Antiche Cantine Migliaccio, Fieno Bianco Lazio Igt 2024. Una storia d’amore tra Napoli e Ponza
di Giulia Cannada Bartoli
La storia, in uno degli angoli più meravigliosi del Mediterraneo, comincia da lontano, quasi tre secoli fa. Nel 1734, Carlo di Borbone riceve in eredità dalla madre Elisabetta Farnese, sposata con Filippo V di Spagna, le isole pontine. Con grande disappunto, tuttavia, il sovrano le trova incolte e quasi disabitate, perché, a causa delle scorrerie dei pirati, gli abitanti avevano abbandonato le isole, e solo pochi gruppi di pescatori vi tornavano solo per pescare. Il sovrano per risolvere il problema, emanò un editto con cui invitava i suoi sudditi campani a trasferirsi a Ponza e Ventotene: in cambio avrebbero ricevuto un pezzo di terra in enfiteusi perpetua. In tanti risposero, ma, il nome che a noi interessa, per raccontare questa storia, è quello di Pietro Migliaccio. Il pescatore/contadino con la sua barchetta a remi raggiunse Ponza, portando con sé moglie, figli e… i vitigni tipici della sua isola natia, Ischia: Biancolella, Forastera, Guarnaccia, Aglianico e Piedirosso.
Pietro ricevette un terreno di moggia 32, in località Punta Fieno, e fu molto fortunato perché quel terreno aveva un’ottima esposizione e risultava già vitato.
Con molta fatica, Pietro sistemò il terreno in terrazzamenti degradanti fino al mare, con i muretti a secco fatti di di roccia trachitica ponzese. Con il passare degli anni, di Migliaccio in Migliaccio, arriviamo a Benedetto Migliaccio e Anna Civita Migliaccio. Siamo negli anni ’30, Ponza è luogo di confino per i dissidenti e gli avversari del fascismo. Sull’isola, come confinato, per aver, a 16 anni, issato sul Ponte della Sanità, la bandiera comunista, arriva Gino Vittorio, napoletano, che superando l’opposizione della famiglia Migliaccio e della gendarmeria fascista, riesce a sposare Anna Civita Migliaccio, trasferendosi con lei a Napoli. Arriviamo così a Emanuele Vittorio e Luciana Sabino, gli attuali proprietari delle Antiche Cantine Migliaccio.
La storia di Emanuele e Luciana tra Napoli e Ponza
Emanuele Vittorio nasce a Napoli nel 1938 e passa i primi anni di vita nel capoluogo partenopeo. I bombardamenti sulla città, tra il 1942 e il 1944, costringono la famiglia a tornare a Ponza, dove Emanuele resta fino alla fine delle scuole elementari. Poiché a Ponza non esistevano le scuole secondarie, Emanuele tornò a Napoli per frequentare le scuole medie, il liceo al Giambattista Vico al Vomero e poi la facoltà di Medicina, con specializzazione in odontoiatria.
Ponza si trasforma nel felice buen retiro delle vacanze estive dove, con nonno Benedetto e mamma Anna, partecipare alle prime vendemmie al Fieno e, dove, inevitabilmente, viene sedotto dalla bellezza dell’isola e dalla sua natura selvaggia.
Avrebbe detto Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
La professione di dentista e gli impegni di famiglia riempiono completamente la vita di Emanuele, lentamente, le vendemmie ponzesi si trasformano in memorie d’infanzia, ma Punta Fieno resta il suo luogo dell’anima.
