Napoli, Antica Trattoria Pizzeria Palummella: tre famiglie di ristoratori dal 1910 in via Piedigrotta

Letture: 281
Giuseppina Autorino la terza titolare dal 1910, impossibile fotografarla da vicino :-)

di Giulia Cannada Bartoli

Via Piedigrotta 9
Tel.081.761 2392 – 3334045711
palummella_2010@libero.itBancomat e Carte di credito :si

Buoni Pasto: si
Aperto: a pranzo e a cena
Chiuso: solo il lunedì sera
Ferie : variabili in agosto

Nel 1910 nasce sul lungomare di Mergellina a Napoli per opera di Donna Vincenza Luongo,  uno dei primi chioschi adibiti alla somministrazione  di cibi e bevande, cucina e  tutto ciò che offriva il mare del Golfo di Napoli. Insieme a Vincenza  sulle palafitte di allora, c’èra anche  il papà di Tonino Aversano, maestro ristoratore e sommelier di Don Salvatore a Mergellina, scomparso da qualche anno.

Indimenticabile Tonino Aversano

Mario Zuppardi, oggi combattivo settantaduenne,  circa 40 anni fa, dopo 12 anni di onorato servizio da Don Salvatore,  su una preesistente pizzeria, diede vita  ad una piccola attività di ristorazione  con spiccata vocazione familiare, gestita “in casa”per oltre 30 anni, sulle orme della mitica madre. L’attitudine a non fermarsi mai di  Mario  gli fece guadagnare il soprannome di Palummella, giacche` la “palomm e nott” e` una farfalla nera che vola senza mai fermarsi da una parte all’altra. Ancora oggi, bensì si sia ritirato controvoglia dall’attività, e vive a pochi passi dal locale, i residenti e clienti abituali di una  volta lo salutano ancora con: “ Uè Palummè”. L’aria di “Palummella zompa e vola” è un motivo antichissimo tratto dall’opera buffa “La Molinarella” di Domenico Piccinni  nel 1766, In seguito,  dopo la caduta dei Borboni, vari autori vi adottarono i versi, tra questi, nel 1873, il compositore Teodoro Cottrau  che ne scrisse la versione definitiva che oggi  conosciamo.

Teodoro Cottrau

Il periodo più importante della canzone napoletana ruota  intorno ai primi dell’800.
Il popolo napoletano, insofferente al regime borbonico, creò una versione sovversiva che  venne proibita, poiché alludeva alla libertà, gli autori infatti furono costretti a cambiarne il testo, ma, il popolo napoletano continuò a cantarne la musica a bocca chiusa.

Posillipo, Villa Cottrau
Palomma ‘e notte

Il locale, su due piani, ha tre splendidi balconcini che affacciano  sulla caotica  strada, attrezzati con tavolini, per gustare “dal vivo” le manifestazioni come la festa della Madonna dell’Arco e  la rinata festa di  Piedigrotta.

La festa di Piedigrotta com’era

Nel 2003 il figlio di Mario , Claudio formatosi  al fianco dei genitori e della sorella, spicca il volo con Palummella fino a Milano Marittima, una nuova sfida affrontata con professionalità e spirito di sacrificio per trasmettere la tradizione dei nostri sapori anche lontano da Napoli. Nel 2005, dopo due anni di chiusura del locale, l’attività venne rilevata da Mario Rossi che ne mutò il nome e avviò una gestione diversa da quella del fondatore “Mario palummella”. Il ristorante dura pochi anni, finchè nel 2010 viene rilevato da Giuseppina Autorino e i suoi figli, che sebbene non siano  ristoratori per nascita, hanno fatto di necessità virtù.

Balconcino e “siggiulella” impagliata, rigorosamente sfondata, non è ancora tempo d Piedigrotta

Giuseppina, rimasta vedova, doveva trovare una via per sostenere la famiglia, le giunge voce che c’è un locale di tradizione da rilevare, ne discute con i figli, si tira su le maniche e parte per quest’avventura.

Giuseppina alle prese con un risotto

In primo luogo, essendo mamma di famiglia e amante della cucina napoletana, decide subito di provare a riportare il locale ai fasti dei tempi di “Palummella”, comincia dal nome, lo riporta in vita, non per sfruttare il passato, ma, per lanciare un messaggio: a via Piedigrotta è tornata la cucina verace di un tempo.

Valentina Autorino Cozzi, figlia di Giuseppina: Palummella è in mano alle donne

Certo l’aspetto del locale è cambiato, Giuseppina non ha fondi per riportarlo a 40 anni prima, lascia tutto invariato, confidando nella sostanza della cucina e nella cura amorevole per i  suoi clienti.

