La cucina sincera di Donatella, chef di Tenuta Tortorella ad Altavilla Silentina


Tenuta Tortorella
SP 88 Località Quercioni
Altavilla Silentina
Tel. 351 3258111

 

di Ornella Buzzone

A Tenuta Tortorella la cucina non nasce soltanto ai fornelli. Prima ci sono la terra, gli animali, gli ulivi, il lavoro della famiglia e una storia costruita nel tempo. Ad Altavilla Silentina, Donatella e Rosario Scorsiello hanno riunito tutto questo in un progetto che oggi comprende agricoltura, allevamento, ospitalità e ristorazione. Qui ci sono un allevamento, una macelleria aperta più di quarant’anni fa, migliaia di ulivi e due fratelli che, dopo aver studiato e vissuto altrove, hanno deciso di tornare e provare a costruire qualcosa di proprio.

Tenuta Tortorella, l’esterno

E poi c’è Donatella Scorsiello, chef, che per definire la sua cucina sceglie una parola semplice: sincera. Ed è probabilmente la parola che meglio racconta anche tutto il resto. Per capire Tenuta Tortorella bisogna tornare indietro di qualche generazione. I nonni della famiglia Scorsiello erano allevatori. Negli anni Ottanta i genitori di Donatella decisero di guardare un po’ più lontano e aprirono la macelleria di famiglia, ancora oggi attiva e nella quale il padre, nonostante sia ormai vicino agli ottant’anni, continua a lavorare. Dall’allevamento alla macelleria, dalla lavorazione delle carni alla produzione dei salumi: una filiera familiare costruita nel tempo, alla quale si sono aggiunti i terreni, la coltivazione dei foraggi e un patrimonio di circa 4.000 piante di olivo. Circa quindici anni fa arriva un’altra possibilità. Un casolare confinante con l’azienda agricola viene messo in vendita. Quella che inizialmente avrebbe dovuto essere una casa di famiglia comincia, con il passare degli anni, ad assumere una destinazione completamente diversa. Per un periodo si pensa anche di realizzare qui un frantoio aziendale e completare così la produzione dell’olio. Nel frattempo, Donatella si avvicina sempre di più al mondo della cucina. Studia Biologia, frequenta un corso professionale, comincia i tirocini e lavora nelle cucine dei ristoranti. Vive per oltre quindici anni a Napoli, nel cuore del centro storico, fino a quando una domanda diventa sempre più insistente: se bisogna fare tanti sacrifici, perché non farli per qualcosa di proprio? A quel punto quasi tutti i tasselli erano già lì: l’allevamento, la macelleria, i salumi, i terreni, gli ulivi. Mancava soltanto l’ultimo passaggio: portare tutto a tavola.
Nasce così Tenuta Tortorella.
Per Donatella significa anche lasciare Napoli e cambiare completamente vita. Una scelta che oggi racconta con maggiore serenità, ma che inizialmente ha portato con sé dubbi e paure. Dopo tanti anni trascorsi in città, tornare ad Altavilla Silentina significava rinunciare alle proprie abitudini, ai colleghi, alla vita del centro storico e persino a quei piccoli rituali che, dopo ore trascorse in cucina, diventano importanti. La domanda era inevitabile: avrò fatto davvero la scelta giusta? Poi la Tenuta ha aperto le porte e le risposte hanno cominciato ad arrivare attraverso le persone.

Tenuta Tortorella, Rosario e Donatella

Per Donatella la soddisfazione più grande resta vedere un cliente andare via con il sorriso e sentirgli dire di essere stato bene e di aver mangiato bene. È allora, racconta, che passano la stanchezza, le preoccupazioni e le notti insonni. Oggi Tenuta Tortorella è soprattutto il progetto di Donatella e del fratello Rosario. Lei governa la cucina ed è una presenza costante nell’accoglienza e nella gestione dell’ospitalità. Rosario segue maggiormente l’azienda agricola, l’oliveto, la coltivazione dei foraggi, l’allevamento e la parte amministrativa, oltre ad affiancare il lavoro in sala. Accanto a loro c’è Giampiero, responsabile di sala, perché per i due fratelli l’ospitalità non può essere considerata un elemento secondario. Si può cucinare benissimo, ma accogliere significa anche saper accompagnare l’ospite, raccontare ciò che arriva a tavola e farlo sentire a proprio agio.

