Passio 2005 Campania igt

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LA SIBILLA
Uva: falanghina
Fascia di prezzo: dai 10 ai 15 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Ho conosciuto Luigi Di Meo nella primavera del 2003 durante una riunione con alcuni operatori professionali con i quali è nata l’associazione Campi Flegrei a tavola che ancora oggi ci aiuta a “fare sistema” in un territorio certamente straordinario ma troppo avaro di progetti comuni. Luigi è una persona semplice, appiccicato alla sua terra tanto che non la lascerebbe mai sul vero senso della parola. è schivo, tanto profondamente restìo ad apparire che ha atteso la maggiore età dei due figli (prima Vincenzo e poi Salvatore) come una manna dal cielo così da poter mandare loro in giro per fiere ed eventi a promuovere e raccontare i vini e l’antica storia di fatica contadina che rappresentano lasciandogli tutto il tempo per «sentire il polso» della campagna e della cantina.
Tra l’altro oggi Vincenzo Di Meo, giovanissimo enologo, è tra i più stimati collaboratori di Roberto Cipresso, l’enologo-filosofo che segue l’azienda La Sibilla da circa cinque anni tanto da mandarlo di sovente in giro per il mondo per la Winemaking (l’agenzia di Cipresso) a raccogliere dati vendemmiali ed esperienze fondamentali per il suo background operativo.
Il Passio 2005 nasce dopo una lunga gestazione durata quasi cinque anni, cinque vendemmie durante le quali appariva impossibile far quadrare il cerchio. Prima le precipitazioni tartariche, poi una partita di tappo difettosi, poi ancora un cattivo andamento climatico ci hanno tenuto col fiato sospeso per un vino al quale sembrava mancare sempre qualcosa per poter gridare «eureka!». La caparbietà di Luigi, e soprattutto di Tina, la moglie a cui si deve la ferrea volontà di riuscire in questo vino ci consegnano un nettare prelibato che ha pochissime repliche in campania fatte alcune dovute eccezioni tra le quali lo straordinario Eleusi di Villa Matilde. Le uve provengono da una minuziosa selezione di grappoli surmaturi di un piccolo vigneto proprio nei pressi dell’azienda che vengono poi lasciati passire in cantina su di uno apposito stenditoio, fatto di falangi (pali utilizzati come sostegno per la vite) e fil di ferro, tanto artigianale quanto evocativo dei tempi che furono.
La pigiatura avviene con il tradizionale sistema di vinificazione in bianco a temperatura controllata dopo il quale segue un percorso di affinamento in legno (barriques) e maturazione in bottiglia che alla fine conterà quasi 30 mesi, un percorso tanto lungo quanto necessario per definire un nettare a dir poco prelibato.
Il vino si presenta con una bellissima veste cromatica ambra, cristallino con buona consistenza nel bicchiere. Il primo naso è molto intenso su note di fieno, miele d’acacia ed albicocca secca, continua poi su sensazioni eteree, quasi smaltate. In bocca è dolce, avvolgente, ricco e di lunga persistenza gustativa chiudendo con un buon apporto di acidità che equilibra l’alto contenuto zuccherino. Un vino da bere adesso, senza tempo aspettare, da servire in piccoli calici a tulipano ad una temperatura intorno ai 12 gradi su piccoli assaggi di pasta frolla o crostate di frutta in confettura: come si può non menzionare lo straordinario strudel di fichi che proprio Tina Somma Di Meo non fa mai mancare ai suoi avventori in cantina a conferma del suo innato e disponibile senso di ospitalità che è già storia ed esempio per tutte quelle Donne del Vino che il vino lo sentono scorrere nelle vene e portano il marchio della propria terra ben impresso nel prorio cuore.
Questa scheda è di Angelo Di Costanzo

Sede a Bacoli, via Ottaviano Augusto 13
Tel. e fax 081.8688778
Sito: http://www.sibillavini.it
Enologo: Vincenzo Di Meo con la consulenza di Roberto Cipresso
Bottiglie prodotte: 60.000
Ettari: 6 di cui uno di proprietà
Vitigni: piedirosso, falanghina, marsigliese