Tenuta Il Radichino. L’eredità dei pastori sardi nella Tuscia


Tenuta Il Radichino

di Tonia Credendino
A Ischia di Castro ci si arriva lasciandosi alle spalle la fretta. La strada conduce alla Tenuta Il Radichino, tra campi aperti e silenzi che sembrano appartenere a un’altra misura del tempo. Qui le pecore riposano e il lavoro segue il ritmo del gregge: entrarci, durante la visita, ha avuto qualcosa di solenne. Come varcare la soglia di un luogo antico, dove ogni cosa trova il proprio posto e la pace non è una promessa, ma una presenza.

Tenuta Il Radichino

La storia comincia molto prima, in Sardegna. Alla fine degli anni Cinquanta Carmelo Pira si trasferisce a Farnese, portando con sé il sapere della pastorizia e della caseificazione. È un ragazzo, ha una famiglia da costruire e un mestiere che non conosce scorciatoie. La Tuscia diventa la terra in cui ricominciare: prima il lavoro da affittuario, poi la possibilità di acquistare l’azienda e farla crescere, un passo dopo l’altro. Non c’è un gesto eroico da raccontare, ma la fatica concreta di chi si alza ogni giorno per prendersi cura degli animali e trasformarne il latte.
Accanto a Carmelo c’è Giuliana, sostegno decisivo di una storia familiare che non si è spezzata con il passare delle generazioni. Quattro figli — due femmine e due maschi — sono cresciuti dentro quell’azienda e ne hanno raccolto l’eredità. Oggi la portano avanti insieme alle proprie famiglie, ampliandola senza recidere il legame con l’origine. Il lavoro si è fatto più articolato, ma la sua misura resta quella di casa: il gregge, il caseificio, la tavola. E in cucina Giuliana continua a lasciare una traccia riconoscibile, nel buffet preparato con i prodotti dell’azienda e con i gesti di una tradizione che si rinnova ogni giorno.

Tenuta Il Radichino

La distanza tra Sardegna e Tuscia non è soltanto geografica. È fatta di partenze, adattamento, stagioni affrontate con risorse limitate e di una scelta che, ogni mattina, si rinnova: restare dietro alle pecore. Oggi la Tenuta alleva oltre 1.500 pecore sarde e 80 capre; il latte diventa circa venti tipi di formaggio. Sono numeri che qui non fanno spettacolo: raccontano la responsabilità quotidiana di un allevamento, il lavoro necessario perché ogni animale sia accudito e ogni prodotto trovi la propria forma.
Nel caseificio il tempo si vede. Le forme fresche hanno ancora la delicatezza del latte appena lavorato; quelle semistagionate e stagionate cambiano consistenza, profumo e carattere con il passare dei giorni. Sugli scaffali, le etichette accompagnano ogni lavorazione: fermenti, lotto, data. Durante la visita ho seguito il percorso delle forme, dalle più giovani a quelle lasciate maturare a lungo, anche per anni. La stagionatura non è una parentesi, ma una parte viva del mestiere: richiede attenzione, esperienza e la capacità di aspettare senza forzare il prodotto.

Tenuta Il Radichino

La produzione tiene insieme prove e memoria. Le mani lavorano la cagliata, la salatura è fatta a mano, le croste vengono trattate con ingredienti naturali come l’olio extravergine d’oliva; tradizione e sperimentazione convivono nella ricerca di forme e sapori diversi. Tra i formaggi si incontrano freschi come Fiocco di neve e Costabella, semistagionati come Hercle e Giglio di Castro, stagionati come Don Carmelo, Toma Reale e Granducato Nero, oltre alle specialità di pecora e capra. La Toma Reale ha ottenuto una delle 36 medaglie d’oro dell’Alma Caseus Awards a Cibus 2016; nel 2019 a Carmelo Pira è stato assegnato il premio alla carriera degli Italian Cheese Awards. Riconoscimenti che portano il nome della famiglia fuori dalla Tuscia e restituiscono valore a un sapere costruito nel tempo.

Tenuta Il Radichino

Poi c’è l’agriristoro, nato da una scommessa tra Giuliana e Gianni e diventato un altro modo di raccontare la famiglia. La tavola accoglie la Sardegna e la Tuscia senza metterle in competizione. Il buffet è un primo racconto: formaggi freschi e stagionati, salumi, verdure e preparazioni casalinghe, con il pane carasau accanto a quello toscano. Tra le portate che ho assaggiato e fotografato c’erano la zuppa gallurese, la panzanella, le polpettine di zucchine e ricotta e altre preparazioni di stagione. Si riconoscono i sapori di due terre, ma soprattutto la generosità di una cucina che non ha bisogno di spiegarsi troppo: mette al centro ciò che la casa produce e ciò che la stagione offre.