Intanto, negli anni ’60, con la fine della guerra e il boom economico, a Ponza arriva il turismo. I giovani non vogliono più coltivare la terra e l’ultimo contadino che coltivava i vigneti di punta Fieno consegna le chiavi della cantina ad Anna Civita (la mamma di Emanuele), dichiarandosi troppo vecchio per continuare…
Emanuele e Luciana
Emanuele, classe 1938, aveva quasi terminato gli studi di Medicina quando, nel 1962 conosce Luciana Sabino che, sedicenne frequentava lo stesso Liceo vomerese dove lui si era diplomato anni prima. I due s’incontrano a un “balletto” (quelli che negli anni ’60 si facevano nelle case). Sette anni di differenza…Emanuele comincia una corte serrata, va sotto scuola, invita Luciana a uscire, finché, i genitori di lei, inizialmente contrari per la differenza d’età, acconsentono al fidanzamento che durerà sette anni. Nel 1969 i due finalmente si sposano. Dal matrimonio nascono Valeria nel 1971 e Daniele nel 1974. Entrambi seguono le orme professionali del padre e rilevano, dopo il covid, lo studio di Napoli. In 63 anni di vita insieme, anche Luciana, insegnante d’inglese, è stata travolta e contagiata dalla passione per Ponza e per Punta Fieno. I due figli non ne vogliono sapere della cantina… anzi, a tutt’oggi dicono di avere due genitori pazzi!
Il ritorno a Ponza
…All’inizio degli anni 2000, a distanza di quasi 50 anni e superati i 60, Emanuele getta il cuore oltre l’ostacolo e decide, con l’aiuto di alcuni contadini ponzesi, Liberato, Luigino e Giustino Mazzella (tipico cognome ischitano), di “zio Aniello”, antichi vignaioli che parlavano alle viti e davano da mangiare ai pettirossi, di voler ripristinare i vigneti a Punta Fieno. Nasce così Antiche Cantine Migliaccio. Il lavoro da fare era tantissimo: ricostruire i muretti a secco crollati, sistemare i terrazzamenti, recuperare le vecchie viti a piede franco e, con il sistema della “magliola” (propaggine o, nei Campi Flegrei, calatoia), piantare dove c’erano fallanze. Una fatica incredibile che però rende felici Emanuele, Liberato e Luciana.
I muretti a secco che disegnano il paesaggio, in molte zone d’Italia (Costiera Amalfitana e Cinque Terre) e del mondo sono Patrimonio Immateriale dell’umanità… dovrebbero esserlo anche a Ponza.
Il sapere di questi amici è un sapere antico, sopravvissuto di generazione in generazione, senza alcuna pretesa enologica, fondato solo sull’esperienza empirica di secoli. Il vino che ne derivava non era dunque di grande qualità. Per migliorarlo, Emanuele capisce di dover rivolgersi a un professionista e assume l’enologo Maurizio De Simone (con grande esperienza nei Campi Flegrei). Il primo passo fu individuare e catalogare le varietà isolane.
Da questa ricerca risultò che si trattava di cloni di origine campana discendenti dall’attività viticola di coloni ischitani che avevano ricevuto i terreni in enfiteusi perpetua da Carlo di Borbone. Durante le analisi in vigna, fu scoperto un ceppo, diverso dagli altri e molto vecchio, presumibilmente oltre i 200 anni d’età. Il dato straordinario è che la vigna è interamente a piede franco. La datazione della vigna è confermata da un documento che assegna nel 1734, un suolo vitato a Pietro Migliaccio: esattamente lo stesso terreno oggi di proprietà di Emanuele e Luciana.
Noti studiosi e ricercatori hanno attestato che la propagazione avvenuta per propaggine (la calatoia puteolana) fornisce la garanzia che il vigneto ha conservato il secolare genoma settecentesco. Oltre alle varietà di origine ischitana, sono stati rinvenuti ceppi di origine siciliana. Ciò si deve alla posizione strategica dell’isola di Ponza nel Mediterraneo.
Emanuele realizza dal primo momento che fare vino a Ponza è durissimo. La coppia non si è mai arresa, da oltre vent’anni, compagni di vita e d’avventura, allevano e vinificano questi vitigni autoctoni, in una terra aspra, che non fa sconti. Qui tutto è difficile: il lavoro è completamente manuale, inerpicandosi a piedi, o con l’aiuto dei fedeli asini, sugli stretti terrazzamenti, modellati dai muretti a secco, faticosamente costruiti.
