50 Top Italy 2019: ecco i migliori 50 ristoranti italiani nel Mondo. Passerini, Iaccarino, Heinz Beck e…

17/10/2019 5.4 MILA

Sul podio Don Alfonso 1890 a Toronto e Heinz Beck a Tokyo.
50 i locali presenti nella prima classifica che premia il made in Italy all’estero.
Appuntamento al Teatro Eliseo di Roma il 2 dicembre per le quattro classifiche italiane.

Finalmente l’attesa è finita. Dopo mesi di lavoro nel nostro Paese e nei vari continenti, si apre il sipario su 50 Top Italy, la guida on-line consultabile gratuitamente, dedicata al meglio della ristorazione italiana fuori e dentro i confini nazionali. E l’apertura in grande stile vede appunto protagonisti i massimi interpreti della cucina tricolore all’estero. Una vera e propria mappatura globale del Made in Italy di qualità nel mondo: questo è quanto emerge da I Migliori Ristoranti Italiani nel Mondo 2019, primo step del progetto firmato LSDM (storico congresso di cucina d’autore in scena dal 2008 a Paestum) e curato dai suoi ideatori, Barbara Guerra e Albert Sapere, insieme al giornalista Luciano Pignataro.

Al primo posto dello speciale ranking rivolto agli esponenti della cucina italiana nei vari continenti, c’è il ristorante Passerini a Parigi, dello chef romano Giovanni Passerini, talento che ormai da tempo ha valicato le Alpi alla conquista dei gourmet francesi. Seguono sul podio Don Alfonso 1890, a Toronto, e Heinz Beck, a Tokyo. Locali guidati da due delle più prestigiose firme della ristorazione italiana, ovvero la famiglia Iaccarino, che da Sant’Agata sui Due Golfi ha rivoluzionato il concetto di cucina mediterranea, e lo stesso Heinz Beck, tedesco trapiantato a Roma, anima di un tempio della gastronomia come La Pergola. Quarta e quinta posizione per Acquarello, a Monaco di Baviera, e 8 ½ Bombana, in quel di Honk Kong, ristoranti guidati da due grandi chef emigrati da tempo, cioè Mario Gamba e Umberto Bombana.
La top 50 vede primeggiare l’Europa, grazie alla presenza di ben 18 insegne del Vecchio Continente, seguita dal Nord America, a 16, (14 negli Stati Uniti e 2 in Canada) e dall’Asia, a 10. Ma, a conferma della fama globale della cucina italiana, a essere toccati sono tutti i continenti: sono 3 infatti i locali in America Latina (2 in Brasile e 1 in Messico), 1 in Australia, 1 in Sud Africa, 1 negli Emirati Arabi. Il primato cittadino spetta a New York, dove sono presenti ben 7 ristoranti alfieri del Made in Italy; staccate, a quota 4, Parigi e Honk Kong, e poi, a 2, Londra, Copenaghen, Singapore, Tokyo, Bangkok e Washington. Particolare il caso di Ginevra, cittadina svizzera che può annoverare fino a 3 luoghi dove trovare dell’ottimo cibo italiano.

Tutti i locali presenti in guida sono in grado di offrire, per cucina, stile e veridicità dei prodotti, uno spaccato della cultura italiana. Ma non solo, altra caratteristica comune e fondamentale è quella di possedere una filosofia gastronomica per chi propone mangiare italiano all’estero, che potremmo definire 2.0. E quindi una cucina con delle radici ben salde nella tradizione ma al tempo stesso aperta a nuovi orizzonti, disponibile alla contaminazione reciproca e che riesce a fare un uso intelligente dei prodotti del territorio di accoglienza.

Di tutto ciò hanno tenuto conto i 350 ispettori di 50 Top Italy nel mondo coordinati da Guido Barendson; hanno fatto le loro valutazioni rispettando l’anonimato e l’autonomia.

