Addio a Roberto Costanzo, Sannio in lutto: è stato l’uomo dell’agricoltura moderna


Roberto Costanzo si è spento a 97 anni nella sua San Marco dei Cavoti. Ha segnato la storia dell’agricoltura moderna nel Sannio. Ho avuto l’onore di conoscerlo e di collaborare con lui quando era presidente della Camera di Commercio di Benevento e si organizzavano le prime Falanghina Felix a Sant’Agata dei Goti negli anni ’90. Ma vi lascio al ricordo di Nicola Matarazzo che lo ha conosciuto meglio di me.

Roberto Costanzo

di Nicola Matarazzo

Scrivo con la consapevolezza che le parole arrivano sempre un passo indietro rispetto a quello che si prova.

Roberto Costanzo ha scritto una pagina importante della storia del Sannio. Chi ha collaborato con lui lo sa, chi ha semplicemente osservato da fuori lo intuisce: è un dato di fatto che il tempo ha già iniziato a testimoniare.

L’ho conosciuto quando era presidente della Camera di Commercio di Benevento e presidente della Fondazione Mario Vetrone. Io ero un giovane laureato, uno dei tanti che bussano alle porte delle istituzioni con un’idea sotto il braccio e la paura che nessuno la ascolti. Ho svolto un periodo di ricerca come borsista in quella Fondazione, avendo vinto il premio annuale riservato ai giovani laureati; in quel percorso ho avuto modo di conoscerlo meglio e di incontrare qualcosa che va oltre la formazione tecnica: ho incontrato un uomo capace di ascoltare per davvero.

Perché è questo che lo ha reso diverso da tanti altri con un ruolo simile al suo: la lungimiranza di considerare le idee di un ragazzo e non archiviarle come esercizio accademico, ma chiedere di trasformarle in occasioni concrete di costruzione di valore per il territorio. Non tutti sanno fare questo. Non tutti hanno il coraggio istituzionale di scommettere su chi non ha ancora una storia ed esperienza da esibire. Lui lo ha fatto con me, e lo ha fatto con una naturalezza che solo oggi, a distanza di tanti anni, riesco a misurare in tutta la sua portata.

È stato lui ad affidarmi il compito di costruire un consorzio di tutela che allora muoveva i primi passi, fragile, ancora da creare in ogni sua parte. Oggi, dopo quasi trent’anni, quel consorzio è una delle realtà più importanti del suo settore. Ogni volta che ne ho parlato con orgoglio, ogni volta che ho visto crescere quel progetto, c’era in fondo la sua intuizione iniziale, la sua fiducia accordata quando ancora non c’era nulla da vedere se non un’idea e la voglia di lavorare. È stato lui, ancora prima, il primo a credere e a promuovere un marchio collettivo territoriale legato ai prodotti enogastronomici e un evento Falanghina Felix, quando questo genere di visione non era affatto scontata. Ha aperto strade che altri, dopo, hanno semplicemente percorso.

Ma di tutto questo, della sua competenza, della sua intelligenza istituzionale, si scriverà e si è già scritto. Io oggi voglio ricordare l’uomo, non il ruolo.

Mi mancheranno le conversazioni con lui. Mi mancherà il suo modo di dire tutto senza quasi mai proferire parola, il modo in cui uno sguardo bastava a chiudere un discorso o ad aprirne uno nuovo. Aveva silenzi che parlavano più di tanti discorsi: pause che erano già un giudizio, un consenso, un dissenso, senza che avesse bisogno di palesarli. Chi lo ha conosciuto davvero sa di cosa parlo. C’era un’onestà quasi disarmante in quei silenzi, perché Roberto Costanzo detestava l’ipocrisia in ogni sua forma, e chi lo ha frequentato lo ha imparato presto: con lui non c’era spazio per le parole dette solo per riempire l’aria. Se taceva, era perché aveva già detto tutto quello che contava.

Se n’è andato un uomo che ha saputo unire l’intelligenza istituzionale alla profondità umana, senza mai far pesare l’una sull’altra. Un uomo a cui devo, personalmente, molto più di quanto un ricordo scritto possa contenere.

Mi mancherà. E con me mancherà a un territorio intero che, forse, non ha ancora del tutto compreso quanto gli deve.

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