La sala dopo la gestione 2005 – 2010

Il locale è  gradevole, tutto gioca sul bianco, rosso e nero, sedie impagliate, mise en pace fine ed essenziale. Al piano di sotto c’è il forno per le pizze, rimasto immutato negli anni, oggi Alfredo Buonomo, pizzaiolo d’esperienza sforna ottime pizze per chi non desidera il menù della trattoria.

Alfredo Buonomo all’opera

Al piano superiore due salette separate da archi ed al centro la cucina a vista, dove Giuseppina, schiva, non ammette quasi nessuno. Ad ora di pranzo, dove tutti vanno di fretta e vogliono mantenersi leggeri ordinando un solo piatto, funziona bene il servizio d’asporto, già dalle 11,30 il telefono  comincia a squillare incessantemente per conoscere il menù  del giorno e prenotare per evitare di non trovare il piatto desiderato, Giuseppina infatti, non ricicla nulla, è tutto espresso, se la pasta e fagioli è finita, punto.

La pasta e fagioli, il contenitore inganna, il profumo è delizioso

A proposito di profumi, arriva al mio tavolo il cestino del pane, il profumo si sente da lontano, mi intrigo sul fornitore, Giuseppina mi risponde orgogliosa: “ il pane lo facciamo noi tutti i giorni”.

La “mamma” cuoca mi lascia entrare in cucina dove assito alla preparazione e al servizio di una fantastica mozzarella in carrozza.

La mozzarella in carrozza

Il ritorno alla semplicità, magari teneramente demodè,  si nota dalla numerazione dei tavoli come i ristoranti di una volta.

I numeri dei tavoli in pelle rosso scuro e caratteri dorati

Il telefono non smette di squillare: “ Buongiorno La Palummella, sì, ce sta na bella siciliana con i bucatini”. Il ruoto rettangolare si svuota in pochi minuti.

Bucatini alla siciliana appena sfornati

Giuseppina mi “intima”, senza senza diritto di replica : “eh mò dovete assaggiare”…

Pantagruelica porzione: non dimagrirò mai :-)

Il menù base è super tradizionale,  arricchito quotidianamente da quattro, cinque piatti del giorno, visto che la maggior parte della clientela è abituale. Si parte dagli antipasti: prosciutto e mozzarella, fritto all’italiana, alici marinate, polpo all’insalata, sautè di vongole o, cozze. I prezzi variano dai quattro ai dieci euro. La scelta dei primi è molto varia, copre piatti di terra, di mare: specialità della casa i rigatoni “palummella” , una base di salsiccia sfritta, con sugo di pomodorini del piennolo, mozzarella e parmigiano grattugiato.

La Palummella

Altre specialità della casa sono la “cicerenella”, fettucine con un sugo di ceci e salsiccia appena piccante e la “Seppiolina”, riso o linguine al nero di seppia.  I primi variano dai cinque agli otto euro e cinquanta se si scelgono piatti di mare. Un primo piatto particolare è la “genovella” una genovese in versione marinara . I secondi mare, frittura di paranza, calamari, gamberi e misto griglia vanno dai sei ai dieci euro.  I piatti di carne, tutti tradizionali, dalla salsiccia alla griglia, carne alla pizzaiola, filetto o, bistecca, partono dai 9 ai 12 euro. Come sempre, sterminato l’assortimento di contorni di verdure napoletane, tutti  a tre euro. In realtà dopo un primo sostanzioso, tranne le buone forchette che frequentano questo blog, è difficile ordinare un secondo di carne, o, pesce che sia. Si può allora optare per un freschissimo e saporito fiordilatte di Agerola.

Fiordilatte di Agerola

Il vino della casa arriva dai Campi Flegrei e dal beneventano : falanghina e aglianico, tre euro per mezzo litro, a la  carte qualche bottiglia di discreti vini campani, in ogni caso si va via canticchiando, per la simpatia di Giuseppina e Co., per la genuinità casalinga della cucina e per l’ottimo rapporto prezzo – qualità.

Palummella, zompa e vola
addó’ sta nennélla mia…
Non fermarte pe’ la via
vola, zompa a chella llá…

Co’ li scelle,
la saluta…
falle festa,
falle festa
attuorno attuorno…
e ll’hê ‘a dí
ca, notte e ghiuorno,
io stó’ sempe,
io stó’ sempe
a sospirá…

Palummella, vola vola
a la rosa de ‘sto core…
Non ce sta cchiù bello sciore
che t’avesse da piacé…

‘A ll’addore,
ca tu siente…
‘a chill’uocchie,
‘a chill’uocchie,
‘a chillo riso…
credarraje,
ca, ‘mparaviso,
tu si’ ghiuta…
tu si’ ghiuta…
oje palummé’!