Tenuta Tortorella, il ristorante

Ed è proprio su questa idea che Tenuta Tortorella sta costruendo la propria identità. Anche il nome nasce dal luogo. Il cognome della famiglia è Scorsiello, mentre Tortorella è il nome con cui questa piccola contrada compare nelle vecchie cartine. All’inizio si era pensato a qualcosa di diverso, forse più ricercato, poi è prevalso il desiderio di lasciare il nome che quel pezzo di terra possedeva già. Anche il concetto di agriturismo, del resto, negli ultimi anni è profondamente cambiato. La tradizione rimane il punto di partenza, ma può essere raccontata attraverso una maggiore attenzione alla materia prima, alla stagionalità, alla sala, al vino e all’accoglienza. Non è una questione di quantità, ma di identità: sapere da dove arrivano gli ingredienti, rispettare le stagioni e riuscire a trasferire nel piatto il lavoro che avviene prima ancora di entrare in cucina. È questa la direzione scelta da Donatella e Rosario. L’allevamento, la macelleria di famiglia, i salumi, l’olio, l’orto e le produzioni agricole diventano parti dello stesso racconto. Lo scontrino medio si aggira intorno ai 40-50 euro, variabile naturalmente in base alla scelta dei vini, coerente con un’esperienza costruita sulla materia prima e sulla cura dell’ospitalità. Quando chiedo a Donatella di definire la propria cucina non parla di fine dining, né sente il bisogno di ricorrere a definizioni complicate. Ci pensa qualche secondo e trova una parola che le somiglia:
«La mia è una cucina sincera». Una cucina senza troppi fronzoli, legata alla tradizione ma profondamente personale. Non c’è la necessità di stupire a tutti i costi, quanto piuttosto il desiderio di partire da sapori riconoscibili e lavorarli con sensibilità, tecnica e rispetto della materia prima. Ed è esattamente ciò che ho ritrovato durante la cena.

Tenuta Tortorella, porchetta

Si comincia con una focaccia con il pomodoro invernale di Tenuta Tortorella, per poi proseguire con piccoli pani farciti con la porchetta prodotta dalla famiglia, zucchine e melanzane. Anche qui è la stagione a dettare le regole: con l’arrivo dell’inverno le verdure cambieranno seguendo ciò che la terra renderà disponibile. Arrivano poi le tagliatelle fatte in casa con ragù alla genovese, uno di quei piatti capaci di riportare immediatamente a una cucina lenta e familiare, fatta di profumi che hanno bisogno del loro tempo.

Tenuta Tortorella, ragù alla genovese

Ho ricordato Nonna. Tra gli assaggi anche gli ziti allardiati, preparazione profondamente legata alla cucina campana e perfettamente coerente con il percorso di Donatella: piatti riconoscibili, sapori netti e quella semplicità solo apparente dietro la quale c’è sempre un grande lavoro.

Tenuta Tortorella, ziti allardiati

Tenuta Tortorella, brasato

E poi c’è lui, uno dei piatti ai quali la chef è maggiormente legata: il brasato all’Aglianico con crema di patate. Un grande classico che inizialmente Donatella non era nemmeno certa di voler mantenere stabilmente in carta. È accaduto esattamente il contrario: è diventato uno dei piatti più apprezzati e non è più riuscita a toglierlo, neppure durante la stagione calda. Forse perché racconta perfettamente la sua idea di cucina: concreta, rassicurante, immediatamente comprensibile, ma mai banale.

Tenuta Tortorella, soffritto

Una menzione speciale merita il soffritto, preparato con le carni della macelleria di famiglia e servito in una piccola pentola di rame: intenso ma per nulla invadente, equilibrato e sorprendentemente delicato. E lo dico da persona che solitamente non mangia soffritto: qui non solo l’ho assaggiato con piacere, ma ho fatto anche il bis. La cena è stata accompagnata dai vini di Colle del Corsicano, con un Aglianico scelto per accompagnare soprattutto i piatti più intensi della serata. Anche il finale porta la firma di Donatella. Il tiramisù con ricotta di capra sorprende per personalità ed equilibrio. Poi arriva la millefoglie, friabile e croccante, accompagnata da una crema alla vaniglia, e infine il gelato al mirto.

Tenuta Tortorella, la millefoglie

Tenuta Tortorella, tiramisu’

Il mirto torna anche nel liquore preparato da Donatella, un altro piccolo tassello di una cucina che cerca di trasformare ciò che ha intorno senza complicarlo inutilmente. Uno dei prodotti centrali dell’azienda resta naturalmente l’olio extravergine di oliva.

