Alta Langa il futuro del Metodo Classico italiano: la masterclass durante l’evento Falstaff Sparkling Party a Napoli


i produttori

di Luca Matarazzo

Si potrebbe dire che il futuro ha radici lontane, ma neanche troppo. Ben 149 Comuni interessati tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo, pochi ancora gli ettari vitati iscritti alla Docg Alta Langa, circa 550, per un patrimonio ampelografico che rasenta l’idea di un fazzoletto di terra suddiviso tra ciascuna famiglia o azienda.

la mappa

Più importante, però, l’inserimento a disciplinare di una precisa altitudine sotto la quale è impossibile produrre a marchio Alta Langa: 250 metri sul livello del mare. Servirebbe qualche passo formale e legale per la modifica necessaria nella distinzione a disciplinare tra la versione base e la Riserva. Al momento ciò che le distingue è soltanto una sosta maggiore sui lieviti di 36 mesi anziché 30, troppo poco per creare un vantaggio comunicativo considerando che la maggior parte dei produttori va ben oltre tale limite minimo “autoimposto”.

la presentazione

Di fatto le regole le scrivono sempre loro, i viticoltori, per poi accorgersi di eventuali sviste o visioni limitate. Si spera nel superamento dell’impasse già ai tavoli del Ministero per un prodotto, parliamo sempre dell’Alta Langa Riserva, che sfiora il 10% del volume. Ma quali sono i numeri reali su cui trattare una corretta disanima dell’areale e delle sue potenzialità? Piccoli, appena 4 milioni di bottiglie nonostante una qualità complessiva rimarchevole; un quantitativo che non consente comunque il raggiungimento di determinati palcoscenici mondiali, forse volutamente per creare una nicchia di mercato ben distinguibile a detta di alcuni, un po’ come la storia della volpe e dell’uva per altri. La via corretta sta sempre nel mezzo se si considera che i motori trainanti in passato furono grandi imbottigliatori attratti dall’idea di potenziare l’export con le bollicine amate dai popoli anglosassoni.

Peccato non aver tenuto in conto i reali costi-benefici e le difficoltà a coltivare su pendii collinari, spesso con sistemi manuali di raccolta. Un sacrificio che ha visto rapidamente il venir meno di alcuni colossi a favore del mantenimento di uno status quo frammentato ma artigianale, rispettoso delle uve e dei territori. Pinot Nero in prima battuta, ma anche Chardonnay allevati su suoli marnosi, calcareo-argillosi, con una fertilità moderata, frutto di un processo di sedimentazione che si è svolto sui fondali del mare (o di lagune) nel Bacino Terziario Piemontese, che ha occupato per 30 milioni di anni tutto il Piemonte sud-occidentale.

la degustazione

le bottiglie

Nella degustazione tecnica riservata alla stampa durante l’evento Falstaff  Spakling Party al Chiostro di San Francesco al quartiere Vomero a Napoli, alla presenza del presidente del Consorzio Alta Langa Giovanni Minetti (Tenuta Carretta), del direttore generale Paolo Rossino e del degustatore e moderatore Simon Staffler direttore di Falstaff Italia, sono emerse le diverse anime stilistiche nei numerosi campioni all’assaggio. Tra i “big” storici, interessante l’interpretazione della cantina Monsignore, azienda di Roberta Ceretto e Giuseppe Blengini, così come la Riserva Coppo millesimo 2021 dalla timbrica salmastra e vegetale.

caterina rivella

Spiazza il palato il “Marcalberto” 2019 di Caterina Rivella, gastronomico e puro nel suo proposito di prendere ispirazione dai competitor francesi tra nuance di burro e frutta tostata. Chiude in scioltezza il Pinot Nero di Enrico Serafino con lo Zero140Riserva Pas Dosé da 140 mesi sui lieviti vendemmia 2013, ricco di sensazioni d’agrumi ed erbe officinali. La qualità media è già elevata, lo sia anche il coraggio nelle scelte e nel futuro.

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