Una domanda su Tripadvisor: come mai tanti ristoranti da cani elogiati da cani?

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di Marco Contursi

Sarà il caldo o la cattiva digestione ma oggi mi girano proprio. O forse dopo aver accumulato un inverno intero, in estate esplodo e butto fuori tutto, come già feci con Cilento e cilentani l’hanno scorso, nella speranza che qualcuno rifletta e poi magari, cambi qualcosina.

Tutto è partito da un pranzo andato storto e da un post su facebook a cui in tanti hanno risposto sia pubblicamente che in privato dandomi ragione ma soprattutto fornendomi nuovi spunti di riflessione.

Poi è venuto il bellissimo pezzo di Luciano sui consigli dati ai ristoratori, ed infine un’altra mezza chiavica di pranzo, per farmi fare tante considerazioni amare sul mondo della gastronomia e su come va il tutto.

Servirà a qualcosa? Bah, parlare è sempre meglio che girare la testa dall’altro lato, lo fanno già troppi. Andiamo con ordine, giorni fa in piena costiera amalfitana, vado in un locale a 4 km dal mare che sul suo sito parla di prodotti “esclusivamente” del territorio e vini regionali. Su Tripadvisor è magnificato con centinaia di recensioni col massimo punteggio….bene, i salumi e i formaggi dell’antipasto sono di altre zone campane o addirittura di fuori regione, qualità medio bassa, i vini, in una carta miserrima, sono di fuori regione e presi un po’ qui un po’ lì, 1 chianti, 1 nero d’Avola,1 negroamaro, 1 prosecco,così giusto per capirci.

La pizza di scarole è riscaldata nel microonde con l’effetto ammosciatutto che ne consegue e sorvolo sulla parmigiana, qualcosa di buono a dire il vero l’ho mangiato, dei fusilli al ragù ma non basta a giustificare le centinaia di recensioni positive e le appena 3-4 negative.

Pochi giorni dopo la scena si ripete, ristorante del napoletano da 200 coperti di cui la metà pieni a pranzo di un martedi qualsiasi, quindi locale di successo. Bene, olio di semi a condire insalata e nell’oliera di vetro, alla faccia di leggi e regolamenti, e una pizza fritta che sa di pesce poichè cucinata nello stesso olio di calamari e alici del mio vicino di tavolo.

A questo punto, mi fermo e penso:”Ma come c…o è possibile?”

E qui inizio a prendermela con i ristoratori, che poco o nulla conoscono la materia prima e credono che oggi basti scrivere parole come “km 0 o territorio” per fare bene…..ma tanto basta apparire e non essere, e il gioco è fatto. Ci sono chef che trovi  a 1000 manifestazioni ma mai a un corso sull’olio o sul vino e poi ti portano l’olio rancido e un conto di 80 euro….già l’olio, cardine della cucina mediterranea….ho fatto corsi e ricorsi sull’olio….quanti i ristoratori presenti? Zero di Zero ossia ZERO!!! Ma tanto l’olio non conta un cippo, anzi meglio che non si sente vero?!!! E di salumi vogliamo parlare?in 4 corsi da me organizzati come Onas (org naz ass salumi) hanno partecipato 3 ristoratori, mica male vero??!!! Eppoi si servono ottimi salumi irpini tipo culatello a 7 euro al kg magari pubblicizzando pure la cosa su internet, che idioti quelli che lo comprano da Spigaroli o da Squisito a 10 volte tanto, vero????

Ma tanto i clienti che capiscono? Giusto, capiscono poco o nulla, però sono tutti critici gastronomici su TripAdvisor, magari filosofeggiando su sapori tradizionali e tecniche di cottura, dando giudizi entusiasti e lusinghieri, a parmigiane decongelate e formaggi da cash. Eppoi magari quando trovano davvero qualcuno che fa qualità con la Q maiuscola, ti dicono che l’impasto era crudo, che la carne frollata è carne vecchia, che una pancetta di maiale nero è troppo grassa e quindi di bassa qualità.

Eppoi c’è sempre l’olio che “pizzica ngann, non come quello che compro da un contadino…”.

L’importante però è scriverne su Trip, perché la massima di vita oggi è “Scrivo dunque Sono”. Un tempo tutti allenatori di calcio, oggi tutti pure critici gastronomici.

Ristoratori, clienti, mi fermo qui? Io, mi sarei pure fermato, ma poi un paio di persone mi hanno scritto “Anche sui blog ci sarebbe da dire”….. e Luciano, nel pezzo di cui sopra che andrebbe incorniciato, dice: “Non fatevi intimorire quando qualcuno caccia macchine fotografiche alla Rocco Siffredi; perché pensate che critici professionisti, giornalisti e blogger rinomati debbano trovarsi a tavola con la compagnia dello sbafo in una cena annunciata come esclusiva?”…. e quindi ce n’è anche per costoro.

