Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel | Il pellegrinaggio del gusto
Dei Cappuccini Restaurant
Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel
Via Annunziatella, 46
84011 Amalfi (SA)
+39 089 8736711
Circa 150 euro, vini esclusi
di Tonia Credendino
Molto prima di diventare un hotel, questo luogo era già una destinazione. Da oltre otto secoli il convento che domina Amalfi osserva la Costiera dall’alto della sua terrazza naturale e accoglie chi arriva con la stessa discrezione che ne ha accompagnato la storia. Oggi Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel prosegue quella vocazione con un’ospitalità contemporanea che valorizza l’anima del luogo, senza modificarne il carattere.
Affacciato sul mare, tra la roccia e il profilo delle montagne, questo edificio rappresenta una delle immagini più riconoscibili della Costiera Amalfitana. La sua storia comincia nel XIII secolo, quando nasce come monastero. Nei secoli successivi diventa convento dei Cappuccini, attraversa epoche diverse e conserva intatta la propria identità. Oggi il progetto firmato Anantara restituisce nuova vita a questi spazi con un intervento rispettoso, capace di valorizzarne il patrimonio architettonico senza alterarne l’essenza.
Camminare tra il chiostro, gli antichi corridoi, le terrazze sospese sul mare e i giardini mediterranei significa entrare in un luogo che non ha mai smesso di evolversi. La pietra, la luce e il silenzio convivono con un’idea di ospitalità raffinata e misurata, dove ogni ambiente mantiene un rapporto autentico con la storia che lo ha generato.
È in questo contesto che prende forma il Dei Cappuccini Restaurant, il ristorante gastronomico dell’hotel. La sala si apre sulla Costiera Amalfitana con una vista che accompagna ogni momento della cena. Il panorama non cerca di imporsi, ma diventa parte naturale dell’atmosfera, mentre la cucina trova il proprio equilibrio tra tecnica, territorio e sensibilità contemporanea.
Anche la carta dei vini segue la stessa filosofia. La selezione valorizza la Campania, attraversa le più importanti regioni vitivinicole italiane e si apre a una scelta internazionale costruita con attenzione. Ogni etichetta contribuisce a completare il percorso gastronomico, offrendo abbinamenti capaci di accompagnare una cucina che guarda al Mediterraneo senza perdere il legame con il territorio.
Alla guida della brigata c’è Claudio Lanuto, chef che ha costruito il proprio percorso in alcune delle cucine più autorevoli d’Europa, da Il Pagliaccio ai Quattro Passi, fino all’esperienza londinese di The Fat Duck. Oggi quella formazione si traduce in una cucina essenziale, precisa e riconoscibile, dove la tecnica sostiene gli ingredienti senza mai sovrastarli.
Per questa serata Lanuto sceglie di condividere la cucina con Giuseppe Costantino, chef e patron di Terrazza Costantino, ristorante immerso nelle Madonie. L’incontro nasce dalla volontà di mettere in relazione due territori diversi ma profondamente legati dalla cultura mediterranea. Costiera Amalfitana e Sicilia si confrontano attraverso ingredienti, tradizioni e sensibilità che trovano nel mare il loro naturale punto d’incontro.
Il menu costruisce questo dialogo con grande equilibrio. Da una parte il gambero rosso di Mazara, il cappero di Salina, il pomodoro siccagno delle Madonie e il tartufo dell’Etna. Dall’altra il Provolone del Monaco, la ricotta di bufala affumicata, il limone di Amalfi e il pescato della costa campana. Nessun territorio prevale sull’altro. Ogni ingrediente conserva la propria identità e contribuisce a costruire un racconto comune. L’apertura della cena è affidata a una sequenza di piccoli assaggi che definiscono immediatamente il tono del percorso. La caponata racchiusa in una cialda croccante, il cappero di Salina, le zucchine, la maionese piccante e il Provolone del Monaco introducono una cucina che punta sull’equilibrio, sulla precisione e sulla riconoscibilità dei sapori.
Il gambero rosso di Mazara incontra il tartufo dell’Etna e il Parmigiano stagionato quaranta mesi in un piatto che gioca sulla profondità dei sapori senza perdere eleganza. La dolcezza del crostaceo trova una naturale continuità nelle note più intense del formaggio e nella fragranza del tartufo, in un equilibrio costruito con precisione.
La ventresca di tonno cambia registro. La salsa alla genovese aggiunge struttura, mentre il limone di Amalfi fermentato porta freschezza e tensione, alleggerendo il piatto e restituendo un finale lungo e pulito. È uno di quei passaggi che raccontano bene la cucina di Lanuto: tecnica presente, mai esibita.
Il risotto rappresenta forse la sintesi più efficace dell’intera serata. Il pomodoro siccagno delle Madonie concentra tutto il carattere della terra siciliana, la ricotta di bufala affumicata aggiunge morbidezza e profondità, il basilico riporta il piatto verso la Campania con naturalezza. Ogni ingrediente trova il proprio spazio senza cercare di prevalere sugli altri.
Con la spigola, le cozze e le patate il mare torna protagonista. La preparazione è essenziale, pulita, costruita per valorizzare la materia prima.
L’agnello alla brace con peperoni arrosto conduce invece verso un paesaggio diverso, più intenso, dove il fuoco diventa parte del sapore senza coprirne l’identità.
Il dessert accompagna la chiusura della cena con la stessa misura che ha caratterizzato l’intero percorso. Il limone di Amalfi porta tutta la freschezza della Costiera, mentre le fragoline di bosco aggiungono delicatezza e una nota finale che rimane leggera, senza appesantire il racconto.