Tenuta Il Radichino

La pasta è fatta a mano: tra i piatti proposti ci sono gli gnocchetti sardi al ragù, le pappardelle al cinghiale e i ravioli di ricotta. Nei secondi la cucina passa dall’arrosto alle preparazioni in tegame, dal maialino all’abbacchio; nei racconti di tavola entrano anche piatti di tradizione come la trippa al sugo e la coratella. Il menu varia, e proprio questa variabilità gli appartiene: segue la disponibilità degli ingredienti e il calendario della campagna. In chiusura, la seadas, con il miele o con lo zucchero, riporta in tavola la Sardegna senza nostalgia: la fa sedere accanto alla Tuscia, come è accaduto alla famiglia Pira.
Prima di andare via, però, chiederei anche il Prugnolo, il liquore ottenuto dalle piccole prugne selvatiche. La famiglia lavora con sapienza sulle macerazioni: sono assaggi che completano il racconto della Tenuta, perché mostrano un’altra forma di attenzione alla natura. Raccogliere le mele cotogne, trasformare le prugne, osservare ciò che matura nei campi: ogni stagione apre una possibilità, ma impone i propri tempi. Qui non si può accelerare tutto. Il lavoro resta dietro agli animali, alla raccolta, alla trasformazione. E domani ricomincia.

Tenuta Il Radichino

La Tenuta Il Radichino ha portato il nome di Ischia di Castro fuori dai confini del territorio, anche attraverso premi e iniziative rivolte ai mercati esteri. Nel 2025 ha partecipato a Cheese, a Gourmet Selection a Parigi e al Nordic Organic Expo di Malmö, nell’ambito di un progetto di internazionalizzazione. È così che il Made in Italy viaggia: non come una formula, ma attraverso prodotti che hanno dietro una famiglia, una storia e un luogo preciso.
Arrivare qui richiede tempo. Ma una volta arrivati, il tempo cambia passo. Restano il silenzio del gregge, le forme che maturano sugli scaffali, le voci intorno alla tavola. E resta una famiglia che ha saputo trasformare una partenza in una casa, custodendo un’eredità senza lasciarla ferma: perché continui a vivere nel lavoro, nei formaggi e in ogni stagione che ricomincia.

Tenuta Il Radichino

Località Le Chiuse, snc

01010 Ischia di Castro (Viterbo)

 

Scheda del 22 magiio 2025

Alla Tenuta Il Radichino per Piritaly 2025: il coraggio di una famiglia, il valore della terra

Un viaggio nella Tuscia più autentica, tra formaggi a latte crudo, salumi artigianali e connessioni che nutrono davvero

Tonia Credendino e Tonino Pira - Tenuta il Radichino

Tonia Credendino e Tonino Pira – Tenuta il Radichino

di Tonia Credendino

Ci sono strade che non si percorrono per caso. Le prendi perché senti che, alla fine, troverai qualcosa di più grande di te: una verità, un legame, un sapore che non avevi mai conosciuto. Ho percorso settecento chilometri per partecipare a qualcosa che non cerca consenso, ma semina senso: un’esperienza autentica.

PIRITALY 2025 non è solo un evento. È un invito a rallentare, ad ascoltare, a lasciarsi raccontare da chi la terra la vive, la coltiva, la trasforma. La mia destinazione era la Tenuta Il Radichino, a Ischia di Castro, nel cuore della Tuscia. Un luogo che sembra fuori dal tempo, tra colline che sanno di Lazio, Toscana e Umbria, e borghi in pietra che resistono all’oblio.

Lì ho incontrato la famiglia Pira, custode di un sapere antico e di una visione profonda. Gianni e Tonino portano avanti l’eredità del padre Carmelo, pastore sardo trapiantato nella Tuscia, con un’energia silenziosa e tenace. Allevano oltre 1.500 pecore e 80 capre, e dal loro latte crudo nascono formaggi intensi e sinceri: il Blu Dolce, elegante e penetrante; il Radichino al pepe rosa, speziato e generoso; la ricotta Granduchessa, cremosa e pura come un abbraccio.

Formaggi in esposizione - Tenuta il Radichino

Formaggi in esposizione – Tenuta il Radichino

Ma non è solo il formaggio a raccontare la loro storia. I salumi – pancette, salami, guanciali e prosciutti – sono veri racconti di stagione e tempo, lavorati senza fretta, come si faceva una volta. Ogni prodotto è una promessa mantenuta.

Formaggio erborinato con frutta secca e rossa-Tenuta il Radichino

Formaggio erborinato con frutta secca e rossa-Tenuta il Radichino

E attorno a tutto questo, pulsa una famiglia vera. Non solo di sangue, ma fatta di collaboratori, amici, figli e pastori che vivono e lavorano insieme con lo stesso spirito. Il loro agriristoro è una tavola conviviale dove pappardelle al cinghiale, maialino arrosto e carrelli di formaggi diventano esperienza, identità, bellezza.

