Anteprima di Toscana: Montepulciano


di Antonio Di Spirito

Dal 14 di febbraio, e per oltre una settimana, si sono svolte le Anteprima di alcune Denominazioni della Toscana. La kermesse è iniziata il giorno precedente con un interessante convegno intitolato “Primanteprima: Presente e Futuro del Vino” nel quale è stato presentato il programma dei giorni successivi, ma, soprattutto, sono stati affrontati i temi che afferiscono la viti-vinicoltura toscana ed è stato avanzato anche qualche suggerimento per provare a superarli.

Primanteprima 2026

Secondo ISMEA il settore viti-vinicolo toscano conta oltre 12 mila aziende che operano su una superficie di circa 61 mila ettari, coltivati in prevalenza a vitigni a bacca rossa, mentre i vinificatori sono circa 5.200.

Un altro aspetto che pone la regione fra le più virtuose è la conduzione dei vigneti: nel 2024, la superficie coltivata a vite biologica ha superato i 23 mila ettari, pari al 38% del vigneto regionale e al 17% dell’intera superficie vitata biologica italiana.

La produzione del 2025 si attesta sui 2,2 milioni di ettolitri, inferiore del 19% rispetto alla eccezionale 2024, ma perfettamente in linea con gli ultimi quindici anni; il contenimento è frutto di una gestione agronomica matura e una precisa volontà di autoregolazione, volta a contenere l’offerta per preservare la qualità e il prestigio delle denominazioni.

Il settore vitivinicolo mondiale sta attraversando una fase di profonde trasformazioni: da una parte c’è il calo dei consumi del vino dovuto ai cambiamenti dei gusti e delle preferenze dei consumatori, dall’altra è dovuta all’introduzione di dazi; insomma, il mercato globale impone, e permette, però, nuovi sbocchi. La Toscana è una di quelle regioni meglio attrezzate a fronteggiare queste esigenze, potendo contare su una consolidata identità, su una produzione improntata alla qualità sin dal 1716 e con una visione strategica capace di guidare le trasformazioni del settore anziché subirle.

 

Il Problema della Giacenze

C’è, poi il problema delle giacenze in cantina, che sta diventando sempre più importante; ma questo non è un problema che riguarda solo l’Italia, dove, principalmente, se ne attribuisce la causa al linguaggio della comunicazione del vino, scarsamente accettato dai giovani.

Qui ci viene in aiuto una interessante analisi esposta con lucidità da Jancis Robinson, Master of Wine ed autorevole critico internazionale, sul suo sito e pubblicato anche sul Financial Times, rilanciata poi da molti analisti, anche italiani.

L’Australia ha molte difficoltà a smaltire serbatoi pieni di syrah, che non è più quel rosso molto ricercato dai mercati e sta cercando soluzioni alternative attraverso vini bianchi e rosati.

In Francia il problema delle giacenze si è manifestato in maniera importante soprattutto nella regione del Rodano e nell’area di Bordeaux.

Gli stessi problemi si registrano in Nuova Zelanda con il suo famoso sauvignon blanc.

In Spagna le difficoltà si avvertono soprattutto per i vini di Rioja e per la DOP Cava.

 

Per quanto riguarda l’Italia – sempre secondo la critico inglese – si avverte un forte disagio per il problema giacenze, ma non sono disponibili dati precisi.

In effetti i dati, secondo l’analisi di Ismea, Uiv e Assoenologi, consolidati a dicembre 2025, sono disponibili e non sono certo confortanti: oltre 32 milioni di ettolitri di vino DOP, circa 15,6 milioni di ettolitri di vini IGP e 10,6 milioni di ettolitri di vino da tavola, a cui vanno aggiunti 7,7 milioni di ettolitri di mosti e 2,85 milioni di ettolitri di vini nuovi ancora in fermentazione. Sono volumi “pesanti” specialmente perché vengono dopo due annate abbondanti come l’annata 2021 e l’annata 2022.