La sparo così: mi sono rotto i maroni di pincopalli che solo perché scrivono più o meno bene, vengono considerati astri della critica gastronomica quando non hanno mai fatto, 1 dico 1, corso di degustazione o di tecniche di cucina, e parlano anzi sparlano, spacciando per vangelo, giudizi soggettivissimi e spesso incompetenti.

Fatemi capire, si diventa esperti solo perché si girano due tavole a settimana? Bè se fosse così…..tu puoi bere pure 1000 vini o mangiare 1000 prosciutti e scriverne ma se nessuno ti ha insegnato a riconoscere quello buono, 1000 volte spari cazzate. Oggi basta scrivere di gastronomia per essere considerati esperti…..ma esperti di cosa? Ricordo di aver provato un locale anni fa, consigliato con dovizia di particolari da un blog seguito e oggi chiuso, per fortuna…..non ne aveva azzeccata una….salumi industriali magnificati come artigianali….vino della casa ottimo….sì, ma per l’insalata, dolci casalinghi…senza neanche guardare i cartoni da cui uscivano dalla vetrina frigo.

Luciano consiglia ai ristoratori di non farsi intimorire….certo….non sarebbero intimoriti se la massa di lettori pecoroni non prendesse per oro colato le parole del palato sopraffino del gastroscrittore/ice o bloggettaro/a di turno che viene invitato/a e riverito/a a tutte le manifestazioni di “alta”cucina. Ma fatemi capire, se oggi io aprissi un blog di medicina o di architettura vi fidereste di me o mi chiedereste i titoli per parlare di questi argomenti? Non credo…E perché prendete per dogmi indiscutibili, le recensioni di uno che ne sa quanto voi, non essendosi formato da nessuna parte?

Vabbè, c’è chi fa risalire il sapere nel campo food a discendenze ataviche (avevo un nonno pizzaiolo, pasticciere, chef..) o a quantità inenarrabili mangiate ( vuoi che non ne capisca, dopo che mi sono mangiato almeno 1000 pizze)…Ma non scherziamo.

Molti ristoratori e pizzaioli (oggi recensire ristoranti e pizzerie è di moda, paninoteche lo sta diventando….manca chi recensisce tarallari e chioschi di olive e lupini, approfittatene!!!)….quelli seri…..che studiano e fanno qualità, hanno le tasche piene di clienti saputelli e pseudo esperti dalla tastiera facile ma preferiscono tacere e fare buon viso, sperando che parlino sempre bene di loro (se parlano bene, sono esperti….se male, sono incompetenti….suvvia un po’ di coerenza pure voi…), io che non sono nè chef nè pizzaiolo ( pur avendo fatto corsi di cucina e pizza oltre a tanti altri, ma giusto per capirci un po’di più,  prima di aprire bocca), la canto tutta senza peli sulla lingua: COME FERMARE LO STRAPOTERE DELL’APPARENZA E RIPORTARE UN SETTORE ALLA SUA ESSENZA PIU VERA E CIOE’: PASSIONE,  SACRIFICIO MA SOPRATTUTTO CONOSCENZA PROFONDA DI QUELLO CHE SI METTE O SI RICEVE NEL PIATTO?

42 commenti

  • Giustino Catalano

    (11 giugno 2014 - 18:29)

    Marco, io avevo il nonno pasticciere e anche il bisnonno e il trisavolo e via a scendere. Mi devo vergognare di capirne?
    Io credo che dovremmo essere tutti più modesti in generale.
    Ho visto esperti di salumi portare pancette arrotolate e decantarle come da manuale e poi aprirle e dover convenire che erano fradice, ed ho visto bambini correggermi mentre bendato dicevo che la salvia al tatto era morbida ribadendo “felpata”.
    Lascia che il mondo vada come va. Catone è morto 2000 anni fa.
    Io mi preoccuperei piuttosto di capire come fare per evitare le recensioni fasulle o di favore.
    Il problema è lì e non nell’uomo e le sue capacità altrimenti dovremmo metterci alla prova gli uni dell’altro.

  • Marco Tramontano

    (11 giugno 2014 - 18:35)

    Parole sante.
    Premesso che Trip Advisor sta alla critica gastronomica professionale (necessaria in un mondo così disordinato) come il consiglio topografico di un passante con le buste della spesa in mano sta al Tom Tom, sono anni ormai che tanti giudizi scritti (più o meno pilotati dal bene personale e dall’amicizia) sono capaci di affondare o elevare qualunque attività di ristorazione, e non solo.
    E per colpa (non per merito) dei social, ci sono più esperti di cucina ormai, che persone che mangiano.
    La soluzione non sta nei ristoratori, né nei recensori, ma va cercata, a mio avviso e come dicono i testi di economia, nei fruitori del mercato, nei clienti che entrano, mangiano, vivono un’esperienza, pagano ed escono, tornando alla vita di tutti i giorni.
    Finchè le persone, quelle comuni e non, quelle che pagano il conto, sceglieranno il blasone e non il buon cibo, il “va di moda” alla “garanzia di qualità”, hai voglia a prendersela con chi critica, sarà sempre e solo colpa di chi li ascolta ciecamente.

