A Messina la ’Mbracciata di Loredana Ermini, il dolce che racconta la rinascita della città
di Carmen Autuori
“Volevo lasciare qualcosa alla mia città. E come potevo farlo, se non con quello che so fare meglio, ossia la pasticciera?». Esordisce così Loredana Ermini della pasticceria Di Pietro a Messina che quest’anno ha festeggiato il trentesimo anniversario. La nostra chiacchierata comincia così, circondate dalle rose canine che impreziosiscono il dehors, arredato con tavolini e sedie in ferro battuto, mentre affondo pezzi di brioche – per inciso, tra le più buone che abbia mangiato in Sicilia – nella densa schiuma di un cappuccino, in barba a ogni regola di bon ton.
E ci è riuscita grazie alla ’Mbracciata, che in dialetto significa abbraccio e che già nel nome porta con sé la propria storia, insieme alla sensibilità e all’amore di Loredana per la sua terra. Si tratta di un lievitato che mette insieme due preparazioni della tradizione siciliana e racconta una delle pagine più dolorose della storia della città, il terremoto del 1908 e la successiva ricostruzione.
Loredana ha immaginato il dolce come un omaggio alla capacità di rialzarsi di una comunità che, dopo la catastrofe, ha dovuto ricostruire case, legami e identità. Un percorso nel quale l’aiuto arrivato da fuori ha avuto un ruolo importante, tanto quanto la determinazione di chi era sopravvissuto.
La forma e gli ingredienti del dolce traducono questa storia, la pasta lievitata che richiama il mondo dei grandi lievitati, con gocce di cioccolato, arancia candita e un cuore di ricotta, sormontata da una decorazione ispirata alla cassata siciliana. Due elementi distinti che si incontrano, proprio come le persone che contribuirono alla rinascita di Messina. «La pasta lievitata, che rappresenta gli aiuti, ha sollevato la cassata», spiega Loredana, sintetizzando con un’immagine efficace il senso della sua creazione.
La storia di Loredana Ermini
Il percorso che l’ha portata a ideare la ’Mbracciata comincia molto prima. Da ragazza Loredana studiava medicina, ma dopo il matrimonio ha lasciato gli studi e seguito il marito nell’attività di pasticceria aperta insieme. Trent’anni fa, però, ha deciso di intraprendere una strada autonoma, staccandosi dal laboratorio di famiglia per aprire la pasticceria che gestisce ancora oggi in prima persona, il nome è rimasto quello di Di Pietro, ma l’attività è stata da sempre interamente nelle sue mani.
Il mestiere lo ha appreso soprattutto sul campo, confrontandosi con i pasticcieri messinesi più esperti, anche quelli ormai in pensione, custodi di tecniche e conoscenze che rischiavano di andare perdute. «Una volta in pasticceria ognuno aveva il suo compito e la sua specialità. Ho scelto di imparare da ciascuno di loro, lavorando fianco a fianco in laboratorio per apprendere i segreti di ogni preparazione».
Per la cassata si è rivolta a chi ne aveva fatto il proprio cavallo di battaglia, così come per la brioche, la pasta reale e la pignolata, piccoli bignè ricoperti di glassa al limone o al cioccolato, da sempre tra i dolci simbolo di Messina e tra i souvenir gastronomici più acquistati da chi fa scalo in città. Alla formazione sul campo Loredana ha affiancato, negli anni, corsi di specializzazione con maestri come Luca Montersino, per le basi, Rolando Morandin per i lievitati.
Oggi il suo obiettivo rimane quello di fare bene il proprio mestiere. «Sono sempre ipercritica. Mi piace capire dove sbaglio e se una cosa può essere fatta meglio. Parlo di tecniche, ma soprattutto di materia prima: niente margarina, solo burro e il miglior cioccolato fondente non quello da copertura. La pasta di nocciole e quella di pistacchio viene preparata da me, così come il caramello salato, in altre parole niente di semilavorato, perché risparmiare sulla materia prima significa modificare, in peggio, il risultato finale».
La stessa idea vale per i canditi, spesso messi da parte da chi li considera un elemento superfluo. Per Loredana, invece, quando sono buoni rappresentano una parte fondamentale dell’equilibrio di un dolce. <<Il problema non è l’ingrediente, ma la sua qualità. Ad esempio, nei miei lievitati non è presente la pasta d’arancia, non occorre, bastano i canditi realizzati a regola d’arte per dare il profumo, la giusta umidità e il gusto al dolce in questione>>.
Nella pasticceria Di Pietro il legame con la tradizione non esclude la ricerca di nuove soluzioni. Ne è un esempio la cassata contemporanea – che lei chiama Rustica – una versione che conserva il ripieno di ricotta e gocce di cioccolato, rinunciando alla copertura di pasta reale e alla decorazione di canditi.
Il suo approccio alla pasticceria è pragmatico, la tradizione va rispettata, ma non necessariamente riprodotta senza modifiche, conta soprattutto capire che cosa si sta facendo e perché.
Anche le torte nate in laboratorio parlano di una dimensione personale e familiare. Infatti la figlia Alessandra lavora con lei e partecipa attivamente alla vita della pasticceria e alcune creazioni sono legate proprio alle persone più care: il Tortino Alex, dedicato alla figlia, con frolla al cacao e caramello salato; la Torta Sofia, una mousse alle pere dalla veste bianca e la torta Giulietta, con il caramello, pensate per le sue nipotine di cui portano, rispettivamente, il nome.