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50°

Belotti Ristorante
Oakland
Stati Uniti
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49°

Giando Italian Restaurant
Hong Kong
Cina


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48°

Racines
Parigi
Francia
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47°

95 Keerom
Città del Capo
Sud Africa

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46°

Carmelo Greco
Francoforte
Germania


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45°

Sartoria Restaurant
Londra
Regno Unito

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44°

Del Posto
New York
Stati Uniti

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43°

Brera Ristorante
Los Angeles
Stati Uniti

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42°

Al Tiramisù
Washington
Stati Uniti

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41°

Maritozzo
Mosca
Russia

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40°

Piccola Cucina
New York
Stati Uniti

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39°

Senzanome
Bruxelles
Belgio

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38°

Picchi Restaurante
San Paolo
Brasile

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37°

Ai Fiori
New York
Stati Uniti

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36°

Ristorante San Giorgio
Copenaghen
Danimarca

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35°

Dilia
Parigi
Francia

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34°

Pianeta Terra
Amsterdam
Olanda

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33°

Paola’s Restaurant
New York
Stati Uniti

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32°

Cioppino’s Mediterranean Grill & Enoteca
Vancouver
Canada

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31°

Buona Terra
Singapore
Singapore

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30°

Pelago Ristorante
Chicago
Stati Uniti

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29°

The Artisan by Enoteca Pinchiorri
Dubai
Emirati Arabi

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28°

L’osteria del Becco
Mexico City
Messico

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27°

Lilia Ristorante
New York
Stati Uniti

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26°

Mancini
Stoccolma
Svezia

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25°

Ristorante Hotel Cipriani
Rio de Janeiro
Brasile

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24°

Restaurant Le George
Parigi
Francia

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23°

Acquerello
San Francisco
Stati Uniti

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22°

La Bottega
Ginevra
Svizzera

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21°

Vetri Cucina
Philadelphia
Stati Uniti

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20°

Gianni Ristorante
Bangkok
Thailandia

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19°

Braci
Singapore
Singapore

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18°

La Scala
Bangkok
Thailandia

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17°

Grissini
Hong Kong
Cina

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16°

Il Gattopardo
New York
Stati Uniti

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15°

Fiola DC
Washington
Stati Uniti

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14°

Tosca
Ginevra
Svizzera

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13°

Restaurant Era Ora
Copenaghen
Danimarca

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12°

Il Lago
Ginevra
Svizzera

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11°

Aromi
Praga
Repubblica Ceca

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10°

LuMi dining
Sidney
Australia

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Locanda dell’Angelo
Hong Kong
Cina

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Il Ristorante Luca Fantin
Tokyo
Giappone

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Marea New York
New York
Stati Uniti

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Locanda Locatelli
Londra
Regno Unito

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Acquarello
Monaco
Germania

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8 ½ Bombana
Hong Kong
Cina

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Heinz Beck Restaurant Tokyo
Tokyo
Giappone

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Don Alfonso 1890 Toronto
Toronto
Canada

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Restaurant Passerini
Parigi
Francia

Sale l’attesa, nel frattempo, per scoprire i nomi al vertice delle 50 migliori insegne del Belpaese, divise in quattro fasce di prezzo, grande novità e particolarità di questa guida. Infatti, la ristorazione italiana sarà divisa in: Low Cost, Trattoria/Osteria, ristorazione fino a 120 euro e oltre 120 euro. L’evento finale si svolgerà Lunedì 2 dicembre presso il Teatro Eliseo di Roma.

Partners dell’iniziativa:
Olitalia, Birrificio Valsugana, Consorzio di Tutela del Prosecco DOC, S.Pellegrino & Acqua Panna, Kimbo, D’Amico, Mandara, EMME Prodotti Tipici, Pastificio dei Campi, Mulino Caputo.