  • Antonio

    (11 giugno 2014 - 18:48)

    cit. “Ma fatemi capire, se oggi io aprissi un blog di medicina o di architettura vi fidereste di me o mi chiedereste i titoli per parlare di questi argomenti?” I titoli ormai non li si chiede davvero più a nessuno; l’importante è parlare! Anzi: sparlare fa più scena!
    Sinceramente non condanno i siti dove ognuno possa esprime un giudizio, un’opinione; la cosa che, come lei, non condivido è lo sparare sentenze come se tutti fossimo depositari del Verbo. Come in tutte le cose ci vorrebbe giudizio: nello scrivere, nel leggere, nel giudicare. Ma anche nel cucinare…visto che tanti ristoratori propongono mari e monti e poi ti ritrovi una pianura piatta…..
    Questa la mia modestissima opinione, di un non chef, non blogger, non giornalista (faccio altro nella vita) ma una persona che ama il cibo e cerca di deliziare il palato….ogni tanto.

  • Marco Contursi

    (11 giugno 2014 - 20:04)

    Giustino però non credo che tu faccia risalire il tuo sapere solo su avi pasticcieri ma su anni di studi e degustazioni o sbaglio?Eppoi meglio un Catone che un Don Abbondio..

  • marco ferrara

    (11 giugno 2014 - 20:41)

    finalmente uno in gamba che dice le cose come sono

  • antonello

    (11 giugno 2014 - 20:44)

    se pur condivisibile l’articolo mi sembra un pò come chiedersi perchè il musicista bravo diplomato al conservatorio non riesca ad avere lo stesso successo commerciale del cantante pop del momento che invece vende milioni di dischi e magari è stonato e non sa suonre nemmeno un campanello o perchè la mezzacalzetta a scrivere venda milioni di libri mentre quello bravo non riesce nemmeno a pubblicare un libro…etc… e quindi la gente non capisce di musica, di letteratura etc…
    Per quanto riguarda Trip, sui ristoranti, è risaputo che non è attendibile, capita che ci azzecchi o che si prenda una fregatura, ma la fregatura può capitare x una volta, di certo non ci torno la II volta….
    passione, sacrificio e conoscenza valgono per qualsiasi lavoro o arte, purtroppo non sempre con queste qualità si ottiene successo… niente di nuovo insomma…

  • Giustino Catalano

    (11 giugno 2014 - 20:52)

    Si Marco, sicuramente e come del resto tu. Ma il punto è proprio quello. Non siamo in grado di poter decifrare la conoscenza di chi scrive se non in concomitanza di un’assaggio nelle medesime condizioni e nel medesimo tempo. Potrei scrivere benissimo di qualcuno e poi andandoci tu potresti beccare la serata no o essere nella regola mentre io ero il fortunato della unica serata si della vita dello Chef.
    E’ proprio questa la relatività cui faccio riferimento. Mi piace più pensare che quella recensione sia fatta da un utente x che va a ristorante con delle aspettative e ne da un personale giudizio che quella recensione sia frutto di un acquisto pilotato per elevare un locale o denigrarne un altro.
    Per evitare ciò basterebbe che chi scrive, chiunque esso sia non scrivesse proprio se il giudizio da dare è negativo. Non scrivere è peggio che scrivere male e rispettoso di un lavoratore. Anche dietro un lavoro fatto male c’è uno che lavora. Spesso ce ne dimentichiamo. Basterebbe ricordarsene ogni volta e applicare questa piccola e banale regola.
    Io personalmente tra Catone e Don Abbondio ho sempre preferito Orazio. Est modus in rebus. Semper!

    • Marco Contursi

      (12 giugno 2014 - 09:59)

      Caro Giustino ti lancio una provocazione, tu sei un grande esperto di tè, che si è formato anche in Oriente quindi sobbarcandosi spese e tempo per capirne davvero, non ti farebbe rabbia se domani, un pinco pallo qualsiasi, iniziasse a girare le sale da tè, scrivendo poi su un blog critiche e recensioni sul prodotto, magari sparando cazzate che lanciano messaggi errati e che questo qualcuno venga considerato un esperto solo perchè ne scrive, e venga chiamato magari come giudice in concorsi del settore senza che nessuno si chieda, “ma da dove è uscito”?
      E comunque riguardo ad Orazio io preferisco la massima Vulgus veritatis pessimum interpres…..ossia il popolo (ignorante) è un pessimo interprete della verità….a quei tempi non esistevano i blog o trip che invece fanno diventare tutti esperti.
      O forse, sempre di Orazio, preferisco “CARPE PERNAM”….AFFERRA IL PROSCIUTTO, frase che Orazio disse ad un amico in un buffet del tempo,per consigliargli di dribblare le tartine e buttarsi su un bel prosciutto affumicato che veniva dalle Gallie. :-)))))

      • Giustino Catalano

        (15 giugno 2014 - 18:17)

        Caro Marco rispondo alla provocazione. Di “esperti di tè” ne esistono a iosa già che vanno a destra e a manca e sono quotati. Anche in alcune associazioni (non faccio nomi perchè non è necessario) ve ne sono alcuni che non sanno nemmeno chi li veste la mattina. Quando poi ci si confronta emerge la qualità e tutto il resto.
        Come vedi è relativo.

