Santojanni 2006 Terre del Volturno igt

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ALEPA
Uva: falanghina, greco
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio


Paola Riccio
E il suo rapporto con il 2007
Anzitutto vorrei dirvi che è decisamente una buona idea fare la frittata con le patate fritte anziché lesse. C’è un gioco migliore di consistenza in bocca e, soprattutto, una buona sponda di sapori con il poco di caciocavallo dentro, atteso che si tratta di uova di galline che sgambettano. Lego dunque il Santojanni (dialettale di San Giovanni) 2006 a questo piatto giacché i vini si ricordano per quello a cui sono stati accompagnati o, di converso, con chi si è accompagnati.
Il Santojanni 2006 è il classico post domenicale, di una piccola scorribanda mattuttina tra un paio di aziende che mancavano alla mia collezione visiva, indispensabile per essere schedate nel prossimo lavoro. Ma è domenicale soprattutto perché è un vino che non c’è, dunque ne scrivo per non perderne memoria e poi essere sopraffatto dalla pigrizia utilitaristica tipica dei nostri tempi (non serve, non me ne occupo).
A tre anni di distanza il vino riflette ovviamente l’annata non facile, con una vena acida dominante, in questo caso però irrobustita da un discreto alcol e dall’ammaliante sentore di frutta inespressa tipica in quasi tutti i 2006. E’ dunque un bicchiere un po’ scorbutico, come il carattere di Maurizio De Simone, non ruffiano come invece il 2007 dove l’aggiunta di sole e di pallagrello bianco hanno praticamente sedato l’anima ribelle di questo frutto rendendolo edibile e leggibile anche ai non esperti.
Il colore del 2007 è oro vivo, quello 2006 giallo paglierino carico. In entrambi torna però il tema della pera, c’è struttura, intensità e lunghezza, sicché la differenza è che il più giovane è anche più monocorde nel motivo papilloso che trasmette.
Paola sta sperimentando, la sua è una azienda ad agricoltura compatibile anche se non certificata biologica, basta il giro in vigna per rendersene conto. Il papà Eugenio comprò questa proprietà negli anni ’80 quando qui attorno, siamo sul crinale che oggi declina nell’ordine Vestini Campagnano, Masseria Piccirillo, Alepa, Fattoria Selvanova e Terre del Principe, non c’era quasi nulla. Vi piantò aglianico e cabernet perché questo usava in quel decennio, ma si fornì di buoni strumenti in cantina perché anche il vino per se doveva essere fatto seguendo i crismi.
Adesso via Barracone è un crinale che parla vino con un certo interesse.

Sede a Caiazzo. Località San Giovanni e Paolo, Via Barracone 2
Tel. 0823.862755
Sito: http://www.alepa.it
Email: info@alepa.it
Enologo: Maurizio De Simone
Bottiglie prodotte: 10.000
Ettari: 5 di proprietà di cui due vitati
Vitigni: falanghina, greco, pallagrello bianco, pallagrello nero, cabernet sauvignon, aglianico