Con questo quadro desolante diffuso in tutto il mondo e seguendo la tesi secondo cui la crisi dei consumi porterebbe a bere meno ma meglio, ci si aspettava che i cali di consumo più importanti si sarebbero registrati fra le categorie dei vini più economici, soprattutto quelli della grande distribuzione. Secondo informazioni raccolte tra distributori e importatori, invece, sarebbero proprio i vini di fascia media e alta a pagare il prezzo della congiuntura globale. Guardando attentamente i dati relativi alle vendite, specialmente alla situazione di Italia e Spagna, le regioni meno colpite sono quelle che vendono vino sfuso, la tipologia più economica.

In questo contesto va inserita la singolare proposta di Aldo Gussano – Ristoratore, esponente di Promo Firenze e di Fondazione Sistema Toscana – che, per venire incontro ai produttori in difficoltà, dice: “Facciamo un nuovo patto di filiera, …Troviamo un altro modo di presentarli e di raccontarli; facciamoli girare questi vini in giacenza nelle cantine, magari dandoli in conto vendita ai ristoranti. Non andiamo a svendere questa grazia di Dio!”.

La domanda sorge spontanea: “I vini concessi in conto vendita ai ristoratori, sono, poi, più facili da vendere?”.

 

L’Enourismo

L’enoturismo è un fenomeno di massa in rapida espansione e che ormai contribuisce con grandi numeri. La Toscana rappresenta una delle destinazioni turistiche più apprezzate sia per il turista nazionale che straniero, grazie ad un patrimonio unico che integra paesaggio, cultura, arte, tradizioni produttive ed eccellenze enogastronomiche. I dati consolidati sono riferiti al 2024 e, per quanto riguarda la Toscana, si possono riassumere così: 15 milioni di arrivi e 46,2 milioni di presenze, che rappresentano all’incirca il 10% di tutta l’affluenza turistica nel nostro Paese.

Donatella Cinelli Colombini

Donatella Cinelli Colombini, Fondatrice Movimento Turismo del Vino, ci dice che nel 2025 sono arrivati in Italia 106 milioni di turisti; molti sono interessati a vivere un’esperienza eno-gastronomica significativa, ma solo poco più di 5 milioni di questi sono arrivati nelle cantine. E’ un numero scarso se si pensa che questi ultimi rappresentano il 30% dei visitatori delle cantine. E’ nostro interesse far crescere questa percentuale, perché quando torneranno in patria, saranno i primi a diffondere la conoscenza acquisita dei nostri prodotti. Purtroppo, si verifica anche il paradosso che alcune cantine siano chiuse di sabato e domenica. “E’ come se – conclude Donatella – un bagnino prendesse le ferie il mese d’agosto!”.

Va ricordato, inoltre, che, le cantine sono dislocate in zona rurale molto estesa, dove è inutile parlare di collegamenti con mezzi pubblici e, pur essendo nati molti Agriturismo presso le cantine stesse, le strutture ricettive tradizionali sono poche e vetuste: sono, per lo più, nate negli anni ’60-’70 del 1900 e, salvo qualche “remake”, tali sono rimaste.

Nei primi due giorni delle Anteprime, per ricordare due personaggi che hanno caratterizzato le attività strettamente legate al mondo del vino toscano, sono stati assegnati due premi:

Pemiazione Alessandra Piubello

Il PREMIO  ASET  “KYLE PH bb ILLIPS” è stato assegnato ad ALESSANDRA PIUBELLO. Il premio, intitolato al giornalista americano prematuramente scomparso, viene assegnato ogni anno dall’Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana ad un collega di settore che incarni l’approccio di franchezza, curiosità professionale, mancanza di pregiudizi e serenità di giudizio. Bisogna riconoscere che Alessandra, come il giornalista Americano, ha sempre fame di conoscenze, è la prima ad arrivare alle degustazioni e l’ultima ad abbandonare; analizza con scrupolo ogni vino ed esprime sempre giudizi sereni.