  • Paolo Anelli

    (11 giugno 2014 - 21:59)

    Caro sig.Contursi, personalmente la ringrazio per ciò che ha scritto: e’ una fotografia assolutamente veritiera, penso le stesse cose.
    Apparire e’ diventata una malattia mentale, una deriva molto italiana, la considero come la fase finale di una infezione, che superficiali lo siamo sempre stati, adesso non abbiamo neanche più tanti soldi per coprire i buchi che abbiamo creato , quindi la faccenda dell’apparire adesso viaggia a 200 km/h. Non capiamo il lavoro che stiamo facendo, questa e’ la verità ; molto di quei cuochi che vengono osannati, fanno cose che non potrebbero permettersi, sono avidi, come sono avidi e ingenui i ragazzi che lavorano per loro facendosi trattare in qualunque modo per inseguire la chimera di diventare un giorno famosi a loro volta. Nelle nostre cucine pochissimi insegnano a cucinare e quasi nessuno a lavorare, soprattutto a lavorare. Questo è il vero danno. La millantata creatività che possiede il popolo italiano e’ fasulla perché basata sul nulla, cioè anche mia madre se non deve pensare a nient’altro col tempo può tirare fuori un buon piatto. Non ci sono imprenditori veri nella ristorazione, che è un settore maledettamente difficile. La grande responsabilità ce l’hanno i cuochi che hanno sguazzato in questo mondo non professionale , oggi che i soldi sono finiti inodi vengono al pettine. Ma lo sa che chef stellati non sanno organizzare le loro cucine, che non capiscono di spesa, di pianificazione , di quantità-quindi tempo da programmare per far quadrare i conti e il tempo dei loro collaboratori? E non sono pochi, non si sa lavorare, e io capisco il suo sfogo.
    Per me ho deciso di rivolgere altrove le mie energie, dove la comprensione per quello che si fa’ e’ studio quindi rispetto di chi ti sta intorno.
    Apprezzo il suo sfogo, ma è inutile andare a dire in faccia a chi si crede napoleone , che Napoleone non è , non trova? È come cercare di spiegare a un bambino di 7 anni le teorie di microeconomia, per quanto si potrebbe andare avanti prima di capire che il bambino ha bisogno i di fare un percoso personale, che deve crescere?
    Ecco per me è così e mi creda sono triste ,spaventato, arrabbiato, ora a me sta di trasformare tutte queste emozioni negative in qualcosa di bello e costruttivo, e’ arrivato per me il momento di crescere sul serio. Un caro saluto e grazie ancora per quest’articolo.

  • emiliana

    (11 giugno 2014 - 23:05)

    Un tempo i nonni non erano che un peso per una famiglia,oggi con la pensione di accompagnamento sono diventati utili per per il reddito familiare …inizio così il discorso perché oggi in tutti i ristoranti che vai quasi tutti hanno i nonni che gli preparano qualcosa …il nonno esperto in salumi quindi produzione tutto di casa di salumi nostrani..Il nonno contadino quindi tutte verdure locali e coltivati dal nonno …il nonno enologo quindi il vino locale..etc etc ..ormai non vogliono capire che queste cose si usavano 40 anni fa , per me TripAdvisor è una piattaforma di informazioni dove una persona che viaggia molto o anche per vacanze può organizzarsi delle tappe sia per andare a cena e sia per dormire in un albergo …da noi lo si usa per screditare chi non se lo merita e enfatizzare chi non se lo merita .c’è un ristorante a Cetara che ogni mattina il nonno gli pesca un tonno e che loro con quel tonno cucinano i loro piatti …..Due sono le cose o il nonno è geppetto a questo punto posso capire che c’è un forte legame di amicizia di vecchia data dovuta alla fuga dalla bocca della balena e quindi ogni mattina c’è un tonno che si sacrifica per accontentare a geppetto. .. E la seconda cosa che il ristoratore è pinocchio …dico questo perché non c’è più un identità nei ristoranti e tutto un copia e incolla di un’altro locale che in quel momento lavora forte ….la.crisi in questo caso ha aiutato molto anche a contribuire ad avventori incompetenti di aprirsi un ristorante perche convinti che lo può fare chiunque .in Italia chi merita non viene mai premiato …ci sono locali che investono soldi per la qualità dei prodotti proponendo piatti di qualità ma non vengono presi in considerazione perché non sono amici di giornalisti e critici della gastronomia . Concludo dicendo che lei ha ragione sign Contursi …non si dimentichi pero che una pizzeria più rinomata di napoli non ha mai usato sulle pizze olio extravergine ma sempre olio di semi e nonostante sia stato scoperto sta su tutti i Blog di gastronomia compreso questo …quindi non si incazzi non ne vale la pena ..buon proseguo …

