Ad Aversa il nuovo indirizzo dove la tradizione è protagonista: Armonì Restaurant
di Ornella Buzzone
C’è un momento, seduti a tavola da Armonì, in cui si capisce che qui non si è venuti soltanto per mangiare. Si è venuti per ritrovare un sapore. Un ricordo. Un gesto antico che torna attuale.
A novembre 2025, Mariano Armonia ha scelto di aprire una nuova pagina della sua storia gastronomica proprio ad Aversa, nel punto esatto in cui Napoli e Caserta quasi si stringono la mano. Una posizione strategica, certo. Ma soprattutto simbolica: un crocevia di culture, famiglie, tradizioni. Le stesse che hanno nutrito la sua infanzia.
Mariano è figlio di pastai. I suoi genitori preparavano pasta fresca a Materdei, nel cuore popolare di Napoli. È lì che tutto ha avuto inizio: farina tra le mani, tavoli infarinati, gesti ripetuti con precisione quasi religiosa.
E poi il ricordo che racconta sempre con un sorriso: i passi della nonna il sabato sera, avanti e indietro in cucina, per girare il ragù sul fuoco. Quello vero. Denso, scuro, profondo. Ore e ore di cottura lenta, fino a diventare memoria liquida pronta per la domenica.
Quella cucina non è mai stata abbandonata. È rimasta dentro. E oggi torna protagonista.
Il nome Armonì non è nuovo per chi frequenta la scena gastronomica flegrea. La prima casa è a Pozzuoli, dove il mare entra nei piatti e nelle scelte stilistiche. Lì Mariano ha voluto che il ristorante parlasse il linguaggio dell’acqua, del pescato, dell’orizzonte.
Ad Aversa, invece, l’atmosfera cambia. Qui l’impronta porta anche la firma del socio Gianni Russo, compagno di viaggio da due anni. È stato lui a dare un tocco deciso alla nuova location, rendendola più urbana, più raccolta, più intima.
Il risultato è uno spazio elegante ma accogliente: pareti color verdone che avvolgono lo sguardo, sedie in velluto morbido, una mise en placericercata, curata nei dettagli ma mai pretenziosa.
Ci si sente a proprio agio subito, anche grazie a un servizio preparato, ospitale, capace di raccontare i piatti senza sovraccaricarli di tecnicismi.
Sulle pareti compaiono simboli della napoletanità più autentica: San Gennaro, il Cuore Sacro, ingredienti del territorio. Non folklore, ma identità dichiarata.
La filosofia è chiara: fedeltà alla tradizione vera, quella dei sapori netti.
Qui non si gioca a stupire con artifici eccessivi. La tecnica c’è, e si sente ma non urla mai. I piatti sono presentati con eleganza contemporanea, belli da vedere, cromaticamente curati, ma soprattutto buoni da mangiare.
Accontentano l’occhio, sì. Ma soprattutto lo stomaco.
Mariano è affiancato a Pozzuoli da Alessandro Prezioso e nella nuova location da un giovane chef, Antonio Orefice,
che lo segue fin dall’inizio di questa avventura, due anni fa. Con entrambi un sodalizio costruito sulla fiducia e su una visione comune: riportare al centro la cucina tradizionale campana, alleggerita quando serve, ma mai snaturata.
Il risultato è una tavola che parla di: ragù fatto come si deve, pasta che ha consistenza e carattere, materie prime territoriali valorizzate senza eccessi.
C’è però un tassello determinante che eleva ulteriormente il progetto: l’affiancamento di Peppe Guida, chef stellato di Vico Equense. La sua impronta non è invadente, ma è riconoscibile nella precisione dei sapori, nell’equilibrio delle ricette, nella centralità assoluta della materia prima.
È un contributo di grande valore, un elemento che rafforza l’identità del ristorante e lo posiziona su un livello qualitativo alto e coerente. Non un semplice nome, ma una presenza concreta nella costruzione dell’offerta gastronomica.
È il ritorno all’amore per la cucina che sa di casa. Quella che non ha bisogno di effetti speciali per emozionare.