C’è poi la Torta dello Psicologo, tutta al cioccolato, con un guscio croccante, un interno morbido e caramello salato. Non è un caso che sia diventata una sorta di rito propiziatorio per gli studenti alle prese con gli esami universitari. La pasticceria Di Pietro si trova a pochi metri dall’Università di Messina e una fetta prima della prova può diventare un piccolo gesto scaramantico, perché, si sa, quando c’è di mezzo un esame, meglio non lasciare nulla al caso.
La ‘Mbracciata
Una pasta lievitata con gocce di cioccolato e arancia candita, il ripieno che richiama la cassata siciliana e una decorazione di canditi: la ’Mbracciata traduce la tradizione messinese in una nuova preparazione, studiata anche per essere conservata e spedita. La ricetta, infatti, cambia in base alla destinazione del dolce.
Quando viene consumata fresca, la crema di ricotta può essere aggiunta al momento. Per la versione da asporto, invece, Loredana utilizza un liquore alla ricotta inserito nell’impasto, mentre la copertura di cioccolato bianco sostituisce lo zucchero fondente, più sensibile all’umidità. I canditi restano a completare la decorazione, in omaggio alla cassata. Se il trasporto è breve, la crema può essere confezionata a parte in un sac à poche, da aggiungere prima dell’assaggio.
Presentata nel febbraio 2026, la ’Mbracciata è stata riconosciuta dal Comune come dolce identitario di Messina. È già proposta, in formato monoporzione, durante i concerti e viene scelta da alcuni alberghi per accogliere i propri ospiti. Loredana sta inoltre lavorando alla tutela del nome, con l’obiettivo di consolidare il legame tra questa creazione e la città.
“La ’Mbracciata porta dentro di sé una storia di coraggio, di solidarietà e di rinascita. È il mio modo di dire grazie a Messina, alla città che mi ha dato le radici, le tradizioni e la forza di costruire il mio percorso, perché, come amo ripetere, non è un panettone alla cassata, è una cassata che ha scelto di lievitare. E se c’è una cosa che ho imparato nella vita è che possiamo crescere, cambiare e andare lontano, senza dimenticare mai da dove veniamo. Il mio sogno? Che un giorno, sentendo pronunciare la parola ’Mbracciata, qualcuno risponda semplicemente Messina”, conclude Loredana Ermini.
L’obiettivo è fare della ’Mbracciata un riferimento gastronomico per Messina e, al tempo stesso, portarla oltre i confini regionali. Un’occasione per conoscerla e assaggiarla sarà Panettone d’Artista 2026, in programma il 5 e 6 dicembre al Tabacchificio Centola a Pontecagnano in provincia di Salerno. In attesa di degustarla durante la manifestazione, Loredana regala generosamente ai lettori la ricetta per provare a prepararla anche a casa.
Pasticceria Di Pietro
Via Tommaso Cannizzaro, 274
Messina
Telefono: 090-679761
Ricetta di Loredana Ermini raccolta da Carmen Autuori
- Tempo di preparazione 4 ore
- Tempo di cottura 55 minuti
Ingredienti per 10 persone
- Per il primo impasto
- 280 g di farina forte
- 100 g di lievito madre solido rinfrescato
- 130 g di acqua
- 65 g di zucchero semolato
- 60 g di tuorli
- 65 g di burro morbido
- Per il secondo impasto
- 700 g di primo impasto
- 60 g di farina forte
- 35 g di zucchero semolato
- 10 g di miele d’arancio
- 35 g di tuorli
- 45 g di burro morbido
- 6 g di sale
- 5 g di vaniglia e scorza d’arancia grattugiata
- 90 g di arancia candita a cubetti
- 100 g di gocce di cioccolato fondente
- Dopo la cottura
- 20–25 g di liquorino alla ricotta
- Per servire, a piacere
- 250 g di ricotta di pecora ben scolata
- 40 g di zucchero a velo
Preparazione
Il primo impasto
Versare nella planetaria l’acqua, il lievito madre a pezzetti e la farina.
Iniziare a impastare, quindi aggiungere lo zucchero e i tuorli poco alla volta.
Quando l’impasto diventa elastico, incorporare il burro morbido in più riprese.
Lavorare fino a ottenere una pasta liscia e omogenea.
Coprire e lasciare lievitare a circa 26 °C per 10–12 ore, fino a quando avrà triplicato il volume.
Il secondo impasto
Aggiungere al primo impasto la farina e lavorare fino a renderlo nuovamente elastico.
Unire lo zucchero, il miele e i tuorli poco alla volta.
Incorporare il burro, il sale, la vaniglia e la scorza d’arancia.
Infine, aggiungere l’arancia candita e le gocce di cioccolato, distribuendole uniformemente.
La formatura e la lievitazione
Lasciare riposare l’impasto coperto per 30–40 minuti.
Formare una palla liscia e sistemarla in uno stampo rotondo da 1 kg. Lasciare lievitare a 27–28 °C fino a quando l’impasto arriverà a 1–2 cm dal bordo.
Cuocere in forno statico preriscaldato a 165–170 °C per 45–55 minuti, verificando che la temperatura al cuore raggiunga 93–94 °C.
Appena sfornata, iniettare il liquorino alla ricotta in più punti con una siringa alimentare.
Lasciare raffreddare completamente il dolce capovolto.
Come servirla
A piacere, mescolare la ricotta ben scolata con lo zucchero a velo fino a ottenere una crema morbida. Servirla a parte, da spalmare sulle fette di ’Mbracciata al momento dell’assaggio.