Più che una cena a quattro mani, quella firmata da Claudio Lanuto e Giuseppe Costantino è l’incontro tra due modi di interpretare il Mediterraneo. Campania e Sicilia mantengono la propria personalità, ma trovano un linguaggio comune fatto di prodotti, paesaggi e cultura. È una cucina che non cerca l’effetto, ma la coerenza. Ogni piatto nasce da un’idea chiara e accompagna il successivo con naturalezza.
Fuori, Amalfi si illumina lentamente mentre il mare riflette le luci della costa. Dalle terrazze del convento il panorama cambia volto con il calare della sera, ma conserva la stessa forza che accompagna questo luogo da secoli. È allora che si comprende come il Dei Cappuccini Restaurant sia molto più di un ristorante all’interno di un grande hotel. Fa parte della storia di questo edificio e contribuisce a mantenerla viva attraverso una cucina capace di rispettarne il carattere e di interpretarlo con sensibilità contemporanea.
In un panorama gastronomico sempre più orientato alla ricerca dell’effetto, Dei Cappuccini Restaurant sceglie una strada diversa. Qui l’eccellenza non si misura nella spettacolarità, ma nella capacità di dare continuità a un luogo straordinario, trasformando ogni cena in una naturale estensione della sua storia.
Scheda del 4 agosto 2025
Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, un grande hub gastronomico
Per gli amalfitani resta per sempre il Convento dei Cappuccini, una struttura spettacolare poi trasformata in Albergo dove, ci ha raccontato anni fa Gaetano Afeltra in un elzeviro sul Corriere della Sera, è stato inventato il cannellone. Un primato rivendicato anche da Sorrento per una disputoa che va avanti all’infinito per il piacere degli appassionati.
Questa struttura ricca di storia ha subito un periodo di decadenza sino a quando non è stata ripresa con un restauro stupendo e puntiglioso restituendola all’antico splendore. Una cosa è rimasta uguale a se stessa: la vista incredibile che manco un drone oggi può restituire. Camere stupende, qualcuna con vasca idromassaggio con questa vista, tutto curato nei dettagli e cura dei particolari, un vintage hitech dove subito ci si sente a proprio agio.
Come sempre capita, solo di recente sono riuscito a visitarlo e a provare la cucina di Claudio Lanuto rientrato dopo molta esperienza per sposare questo progetto fino in fondo. Per me che ricordavo il vecchio Hotel è stata una bellissima sorpresa: la struttura è rimasta integra con tutto il valore del suo fascino e si ha la sensazione di rivivere la storia un po’ come è accaduto al Monastero Santa Rosa a Conca dei Marini e a Borgo Sant’Andrea oltre che allo storico Santa Caterina. Se aggiungiamo gli alberghi di Ravello e quelli di Positano abbiamo una concentrazione di meraviglie architettoniche e paesaggistiche anche grazie al mare senza eguali nel Mondo in cui il lusso si coniuga alla bellezza assoluta che porta all’atarassia.
Quello che qui ci preme sottolineare è che questo luogo è diventato un ottimo hub gastronomico. A parte i due bar interni alla struttura, la proposta si suddivide nella Locanda della Canonica e al ristorante gourmet Dei Capuccini, entrambi sotto la direzione dell’executive Claudio Lanuto. C’è poi ovviamente il capitolo colazioni e il servizio piscina e in stanza dove la tradizione pasticcera amalfitana esprime il meglio di se, dalle scorzette di agrumi ai dolci classici.
Sia alla Locanda che al Dei Cappuccini si può accedere dall’esterno e l’esperienza di mangiare sospesi fra il mare e il cielo da sola vale la visita, fuori dalla confusione. Oltre ai piatti tipici potrete provare una buona pizza di stile napoletano realizzata con ottimi ingredienti e con prodotti del territorio della Costiera, una vera miniera di biodiversità. C’è poi il grill per carne e pesce. Sempre aperto a pranzo e a cena con due menu distinti, ha prezzi più che abbordabili.
Ultima nota sul personale, di mestiere, appassionato, capace di essere familiare mantenendo le distanze con quella empatia tipica della scuola napoletana e romana.
Imperdibile quando siete ad Amalfi.
La linea di Claudio Lanuto è immediatamente leggibile. A parte il lavoro sull’estetica dei piatti, tutti i sapori sono ben riconoscibili e valorizzati da una buona padronanza tecnica che rispetta la materia prima senza cedere a facili suggestioni modaiole fusion che spesso, quando non si pè vissuto a lungo nelle cucine di quei paesi, lasciano il tempo che trovano relegandosi a mera esibizione.
Troviamo molto intelligente circoscrivere il menu degustazione a quattro o cinque piatti (siamo sui 110-135 euro) senza andare troppo oltre mentre ovviamente si può scegliere alla carta. Bella carta dei vini che parte da quelli di questo straordinario territorio della Costa d’Amalfi con buona Francia e buona Italia. I piatti del degustazione sono buoni ed efficaci con il sapore della materia prima molto bene estratto, abbiamo trovato particolarmente buono il risotto alla pizzaiola che ci ha riportato bambini quando le nostre mamme facevano queste salse con pomodoro, origano, aglio e piccole fette di carne che allora era un bene di lusso. Un primo e secondo allo stesso tempo. E si chiamava appunto pasta alla pizzaiola.

Anantara Convento Di Amalfi Grand Hotel Risotto al pesto di basilico napoletano, gamberi rossi ed emulsione di salsa pizzaiola

Anantara Convento Di Amalfi Grand Hotel, Merluzzo* in oliocottura, topinambur, tapioca e beurre blanc





























