Azienda Agricola Rapillo | L’etichetta che resta nella memoria
di Tonia Credendino
L’ho riconosciuta prima ancora di ricordare il vino. Davanti alle bottiglie dell’Azienda Agricola Rapillo, durante una degustazione a Piglio, è bastato rivedere quella creatura di profilo, a metà fra un riccio e un piccolo istrice, con le guance colorate e un bicchiere fra le mani. La stessa etichetta mi aveva colpita due anni prima in un’enoteca specializzata in vini naturali. Non ricordavo immediatamente il nome dell’azienda, ma ricordavo il disegno. È la dimostrazione più semplice del valore di un’etichetta: può anticipare il vino, sopravvivere all’assaggio e, a distanza di tempo, ricondurre con precisione a una bottiglia incontrata quasi per caso.
Non è soltanto una percezione personale. Una recente ricerca condotta attraverso l’eye tracking ha rilevato che le etichette raffiguranti animali attirano più rapidamente l’attenzione, vengono osservate più a lungo e risultano più facili da ricordare rispetto a quelle costruite intorno a oggetti inanimati. Nel caso di Rapillo, però, sarebbe riduttivo parlare di una semplice operazione di marketing. Quelle figure leggere e quasi infantili segnano il passaggio fra due modi di presentare la stessa azienda: da una parte le etichette classiche di Rapillo, Le Silivi, Sero Nero e Trasmondo, legate alla denominazione e al paesaggio; dall’altra i personaggi del Bianco, del Rosato e del Macerato, immediati, riconoscibili e perfettamente inseriti nel linguaggio contemporaneo del vino artigianale.
Antonella Volpe non nasconde di avere attraversato, e in parte cavalcato, l’onda del vino naturale. Quel movimento ha aperto mercati, formato nuove comunità di bevitori e offerto visibilità a produttori che difficilmente sarebbero entrati nei circuiti convenzionali. Antonella attribuisce proprio agli importatori stranieri il merito di averla spinta a riflettere sul potere che l’immagine di una bottiglia può esercitare sul cliente ancora prima dell’assaggio.
Da questo confronto nasce una comunicazione capace di parlare con maggiore immediatezza al pubblico delle enoteche naturali e ai mercati internazionali.
Dietro le creature illustrate rimane però una terra molto concreta. Rapillo si trova a Serrone, in provincia di Frosinone, sui pendii più bassi del Monte Scalambra. Antonella ed Enzo ereditano l’azienda nel 2000, rinnovano i vecchi vigneti, realizzano nuovi impianti e ammodernano la cantina. La superficie dichiarata è di appena tre ettari, completamente esposti a mezzogiorno. Il profilo aziendale parla complessivamente di terreni calcarei e tufacei, mentre le schede dei singoli vini distinguono suoli argillosi e argille carsiche rosso scure. Non si tratta necessariamente di una contraddizione: in una piccola superficie distribuita a quote diverse possono convivere un substrato calcareo e orizzonti argillosi con caratteristiche differenti. Le parcelle conosciute si collocano fra 380 e 410 metri sul livello del mare.
Il cru più precisamente descritto è Le Silivi, una collina a 410 metri, interamente rivolta a sud, coltivata a Passerina del Frusinate con viti dall’età media di circa trentacinque anni. La stessa uva genera interpretazioni differenti. Le Silivi rimane il bianco più legato all’identità aziendale, con una breve permanenza sulle bucce e fermentazione spontanea; il Bianco ne offre una lettura più diretta, mentre Il Macerato spinge il contatto con le bucce fino a ottenere colore ambrato, maggiore materia e una trama tannica riconoscibile. È forse proprio quest’ultimo il vino nel quale forma e contenuto si incontrano meglio: la tonalità nel bicchiere disegnato sull’etichetta richiama quella del vino reale. La figura non è una mascotte appoggiata sulla bottiglia, ma una prima anticipazione visiva di ciò che si troverà nel calice.
Sul versante rosso domina il Cesanese, nelle espressioni di Affile e comune. Il Rosato, ottenuto dalle due varietà, nasce da vigne di circa trent’anni su terreno argilloso e affina almeno sei mesi sulle fecce fini. Il Rosso, proveniente dagli impianti più giovani, fermenta spontaneamente in acciaio e rimane circa quindici giorni sulle bucce. Rapillo, il vino aziendale, compone terreni, altitudini e percentuali differenti secondo l’annata. Sero Nero unisce il 60 per cento di Cesanese comune e il 40 per cento di Cesanese di Affile, maturando diciotto mesi in botti da dodici ettolitri e altri sei in acciaio.
Trasmondo rappresenta la prova più estrema: Cesanese di Affile, parziale appassimento delle uve e una seconda fermentazione provocata dall’aggiunta del mosto ottenuto dalle uve appassite al vino della stessa vendemmia già fermentato. Un rosso secco, concentrato e dichiarato oggi a 16 gradi, nel quale Antonella cerca non la morbidezza facile di un passito, ma un’espressione più profonda del territorio. Le schede disponibili appartengono però ad annate diverse: quantità e procedimenti devono essere letti in relazione alla singola vendemmia e non sommati come se descrivessero un’unica produzione attuale.
Collocare Rapillo nell’orizzonte del vino naturale richiede infine una precisazione. Il vino naturale non costituisce una denominazione né una certificazione legale univoca. Antonella ed Enzo dichiarano apertamente di non possedere certificazioni e di non desiderarle. Il valore della loro scelta va quindi cercato nelle pratiche verificabili: in vigna utilizzano rame e zolfo in quantità contenute, insieme a propoli e oli essenziali; in cantina non impiegano coadiuvanti enologici, ricorrono alle fermentazioni spontanee e mantengono la solforosa assente o molto bassa in funzione dell’annata.
È più corretto parlare di una filosofia di minimo intervento che attribuire all’azienda un riconoscimento formale che non esiste. Naturale, qui, non significa lasciare che il vino faccia ciò che vuole. Significa osservare, intervenire il meno possibile e assumersi la responsabilità di ogni scelta.
L’etichetta che avevo conservato nella memoria mi ha dunque riportata a un’azienda, ma soprattutto a una donna capace di tenere insieme due linguaggi apparentemente lontani. Antonella custodisce il Cesanese, le botti e una viticoltura familiare nata su pochi ettari; allo stesso tempo accetta che una creatura disegnata possa aprire una strada verso consumatori nuovi. Non rinnega la tradizione e non demonizza il mercato. Ha compreso che un vino deve avere radici abbastanza profonde da non perdersi e un volto abbastanza riconoscibile da essere ritrovato. Anche due anni dopo, sul tavolo di un’altra degustazione.
Azienda Agricola Rapillo
Via Forese 54
03010 Serrone (FR)
Tel. 0775 595467 – 339 4765869
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