6 commenti

    lucab

    Conosco soltanto Passerini.
    Non ho mangiato nel suo ristorante e nemmeno nel suo Bistrot.
    Ma, anche se non siamo vissuti
    nella Roma imperiale, sappiamo chi era Augusto e qualche “opinione” ce la siamo fatta su di lui studiando la Storia.
    Non abbiamo partecipato alla seconda guerra mondiale ma sappiamo come chi fosse Hitler e come fu sconfitto il nazismo.
    Ebbene, Passerini ha rilasciato numerose interviste negli ultimi anni, attraverso le quali, spiega l’evoluzione della sua cucina e
    l’attuale filosofia del suo nuovo ristorante aperto nel 2016.
    Poi basta leggere il menù, approfondire alcuni piatti descritti in molteplici recensioni e un”opinione” nasce spontanea nella mente.
    Altrimenti ditemi a che servono le recensioni o gli articoli di presentazione o le interviste.
    Certo, poi mangiare nel suo ristorante, è importante per verificare se le nostre “opinioni” saranno confermate oppure no.

    In sintesi “mi sembra” che Passerini abbia seguito una strada che in Italia molti chef blasonati hanno snobbato.
    È stato intelligente a proporla a Parigi: se l’avesse fatto in Italia non avrebbe goduto della stessa considerazione.

    Oltre che un bravo cuoco Passerini è un abile “comunicatore” e, questo nell’epoca in cui viviamo, è forse una delle abilità più importanti per avere successo.
    __
    Di cuochi bravi, ormai, è pieno il mondo.
    Di food blogger plaudenti e osannanti è pieno il web.
    Di classiche più o meno attendibili è pieno internet.

    Quello che manca in Italia è una Critica Gastronomica Indipendente.

    17 ottobre 2019 - 12:37Rispondi

    Marco Galetti

    “Quello che manca in Italia è una Critica Gastronomica Indipendente”, sostituendo manca con scarseggia renderebbe merito ed eviterebbe un affronto a chi, in anonimato, ha pagato il suo conto

    17 ottobre 2019 - 13:29Rispondi

      Luciano Pignataro

      Verissimo, se Passerini avesse proposto questa cucina in Italia nessuno se lo sarebbe filato. Da riflettere dunque sul provincialismo alla rovescia degli italiani

      17 ottobre 2019 - 17:11Rispondi

    Francesco Mondelli

    lucab

    Va bene scarseggia. D’altronde ho espresso, anche se in non molti casi, apprezzamento su questo blog verso alcuni articoli. Ed erano sinceri.

    Preciso.
    Pagare il conto e in anonimato sono “presupposti” importanti ma, secondo me, non bastano.
    Poi sull’anonimato potrei fare centinaia di esempi di recensioni non anonime su questo e altri blog.
    Il concetto di indipendenza, secondo me, è innanzitutto un atteggiamento interiore:
    stare dalla parte del consumatore-cliente.
    Al suo servizio.
    Non mi sembra che sia così.
    Molti food blogger, parlo in generale, ma potrei fare decine di nomi, lavorano nel marketing, fanno consulenze ecc…
    Questo non può portare a uno spirito indipendente. È stupido pensarlo. È ingenuo credere il contrario.
    Ma oltre a ciò poi c’è un CLIMA in Italia dominato dalla logica del fare sistema che poi si degrada a logica dell’inciucio, del volemose bbene, del tengo famiglia, del facciamo gruppo per difendere i ca… nostri, ecc…
    __

    Questo clima non favorisce lo spirito d’indipendenza.
    __
    Caro Marco Galetti io non ho mai pensato che tu ti sia venduto per un pranzo.
    Mai.
    Il calore, l’affetto sincero, che metti nei tuoi articoli, anche nei confronti dei ristoratori che visiti, non mi ha mai fatto dubitare della tua onestà.

    17 ottobre 2019 - 14:44Rispondi

    lucab

    Ringrazio Luciano Pignataro per il commento.
    Approfitto per dire che la cucina che fa Passerini a me piace molto.

    Se continuo a parlare su questo blog è perché Luciano Pignataro (ancora) non ha deciso di escludermi dal blog :-)
    Se fosse per altri non parlerei da tempo.
    Il mio punto di vista non cambia nulla, non cambia la cultura prevalente e dominante nella nostra epoca.

    17 ottobre 2019 - 18:16Rispondi

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