Tenuta Tortorella, olio

Tenuta Tortorella conta circa 4.000 piante e lavora diverse cultivar. Tra queste ci sono Rotondella e Carpellese, varietà particolarmente rappresentative del territorio salernitano e utilizzate anche per uno dei blend aziendali. Accanto alle cultivar autoctone trova spazio il Frantoio, varietà di origine toscana impiantata nei terreni della famiglia all’inizio degli anni Duemila. Assaggiare l’olio qui significa comprendere un altro pezzo della storia familiare e, soprattutto, ricordarsi che prima del ristorante esiste un’azienda agricola. Il progetto nel tempo si è allargato anche all’ospitalità.

Tenuta Tortorella, camera

Tenuta Tortorella dispone oggi di sette camere, curate, accoglienti e dotate dei comfort necessari per trasformare una cena in un piccolo soggiorno immerso nella campagna. È forse proprio fermandosi a dormire che si comprende meglio questo luogo.

Il verde accompagna lo sguardo praticamente ovunque e, in lontananza, appare Altavilla Silentina. Intorno domina quella tranquillità che spesso è proprio ciò che si cerca quando si decide di allontanarsi dalla città, anche soltanto per una notte.
Le camere sono nate quasi come conseguenza naturale delle richieste degli ospiti, soprattutto stranieri, che arrivavano in azienda per conoscere l’olio e partecipare alle degustazioni e cercavano poi un luogo dove fermarsi. Da qui la decisione di completare l’esperienza e interpretare l’ospitalità a 360 gradi. E al mattino la filosofia non cambia.

Tenuta Tortorella, la colazione di Donatella

Niente buffet sovraccarichi, ma una colazione servita al tavolo, pensata privilegiando preparazioni fresche, prodotti di qualità e quantità ragionate, evitando sprechi inutili. Ci sono la lemon curd appena preparata, le confetture di pere fatte in casa, un French toast servito caldo, latticini, pomodori dell’orto, yogurt e granola fatta in casa, acqua aromatizzata al limone, infusi, caffè e cappuccino. Tutto quello che serve per cominciare bene la giornata, senza trasformare l’abbondanza in uno spettacolo fine a se stesso. Tenuta Tortorella ha poco più di un anno di vita e Donatella la considera ancora un work in progress. Ci sono già nuove idee: degustazioni più strutturate, corsi di cucina, laboratori dedicati alla pasta fresca e piccole esperienze capaci di mettere gli ospiti ancora più in contatto con l’azienda agricola e con il territorio. Forse è proprio questo uno degli aspetti più belli di questa storia. Donatella e Rosario non hanno semplicemente aperto un agriturismo. Sono tornati alle radici della propria famiglia provando a interpretarle con lo sguardo della loro generazione. Il lavoro dei nonni e dei genitori è entrato in una nuova fase; l’allevamento, la macelleria, gli ulivi, l’orto, le camere e il ristorante oggi convivono nello stesso progetto. E poi c’è la cucina di Donatella. Una cucina che non ha bisogno di definizioni complicate per raccontarsi. È personale, concreta, legata alla terra e alla memoria, ma capace di guardare avanti. Soprattutto, come dice lei, è una cucina sincera.
Tenuta Tortorella
SP 88, Località Quercioni
84045 Altavilla Silentina (SA)
Tel. +39 351 325 8111

 

Scheda del 26 gennaio 2026

Ad Altavilla Silentina Tenuta Tortorella, oltre gli stereotipi dell’agriturismo

Donatella e Rosario Scorziello

di Carmen Autuori

Tra agriturismi che si riforniscono al discount dietro l’angolo, trattorie trasformate in caricature di sé stesse, devote a un folclore pacchiano che sconfina regolarmente nel cattivo gusto, e bar che coprono la mediocrità con musica assordante servendo semilavorati scongelati e cotti male, per fortuna esiste ancora chi decide di approcciarsi al mondo della ristorazione in maniera seria, ossia senza narrazioni di facciata. E lo fa restando ancorato a principi autentici: prodotti genuini, rispetto della materia prima e identità territoriale.

Proprio questi principi sono alla base della proposta gastronomica dei fratelli Donatella e Rosario Scorziello, titolari dell’agriturismo Tenuta Tortorella di Altavilla Silentina, il bellissimo borgo immerso tra argentei oliveti secolari nel territorio compreso tra la valle del Calore salernitano e la Piana del Sele.

Tenuta Tortorella, l’ingresso

<<La nostra è una filiera completa – dice Rosario – siamo agricoltori, allevatori, macellai e da meno di un anno anche ristoratori>>.

