Un buon ristorante si riconosce dai cessi (e dai menu)

27/6/2015 2.5 MILA
Il bagno
Il bagno

di Marco Contursi

Qualcuno penserà, “Ecco coi primi caldi a Contursi gli parte un embolo e se la prende con qualcuno” ma una recente esperienza in un posto di lusso mi costringe a parlare di due pessime abitudini dei ristoranti, ma non solo, Campani, ma non solo: NIENTE MENU’ FUORI AL LOCALE COI PREZZI E BAGNI PIETOSI.

Iniziamo proprio dal capitolo bagni.
E’ normale che una struttura di lusso da svariati milioni di euro, non abbia sapone e carta igienica sia nei bagni degli uomini che in quelli delle donne e che, segnalata la cosa, venga messo del detersivo per i piatti nei portasapone? No, non lo è, come non è normale che ne sia sprovvisto il 70% dei bar campani e delle pizzerie. Quest’anno sono stato in 3 lidi e tutti e tre ne erano sprovvisti. Servizi sporchi, spesso mai rinnovati, colpa dei proprietari oppure dei clienti? Per me dei proprietari, senza se e senza ma, poiché il cliente maleducato può capitare ogni tanto ma non mi si venga a dire che costantemente, venga sprecata la carta o il sapone per puro sfizio vandalico.

Oltretutto l’incidenza in bilancio del costo degli stessi è minimo poiché sono pochi coloro che civilmente si lavano le mani e quindi una confezione di sapone liquido da 1 euro, dura almeno 2 settimane ma anche più ( prova fatta 5 anni fa in un locale di un amico con una media di 40 clienti al giorno, 1 confezione di 1 litro di sapone, costo 1,20 euro, durò 23 giorni). Se la cosa viene segnalata ai gestori, magari provvedono, non senza qualche mugugno, non sarebbe molto più civile controllare 3 volte al giorno le dotazioni minime e fondamentali della toilette soprattutto in giornate di grande affluenza come nei week end? Anni fa il Codacons di Roma condusse una indagine con tanto di foto nei bagni dei locali del centro della capitale e il quadro fu sconfortante, mentre devo dire che da Firenze in su, la situazione migliora sensibilmente anche se non mancano delle eccezioni.

Il menu
Il menu

Capitolo menù fuori al locale coi prezzi.
Vi racconto un aneddoto: circa 15 anni fa, squattrinato e poco attento a quello che ingurgitavo, mi trovavo in vacanza a Rimini con un amico. Una sera, in giro sui colli riminesi, dopo essere stati rimbalzati da tutte le disco di tendenza della costa poiché soli e sconsolati, passai dinanzi ad una osteria, “Osteria del Povero Diavolo” e incuriosito dal nome e rassicurato circa i prezzi dalla parola osteria, inchiodai la macchina. Immaginate la sorpresa ma anche la felicità per lo scampato pericolo al mio magro portafogli, quando leggendo il menù fuori mi accorsi che era cucina di alta scuola a prezzi adeguati ossia, se non ci fosse stato il menù esposto all’ingresso, avrei speso in una cena l’equivalente di 7 giorni di piade e cassoni con prosciutto e squacquerone, anche perché una volta entrati, pochi sono quelli che si alzano e vanno via dopo aver avuto il menù e magari prima di questo, versata l’acqua, così da farti sporcare il coperto e rendere più difficile la fuga.

Oltretutto, ci sono sere che io desidero mangiare una determinata pietanza, chessò spaghetto coi ricci, e leggere prima se c’è mi evita di telefonare per chiedere e magari, sempre vergognandomi di farlo, sorbirmi l’ennesima pasta e vongole (mai veraci…sifoni,volgarmente detti, ”le corna”, adesi nelle filippine, separati nelle veraci) e frittura in luogo della trafila lunga con il succulento echinoderma da me agognata. Amici ristoratori, interrogati sulla mancanza del menù all’esterno, si sono giustificati, dicendo che poi c’è chi copia i piatti o mette la stessa pietanza a 1 euro in meno…..guerra meschina tra poveri se pensano che basti 1 euro in meno per fare la fortuna di 1 locale.

Mi piacerebbe che sui temi succitati, si innescasse un dibattito civile a cui partecipino anche gli addetti al settore e i clienti con qualche aneddoto. Un blog è luogo di scambio di opinioni e non un mero sito di somministrazione di informazioni come lo è un giornale cartaceo.

p.s. io davvero cerco dove fare una scorpacciata di ricci locali (non slavi o albanesi) anche se credo che in questo periodo sia vigente il fermo pesca. Chi mi da delucidazioni e indicazioni in proposito?

p.p.s il locale di Massimo Bottura si chiama Osteria Francescana, già la parola “osteria” richiama a un luogo dal costo parco, Francescana poi rimanda alla vita modestissima del poverello di Assisi…..immaginate se uno sprovveduto entra da Bottura credendo di mangiare tortellini e bollito a buon mercato.….ci sarebbe da ridere!!! Meglio mettere i menù fuori coi prezzi, no??!!