  • Fiorenzo de Marinis

    (11 giugno 2014 - 23:16)

    Ognuno dice sempre la sua, dobbiamo essere liberi di esprimere il nostro giudizio. Ognuno ha i suoi gusti e potrebbe essere che non coincidono con le pietanze di un determinato locale. O quella sera è andata storta con quell’avventore che si vendica parlandone male su Trip….. Proprio su questo blog ho letto delle recensioni di locali che coincidevano perfettamente con quanto offerto dagli stessi come proprio su questo vostro blog ho letto recisione di una pizzeria dove ho mangiato la pizza più brutta della mia vita. Avevo anche segnalato all’autore del servizio e al giornalista Dott. Luciano Pignataro la cosa ma non ho avuto nemmeno risposta. I prodotti esposti nell’articolo mi fu detto che li avevano preparati solo per l’occasione dell’articolo. Quindi:
    Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo?
    Ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio.

    • luciano pignataro

      (12 giugno 2014 - 01:17)

      Qual è la pizzeria Fiorenzo? Nome e cognome please

      • Fiorenzo de Marinis

        (12 giugno 2014 - 09:19)

        Dottore in privato le scrissi e le dissi per esteso il nome della pizzeria e le raccontai per filo e per segno tutta la storia, informai anche con l’autore dell’articolo.

        • Luciano Pignataro

          (12 giugno 2014 - 09:32)

          Caro Fiorenzo, ricevo circa 400 mail al giorno e non posso ricordarle tutte. Diciamo le cose in pubblico, che è sempre meglio

          • Fiorenzo de Marinis

            (12 giugno 2014 - 15:48)

            Carissimo Dottore anche nella sua graduatoria sulle migliori pizzerie della Campania veniva riportata quest’unica pizzeria di Avellino “Malaga”. Ho mangiato sempre ad Avellino ottime pizze, in pizzerie, non riportate ne da lei ne dalla Giornalista Monica Piscitelli. Quindi ora potrà risalire all’articolo un cui si menzionavano una serie di pizze, anche belle nelle foto, ma inesistenti nel locale. Comprendo il suo impegno lavorativo e non pretendevo che leggesse proprio la mia mail e i miei ripetuti messaggi su FB. Attendevo con calma questo attacco a Tripadvisor per rammentare il caso in oggetto. Io per esperienza personale con TripAdvisor mi sono trovato bene nella scelta dei locali, almeno fino a questo momento. La saluto cordialmente.

  • pasquale bisogno

    (12 giugno 2014 - 03:20)

    Caro Marco, io confido nelle nuove generazioni di ristoratori figli di Nessuno.

  • Pasquale

    (12 giugno 2014 - 07:59)

    http://www.recensionitripadvisor.it/ Caro amico non pensi che non sono i commensali a elogiare i ristoratori?

  • Marco Contursi

    (12 giugno 2014 - 09:44)

    Nel ringraziare tutti coloro che stanno partecipando alla discussione, e invitando a farlo pubblicamente a coloro che mi hanno scritto in privato, vorrei ribadire la chiave di lettura di queste mie considerazioni che NON è che si possono fare recensioni fasulle( questo è un altro problema) MA che oggi il mondo della gastronomia è pervaso da un imperante apparire a discapito dell’essere e le conseguenze investono , ristoratori , clienti e critici dell’ultima ora. Nello specifico, i ristoratori si preoccupano più di andare alle manifestazioni o in tv che di farsi ad esempio un corso sull’olio o sui salumi, i clienti si preoccupano più di scrivere recensioni su trip, magari con paroloni,che di formarsi prima di esprimere giudizi fallaci che loro ritengono veri, i critici dell’ultima ora e bloggers vari, si preoccupano più di esibire macchine fotografiche dall’obiettivo siffrediano che di fare corsi di assaggio o di tecniche di cucina, per evitare di scrivere cazzate seppur ammantate di parole forbite e dotti paragoni.Questo è quello che volevo ribadire e su cui cercavo un confronto. Che poi esista una soggettività del gusto, che una cena vari da un’altra, va benissimo, ma attenzione a mascherare da opinione una cazzata. Per capirci, se io dico che l’olio migliore per friggere è quello di mais (fresca fresca sentita ieri sera da un ristoratore..) è una cazzata, se invece dico, “io preferisco friggere col mais seppur so che ha un punto di fumo basso”, è una opinione, magari non condivisibile, ma che ha diritto di essere detta.

