Paestum, Caseificio Masseria Lupata

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Via Porta Marina
Tel. 0828.722002
masserialupata@virgilio.it

Il caseificio più famoso di Paestum è sicuramente Vannulo, ma questo è il più spettacolare al mondo: è infatti assolutamente adiacente alle mura dell’antica città lucana che, come Agrigento, custodisce intatti i templi ma senza speculazione edilizia devastanza sul suo territorio nonostante non manchi mai la tentazione. Per fortuna i superpoteri affidati alle Sovrintendenze hanno negli ultimi anni limitato la bulimia di cemento dei sindaci i cui comuni sono all’interno di parchi o continuid ad aree importanti.

Di fronte ci sono le bufale che, pur non essendo dell’azienda, regalano al visitatore e all’appassionato quasi la stessa visione che ebbero Gothe e il Pergolesi quando alla fine del ‘700 visitatorono la città allora ancora ezza impaludata e abitata solo da malarici pastori. Oggi le cose sono cambiate, l’area archeologica è bellissima, sul mare ci sono alcuni alberghi di grande prestigio, tra le strutture migliori di tutto il Sud per servizi, dimensione ed efficenza, qui comincia il Parco del Cilento, il più grande d’Italia dopo il Pollino. La famiglia Barlotti, lo ricordano le foto appese nel punto vendita, è da almeno sessant’anni impegnata in questa attività, prima di allevamento, poi di trasformazione del latte bufalino: Donatella, Raffaele e Donatella hanno ormai da tre anni organizzato questo spettacolare punto vendita mentre l’azienda, oltre seicento capi, è a pochi chilometri, le confinante comune di Altavilla.

Si lavora solo latte di propria produzione, circa dieci quintali al giorno per ottenere ricotta superstar, mozzarella nelle diverse forme davvero molto buona, dolce e profumata secondo la tradizione della Piana del Sele, lo stracchino di bufala e lo yogurt servito con il miele di castagno. Con il latte vaccino si ottengono poi il caciocavallo silano, il caciocavallo dell’emigrante, quello cioé con il cuore di soppressata usato all’inizio del ‘900 per introdurre di nascosto i salumi negli Stati Uniti: i primi esportatori di sapori del Sud sono stati i lavoratori e i giovani studenti che partivano con le vaige zeppe di conserve, caciocavalli, salami, dolci, vino. Non sono storie di un secolo fa, perché ancora negli anni ’70 era prassi in voga. Sicché gironzolando attorno alle imponenti mura pestane, questa è una degustazione obbligata, con punto vendita, sala interna e piccolo patio esterno. Eccezionale anche il pane offerto, misto farina 00 e integrale da lievito madre cotto a legna, segno che avete abbandonato lo smog, inizio del Cilento, ma soprattutto l’ideale per accompagnare la mozzarella che, nonostante il sapore dolce e delicato, ha una grande intensità e persistenza e si abbina male al pane bianco cittadino. L’ennesima prova della vocazione del territorio, nel Salernitano i caseifici concepiti per essere visitati sono sicuramente di più delle aziende vitivinicole!