16 commenti

    Antonietta

    Carta igienica e sapone sono solo una parte dei disagi che si affrontano in un bagno.
    E la mancanza d’igiene? Cioè la pulizia dei sanitari, di pavimenti e rivestimenti, di porte e maniglie?

    27 giugno 2015 - 17:52

    Giancalsp

    I ricci sono in fermo da metà Aprile

    27 giugno 2015 - 18:47

    stefania milani

    Per quello che riguarda i bagni, condivido ciò che è stato scritto, sia per carta igienica, sapone liquido dei piatti e scarsa pulizia ma devo anche dire che, avendo lavorato in locali della disco music, la clientela è veramente incivile, in particolare, i bagni maschili vengono lasciati in condizioni pietose….Una volta, è stato perfino buttato un petardo nel lavandino, facendolo scoppiare e riducendolo in pezzi….Eppure, ogni sera assistevo alla pulizia e disinfezione dei bagni, come pure la fornitura di saponi e carta igienica….
    Per quello che riguarda i menu dei locali, condivido pure qui….leggere i menu fuori dal locale, sono certa che aumenterebbe pure la clientela….

    27 giugno 2015 - 19:04

    Marco Contursi

    Un petardo nel lavandino…..questa mi mancava…..perfettamente d’accordo sul fatto che non sempre i bagni sono sanificati a dovere.

    27 giugno 2015 - 19:12

    enrico de nigris

    Caro Marco sono in pieno accordo con te, sia sulla dotazione dei bagni, sia sui menu, ma aprirei volentieri un dibattito sul naming e la congruenza dell’offerta disponibile nel maggior numero dei ristoranti. Spesso il nome del locale dice tutto il contrario di ciò che si offre, in termini di tipicità, pietanze, specialità e prezzi.

    A mio avviso siamo messi veramente maluccio

    27 giugno 2015 - 20:21

    pino adinolfi

    un locale si giudica anche dai bagni….
    e come quando si va a casa di una persona che non si conosce…
    dal bagno si capisce il livello di …pulizia…

    28 giugno 2015 - 00:57

    elena mastrosimone

    IL Comune di Napoli dovrebbe abolire la voce “servizio”,un balzello insopportabile soprattutto da parte dei turist e rende una cattiva pubblicità alla ristorazione napoletana,forse l’ultima grande città italiana a conservare questa incomprensibile e anacronistica voce.

    28 giugno 2015 - 07:59

    Giancarlo

    Adoro gli articoli di Marco Contursi!!!!

    28 giugno 2015 - 13:38

    marco contursi

    Grazie, i complimenti fanno sempre piacere :-))))))))

    28 giugno 2015 - 15:50

    gio

    Viste tante oscenita’, penso sia meglio pane e mortadella all’aria aperta!

    28 giugno 2015 - 19:51

    gio

    Meglio un panino con mortadella all’aria aperta!

    28 giugno 2015 - 19:57

    alex

    I cessi lerci rispecchiano l’oste….

    28 giugno 2015 - 21:51

    gio

    Quando entro in un ristorante, trattoria, per la prima volta, si rinnova in me la speranza di aver trovato il posto giusto, la gente giusta, gentile, un buon cibo e un prezzo onesto. Ma spesso ,sempre più’ spesso, la delusione sta prendendo il posto alla speranza, e il cliente si trova solo, alla merce’ e alla derisione di persone che con la ristorazione hanno poco da dividere e fanno cattiva pubblicità’ a quelli che in questo mestiere ci mettono cuore e dignità’.
    Questo vale anche per altri esercizi simili.
    C’è qualcuno che fissa un codice deontologico? c’è qualcuno che tutela il cliente?

    29 giugno 2015 - 15:17

    Licia

    Molti anni fa sono capitata per caso a pranzo alla Madonnina del Pescatore di Moreno Cedroni, attirata dall’aspetto di vera “trattoria” di mare che offriva il locale e invogliata dall’idea di una tradizionale fritturina di paranza.
    Appena seduta al tavolo ho capito di trovarmi in un ristorante speciale (ad es. al tavolo colonnina con secchiello per il ghiaccio), altrochè trattoria “alla buona”.
    Sono uscita con la voglia della frittura, con il portafoglio molto alleggerito, ma poi soddisfatta posso dire di aver sperimentato la cucina di Moreno che era già noto a tutti meno che a me………………..beneficiando di un qui pro quo senza il quale forse non avrei mai varcato quella porta!!!!!!

    29 giugno 2015 - 15:42

    Eva Bo

    Mi sembra che in Italia ci sia una legge che impone di affiggere all’esterno dei locali il menù, ovviamente con i prezzi delle vivande.
    Mi sembra, altresì, però, che nella nostra Patria il rispetto della legge sia facoltativo.

    P: S. Comunque è sempre un piacere leggere Marco Conturso

    30 giugno 2015 - 16:48

    Marco Contursi

    Grazie Eva….la legge obbliga a esporre i prezzi all interno ossia a dare il menù….purtroppo dovrebbe essere un obbligo anche fuori.

    3 luglio 2015 - 19:49

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