

          • Max scrive:

            Personalmente trovo tedioso anche il pezzo di cui sopra ho appena letto, tra uno sbadiglio, e un pizzico di sana cattiveria senza frontiere… ossia condivido la venatura sarcastica del pezzo che tende a belinare un programma che scimmiotta altri programmi provenienti da terre lontane in primis hell’s kitchen dell’ormai onnipresente chef del diavolo Gordon Ramsay. Allo stesso modo deploro il resto dell’architettura del contenuto troppo tesa a dividere il cattivo dal buono , quasi come se il buono fosse il sale del mondo. La vita non è buona, lil mondo è una giungla… e l’uomo non è altro che uno dei tanti animali che popola questa terra. Perciò dico sinceramente amo in primis Hell’s Kitchen dove la cattiveria tra parentesi di Gordon è naturale, e in modo leggermente minore e più distaccato l’italico programma in quanto talvolta troppo caricaturale. Ma la mia è la semplice opinione di un singolo che si definisce caratterialmente un insieme di durezza e precisione svizzero/tedesca … distacco da inglese e perfida ironia anglo americana ! .

  22. Giancarlo Maffi scrive:

    Sulle altre… Boh, e forse. Ma su una Fabrizio ha assolutamente ragione: sulla faccenda della pizza

  23. Giancarlo Maffi scrive:

    Leggo solo ora lo spettacolare intervento di Voltaire. Fossi in Pigna lo inviterei a proseguire il suo racconto con un pezzo ad hoc, giovedi’ prossimo. Mi faccio dare la mail e le mando le uova, Voltaire. Le mie sanno di latte di bufala, non di vaniglia, ma la maionese viene bene.

  24. Gianluca scrive:

    Sarà che questo è un blog dedicato alla cucina, ma dedicare tanto disprezzo a Masterchef, mi sembra eccessivo. Mi ricorda alcuni amici e colleghi che si infuriano per un rigore dato ingiustamente alla Juve, e se non sanno cosa succede in Siria . . . In TV ci sono trasmissioni molto più pietose e dannose per l’intelletto dell’italiano medio. Per lo meno non si sponsorizza la cultura e la professione dell’apparire, e non si cerca di far sorridere/piangere con casi umani, molto poco umani. Quello dello chef è un mestiere dignitoso. Certo ci sono pantomime richieste dal dover fare audience, e qualche concorrente più un personaggio che un cuoco, ma nulla di eccessivo a mio parere. Inoltre, per quanto poi recitano una loro parte Cracco e Barbieri sono bravi in cucina e non sono arrivati lì perché parenti o perché sono “vallette” da festa ad Arcore, così Bastianich è stato uno che è riuscito a creare molti ristoranti di successo.
    Alla fine è televisione, che cosa vi aspettavate?
    Ci sono cause molto più nobili con cui dare sfogo alla propria indignazione.

  25. voltaire scrive:

    Vi ringrazio sig.Maffi e sig.Pignataro, però la mia esperienza con il lo sciov di masterceff si è limitata a quella parentesi da me sopra descritta ed è inerente alla prima edizione, ammetto che la curiosità mi ha portato a vedere diversi spezzoni sulla rete. Proprio la mia impressione è stata quella di uno show di stampo neonazi, dove si è voluto cercare il personaggio e lo stereotipo del tipico Ital-idiota che pensa, dal momento che vive e che si nutre di saper cucinare. Però forse hanno avuto ragione loro, dal momento che poi hanno avuto la possibità o di intraprendere carriere o di disquisire di cucina con autorità, incece il sottoscritto pur con una notevole conoscenza e formazione, forse addirittura troppa, non riesco a trovare uno sfogo in questo ambiente che bazzico da anni ma sempre in modo borderline, basterebbe solo che qualcuno credesse a giovani preparati e non a macchiette televisive….

    Sentitamente Vostro Voltaire…..il faut cultiver notre jardin…

    p.s. le uova sono molto gradite….

  26. Giancarlo Maffi scrive:

    Ohi ohi, che botte. E stasera e’ giovedì e quindi altra puntata. Per non incorrere i n errore ho deciso: chiudo la tivi , abbandonando anche il succoso scontro Santoro vs Berlu’, e mi chiudo nella mia celletta, novello Remigio da Varagine,fustigandomi pesantemente per i peccati passati e gia’ che ci siamo anche per quelli futuri. Aveva ragione Padre Pizzarro.

    • giancarlo scrive:

      ieri ha vinto l’altro trio molto più pop trash,gli originali per intenderci.teatro dell’assurdo di pregievole fattura,in verità.godibilissimo,,,credo che a breve bersani lo ritroveremo all’open baladin da solo con la sua birrà.gli altri saranno nei ristoranti pieni con b.

