Basilicata Stories: gli assaggi

7/4/2018 966
Basilicata Stories
Basilicata Stories

di Rocco Catalano

Napoli è contagiosa, per bellezza, colore, suoni, sapori, umori. Un viaggio sentimentale attraverso tempi, passi, sguardi, storia. Basilicata Stories, la manifestazione organizzata da Miriade & Partners  con l’obiettivo di raccontare e far conoscere le migliori realtà vitivinicole di questa regione, prima ancora di quelle Campane e con l’ambizione di allargare lo sguardo al mezzogiorno d’Italia,  è stata l’occasione per fare un viaggio nel viaggio.

Palazzo Caracciolo è stato l’accogliente location che ha ospitato l’evento il 4 aprile e che ha consentito ad un qualificato parterre di giornalisti nazionali e internazionali di scoprire e conoscere la qualità dei vini di Basilicata, in particolare con un focus dedicato all’Aglianico del Vulture e alla DOC Matera, con Monica Coluccia a fare da madrina e raccontare in maniera competente e precisa il territorio lucano, tracciandone utilmente caratteristiche geografiche e di terroir.

I vini in degustazione, serviti alla cieca, erano tanti e diversi tra loro, non solo per areale e vitigni (Vulture – Matera) (Aglianico  – Merlot, Sangiovese, Cabernet, piuttosto che Primitivo per i rossi o Moscato e Greco per i Bianchi), ma anche perché, e ad avviso dello scrivente, è un bene, si sono di fatto apprezzate sfumature interessanti che restituiscono ai vignaioli il merito, e magari un ulteriore stimolo, a lavorare sempre più per ottenere il meglio dalle proprie uve.

Per l’areale del Materano tra i vini assaggiati quelli a taglio bordolese risultano ancora poco convincenti, pur tuttavia qualche cantina presenta interpretazioni non prive di interesse, sebbene sia necessario dedicare ancora molto lavoro se si vuol competere in questo mercato a buoni livelli.  Il Primitivo, invece, mostra di sentirsi più a suo agio in questo territorio e si presenta nel complesso piacevole e più convincente.

Per quanto riguarda il Vulture, come accennavo, mostra un rinnovato e più intrigante spirito, capace di tratteggiare con caratteristiche distintive territori e stili pur non perdendo mai il suo carattere. Molto merito, come ho già scritto in passato, va riconosciuto ad una nuova e frizzante generazione di vignaioli che hanno impresso ad un vino che sembrava troppo stretto e chiuso tra legno e austerità una nuova vita.

Un vino più equilibrato, armonico, potente e piacevole; di certo in grado di diventar grande in cantina ma senza impedire di farsi trovare pronto per un bicchiere senza impegno con gli amici.  Tra gli appunti presi alla cieca e che mi sono autosvelato solo adesso che scrivo, trovo belle conferme tra cui Fucci, Musto Carmelitano per il 2016 e 2015; Carbone, Grifalco, Basilisco per il 2014 e 2013;  Lagala, Colli Cerentino, Carbone, Martino, per le annate 2012, 2011, 2009 e una sorpresa davvero piacevole che è la cantina Ripanero, per la quale azzarderei una scommessa per il futuro; mentre l’Aglianico del Vulture Sup. Martino Riserva 2011 è quello che ha lasciato una traccia in più nella mia memoria.

Insomma, una validissima occasione per incontrare vecchi e nuovi amici, discutere dei più ambiziosi progetti per rilanciare questo territorio dalle straordinarie potenzialità, benché condizionato da troppi e antichi disappunti che ne impediscono spesso un cammino fluido e più smart. Infine, sarebbe giunta l’ora che ci si scrollasse di dosso questo sentimento un po’ dimesso e inutilmente divisivo che vuole il lucano per forza emigrante, e che ci si attrezzasse per esser protagonisti in casa, perché manifestazioni come Basilicata Stories dovrebbero senza dubbio far respirare ai giornalisti il genius loci di questa terra meravigliosa, per fortuna, a prescindere da noi che l’abitiamo.

Di certo Napoli si rivela sempre un grande palcoscenico, un luogo esclusivo dove culture diverse possono trovare spazio e valorizzarsi reciprocamente, la capitale sicura da cui il sud può trovare la sua anima, quindi un auspicio a ritrovarsi l’anno prossimo per un evento che certamente sarà ulteriormente cresciuto.

Lasciando il Vesuvio alle spalle mi viene in mente un docu-film musicale di John Turturro girato nel 2010, si chiama Passione, e sarebbe bello lo vedessero in tanti, alzo il volume dell’autoradio, fine.

Prosit e Serenità.

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