Taurasi 1999 docg Di Prisco

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Uva: aglianico
Fascia di prezzo: fuori commercio
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Sia benedetto Paolo De Cristofaro quando poco più di un anno addietro fece dono di qualche bianco e rosso irpino in una sorta di “baratto enologico” tra le due province dell’entroterra campano (l’altra zona è ovviamente il Sannio). Tra quelle bottiglie anche un Taurasi di Pasqualino Di Prisco, annata quasi indecifrabile  a causa dell’inchiostro del timbro scarsamente leggibile sull’etichetta (anche se ad un approfondito è emerso che si trattava della vendemmia 1999). Ed ecco come una domenica qualunque riesce a trasformarsi in una giornata veramente speciale. A metterci di buon umore la puntata di ‘Linea Verde’ dedicata a Sannio ed Alto Casertano, nonché l’invadenza del profumo che diffondeva nell’aria un buon sugo alla bolognese che poco più tardi andava a condire una porzione di pasta fresca de ‘La Pasteria’ di Telese Terme. E così, mentre i bravi ceramisti di Cerreto Sannita e San Lorenzello (Piero Marcuccio ed Elvio Sagnella) parlavano all’Italia intera dell’arte figulina titernina, rendendo chiaramente evidente che la nostra regione, per fortuna, va ben al di là di qualche chilometro di spazzatura, con il suo immenso patrimonio artistico-culturale oltre che enogastronomico, pensiamo allo stappo di qualche bottiglia ben rappresentativa della ‘Campania Felix’. La scelta cade su questo Taurasi. Etichetta da grandi soddisfazioni. Colore ancora di grande vivacità, intenso e brillante e particolarmente denso lungo le pareti del calice. Naso ampio, molto armonico e complesso, dove prevalgono note di pepe, cuoio e tabacco, con  queste ultime di grande persistenza nel finale. L’ingresso in bocca appare solo per un attimo diluito rispetto alla potenza della vista e del palato. Ma tutto questo solo per un attimo ed ecco che la lingua viene letteralmente aggredita dalle intensità ma non per niente piallata dai tannini che, pur evidenti, si mostrano con una superba eleganza con il finale che regala balsamicità di mentolo. Una sensazione di piacevolezza che dura a lungo. Quando si incontrano rossi del genere è veramente un gran piacere, la conferma che la nostra Campania, sempre più terra di interessantissimi bianchi, può vantare delle sottozone dove nascono anche rossi capaci di sfidare le più blasonate etichette delle Alte Langhe. E soprattutto capaci di supportare i piatti più robusti della cucina partenopea. Ai viticoltori come Pasqualino Di Prisco, pazienti e meticolosi durante la lunga  attesa di maturazione di simili eccellenze enologiche, un grande plauso. A loro dovrebbe guardare la classe politica, chiamata ad essere capace di operare scelte con lo sguardo rivolto al futuro. Proprio come fanno questi viticoltori quando portano il frutto del loro lavoro nei campi in cantina per dare il via ad una nuova annata di cui si godrà pienamente solo dopo un decennio.

Questa scheda è di Pasquale Carlo

Sede a Fontanarosa – Contrada Rotole, 27 –  Tel e fax 0825.475738 –  Enologo: Carmine Valentin0 – Ettari: 6 di proprietà – Bottiglie prodotte: 50.000 –  Vitigni: fiano, greco, coda di volpe, aglianico.