Napoli, La Botteghina di Eugenio Aiello

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Via Orazio 106
Tel.081. 660516

Sono in molti a storcere il naso quando parlo della Botteghina di Via Orazio, quella al numero 106, da non confondere con la omonima gastronomia-bottiglieria gestita a pochi passi da un cugino. Viene, infatti, considerata luogo da “fighetti” perditempo ed esibizionisti. Io non la penso così. Sulla strade che portano verso Posillipo ritengo siano, sicuramente, ben altri i locali meglio deputati a questo tipo di frequentazioni. Discorso diverso per i prezzi che, invece, sì sono proprio quelli della zona anche se non li definirei scandalosi. La salumeria di Eugenio Aiello era già recensita nel’89 dall’Almanacco dei Golosi del Gambero Rosso editore tra le gastronomie/drogherie più eleganti di Napoli dove poter trovare una serie di raffinatezze selezionate in tutta Italia.

Oggi allo stesso numero civico di allora (la gastronomia cui accennavo sopra si è trasferita al n.147) Andrea Aiello gestisce un bar molto particolare che è molto più di un semplice bar. Qui oltre ad una curatissima piccola rosticceria, lieviti e pasticceria di produzione propria (realizzata in un piccolo laboratorio poco distante) per accompagnare un aperitivo piuttosto che un caffè o un cappuccino, ottimi entrambi, troviamo un’offerta qualitativamente impareggiabile dei migliori cioccolatieri e artigiani dolciari d’Italia. Ho deciso, però, di recensire questo locale non solo perchè ne sono saltuario (a dir il vero, col poco tempo a disposizione, sempre più saltuario) avventore ma perchè qualche bottiglia pure la compro quando mi soffermo in quel delizioso angolo enoteca di cui dispone. Il fiore all’occhiello è, infatti, la selezione da bere: etichette italiane e straniere, champagne e distillati.

Piccoli vignaioli come Peter Plieger-Kuenhof e Manfred Nossing affiancano le qualificate produzioni di alcune grandi cooperative in Alto Adige, i Produttori del Barbaresco ed Elio Grasso fiancheggiano il mito Gaja in Piemonte, noti e meno noti produttori di nicchia campani (alcuni più scontati come Terra di Lavoro e Montevetrano, altri, ex-emergenti, oggi nomi affermati come Fattoria La Rivolta, Maffini e Pietracupa), Tignanello e Sassicaia in bella mostra con altre chicche toscane come Castello d’Ama e Montevertine, i bianchi di Miani e Gravner per il Friuli, Antonelli con il suo territoriale Sagrantino di Montefalco rivaleggia, in Umbria, con lo stile internazionale di Caprai mentre il Cervaro di Castello della Sala guarda alla vetrina dei cugini francesi che troneggiano con le bollicine. Diverse etichette, quando previsto, sono anche disponibili in formati particolari da 0.375, in magnum e/o doppia magnum. Complessivamente un numero, a dir il vero, piuttosto ristretto di nomi ma sui quali, al di là di preferenze personali, c’è veramente poco da obiettare. Il gotha della produzione enologica italiana e straniera “de gustibus” e portafoglio permettendo. I bianchi sono anche in frigo pronti per essere serviti e consumati, sul posto come a casa. Il tutto è condito con la giusta dose (talvolta, forse, solo eccessivamente ossequiosa) di cortesia e professionalità.
Fabio Cimmino