 

Anteprima Montepulciano

 

Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano

Dopo il convegno di apertura, ci trasferiamo a Montepulciano, dove inizierà la kermesse degustativa; e subito registriamo l’assegnazione di un altro premio:

Il Premio Gambelli è un prestigioso riconoscimento dedicato alla memoria del Maestro del vino toscano Giulio Gambelli, giunto quest’anno alla sua XIV edizione. Il premio, promosso ed organizzato da Aset (Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana) in collaborazione con il network IGP, viene assegnato ogni anno ad un giovane enologo che si sia distinto per competenza, dedizione e capacità di interpretare al meglio il territorio, incarnando i valori che hanno reso grande la figura di Giulio Gambelli nella storia del vino italiano. Tra i requisiti fondamentali per poter partecipare, non deve aver superato i 40 anni di età ed essere laureato in enologia. La scelta viene effettuata attraverso l’esame dei vini curati dai vari candidati individuati su tutto il territorio italiano.

 

Premiazione Francesco Baldacci

Il Premio Gambelli 2026 è stato assegnato a Francesco Baldacci; nato a Firenze nel 1992, si è laureato in Viticoltura ed Enologia all’Università di Firenze nel 2016 con una tesi sui sottoprodotti della vinificazione in rosso ed attualmente lavora presso Basilica Cafaggio in Chianti, dove dal 2019 dirige la cantina e il processo produttivo.

Anche a Montepulciano c’è stato qualche convegno, ma su temi strettamente legati al territorio ed alle annate presentate in anteprima. Il tema centrale, toccato da tutti i relatori, riguardava soprattutto l’Identità, quella di un territorio studiato minuziosamente, legato ad una lunghissima tradizione e integrato con tutte le innovazioni che la tecnica e la tecnologia moderne permettono, sempre restando saldamente ancorati al vincolo della sostenibilità certificata da qualche anno.

A proposito di lunga tradizione, è stata annunciata la celebrazione per i 400 anni dalla nascita di Francesco Redi, celebre scienziato e letterato del Seicento, autore del famoso elogio al vino locale, che nel suo ditirambo ebbe a decantare il Vino Nobile come d’ogni vino il re.

L’annata 2023 del Vino Nobile di Montepulciano è stata accreditata di 4,5 stelle. Il rating è stato valutato da una commissione composta da enologi, sommelier e ristoratori, coordinata dall’enologo Lorenzo Landi che ha presentato, nell’occasione, anche l’andamento dell’ultima vendemmia.

Negli ultimi anni c’è stata una grossa evoluzione nei vini di Montepulciano e, specificatamente, da quando hanno pensato le Pievi: quando necessità fa virtù! Nel Medioevo, a Montepulciano, come un po’ ovunque nell’Italia centro-settentrionale, esistevano antiche chiese rurali che fungevano da centri religiosi e amministrativi per il territorio circostante (piviere). Durante gli studi del terreno per una classificazione territoriale, si è visto che una suddivisione del territorio secondo le caratteristiche del suolo coincideva con la delimitazione territoriale delle Pievi. Si è pensato di legare l’antica storia del territorio e la tradizione alla denominazione del Vino Nobile, con possibilità di menzionare in etichetta del nome della Pieve. Naturalmente, i produttori poliziani hanno approfittato delle modifiche al disciplinare per riflettere alcune restrizioni al processo produttivo per migliorare e garantire la qualità del vino ed hanno fissato parametri molto severi: rinnovamento del parco botti, uvaggio legato al Sangiovese e ai soli vitigni autoctoni complementari ammessi dal disciplinare;

  • Le uve dovranno essere prodotte esclusivamente dall’azienda imbottigliatrice;
  • Età minima dei vigneti è di 15 anni;
  • La produzione per ettaro sarà limitata a 2,5 Kg/ceppo;
  • Affinamento: almeno tre anni, di cui 12 mesi in legno e 12 in bottiglia.
  • Una commissione interna al Consorzio composta da enologi e tecnici, avrà il compito di valutare, prima dei passaggi previsti dalla normativa, che le caratteristiche (organolettiche, grado alcolico, acidità volatile, ecc.) corrispondano al disciplinare stesso.

