Barolo Oreste Stefano, la magia nel vino e altri descrittivi, raccontami ancora di quando volavi…

9/3/2019 2.4 MILA
Barolo Oreste Stefano, tappi volanti
Barolo Oreste Stefano, tappi volanti

di Marco Galetti

La sala dedicata alla degustazione e alla conoscenza

La sala dedicata alla degustazione e alla conoscenza
La sala dedicata alla degustazione e alla conoscenza

7 tagli di bollito, 7 salse, 7 Barolo Perno di Oreste Stefano

7 tagli di bollito, 7 salse, 7 Barolo Perno di Oreste Stefano
7 tagli di bollito, 7 salse, 7 Barolo Perno di Oreste Stefano

Galletti alla parete, Galetti alla tastiera

Galletti alla parete, Galetti alla tastiera
Galletti alla parete, Galetti alla tastiera

Recentemente sono stato invitato da Daniele Caccia ad una verticale di Barolo Oreste Stefano, Azienda Agricola di Monforte d’Alba, la tavolata, in orizzontale ed in posizione frontale rispetto alla batteria di vini era composta da amici, conoscenti o perfettamente sconosciuti ma ugualmente appassionati di cibo, di vino e di parole, cerco di ringraziare con la tastiera produttori, ristoratori e degustatori:

Pura poesia

Pura poesia
Pura poesia

Pura poesia, se si trova il tempo e la voglia di soffermarsi sulle parole, si resta a lungo senza, un semplice schizzo, due tappi, una frase, un messaggio nella bottiglia che può vagare alla deriva per anni e inabissarsi o essere colto, con amore, come i grappoli che hanno dato la vita al vino in apertura di post, un messaggio d’amore che può rischiare di volar via nel nulla come un tappo, o lasciarsi ricordare come le persone e i calici che hanno attraversato con noi una serata d’inverno.

E’ capitato di trovarsi in sintonia alla prima uscita con una rossa di fuoco il cui ricordo persiste o con un rosso nel calice, è quello che siamo che si lascia conoscere attraverso sguardi, parole, profumi, ci si annusa concedendosi poco a poco regalando all’altro una parte di noi, un sorso che si lascia ricordare, un gesto che non se ne va, si trasforma e si rinnova nell’assaggio.

Come il vino prendiamo la forma del contenitore o del contesto, ci accomodiamo adattandoci e offrendoci, regaliamo descrittivi di noi stessi a chi ha voglia di capirci, a chi vuole sapere qualcosa di più sul nostro profumo… voglio il tuo profumo, torna il profumo di lei a distanza di anni, era rimasto vivo e non lo sapevamo, lo ritroviamo inaspettatamente lungo il corso della vita che scorre come l’acqua e lascia sentori e colori come un vino.

Raccontami ancora di quando volavi, c’è tutto, la premura, le attenzioni, la voglia di ascoltarsi di conoscersi, del contatto mentale prima che carnale, quell’ancora che significa che non mi stanco mai di capirti e di riascoltarti, quell’ancora che significa concedimi un altro sorso, i tuoi umori, dimmi con le parole la persona che sei stata e che sei, parlami di come saremo, incrocia la tua vita con la mia, versami ancora un po’ di te.

Raccontami è un verbo bellissimo, nelle nuvole e nelle parole ognuno ci vede quello che vuole, descrittivi, appunto… raccontami significa dimmi ti ascolto, pendo dalle tue parole che voglio risentire per dar loro modo di donarmi le loro sfaccettature, che modificano quel che provo per te, più ti conosco e più cresce il mio amore, il desiderio, la stima, la comprensione mentre nel calice rimangono archi che suonano la musica che vogliamo sentire e riascoltare.

L’amore è sovrumano e ti fa pensare che l’altro abbia poteri non terreni, portami in alto con te oltre la vita reale, lascia che io mi aggrappi alle tue parole, al tuo profumo, corpi inafferrabili che nell’estasi si afferrano, amore, raccontami ancora di quando volavi…

 

3 commenti

    Francesco Mondelli

    Qui si fa grande letteratura ma del vin non c’è lettura tanta era la premura di pareggiare il conto prima del canto del gallo:lasciate ogni speranza o voi che nel mondo del vino bussate che le porte potrebbero essere sbarrate ma se con gentilezza insistete prendete pure una seggiola e sedete.FM

    9 marzo 2019 - 09:42

    Marco Galetti

    Sia il ristoratore che i vini non sono, per scelta, in primo piano, ma al secondo, se non addirittura in mansarda, dato che ero stato invitato dal titolare del locale come amico e non come fufblogger.
    Da cliente non pagante e gaudente ho goduto, per onestà intellettuale ho scelto una linea da mezzo poeta probabilmente più veritiera e sincera, non avevo fretta, volevo evitare una marchetta.

    9 marzo 2019 - 21:32

    Mondelli Francesco

    Nessuno pretende di entrare in camera da letto (pardon dentro al bicchiere)ma oltre alla poesia sempre gradita da parte mia almeno un accenno a qualche annata o di una ben riuscita accoppiata con il lesso o l’insalata per amici e conoscenti si poteva pure fare che tanto il baffo,distratto dai suo frenetico stappo,non ti avrebbe mica dato del matto.FM.

    10 marzo 2019 - 08:01

I commenti sono chiusi.