  • pino adinolfi

    (12 giugno 2014 - 10:09)

    Proprio qualche giorno fa un cliente esperto in diritto delle nuove comunicazioni , palernitano, docente all’università di Salerno, mi raccontava di una pessima avventura capitata in Sicilia a Palermo proprio sul primo ristorante di trip-advisor…
    Credo che tutti abbiano un po’ di ragione in questa discussione…recensioni comprate, recensioni dell’amico che vuole incoraggiarti, simpatia o antipatia a pelle del cliente, giornata storta del ristoratore,venditore che vuole promuovere i propi prodotti, capacità di comunicazione del ristoratore che fa vendere il pesce “fritto con acqua come se fosse pesce fritto in olio denocciolato a freddo di una mono cultivar, promozione sui blog o sui giornali specializzati solo di alcune attività … e chi ne ha piu’ ne metta..
    A fronte di cio’ un po’ di sana pazienza e di lettura critica delle recensione fa percepire l effettiva realtà del locale…dalla lettura delle recensioni risalendo al numero di recensioni scritte dal cliente , dei posti ove sono state scritte, di cosa è stato scritto…
    A mio avviso è un buon criterio di selezione che puo’ dare un idea rapida…ma che và adeguatamente valutato come altre formule .. nessuno possiede la verità…ma la “Verità” và ricercata con umiltà e pazienza… e rispetto del lavoro di tutti..

  • Stefano

    (12 giugno 2014 - 10:13)

    Proprio qualche giorno fa leggevo i commenti su trip advisor sul locare di un caro amico…giusto perchè, conoscendo bene il locale avrei potuto capire cosa ne pensa la gente e come lo giudica…beh da quel momento ho deciso che non mi sarei mai affidato ai giudizi di questi assurdi avventori che si dilettano nella disamina di ogni capello, ma che poi non sanno cosa hanno nel piatto: da chi vuole giudicare un locale da un Groupon da 19€ per due persone lamentandosi delle porzioni poco abbondanti, a chi pretende di avere uno chef trovandosi in una vineria…” un menu ristretto ma adeguato ad una vineria”, ma se è adeguato perché è ristretto??? oppure: “unica nota dolente è forse il prezzo un po’ altino anche se ci aspettavamo di peggio forse.” cioè, il prezzo è altino ma ci aspettavamo di peggio…se vi aspettavate di peggio il prezzo non è per niente alto…anche perché poi il prezzo (non espresso nel giudizio) è legato a quello che mangi e più probabilmente a quello che bevi… ma lasciamo perdere…del resto, ormai, non mi fido nemmeno più dei giudizi che mi danno amici e conoscenti…troppe volte sono rimasto deluso da locali dove avrei dovuto mangiare da Dio ed invece come nella trasmissione “Fuori menu” avrei voluto pagare “zero euri”…

  • Sanfedista

    (12 giugno 2014 - 12:15)

    Marco condivido in pieno ciò che scrivi. Temo che dovrò contare soltanto su di Te come guida gastronomica. Per accunciarTi ‘a vocca posso soltanto rinnovarTi, ancora una volta, l’invito a tavola dalla Nonna: cucina devotamente tradizionale; porzioni da carrettiere e prezzi modestissimi.
    P. S. Una volta ho chiesto ad un cuoco italiano pluristellato (Michelin) la percentuale di competenti tra i suoi clienti. Mi ha risposto (secondo me esagerando) : “non più del 5%; il resto degli avventori è del tutto privo di conoscenze culinarie”.
    NON MOLLARE!

    • Marco Contursi

      (12 giugno 2014 - 21:55)

      Caro Sanfedista, come rifiutare un simile invito?!!!Ti chiamo presto e ci andiamo con mio grandissimo piacere sia per la compagnia ma sono sicuro anche per il cibo :-)

  • Pasquale Bisogno

    (12 giugno 2014 - 12:57)

    Il problema è che non ci sono altri mezzi tecnologici per dare un giudizio ad un locale tale da mettere a disposizione degli altri utenti un valido strumento di scelta.
    Nessuno riesce a capire in che modo i social e internet in genere ci stiano condizionando l’esistenza.
    Auguro a tutti di riuscire a prendere un motorino e girovagare per il nostro bel territorio, ci sono posti incantevoli e realtà ristorative non per forza ben recensite.
    Il mio locale ad esempio, ha appena ricevuto una segnalazione negativa su TripAdvisor, il bello è che non corrisponde alla realtà, non per questo mi aspetto di perdere clientela, perchè il mio lavoro è frutto di sacrificio e passione tutti i giorni, e pensare che una semplice lista di recensioni negative da parte di anche probabili strutture concorrenti possa influire sulle sorti di un’attività mi sembra alquanto esagerato.
    Dovremmo tutti fare piu’ buon uso di TripAdvisor e dei social in genere.
    Le persone vanno avvicinate alla Terra se veramente si vuole parlare di FOOD, non ad un pc.

