Vignadangelo 1998 Fiano d'Avellino doc

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MASTROBERARDINO

Uva: fiano
Fascia di prezzo: 15 a 20 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Tre piccole grandi lezioni dal bicchiere 1998. La prima è la conferma della grandezza del Fiano, nato anche in questo caso non per essere conservato a lungo ma per essere comprato e bevuto nell’arco di un anno o poco più in un ristorante della costa su un piatto di pesce. La seconda riguarda l’alcol che non può assolutamente essere usato come indice di qualità, ma solo come un parametro: in questo caso, cari amici, siamo in compagnia di un vino a quota 11,5, il che significa senza alcun progetto sulle rese per ettaro e sulla concentrazione, eppure ha vissuto a lungo, otto anni pieni e con almeno un altro paio d’avanti. La terza riguarda la capacità dell’Irpinia, unica provincia al Sud, di esprimere tradizione sui propri vini come dimostra questa perfomance unita ad altre proposte alla Maschera di Avellino, evento molto raro quando si tratta di bianchi. Dunque il Fiano riesce ad esprimersi alla grande sui tempi lunghi, anche senza progetto, ed è questa la cosa straordinaria: io penso che se Moio, Cotarella, i due Valentino, Pagli, Caciorgna e gli altri enologi impegnati in Irpinia iniziassero a pensare ad un bianco di lunga durata adesso potrebbero costruirlo almeno sui venti anni di vita, come un austriaco o un alsaziano, raggiungendo la sublimazione, la sconfitta della morte come Dorian Gray riuscì grazie al suo ritratto. Non è una esagerazione, visto che la degustazione da Vadiaperti arrivò allegramente a 1988 senza alcun problema. Detto questo dobbiamo osservare che a livello visivo siamo al giallo paglierino carico, a quello olfattivo il vino libera se stesso dopo qualche minuto lanciando sentori d frutta bianca sotto spirito, miele millefiori, camomilla secca. In bocca la freschezza è quasi integra, peccato, dobbiamo dire, per l’alcol la cui mancanza si avverte proprio nella beva perché il palato avrebbe bisogno di almeno un mezzo grado in più a distanza di tanti anni. Sicché bastano dodici gradi, signori, per fare grandi vini come dimostra Bordeaux. Il Vignadangelo nella classica bottiglia renana è la testimonianza choc della forza del vitigno irpino sul tempo, sulla incapacità delle mode di offuscare la verità del vino quando si lavora pensando anzitutto al prodotto. Certo, viene il rimpianto perché magari se fossimo in Francia solo adesso inizierebbe ad essere commercializzato un bianco così interessante e sensuale, capace di abbattere qualsiasi chardonnay opulento e volgare. Noi lo abbiamo bevuto sulla zuppa di cipolla ramata di Montoro, la zuppa di versa e sulla minestra maritata, poi sull’agnello al forno e infine, pensate, per contrasto, anche sul babà agrumato: una gran bella esperienza che ci spinge all’appello: voi che avete bottiglie irpine, conservatele bene al buio e al fresco. Saranno le vostre compagne di vita finché deciderete di porre fine alla loro evoluzione. Non potrà mai capitarvi, a me sinora non è successo, di aprire un vino di Avellino senza freschezza. Sono questi gli affari: nel ’98 il Vignadangelo si trovava al supermercato a 6-7000 lire, oggi non ha prezzo. Noi lo abbiamo pagato al ristorante 18 e pensiamo di averlo rubato! Comprate e conservate, diventerete ricchi.

Sede ad Atripalda, Via Manfredi, 75-81. Tel. 0825 614111, fax 0825 611431. mastro@mastro.it. www.mastro.it – www.mastroberardino.com. Ettari: 140 di proprietà e 60 in conduzione. Bottiglie prodotte: 2.500.000. Vitigni: aglianico, piedirosso, fiano di Avellino, coda di volpe, greco di Tufo, falanghina