Napoli è servita. La storia di Mimì alla Ferrovia raccontata da Giuseppe Crimaldi

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Da sinistra: Michele Giugliano, Luciano Pignataro, Gianni Melillo, Giuseppe Crimaldi. Foto m.p.

di Monica Piscitelli

E’ un piacevole intreccio di storie, Napoli è servita: quella del famoso ristorante di via Alfonso d’Aragona Mimì alla Ferrovia; quella di Napoli e, infine, quella dell’autore, giornalista professionista in servizio dal 1996 a Il Mattino di Napoli dove segue la cronaca nera e giudiziaria. Su un altro livello, a intervallare gli undici capitoli, una serie di cameo su luoghi e monumenti della città: l’archivio dell’Annunziata che conserva i dati dei tanti trovatelli affidati al noto ospedale, l’ossario delle Fontanelle dove trovarono accoglienza i corpi di 300000 delle vittime della peste del 1656 o il Monte di Pietà, con la sua preziosa quadreria.

Giuseppe Crimaldi racconta di aver avuto l’idea del libro durante una cena con un collega, nello scorrere le immagini degli innumerevoli ospiti passati per il locale fondato settant’anni fa da Emilio (Mimì) Giugliano affisse alle pareti. Racconta, l’autore, nei dettagli, la storia del locale. Dai suoi primi passi – quando la famiglia Giuliano utilizzava i locali della loro trattoria anche come propria residenza (incredibile la nascita su uno dei tavoli del locale)- fino ai giorni d’oggi che vedono i cugini Michele senior e Michele junior, affiancati dalle sorelle, dai figli e dai loro coniugi portare avanti anche Mimi G al Centro Direzionale e D’Angelo a Via Aniello Falcone del quale hanno raccolto l’ingombrante scintillante eredità.

Michele Giugliano & Michele Giugliano, Mimì alla Ferrovia

E’ una storia coronata di successi, quella del locale che fa il gran salto di qualità con il primo cambio generazionale, per poi conquistarsi il suo spazio nel panorama della ristorazione del capoluogo campano negli anni Ottanta, quando intorno a Mimi alla ferrovia orbitano i più importanti personaggi della città. Ne è passata di gente in questo locale rimasto sempre fedele a una location, non certo felice, di una città di forti chiari e scuri come Napoli; ma che, alla fine, grazie all’impegno della famiglia, solo apparentemente si è rivelata penalizzante, come racconta Crimaldi: un angolo di Piazza Garibaldi, luogo che, ancora nel 2011, anela una sistemazione degna.

Ma qui, la vicinanza, prima, del teatro Orfeo popolato delle stelle della gran rivista napoletana a banchettare a fine spettacolo; quella degli uffici giudiziari di Castel Capuano e della Pretura con i togati e gli avvocati in pausa pranzo e, infine, la prossimità con uno dei cuori del commercio del capoluogo come piazza Mercato, hanno beneficato negli anni il locale della famiglia Giugliano che si è posta come obiettivo il proporsi come affidabile e sereno riferimento gastronomico. Crimaldi ne racconta la parabola ascendente e la filosofia con puntualità e con ferma obiettività, sciogliendosi in righe di densa emotività solo per la sua città. Innamorato come mostra di essere della più conflittuale città d’Europa, l’autore sembra pagare con la scrittura un debito di riconoscenza nei suoi confronti, con la città che gli ha dato i natali e che, ogni giorno, gli fornisce la materia difficile da trattare del suo lavoro. E’ quest’ultimo ad affacciarsi di continuo e a volte a trapelare suo malgrado impercettibilmente tra le pagine: storie di faide, di personaggi famosi alla deriva e di antichi disgraziati in viaggio verso la salvezza . Dietro le atmosfere salottiere e goderecce suggeritegli da Mimi’ alla Ferrovia, si cela l’amarezza dolce che avvelena il sangue di ogni napoletano , ma anche la dedizione e l’attaccamento forte a una testata storica della informazione del Sud Italia come Il Mattino.

Ieri sera a La Feltrinelli Express di Napoli, la presentazione con Carlo Vischi, Luciano Pignataro, l’autore Giuseppe Crimaldi, il pm Giovanni Melillo e Michele Giugliano di Mimì alla Ferrovia. La vendita del libro, è stato detto, contribuisce a finanziare la costruzione di un monastero a Ruviano, nella provincia di Caserta, ad opera di due frati, padre Fabrizio e Padre Giampiero, un luogo dello spirito aperto all’ascolto di tutti.

Gribaudo, pagg. 160, euro 18

4 commenti

  • vincenzo

    (28 gennaio 2011 - 20:21)

    CENA DA MIMIì ALLA FERROVIA NEL LONTANO 1995.MITICO IL PEPERONE IMBOTTITO.
    MA NAPOLI DI SERA ,ANZI DI NOTTE NON FA PIU’ PER ME.DA RIANDARCI

  • luciano pignataro

    (28 gennaio 2011 - 22:59)

    La ricetta del peperone imbottito di Mimì è il terzo segreto di Fatima:-)

  • enzo

    (29 gennaio 2011 - 18:03)

    Mimmi la ferrovia , l’unico posto da evitare a napoli, fa finta di farvi mangiare gamberi vivi e poi vi manda a tavola gamberi mal odeoranti di ammoniaca , e ho tentato per due volte di poter mangiare ma entrambi i casi ha commesso lo stesso errore , credo che faccia buona cucina solo per quelle poche persone che lo conosco ..il peperone e stata una vera delusione , servito freddo dentro e la scarola ripassata in padella anch’essa fredda …. forse Mimmi alla ferrovia era un tempio qualche anno fa…

    • salvatore

      (31 gennaio 2011 - 13:02)

      hai proprio ragione,mangiano bene solo i volti conosciuti e non pagano tanto.Io l’ultima volta ho speso 170 euri (2persone)

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