Terminata la collaborazione con De Simone, inizia, circa vent’anni fa, la consulenza di Vincenzo Mercurio, enologo stabiese, ormai di fama internazionale, conosciuto per il suo approccio scientifico multidisciplinare e rigoroso alla vigna, nel rispetto dei sistemi di allevamento e tecniche già esistenti. L’arrivo di Mercurio ha segnato la svolta per Cantine Migliaccio. L’enologo nel 2015 ha fondato una società di consulenza, “Le Ali di Mercurio”, che gli consente, attraverso un collaudato team, di essere al fianco delle cantine sue clienti, in ogni momento della vita aziendale dal lavoro in vigna, alla vendemmia, vinificazione e tutte le fasi successive, finanche alla commercializzazione. La società organizza, infatti, la partecipazione in gruppo a tutte le maggiori fiere internazionali del settore.
Punta Fieno
La località “Fieno” fu scelta grazie all’esposizione sud/sud ovest, sempre al sole. Nella vallata a nord, fu rinvenuto un banco di riolite bianca (roccia vulcanica effusiva formatasi per il rapido raffreddamento di lava ricca di silice) semplice da lavorare e adatta per realizzare cantine e ricovero per uomini e animali. Il “Fieno” cominciò così a popolarsi. Il vecchio vigneto si chiama “ a’ catena do o’nonno, perché fa riferimento all’unità di misura del periodo borbonico. Il termine oggi indica le singole terrazze, allora, si riferiva a una parte di terreno lunga circa 90 metri.
Emanuele è stato letteralmente folgorato dalla storia “franca di piede” di Punta Fieno, già da qualche anno l’obiettivo è ripristinare totalmente il piede franco in tutto il vigneto. Spinti da questa passione, Emanuele e Luciana si sono iscritti all’Associazione Italiana per la Tutela delle Viti a Piede Franco (Avpif) e partecipano a viaggi di studio in altre zone d’Italia dove resiste il piede franco. Nel febbraio 2025 ho fatto il punto sul tema della viticoltura a piede franco qui, ricordando anche che le piante, tra i 50 e gli 80 anni, costituiscono non solo un patrimonio in termini storici e qualitativi, ma anche dal punto di vista economico. Queste viti sono praticamente le sole in grado di “fotografare” il territorio, le pratiche colturali e la sapienza agronomica. Le vigne più vecchie hanno radici più profonde, accedono quindi, più facilmente ai nutrienti della terra e sono perciò più resistenti al cambiamento climatico e alle patologie della vite.
Punta Fieno, che si trova tra Chiaia di Luna e il Faro della Guardia, è uno dei posti più belli di Ponza, un’isola nell’isola: davanti solo il mare infinito. Ci si arriva con una passeggiata abbastanza impegnativa di circa un’ora, percorrendo una mulattiera (la stessa tracciata dai coloni del ‘700) che si snoda tra i cespugli profumati di meravigliosa ginestra tipica della macchia mediterranea, con vista mozzafiato su entrambi i lati dell’isola. Disseminati qua e là, gruppi di profumatissime e colorate fresie selvatiche piantate dal nonno di Emanuele.
Circa vent’anni fa, la coppia ha acquisito anche un terreno in zona “Pizzicato”, vicino a Chiaia di Luna, dove Emanuele ha messo a dimora, stavolta su vite innestate, biancolella, forastera e piedirosso.
La viticoltura a Ponza è eroica al 100%: ormai, si lavora in cantina con moderne tecniche enologiche. La vita della vigna è invece eroica in ogni suo momento: potature, diradamenti, sino alla vendemmia, completamente manuale e a dorso d’asino. Sì, avete capito bene: l’unico modo per trasportare l’uva in cantina è con gli asini e ogni viaggio costa 35,00 €. Ditelo a quelli che si lamentano se una bottiglia di Fieno Bianco costa in enoteca tra i 30,00 e i 40,00 €. “Molti terreni sono stati abbandonati, i proprietari me li propongono per l’acquisto – mi racconta Emanuele – e, francamente qualche trattativa interessante c’è. Non posso però, fare a meno di pensare a chi si occuperà di tutto questo, noi ci stiamo facendo vecchi… il mio desiderio più grande è salvare il Fieno, e soprattutto che Ponza possa riscoprire quella vocazione agricola che aveva e che ha sacrificato in nome del turismo.”