  27. Gianluca Spada scrive:

    Premettendo che non sono l’avvocato di nessuno, ne uomo di Murdoch: “Masterchef si inserisce a perfezione a chiusura del ciclo di questo ventennio berlusconiano, non c’entra nulla con la gastronomia e il recupero del territorio e della biodiversità, è solo un ring dove la competizione è confusa con l’umiliazione.”, ma cosa vuol dire? Cosa c’entra? Chi si è mai voluto identificare programma di recupero del territorio e della biodiversità? E’ un talent show, quindi E’ un ring dove anzichè prendere colpi, si viene criticati in maniera plateale. E’ tv e proprio per questo è enfatizzato ma nella vita è molto diverso?

    Poi la chicca: “Il suo successo è dovuto a quanti nella vita reale sono come i concorrenti, disposti a farsi calpestare nell’intima dignità, come avveniva nei campi nazisti, pur di veder soccombere prima gli altri e che in tv sogna di essere come il trio aguzzino Bastianich, Barbieri e Cracco.”. Ecco, che dire. Credo lei abbia studiato nella vita. Non so dove lei sia cresciuto per credere che MASTERCHEF ITALIA sia la versione moderna di un campo nazista, forse i suoi nonni non ci sono stati. Sono sicuro che lei ha spettacolarizzato un poco il titolo per strappare qualche visita nelle ricerche Google. Questo non la rende affatto diverso da ciò che critica.

    Gianluca Spada

    • Luciano Pignataro scrive:

      Mi piacerebbe tanto che le critiche muovessero almeno dalla conoscenza dell’ortografia anche se so che in rete spesso è un optional. La frase che lei cita è tra due virgole, ossia stoppa la frase principale per inserire una iperbole, un ragionamento portato all’estremo. La differenza infatti è così profonda che mi mette a disagio persino spiegarla: le vittime dei campi di sterminio non erano lì per loro volontà, in un programma del genere ci si va con le proprie gambe a farsi sputare nel piatto che hai cucinato. Si aspira ad essere vittime in cambio della notorietà.
      Non so se sono diverso o simile alle cose critico, il mio lavoro è fare titoli, è dalla sua reazione capisco che li so fare.

      • Gianluca Spada scrive:

        Accidenti !! Lei è spocchioso, da giudizi ed è molto bravo nel suo mestiere. Lei è CARLO CRACCO!!! Mi aspetto di vederla presto a MASTER COPYWRITER ITALIA su Skyuno. Parlando di lager (ovviamente un ragionamento portato all’estremo dove tutti posso scherzarci sopra vero?) proprio per inserire questo commento bisogna passare un controllo, una censura. Ma avrà un’ottima risposta anche per questo.

        Cordialità

        Gianluca Spada

        • Grazie per i complimenti
          Wordpress ha un programma che mette in moderazione solo il primo commento. Il secondo, come ha visto, è filato diretto come, mi auguro, anche i successivi.
          Più che spocchioso, direi che sono uno che lavora moltissimo con poco tempo a disposizione e perciò amo la precisione

  28. Sottoscrivo quest’articolo.
    Mai visto questa trasmissione nemmeno per curiosità…

  29. Davide scrive:

    Ma vi siete resi conto che MasterChef, come altre trasmissioni, fa parte del mondo della televisione? La finzione è il filo conduttore. Oltretutto è un “gioco” in cui c’è un vincitore. Non capisco perchè tanto accanimento. E’ falso, come tutto quello che sta dentro al televisore (e non parlo di componenti, non sia mai che qualcuno mi prenda alla lettera). Dal momento in cui lo si accende al momento in cui lo si spegne, la tv ci trasporta in un mondo falso. Consci di ciò, tutto è lecito.
    I protagonisti sono trattati male: non glielo ha mica detto il dottore di partecipare.
    I giudici-chef sono stronzi? Beh, sì, a volte lo sono. E non fa piacere vedere persone-partecipanti umiliate in tal modo. Ma è un gioco. E per di più un gioco dentro alla televisione. Quindi va preso con il dovuto distaccamento.

    Avete visto il film “The man on the moon” con Jim Carrey, basato sulla vera storia di Andy Kaufman? Lui inscenava storie, personaggi, falsi incontri di wrestling in cui, ma tu guarda, tutto era gia deciso, tutto era finto. Ma non per il pubblico. Perchè il pubblico vuole intrattenimento.
    Ecco, Master Chef è intrattenimento. Fine.

    ps. A quelli che rispondono con “Mai visto questa trasmissione nemmeno per curiosità…” non serve neanche rispondere che “se non l’hai mai guardata come puoi solo pretendere di esprimere un commento?”.