Migliaccio rustico di farina di granturco, ‘O migliaccio ‘e scagnuozzo

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Migliaccio rustico di farina di mais

Ingredienti

Farina di granturco a grana fina kg 1
Farina di frumento 00 gr 500
Criscito o lievito madre un panetto sui gr 100
Sugna ‘nzogna di maiale gr 200
Formaggio Pecorino Romano grattugiato gr 150 o di più
Formaggio Parmigiano grattugiato gr 150 o di più
Pinoli  gr 100 o di più
Uva passa  gr 150 o di più
Cicoli  gr 150 o di più
Acqua , sale,  pepe q.b.

Procedimento

Procurarsi o preparare un panetto di lievito naturale madre, ‘o criscito.
Impastarlo con la farina 00, formare un pane e lasciarlo lievitare finché raddoppi il volume. D’inverno un  dodici ore circa.
In una ciotola grande o sulla spianatoia riporre la farina di granturco e versare un poco alla volta l’acqua calda appena salata.
Impastare. Il composto resterà sodetto.
Aggiungere il pane di frumento lievitato e impastare bene.
Aggiungere mano a mano la sugna e amalgamare l’impasto.
Poi il formaggio, il pepe , i pinoli e l’uva passa.
Amalgamare il tutto.
Ungere una tortiera per pastiera di circa trenta cm di diametro con sugna.
Versarvi il composto.
Lasciare lievitare finchè raggiunga la cima della tortiera.
In forno a 200° per un ora circa fino a cottura e alla doratura della crosta.
Consumare tiepido, come un pane.
Eccezionale con una minestra di broccoli, cavoli o altre verdure.

Migliaccio ‘e scagnuozzo

3 commenti

  • Arcangelo Dandini

    (14 febbraio 2012 - 13:21)

    Copiato, grazie:-)

  • tommaso esposito

    (14 febbraio 2012 - 15:24)

    Il tuo sarà da assaporare.
    Sure. Di certo.
    Facci sapere

  • Pasquale Nusco

    (12 febbraio 2013 - 17:25)

    Posso sapere da dove origina questa ricetta? Credo che non sia napoletana, perché a Napoli il termine “scagnuozzo” non si usa: si dice “scagliuozzo”. E poi, l’uvetta e i pinoli non si usano, né, che io sappia, si aggiunge il pane di frumento. A Napoli, piuttosto, a Carnevale, si usano i “migliaccielli” che sono polpette schiacciate di farina di mais impastate con la sugna, il pepe, il pecorino romano e i cicoli, e fritte nell’olio bollente. Volendo fare uno sforzo di memoria, credo di aver mangiato, molto tempo fa, qualcosa di simile al “migliaccio” descritto in questo articolo in Irpinia (se ricordo bene a S.Angelo dei Lombardi), accompagnandola alla minestra maritata. Però, sono sicuro che i pinoli e l’uvetta non c’erano (me ne sarei accorto, perché inconsueti nei migliacci che conosco io, e lo avrei ricordato).

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