Il vigneto
Il vigneto di Punta Fieno da dove arriva questo vino (80% Biancolella e saldo di Forastera) è su terreni di matrice tufaceo-sabbiosa di origine vulcanica. La vigna, esposta a sud/sud-ovest, è a 200 metri sul livello del mare e ha un’età media da 70 a 90 anni. Bassissima la resa per ettaro: appena 35 quintali. Si vendemmia mediamente a settembre. Il vino fermenta in acciaio, con permanenza sulle fecce fini per circa 6/8 mesi. Successivamente, affina in bottiglia per almeno 2/4 mesi.
La degustazione
Il calice si presenta giallo paglierino carico, luminoso e vivace. Al naso un’esplosione di sbuffi iodati, minerali ed erbacei. L’olfatto evolve poi verso sentori floreali di mimosa e ginestra e note fruttate di agrumi, mela annurca, pera e susina gialla. Il sorso è pieno (12,5%), avvolgente e marcato da sferzante e mediterranea sapidità. La progressione gustativa è piacevolmente incalzante, invogliando a nuovi sorsi. La freschezza, a un anno e mezzo dalla vendemmia, si fa promessa di longevità. E’ un vino antico ma super contemporaneo: fresco, appagante, contenuto alcolico moderato. I requisiti per il successo di questi tempi. Il richiamo al territorio e la volontà di mettere Ponza al primo posto sono ribaditi anche dalla scelta dell’etichetta.
Lo abbiniamo alla magnifica cucina isolana: i calamari alla ponzese, la zuppetta di lenticchie ponzesi, la murena fritta, gli spaghetti al granchio fellone o, in omaggio all’anima contadina dell’isola e alla contaminazione con Ischia, il coniglio alla ponzese. Personalmente, l’ho piacevolmente abbinato a baccalà con patate, datterini, olive nere di Gaeta e capperi di un ordinario mercoledì d’inizio marzo.
Quando si raggiunge la vecchia cantina bianca di nonno Benedetto, non si può fare a meno di sedersi sui muretti imbiancati a calce e godere il silenzio totale, interrotto solo dalla musica del vento e del mare, dal canto dei gabbiani e degli altri uccelli.
Se non siete sull’isola, ma siete davanti a un calice di Fieno Bianco, chiudete gli occhi e immaginate …un meraviglioso mondo a sé fatto di cielo, mare, vigna che arriva fino al mare, profumo delle ginestre e, laggiù, all’orizzonte… Palmarola, uno spettacolo straordinario che non ha prezzo.
“Tra fichi d’India, bouganville e esplosioni di ginestre, mi perdo nella bellezza dei suoi tramonti e trovo sulla terra il mio paradiso.” (Eugenio Montale)
Antiche Cantine Migliaccio, Via Pizzicato, 9 Ponza – 04027 (Lt) tel. 339 2822.252 [email protected] – www.fienodiponza.com – Enologo: Vincenzo Mercurio – Ettari vitati: circa 4 – Bottiglie: circa 10.000 secondo l’annata – varietà: Biancolella, Forastera, Guarnaccia nera, Aglianico e Piedirosso – in parte da Viticoltura a Piede Franco
E’ possibile organizzare visite e degustazioni in cantina, su appuntamento.
Come arrivare a Ponza: traghetto o aliscafo dai porti di Formia (attivo tutto l’anno), Anzio, Terracina, San Felice Circeo o Napoli (stagionali). www.prolocodiponza.it