Questa innovazione ha portato grossi benefici a tutti i vini prodotti nella denominazione. Sono praticamente scomparsi vini difettati, con acidità scomposte, volatili alte, ossidazioni, sapori di legno vecchio, e tante altre cose.

Ora bisogna perseverare in questo percorso; completare l’estensione di queste innovazioni a tutti i vini; decidere se vale la pena continuare a produrre anche il Nobile Riserva o fare solo la Pieve; dedicare qualche attenzione in più al “Rosso” come vino base. In effetti a quest’ultimo vino si è già rivolta l’attenzione soprattutto da parte dei giovani rampolli che, freschi di studi, sono entrati nelle aziende di famiglia ed hanno iniziato il loro percorso lavorativo. Hanno idee molto varie e, talvolta, fantasiose; bisogna metterle a fattor comune e cominciare a remare verso un’unica direzione. L’importante è dare una identità precisa a questo vino, in coerenza con le altre etichette ed all’interno della tradizione.

 

Vini in Degustazione

Le annate assaggiate

L’annata del Vino Nobile di Montepulciano presentata in questa occasione è la 2023, alla quale, come si è detto poco sopra, sono state assegnate 4,5 stelle. E’ stata un’annata molto problematica durante tutto l’anno, ma soprattutto in fase di maturazione. Molto buono l’esame cromatico con colorazione intensa e vivida; ottima anche la prova olfattiva con notevoli e variegate note floreali, fruttate e, talvolta, intensamente minerali. Al palato, pur offrendo buone note di frutta matura ed acidità nella norma, in più di qualche campione si manifesta un tannino non propriamente levigato e rotondo, anzi, leggermente in ritardo di maturazione.

 

I migliori Assaggi:

Avignonesi

Poderi Sanguineto I e Il

Il Molinaccio di Montepulciano        La Spinosa

Bindella – Tenuta Vallocaia   Selezione I Quadri

Le Bertille

Poliziano

Tenuta di Gracciano della Seta

Manvi  Arya

 

Solo 12 campioni di Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2022 presentati in degustazione. Più di qualcuna risente di vecchie pratiche, non propriamente eleganti.

I migliori Assaggi:

Il Macchione 2022

Bindella – Tenuta Vallocaia   Vallocaia

Manvi  Ojas

Carpineto

Marchesi Frescobaidi – Tenuta Calimaia

Palazzo Vecchio        Riserva 2020

 

Ed eccoci ai campioni delle Pievi portati in degustazione; quasi tutti sono stati presentati in doppia annata: 2021 e 2022. Sono vini armonici ed equilibrati, con un elegante corredo olfattivo floreale e fruttato e con note minerali che riportano al territorio di provenienza. Pur essendo vini con una espressività e bevibilità molto simili all’interno delle rispettive aziende, il confronto si può sintetizzare in questo modo: spesso la 2022 è risultata più pronta e la 2021 ha bisogno di ulteriore affinamento in bottiglia. La 2022 è stata un’annata più regolare e ci ha regalato vini più pronti; ma tutto lascia prevedere che la 2021 avrà lunghissima vita.

 

I migliori Assaggi

Tenuta di Gracciano Della Seta – Pieve Gracciano 2022

Le Bertille – Pieve San Biagio 2022

Le Bertille – Pieve San Biagio 2021

Il Molinaccio di Montepulciano – Pieve Valardegna 2021

Poliziano – Pieve Caggiole 2021

Tenuta Valdipiatta – Pieve Cerliana 2021

Marchesi Frescobaldi Tenuta Calimaia – Pieve Cervognano Viacroce 2022

Le Bèrne – Pieve Cervognano Alto 2022

Boscarelli – Pieve Cervognano Costa Grande 2021

Carpineto – Pieve Sant’Albino Poggio S.Enrico Grande 2021

 

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