Mamma Giuliana - Tenuta il Radichino

Mamma Giuliana – Tenuta il Radichino

PIRITALY 2025 ha preso vita in questa atmosfera fatta di mani che si stringono, calici che si incontrano, voci che si intrecciano. Oltre 90 produttori provenienti da tutta Italia si sono riuniti per creare qualcosa che va oltre l’enogastronomia: una rete di valori, una narrazione collettiva, una comunità che resiste con gentilezza e contenuto.

Incontri straordinari: racconti di chi crede in ciò che fa

A volte non serve andarci, in certi posti. Basta ascoltare. A PIRITALY ho incontrato persone straordinarie, capaci di raccontare la propria realtà con una tale intensità da farti viaggiare solo con le parole. E io ho viaggiato tanto, così:

I Tre Cippi – Burrasca e l’Hotel della Fortezza

I Tre Cippi, Burrasca rosato

I Tre Cippi, Burrasca rosato

A Sorano, dentro l’antica Fortezza Orsini, vive una storia nuova: quella di I Tre Cippi, giovane cantina che ha dato vita a Burrasca, un rosato 100% Ciliegiolo. L’etichetta dipinta a mano, il sorso fresco e intenso, l’identità decisa: tutto in loro parla di coraggio e visione. Lì, ospitalità e vino si incontrano in una formula unica, che ho sentito vibrare nei racconti di chi la anima ogni giorno.

Luretta – Castello di Momeliano

Luretta – Achab

Luretta – Achab

Chi mi ha parlato di Luretta mi ha trasmesso un’energia rara. Vini dal nome evocativo – Carabas, Pantera, Achab – e un castello, quello di Momeliano, che ospita una delle cantine più visionarie dell’Emilia. Ogni bottiglia è una dichiarazione d’indipendenza e stile, ogni gesto è misurato, ma libero.

Serafini & Vidotto + BioSmurra – Oltre l’Aperitivo

Serafini & Vidotto e BioSmurra

Serafini & Vidotto e BioSmurra

Dal Veneto alla Calabria, due realtà si uniscono in un progetto che sa di freschezza e innovazione: “Oltre l’Aperitivo”. Il Prosecco Superiore incontra il succo di clementine bio coltivate da tre sorelle in Calabria. Un gesto che diventa racconto, sostenibilità, bellezza. Ascoltare chi ha creato tutto questo è stato come ricevere un manifesto d’armonia.

Paolo Parruti – Pan de Roma

Paolo Parruti, Pan de Roma

Paolo Parruti, Pan de Roma

Il suo pane non l’ho assaggiato, ma l’ho immaginato. Morbido, profumato, avvolgente. Paolo Parruti mi ha raccontato il suo Pan de Roma con la passione di chi conosce ogni briciola e ogni silenzio del forno. Il suo lievitato è fatto di madre, ricordi e rispetto per la materia. Una lezione di vita, in forma di pane.

Agriturismo La Nuova – Le Sbriciolette

 Le Sbriciolette (Agriturismo La Nuova)

Le Sbriciolette (Agriturismo La Nuova)

Le chiamano Sbriciolette, ma sono molto di più: sono fettine di girello impanate, fritte con amore e tramandate da Nonna Elena. All’Agriturismo La Nuova, ogni piatto ha una storia, e quella delle Sbriciolette è fatta di mani esperte, silenzi in cucina e sorrisi intorno al tavolo. Non l’ho assaggiato, ma il racconto è bastato a farmelo vivere.

Ascoltare per custodire

Non ho visto le loro vigne, non ho dormito nelle loro stanze, non ho assaggiato con la bocca, ma con il cuore sì. A PIRITALY 2025 ho capito che certe storie non chiedono presenza fisica, ma ascolto. Che si può viaggiare profondamente anche restando fermi, se chi ti parla lo fa con sincerità.

Mi porto via i loro racconti come si conservano le cose preziose: con cura. Perché ogni parola che ho raccolto è un seme. Un giorno germoglierà, magari in un mio articolo, in un viaggio futuro, o anche solo in una riflessione più consapevole sul valore di ciò che mangiamo e beviamo.

PIRITALY è stato questo: un luogo dove ciò che è vero si riconosce al primo sguardo, e resta.

Feudi Spada, “Orazio”

Feudi Spada, “Orazio”

Tenuta Il Radichino
Località Case Sparse, Ischia di Castro (VT)
www.caseificioagricoloradichino.it
Tel: +39 0761 425195
Email: [email protected]

Visite, degustazioni e pranzi presso l’agriristoro disponibili su prenotazione.

 

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