In un momento in cui l’alta ristorazione spesso si allontana dal quotidiano, Armonì sceglie una strada diversa.
Ogni ristorante ha il suo piatto simbolo. Da Armonìsi chiama Pasta Mista Ammare.
La sua storia è affascinante perché nasce quasi per caso. Durante un evento, partendo dall’idea della tradizionale zuppa di cozze del Giovedì Santo, Mariano e la sua brigata decisero di sperimentare una rielaborazione creativa di quel sapore popolare e intenso.
Da quell’intuizione è nata una zuppetta di mare diventata poi pasta, trasformandosi nel piatto di punta del ristorante.
All’interno troviamo cozze, pesce azzurro, cannolicchi e totani.
Il tutto viene mantecato e legato con maestria, creando un equilibrio perfetto tra sapidità marina e profondità aromatica. È un piatto iconico, richiesto, fotografato, ma soprattutto amato. I riscontri sono entusiastici: chi lo prova spesso ritorna per lui.
Armonì non è soltanto piatti ben eseguiti. È un progetto costruito con attenzione su ogni dettaglio.
Accanto alla Pasta Mista Ammare, il menù prosegue come un viaggio dentro la memoria gastronomica campana, riletta con misura e precisione.
Ci sono i Manfredi della domenica, avvolti dalla ricotta e dal sugo della festa, e la genovese intensa, costruita sulla dolcezza profonda della cipolla di Montoro. Il riso e patate diventa ancora più avvolgente nella versione con riso Acquerello, patate, provola e parmigiano, mentre la lardiatagialla firmata da Peppe Guida racconta tutta la potenza della tradizione partenopea.
Non mancano gli spaghetti a poveriello con tartufo, essenziali ma sorprendenti, e l’intramontabile fagioli e cozze, equilibrio perfetto tra terra e mare.
Tra gli antipasti e i piatti iconici della cucina di casa troviamo le uova al purgatorio con salsa di pomodoro e cannellini, la mozzarella in carrozza, la frisella con polpo, il carciofo, la tartare e l’immancabile mozzarella di bufala campana, espressione pura del territorio.
Curioso e spiazzante il pre-dessert: uno spaghetto aglio e olio che prepara il palato alla chiusura.
Poi arrivano i dessert, tutti di produzione interna: eccellente la Santa Rosa al bicchiere, con crema e amarene, intensa e golosa; convincente la New York cheesecake ai frutti di bosco, cremosa e bilanciata; e ancora il tiramisù e altre proposte stagionali che chiudono il percorso con coerenza e dolcezza.
Cantina vini ampia, con numerose etichette nazionali. Carta dei drink interessante, per chi ama chiudere o accompagnare il pasto con un distillato ricercato.
Carta dei caffè, pensata per valorizzare anche il momento finale.
Carta delle acque, un plus non scontato: base con San Pellegrino e Acqua Panna, ma con una selezione più ampia di acque nazionali e internazionali per chi desidera scegliere con cura ogni abbinamento.
Sono dettagli che fanno la differenza e raccontano una visione precisa: offrire un’esperienza completa, coerente, curata.
Con una spesa media tra i 50/70 euro a persona, si può vivere un percorso appagante, di qualità. Non solo estetica, ma sostanza. Non solo impiattamento, ma gusto.
Ed è forse proprio questo il punto di forza: l’equilibrio.
Armonì ad Aversa non è soltanto una nuova apertura. È un ritorno. Alla lentezza, alla memoria, ai sapori veri.
In un tempo che corre veloce, Mariano Armonia sceglie di fermarsi davanti a un tegame che sobbolle piano e invita tutti noi a fare lo stesso. È la dimostrazione che la cucina tradizionale, quando è fatta con rispetto, tecnica e memoria, non è mai nostalgia. È contemporaneità pura.
Armonì Restaurant
Via Armando Diaz 109/111 Aversa (CE)
Costo medio: 50/70 € a persona
chiuso il martedì e la domenica sera









