Mater Domini Taurasi 2007 docg Rocca del Principe |Voto 85/100

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Taurasi Rocca del Principe (Foto Lello Tornatore)

Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 15 a 20 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Vista 5/5. Naso 24/30. Palato 26/30. Non Omologazione 30/35

Per chi ama rossi di profondità, freschi, veloci al palato, la 2007 non è sicuramente annata facile. L’annata calda infatti ha messo in evidenza la frutta e le sue dolcezze, tutti i grandi vini sono già pronti da bere per la gioia dei produttori. Come ogni regola, però, esistono delle eccezioni: io ve ne presento una: si tratta del Taurasi Mater Domini di Rocca del Principe, poco meno di tremila bottiglie da uve comprate a Montemarano.

L’azienda, portata avanti da Ercole Zarrella, dalla moglie Aurelia Fabrizio e dal cognato Antonio, ha iniziato a dimbottigliare nel 2004, ma il suo Fiano è già stato molto apprezzato dalla critica e dal mercato con numerosi riconoscimenti. La formula è sempre la stessa: semplicità: buona materia prima, passaggio in acciaio e poi in vetro. Un po’ di tempo in più rispetto alle richieste del mercato, la 2010 è ancora in vasca, per fortuna, e sarà un grande bianco.

In questa zona di bianchisti spunta questo Taurasi. Non ci dobbiamo meravigliare: Lapio è conosciuta per il Fiano, ma è nel cuore dell’areale del Taurasi. Sino alla crisi del metanolo l’uva più diffusa era proprio l’Aglianico mentre il bianco era utilizzato, dolce, per l’autoconsumo. Poi l’intuizione di Mastroberardino ha cambiato il destino della zona, oggi sicuramente Lapio rappresenta una punta di eccellenza per gli amanti del Fiano.
Ma torniamo al Taurasi. A nostro giudizio questo rosso è al momento l’interpretazione della 2007 più riuscita. Il frutto è sicuramente pieno e maturo, domina incontrastata l’amarena, ma il tutto è supportato da una buona speziatura e, in bocca, da una travolgente dinamicità, gradevole e appagante: si beve, niente attacco dolce, si saliva, il vino va avanti sino alla chiusura perfetta e pulita del finale con una grande persistenza. In poche parole, resta la percezione di quel che hai bevuto per molto tempo.

Oggi il Taurasi, come tutti i vini strutturati, sta soffrendo: la crisi del mercato, il surriscaldamento del clima dell’ultimo decennio, l’alleggerimento progressivo della cucina. Sono sempre di meno le occasioni per poterlo bere. Il suo destino è dunque essere consumo di nicchia consapevole, magari delle grandi occasioni o delle cene  senza se e senza ma. Ecco perché la strada indicata da questa bottiglia è esattamente quella che, a nostro giudizio, deve essere seguita: freschezza, alia acidità, per aggredire il cibo e poter bere senza stancarsi.


Sede a Lapio. Via Arianiello,15. Tel. e Fax 0825.982435. Ettari: 4,5 vitati. Bottiglie: 29.000. Enologo: Carmine Valentino. Vitigni: fiano, aglianico