    Pasquale Bisogno
    Titolare pizzeria Nonna Nannina di Cava de’ Tirreni

  • Fabrizio Scarpato

    (12 giugno 2014 - 13:16)

    Se non fosse per il fatto che apprezzo, anzi ammiro, il granitico entusiasmo di Contursi, mi verrebbe da dire che questo pezzo contiene una lunga serie di banalità, soprattutto lancia di traverso un’infinità di pericolose affermazioni, che, partendo magari da considerazioni note, trite e ritrite, si allarga, o si restringe, a una visione reazionaria della cucina e a un immiserimento del ruolo, minimo, parzialissimo, infinitesimale di chi cerca anche di raccontare, senza esibizione di patentini verdoniani, questo piccolo mondo, facendo appello alla semplice lampadina della sensibilità. E scusate se è poco.

    • marco contursi

      (13 giugno 2014 - 00:03)

      Ieri sera sono uscito con Adriana Lima, abbiamo cenato al Luigi 14 a Montecarlo,mangiando Almas caviar e bevendo château Lafite 1865 e poi siamo andati col jet privato al Burj al arab e dormito insieme nella suite imperiale,al mattino si é congratulata per il mio fisico scolpito.

      • Fabrizio Scarpato

        (13 giugno 2014 - 01:03)

        Cioè, fammi capire… hai passato la notte in mutande, trattenendo gli addominali, solo per raccontarle di quando hai fatto il corso sul maiale nero casertano?

        • marco contursi

          (13 giugno 2014 - 10:36)

          Diciamo che il maiale nero l ho fatto io e senza mutande(nero di nome e non solo…):-)

  • sasa

    (12 giugno 2014 - 15:35)

    oggi tutti si credono dei critici gastronomici perché guardano i blog o la tv ma nessuno si e mai trovato in una cucina quando ci sono due o trecento coperti da servire,se vuoi fare il critico vatti a fare un paio d anni in qualche ristorante a pulire tonnellate di cozze di pesci e quanta altro poi mi puoi pure giudicare ma solo dopo aver fatto la cavetti che tutti i cuochi fanno.

  • sasa

    (12 giugno 2014 - 15:38)

    solo perche vai a fare un corso non significa che ai capito veramente qualcosa tanti corsi sono solo a sfondo puramente commerciale,vedo milioni di persone che fanno corsi da sommelier ma tanti comunque dopo non capiscono un tubo di vino.

    • marco contursi

      (13 giugno 2014 - 00:28)

      Perfettamente d accordo, figuriamoci se non fanno neanche questo prima di autoproclamarsi esperti,magari con un anno scarso di esperienza giornalistica.

  • Salvatore Avallone

    (13 giugno 2014 - 16:39)

    Buongiorno, da operatore del settore devo ammettere che la problematica “TripAdvisor” e “recensioni da parte di pseudo esperti enogastronomici” è fortemente sentita. Anzitutto concordo con la Sua disamina quasi in toto, manca però un gran bel destro al volto verso quelle persone provviste (e spesso anche sprovviste!) di tesserino giornalistico che in questo momento cercano di fare soldi facili sulle spalle di chi tutti i giorni si alza per andare a distribuire qualità e cortesia nelle proprie attività ristorative. Detto ciò mi preme sottolineare come TripAdvisor possa essere un mezzo di ricatto gratuito da parte di “viaggiatori” e agenzie di comunicazione e dealer (tipo Seat, Groupon, etc.). Nonostante la mia attività sia ben recensita dai più e noto con immenso piacere che il fatto di essere primo in classifica mi porti gente, sono costantemente minacciato dall’utente di turno che chiede il “famoso sconto in cambio della recensione positiva” o dell’agente che pretende la “semplice firma del contratto per evitare spiacevoli episodi inerenti la buona reputazione del locale”. In questo contesto, risulta ancora più complicato distribuire qualità e cortesia e purtroppo non vedo spiragli di miglioramento nell’immediato. Tant’è che anche l’olio di olive ravece che usiamo quotidianamente in cucina, passa in secondo piano… Tranne incontrare poi il dottore nutrizionista utente di Trip di turno che su quel magnifico olio ci fa una recensione a 5 stelle e paga il conto, lasciando addirittura la mancia al proprietario! E allora inizi a pensare che forse i sacrifici giornalieri non sono poi del tutto sprecati! ;)

  • marco contursi

    (13 giugno 2014 - 18:22)

    Salvatore se rilegge il pezzo a partire dal rigo 55 vedrà che il mio micidiale uppercut l ho riservato proprio a chi dice lei…. rilegga un po e vedrà che é cosi :-)

  • Fabrizio Scarpato

    (13 giugno 2014 - 18:57)

    Evvai, siamo addirittura all’autocompiacimento. Per un “bel destro al volto” addirittura. Ma non capite che quel che conta è la credibilità? E nessun “tesserino”, nessuna formazione, nessun “titolo” la può garantire. Perché conta provare a capire, mettendo in moto i neuroni, non esibendo chissà quale attestato (che potrebbe anche esserci, ma mai mi sognerei di esibirlo, facendo la figura del “lei non sa chi sono io” oppure “io sono io e voi non siete un cazzo”). Tutto qui: credibilità che è anche umiltà, discernimento. Anzi sarebbe opportuno che in tal senso si evitasse di partire con Trip Advisor per poi menare sui giornalisti, sui blogger, con tutte le striscianti presunzioni del caso, le insinuazioni sui “soldi sulle spalle degli onesti lavoratori”, sugli inviti, sugli sconti, sui mangiapane a tradimento, sugli imboscati: perché sono stronzate, Contursi. Stronzate. Nemmeno velatamente ammantate da una sottile cultura delatoria che francamente da un giovane impegnato nell’agroalimentare come te, non mi sarei aspettato.