Tenuta Tortorella, Rosario Scorziello

È lui ad occuparsi dell’azienda agricola di famiglia, 40 ettari tra boschi secolari, campi di cereali, ortive – sia per il consumo familiare che per l’agriturismo -, foraggere destinate all’allevamento di bovini, suini, ovini e caprini. Fiore all’occhiello dell’azienda e grande passione di Rosario Scorziello sono le 4000 piante di ulivo da cui ricava due tipologie di olio: Ofra da monocultivar di olive della varietà Frantoio che conferiscono un bouquet fresco, spiccatamente erbaceo con note di carciofo, cardo e mandorla verde e Il Blend ottenuto dalle varietà Frantoio, Rotondella e Carpellese i cui sentori iniziali di oliva e frutta matura lasciano spazio ad una gradevole nota piccante finale.

Tenuta Tortorella, gli uliveti

Tenuta Tortorella, l’olio

A completare il progetto di filiera identitaria c’è Donatella Scorziello, anima della cucina della Tenuta. Chef dell’agriturismo, Donatella ha affinato la propria formazione presso Palazzo Petrucci, sotto la guida dello chef Lino Scarallo, dopo aver interrotto gli studi di biologia per seguire la sua vera passione: la cucina.

Tenuta Tortorella, Donatella Scorziello

<<La mia non è una passione ereditata da mia madre o da mia nonna – precisa Donatella -anzi. Fino al giorno prima dell’inaugurazione sono stata scoraggiata proprio da mamma ad intraprendere questo nuovo percorso di vita. In realtà, ho imparato a cucinare per necessità perché i miei genitori sono stati sempre impegnati nell’azienda agricola, ancora oggi mio padre a 78 anni si occupa in prima persona della macelleria, così ho fatto di necessità virtù. Dopo aver frequentato un corso regionale, ho avuto la fortuna di essere stata selezionata per uno stage a Palazzo Petrucci, inutile specificare che lo chef Scarallo è stato e continua ad essere il mio punto di riferimento, sebbene a quell’esperienza ne siano seguite altre in giro per la città tra trattorie e bistrot che comunque mi hanno regalato una visione a 360 gradi che mi ha permesso di adattarmi alle più svariate situazioni, anche al ritorno a casa in una realtà molto diversa, lontana dal fermento gastronomico partenopeo>>.

L’agriturismo è stato inaugurato da meno di anno in un vecchio casale, totalmente ristrutturato, che nelle intenzioni di Rosario doveva essere un frantoio.

La sala ampia (circa 60 posti a sedere) e luminosa, grazie alle grandi vetrate che affacciano sulla vallata che ricorda una distesa d’argento, è arredata in stile rural chic. Comode sedute in velluto nei toni del verde oliva e del senape, illuminazione studiata, controsoffittatura in legno, pareti in pietra fanno da cornice alla curatissima mise en place. Durante la bella stagione è possibile pranzare o cenare nel dehors, tra alberi di limoni, di pompelmo e rigogliosi bonsai, l’altra passione di Donatella, insieme a quella per le piante di fichi d’India.

Tenuta Tortorella, la sala

Tenuta Tortorella, il dehors

L’impatto visivo di grande effetto porta ad un’unica considerazione: non si tratta di un agriturismo come lo si immagina comunemente. Tenuta Tortorella andrebbe inquadrato in una categoria diversa, ossia quella di un ristorante di campagna contemporaneo. Coerente con questo modo d’intendere l’agriturismo è il menù che, pur mantenendo una forte impronta territoriale, si discosta dai canoni tradizionali sposando una cucina personale e curata.

<<Il nostro è un menù molto semplice, pochi piatti che rispettano, naturalmente, la stagionalità ma allo stesso tempo non scontati -spiega Donatella -. Lavorare qui è una bella scommessa perché purtroppo il concetto di agriturismo è stato svuotato del suo significato primario, cioè cucinare ciò che si produce. È pur vero che non bisogna essere talebani, è chiaro che non si possono avere a disposizione tutti gli ingredienti, ma almeno l’80% di ciò che si porta in tavola deve provenire dall’azienda, per il restante ci si può affidare a produttori di fiducia, noi ad esempio lo facciamo con i formaggi>>.

L’agriturismo ha anche cinque camere per un totale di dieci posti letto dove poter soggiornare tra gli uliveti secolari. Tra i progetti futuri a breve termine degli Scorziello c’è l’idea di sviluppare percorsi di trekking e di proporsi come tappa di riferimento nei circuiti destinati all’oleoturismo.