A lu labbro curallino,
palummé’ va’ zompa e vola…
‘ncopp’a chillo te cunzola
e maje cchiù non te partí!…

Ma si vide
ca s’addorme…
e te vène,
e te vène,
lo tantillo…
tu ll’azzecca
no vasillo…
e pe’ me,
e pe’ me,
n’auto porzí!

7 commenti

  • claudio nannini

    (21 giugno 2011 - 14:17)

    Ecco uno dei testi dell’epoca borbonica:
    Palummella,
    zompa e vola,
    rint’e braccia e nenne toia
    che mò vene
    o falcone
    chill’ brutto bestione (riferito al Borbone e all’esattore delle tasse)

  • Lello Tornatore

    (21 giugno 2011 - 17:46)

    Hai detto bene… “tranne le buone forchette che frequentano questo blog”. Brava Giulè, piacevole lettura e… più scorrevole del solito ;-))

  • Mario Stingone

    (21 giugno 2011 - 19:05)

    Grande Giulia ……. ch bella faccia e bucatini !!

  • giuseppina agrelli

    (21 giugno 2011 - 20:58)

    vorrei essere’ na palummella per volare su cicirenella, rigatoni e…tutto il resto chi viene con me? e dopo canzoni napoletane a tutta forza
    alla prossima piedigrotta con coriandoli e coppoloni fai da te chi ricorda i COPPOLONI?

  • Alessandro Amalfi

    (21 giugno 2011 - 21:46)

    Brava, brava Giulia. La “pantagruelica porzione” l’avrei mangiata volentieri io!!!!!!!!!

  • claudio nannini

    (22 giugno 2011 - 09:13)

    Il coppolone, e certo che lo ricordo. Ero molto piccolo, la sera, nei giorni di Piedigrotta si usciva con la famiglia,armati di coriandoli e “scopettino” con il quale si spolverava gentilmente, sottolineo gentilmente, il viso dei passanti. Nessuno protestava, al massimo ti arrivava una spolverata di rimando. Il coppolone invece era un grosso cilindro di cartone, appeso ad una corda a sua volta collegata ad una lunga asta di legno, il possessore del coppolone, dopo aver scelto la “vittima” lo calava sul capo del o della malcapitata che si trovava cosi improvvisamente “incoppolonata”. Lo scherzo era accettato di buon grado ed il clima generale era di allegria e di voglia di giocare e di divertirsi.

  • claudio zuppardi

    (9 settembre 2011 - 20:24)

    Salve le scrivo per commentare ciò che avete pubblicato su internet, quanto
    riguarda la pizzeria trattoria “da palummella”… mi chiamo zuppardi claudio e
    sono il figlio di mario “palummella”, e non vedo giusto accostare il nome e il
    soprannome di mio padre a persone che pur non conoscendo e senza togierne la
    stima non appartengono alla sua storia lavorativa. Poi non abbiamo lasciato il
    locale nel 2003 ma nel 2007 e non credo che le persone che lo hanno rilevato,
    hanno “riesumato” il NOSTRO nome per evincere la cucina verace, Avrebbero
    potuto scrivere da Giuseppina e figli, “classico partenopeo, e invece no…
    addirittura all’inizio si spacciavano per nostri parenti, secondo il nostro
    parere è stato solo per cercare di portare presso il Loro locale quella fascia
    di clienti affezionati di mio padre. Putroppo per loro non ci sono riusciti,
    donna Vincenza Luogo per loro sfortuna e per mia fortuna ha messo al mondo nel
    1940 un solo Mario Palummell, ed io che sono il figlio non ho avuto il coraggio
    e gli attribbuti per continuare cio che lui aveva creato, solo perchè sono
    consapevole del fatto che ristortori come lui non nasceranno più… Palummella
    in via piedigrotta lavorativamente è morta nel momento in cui Mario Palummella
    ha mollato. Non contesto la loro publicità occulta, mi dà fastidio che il nome
    di mio padre e la sua professionalità venga accostato a queste persone…..
    Cordiali saluti Zuppardi Claudio meglio conosciuto a mergellina come o figlij e
    Mario PALUMMELL……….

I commenti sono chiusi.