    • marco contursi

      (13 giugno 2014 - 21:33)

      Fabrizio vedo che te la cerchi…..sopra ti ho risposto con una cazzata poiché pensavo volessi giocare a chi la spara più grossa….. l unica stronzata é dire che chi scrive di gastronomia ha “un ruolo, minimo, parzialissimo, infinitesimale chi cerca anche di raccontare, senza esibizione di patentini verdoniani, questo piccolo mondo, facendo appello alla semplice lampadina della sensibilità”.Questa frase é un offesa alla intelligenza di chi scrive e di chi legge poiché quanto sia temuto dai ristoratori un giudizio di chiunque scriva da qualche parte é risaputo e lo ha sottolineato anche Luciano invitando i giovani ristoratori a non dargli troppo peso.o.Oggi per molti é diventato un mestiere senza pero che l abbiano imparato ed é contro questi che mi scaglio,contro chi critica senza sapere di cosa parla.L attestato o meglio studiare la materia e diventarne padrone é condicio sine qua non per giudicare qualcosa senno é una mera opinione personale ma non é questo che il lettore chiede a chi scrive.Senno la credibilita la si fonda solo sull apparenza ossia avere un blog con una bella grafica,una macvhina fotografica ultimo grido e usare paroloni mentre serve conoscenza profonda della materia che i bloggettari dell ultima ora troppo speso non hanno.Come tu faccia a sostenere il contrario penso possa dipendere solo dal caldo di questi giorni.

  • Salvatore Avallone

    (13 giugno 2014 - 19:03)

    Sisi, avevo letto… Mi riferivo esplicitamente a chi “chiede”, “pretende” o “elemosina” soldini in cambio di pareri e recensioni positive su questo o quell’altro blog, sito, pagina, etc. Discorso simile per le guide: paghi e sei inserito! È risaputo che si può comprare pubblicità ad esempio anche su gambero rosso: le recensioni sono gratuite e magari meritate, i riquadri con le foto e la descrizione dell’azienda sono a pagamento… Da un lato il riconoscimento per un eccellente lavoro, dall’altro la legge del Dio Denaro! Il risultato ovviamente è lo stesso: visibilità!

  • giancarlo maffi

    (13 giugno 2014 - 20:36)

    Non voglio fare l’ecumenista, cioè il Ciomei :-) , ma secondo me Contursi e Scarpato pensano le stesse cose ma le dicono in due lingue diverse ;-)

    • marco contursi

      (13 giugno 2014 - 21:49)

      Giancarlo,sinceramente,non capisco la veemenza di Fabrizio nel sostenere il nulla.Me la sono presa con i bloggettari dell ultima ora,ragazzetti che sono passati dal succo a pesca al Petrus senza sapere come,dalla zuppa di latte alla minestra di pesci di scoglio senza aver almeno un po studiato materie prime e tecniche.La vittoria dell apparenza sulla sostanza, tutto qui,che poi sono cose ampiamente condivise da chi seriamente fa critica e comunicazione gastronomica.Stronzate????

  • fabrizio scarpato

    (14 giugno 2014 - 00:01)

    Te la cerchi? E chi sei? Hai un’idea poliziesca del mondo, vai in giro a chiedere patentini, mescoli e estrapoli frasi altrui come ti pare, continui a usare il deprecabile fenomeno TA contro i blog, non conosci il dubbio hai solo granitiche certezze. Ovviamente certificate: di qualunquismo assertivo. Colpisci nel mucchio, autorizzando il becero ritornello del magna magna e la tiritera insensata del chirurgo. Io non sono un cazzo, non ho certezze, cerco di imparare sempre senza chiedere né esibire curriculum. Per questo non sopporto chi è solo chiacchiere e distintivo.

  • Marco Contursi

    (15 giugno 2014 - 18:55)

    Il problema Giustino è quando questo confronto non c e e costoro spadroneggiano e diffondono info fasulle, a cui l utenza media crede in modo acritico.Di questo ho scritto in questo post,di coloro che scrivono e parlano di cose senza saperne nulla,non essendosi formati in alcun modo e credo che sia ora di dire basta a tutti questi improvvisati.Credo soprattutto debbano dire basta coloro che fanno informazione gastronomica seria,poiché davvero non si capisce più niente,ogni giorno spunta un nuovo esperto e 100 superficiali disposti a credergli.

  • ettore

    (23 agosto 2014 - 13:26)

    Luciano condivido parola per parola il tuo articolo.
    Grazie.

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