Terra di Lavoro Campania Igp 2014 – Azienda Galardi

1/3/2017 1.4 MILA
Terra di Lavoro Campania Igp 2014
Terra di Lavoro Campania Igp 2014

di Enrico Malgi

Non sempre i grandi vini rossi sono frutto di una vinificazione monovarietale, anzi spesso essi vengono assemblati con un variegato e composito blend multivarietale.

Controetichetta Terra di Lavoro Campania Igp
Controetichetta Terra di Lavoro Campania Igp

A tal proposito, un esempio lampante ci viene fornito dalla provincia di Caserta ove da tanti anni le aziende locali hanno sperimentato con successo un blend territoriale composto da aglianico in modo preponderante e arricchito da una piccola quantità di piedirosso.

Un’azienda all’avanguardia in questo settore e che si è sempre distinta con un unicum di assoluta eccellenza è quella di Galardi di Sessa Aurunca. Il suo Terra di Lavoro Campania Igp ha fatto la storia di tutta la viticoltura regionale, riscuotendo sempre convinti apprezzamenti da parte della critica specializzata (uno per tutti Gino Veronelli, che considerava questa etichetta il miglior rosso d’Italia) e/o da parte dei consumatori. Senza dimenticare poi che la qualità di questo vino, a lunga gittata, è sempre costante nel tempo.

Mi è capitato di assaggiare in questi giorni l’annata 2014. Solito mix di aglianico all’80% e saldo di piedirosso, allevati nella zona di San Carlo di Sessa Aurunca a circa quattrocento metri di altezza. Vendemmia effettuata a metà ottobre. Contatto con le bucce per venti giorni e fermentazione malolattica in contenitori di acciaio. Maturazione in barriques nuove di rovere francese per un anno e poi affinamento in vetro. Gradazione alcolica di tredici e mezzo. Prezzo finale della bottiglia intorno ai 50,00 euro.

Colore rosso rubino con lampi purpurei. Buon impatto olfattivo, che regala al naso pregiati ed intensi aromi fruttati di sottobosco, di amarene e di prugne, seguiti da modulate, sublimi ed eterogenee essenze di viola, di geranio, di menta, di eucalipto e di bacche di ginepro. Il segmento olfattivo terziario si appalesa con spezie e note balsamiche, tostate, empireumatiche e sulfuree. Sulla lingua atterra un sorso austero, sensuale, profondo, rotondo, equilibrato, armonico, sapido e ferroso. Tannini superbi e vigorosi. Beva fresca e fine. Appeal trascinante, carnoso e progressivo. Struttura imponente e complessa. Tocco finale persistente e perfino elegante. Un grande classico dell’enologia campana ed italiana, che merita sicuramente tutta l’attenzione possibile. Da bere adesso, oppure da conservare integro per almeno altri dieci anni. Da preferire su piatti importanti della classica cucina di terra campana.

Sede a Sessa Aurunca (Ce) – Frazione San Carlo
Tel e Fax 0823 708900
Enologo: Riccardo Cotarella
Ettari vitati: 10 – Bottiglie prodotte: 30,000 bordolesi, 811 magnum e 289 doppio magnum
Vitigni: aglianico e piedirosso

8 commenti

    Francesco Mondelli

    (1 marzo 2017 - 07:21)

    Riccardo (Cotarella)che qualche “responsabilità “ha in questo capolavoro ama ripetere che non solo d’Italia ma è tra i grandi del mondo.In terra di ottimi bianchi (Campania)personalmente lo considero primo fra i cinque rossi che amo bere.PS.Per Enrico.Non conosco le etichette di domani sera ,ma dovesse esserci un rosso ,non meravigliarti della sua grandezza al pari della fama dei loro bianchi.FM.

    Enrico Malgi

    (1 marzo 2017 - 09:05)

    Ciao Francesco, devo dedurre che tuo cugino asceota ti ha messo al corrente per la serata di domani. Sarà una sorpresa mi ha detto l’interessato e conoscendolo bene ci credo proprio. Peccato che tu non sei dei nostri, ti saresti sollazzato.
    Per quanto riguarda il Terra di Lavoro è sicuramente tra i migliori rossi d’Italia.

    Marcello

    (1 marzo 2017 - 11:24)

    ma come si fa a giudicare e bere un vino a base Aglianico (80%) dopo appena 2 anni dalla vendemmia?? Bah…..

    Marcello

    (1 marzo 2017 - 11:29)

    p.s. segmento olfattivo terziario tostate e balsamiche (dopo 2 anni????)…..ma se sono i classici sentori della barrique nuova a media tostatura, ahahahahah

    Montosoli

    (2 marzo 2017 - 01:31)

    Marcello…mi stavo chiedendo la stessa cosa anche io…
    Ho ancora 2 magnum del 2006….che alla prima occasione me li tolgo dai piedi ….
    Mai stato un estimatore dei vini di Cotarella….ma il mercato e grande e vi e posto per tutti…

    Luciano Pignataro

    (2 marzo 2017 - 09:26)

    Ciao Montosoli, dalle a me, il 2006 è buonissimo :-)

    Marcello

    (2 marzo 2017 - 10:57)

    aspe’ Montosoli se hai 2 magnum 2006 il discorso cambia totalmente…1 la berrei per vedere che evoluzione ha subito il vino, l’altra conservala…Io non mi riferivo alla bonta’ dei vini di Cotarella, che possono piacere o no, ma al vino/vini base Aglianico in generale troppo giovane, perche’ e’ arcinoto che l’Aglianico i primi 4/5 anni e’ sostanzialmente “statico” e quasi privo di aromi secondari, poi comincia ad evolvere per dare le migliori “performance” dopo i 10 anni. Do per scontato la perfetta conservazione delle bott….le magnum poi sono ancora piu’ longeve perche’ sono il doppio di una 750ml….p.s per la 2006 concordo sul buonissimo di Pignataro :-)

    Marcello

    (2 marzo 2017 - 11:04)

    p.s mi correggo per gli aromi: aromi primari non secondari :)

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