Tenuta Tortorella, le camere

Dal menu

Partendo dagli antipasti, c’è la formula degustazione che prevede salumi, tutti provenienti dalla macelleria di famiglia (imperdibile la bresaola), un originale bun con porchetta e maionese home made, verdure di stagione, buonissimi i carciofi in umido impreziositi dall’olio di Tenuta Tortorella, e i formaggi prevalentemente di capra, straordinario il primosale.

Tenuta Tortorella, i salumi

Tenuta Tortorella, i formaggi

Tenuta Tortorella, i carciofi

Tenuta Tortorella, il bun con la porchetta

Tenuta Tortorella, primosale di capra

A seguire gli antipasti caldi con le magnifiche polpette di brasato con salsa barbecue o, in alternativa, fonduta di caciocavallo podolico, il pasticcio di patate con funghi trifolati e salsiccia al finocchietto, la verza affumicata con pancetta. Non mancano le zuppe, il corroborante piatto contadino che omaggia l’orto con la zucca e i fagioli di Controne e il sottobosco con le castagne e i funghi porcini.

Tenuta Tortorella, le polpette di stracotto di manzo

La scuola Scarallo emerge tutta in una magnifica Allardiata: zito spezzato, lardo stagionato alle erbe, conserva di pomodoro, mentre la ricotta salata di capra riporta alla tradizione cilentana.

Tenuta Tortorella, ziti allardiati

È l’olio il vero protagonista del tagliolino con tartufo nero e un’idea di cime di rapa che dona al piatto l’amaro necessario per equilibrare il tutto. Brava Donatella!

Tenuta Tortorella, tagliolini olio, cime di rapa e tartufo nero

Per le carni, naturalmente provenienti dagli allevamenti degli Scorziello, la chef predilige le cotture lunghe e l’uso delle spezie come chiodi di garofano, anice stellato e l’immancabile mirto cilentano presente nel brasato all’ Aglianico, piatto forte di Donatella, oltre che su tutti i tavoli e nel rosolio servito a fine pasto.

Tenuta Tortorella, il brasato all’Aglianico

Tenuta Tortorella, la tagliata di manzo

Tenuta Tortorella, il centrotavola di mirto

Fuori menù, secondo la disponibilità, è possibile trovare il quinto quarto: trippa, soffritto di maiale, ‘gnummarelle e tutto ciò che ruota intorno alla tradizione delle frattaglie.

Tenuta Tortorella, la trippa

Per i dolci, lo confesso, la lettura del menu mi aveva inizialmente lasciata perplessa: babà, tiramisù, caprese, nessun dessert apertamente cilentano. Al primo assaggio, però, ho dovuto ricredermi. Non solo per la precisione dell’esecuzione dell’intera proposta, ma anche per la capacità di personalizzare i grandi classici attraverso l’uso di ingredienti autoctoni: il tiramisù è preparato con una percentuale di ricotta di capra, mentre la caprese sostituisce le canoniche mandorle con le nocciole. Perfetta, infine, la lievitazione e la bagna del babà – autentico mostro sacro della pasticceria partenopea – farcito con crema pasticciera alla vaniglia del Madagascar e amarene allo sciroppo.

Tenuta Tortorella, caprese e tiramisù

Tenuta Tortorella, il babà

Concludendo, Tenuta Tortorella è la dimostrazione concreta che un altro modo di fare agriturismo è possibile: serio, identitario e privo di scorciatoie narrative. Un luogo dove cucina, territorio e visione contemporanea convivono senza banalità.

Prezzo medio 40 – 50 euro

Tenuta Tortorella
SP 88 Loc. Quercioni
Altavilla Silentina
Tel. 351 3258111
Aperto dal mercoledì al venerdì solo a cena. Sabato e domenica a pranzo e a cena.
È consigliata la prenotazione

3 Commenti

  1. Mi piace la precisazione:ristorante di campagna.Meriterebbe un disciplinare a parte visto i risultati che si possono ottenere con materie prime eccellenti trattate in modo nuovo ed accattivante.Personalmente però partirei con antipasti a base verdure cotte o crude senza far mancare il pane ed olio cui dar seguito al primo piatto ed infine i cibi proteici come carme salumi formaggi ecc.Ad ogni buon conto grazie per questo interessantissimo indirizzo e avanti sempre però tenendo presente la tradizione. FRANCESCO

  2. Grazie mille per avermi fatto conoscere questa meravigliosa realtà. Dettagli che fanno la differenza. Complimenti Carmen, bellissimo articolo 👏🏻

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