Se avessi una bacchetta magica

2/1/2018 1.2 MILA
La nostra storia
La nostra storia

di Marco Galetti

Vorrei vendere pesce azzurro da una chiatta galleggiante ormeggiata davanti alla Grotta Azzurra…come non posso, c’è libera concorrenza…

Allora avrei pensato di aprire un ristorantino a metà strada tra la chiesa russa e il Casinò a Sanremo, per poter ordinare sarà necessario  fare qualche tiro alla roulette russa, solo allora si avrà diritto alla polenta da passeggio in versione calippo…come non posso, c’è libera concorrenza…

…e se organizzassi un torneo di scacchi agli scavi di Velia, dovessi perdere la torre, potrei utilizzare quella antica e illuminata che domina la Marina di Ascea…come non posso, c’è libera concorrenza…

…e se per ogni pizzeria di Napoli che chiude o vende, aprissi, con denaro di dubbia provenienza, riso al salto d’asporto o una grilleria tentando lo sterminio di campi di Margherite dai petali inebrianti…come non posso, c’è libera concorrenza…

Libera concorrenza, la tendenza europea è questa, ma io non sono d’accordo, qualche regola ci vuole, è buona norma in certi casi soprattutto se il contesto merita rispetto, quindi vado Controcorrente, contagiato per vent’anni dai corsivi talmente incisivi da far impallidire un castoro di Mastro Indro da Fucecchio.

Parto dalla Toscana a me cara ma il concetto s’irradia, Palazzo Vecchio, norma nuova, a Firenze per poter aprire un ristorante nel centro storico la percentuale di cibo toscano (se non è cambiato qualcosa di recente) non dovrà essere inferiore al settanta e sarà necessaria l’approvazione di una commissione di controllo composta da cinque saggi (tre dipendenti comunali, la direttrice dello sviluppo economico, la dirigente di settore, il responsabile dello sviluppo centro storico, inoltre un esperto di ristorazione ed un esperto di scienze dell’alimentazione) che supervisionerà e si occuperà anche delle deroghe all’ordinanza sulla filiera corta dalla c aspirata, molti hanno consumato parole e tastiera sull’argomento Pitti cibo, probabilmente senza aver letto l’ordinanza, senza competenza giuridica o civica, ma ci sta e proprio per questo anch’io, che per lo meno sono mezzo toscano, posso dire la mia e in questo capitolo dal titolo “Centro alla finocchiona” penso di poter metter voce, magari sottovoce, tanto per sfogarmi un po’.

Quasi tutti, hanno avuto con l’argomento un approccio di pancia, lo farò anch’io ma prima qualche considerazione: il contesto europeo invita alla libera concorrenza ma questo non significa arrendersi all’assalto dei fast food, se tuteliamo il patrimonio architettonico perché non dovremmo tutelare quello gastronomico, salvaguardando il luogo e il cibo che lì esiste da sempre…inoltre, Firenze centro storico, è sito protetto, art.52 Testo unico beni culturali e quel che è sotto la tutela dell’Unesco va preservato con maggiore cura, evitando, o quanto meno limitando ogni trasgressione.

Sarà dunque vietato aprire nel centro storico di Firenze un ristorante cinese o giapponese o messicano, bene, altro che “fiorentini vi siamo vicini” come ha scritto qualcuno.

Sarà dunque possibile vendere solo prodotti tipici del territorio che siano a filiera corta, ossia prodotti che arrivino al consumatore attraverso non più di due intermediari commerciali, bene.

Altro che “le città sono belle quando c’è tutto” come ha scritto qualcuno che paventa la possibilità che si ritorni a chiamare mescite i bar, magari.

Non vedo perché debba essere consentito aprire in un centro storico patrimonio dell’Unesco “la qualsiasi”, forse per alcuni decoro è una brutta parola, ma evitare un’omologazione di esercizi dalla tipologia lontana dalla tradizione non deve necessariamente significare di trasformare il centro storico in un’unica trattoria Toscana di basso livello, non significa scoraggiare chi cerca di fare ristorazione di qualità, perché è proprio la tutela della qualità uno degli intenti.

Forse non sarò stato fino a N.Y. per assaggiarne uno come si deve eppure anche a me piace l’hamburger, ma se camminando per Firenze invece di un fast food fuori contesto, trovo un Trippaio che mi fa un panino col lampredotto è più in là invece di un ristorante cinese mi offrono un vassoio di crostini neri non soffro, anzi.

Siena, Piazza del Campo, cammino colpito dai raggi obliqui del sole (virgola) al tramonto della civiltà…mi appare una Fata Turchina, sarà una contradaiola dell’Onda, si avvicina e mi porge una bacchetta magica, hai sentito, mi dice, a Firenze…PUF

Adesso ci siamo, le rispondo e mi sento addosso settecento anni di meno.