Bischerate d’Estate 015, la critica gastronomica e i tre porcellini, ovvero: pensiamo davvero di saperne…

20/8/2019 654
La critica gastronomica e i tre porcellini
La critica gastronomica e i tre porcellini

di Marco Galetti

Partendo dal presupposto che la critica gastronomica in calze a rete  sappia scrivere e descrivere, è diventato privilegio di pochi, ormai, poter pubblicare un pezzo con i canonici quattromila caratteri (anche se la forbice è variabile) senza un adeguato supporto fotografico, inoltre per quanto siano belle da ascoltare e da vedere parole ed immagini, se davvero si volesse rendere al lettore un servizio ottimale tutto questo potrebbe non essere sufficiente.

A quasi tutti piace avere l’ultima parola, meglio sarebbe se aspirassimo all’ultima domanda consapevoli che non si finisce mai d’imparare.

Che giudizio potrebbe dare quanto ad accoglienza, un abituale frequentatore di tristellati che non sa dire grazie ad un cameriere di una trattoria…

La critica gastronomica, per quanto supponente, dovrebbe, riconosciuti i propri limiti, viaggiare in gruppo con altri tre porcellini, non solo per potersi garantire un dopo cena ad altro tasso erotico, ma soprattutto per ovviare alle proprie lacune che in un campo o nell’altro abbiamo tutti, da appassionati semplici a prime penne con le stellette.

Nulla toglie che:

un esperto di pizze e lievitati possa scrivere un pezzo senza sapere nulla di birre e bollicine

un docente ONAS possa scrivere su una degustazione di salumi e formaggi pur essendo intollerante al lattosio

un produttore di salame faccia la figura del salame al cospetto di un docente ONAS e della presidente di associazione

una prima penna nera, possa mettere nero su bianco le sue impressioni di settembre su una cena a base di fichi settembrini pur avendo problemi di glicemia

un assaggiatore d’olio possa raccontarci di una pasta e fagioli sapientemente condita pur avendo una ritrosia congenita nei confronti dei tubetti

una critica gastronomica in calze a rete sappia prendere pesci ma mangi solo carne

uno possa definirsi specialista in cornicioni e canotti vivendo a piano terra, non essendosi mai allontanato dalla terra ferma e non essendo mai andato alla deriva nemmeno su un materassino gonfiabile e vacillante quanto il suo ego la sua sicurezza in materia

un vegetariano ci racconti in dettaglio l’osso, il buco ma non il midollo

un meridionale azzardi il giudizio su un risotto pur bandendo il burro ed essendo intollerante allo zafferano

un esperto di vini rossi ci parli di crostacei

un appassionato di bianchi e di toscane che fanno sangue descriva fiorentine al sangue

un iperteso ci racconti di una degustazione a base di caffè e liquirizia dall’antipasto al dolce

uno spaghettomane&pastaiolo possa fare un bel resoconto e racconto di una cena senza carboidrati

un esperto conoscitore e divulgatore di pomodorini del piennolo critichi una polenta troppo lenta (leggasi morbida)

un mezzo toscano creda di saperne di riso pur senza aver mai assaggiato un sartù

certo, nulla toglie che si possa… basta essere onesti verso chi legge, consapevoli che nessuno può davvero conoscere bene tutto quel che concerne il cibo, il vino, l’accoglienza e tutto ciò che a queste cose è collegato.

L’ultimo arrivato, ben educato e a proprio agio in ogni contesto, ma che non viene degnato di uno sguardo e al quale non diamo due lire (né a lui, né a quello che scrive, né a quello che non scrive conscio del peso delle proprie parole) potrebbe essere cintura nera di insalata a mazzi… e allora son [email protected]

 

4 commenti

    Francesco Mondelli

    (20 agosto 2019 - 15:10)

    Se l’osso buco è “smidollato”desisti(miseria e nobiltà).I tre porcellini che in foto son diventati quattro( non gatti) visto che sono di nobile cinta senese credo che dignitosamente disdegnino il diminutivo.PS In vino veritas:nato contadino dai pescatori acculturato posso anche parlare di freschezza del pescato ma sempre alla terraferma rimarrò ”ancorato”.

    Marco Galetti

    (20 agosto 2019 - 16:29)

    Ho cercato una foto da quattro perché c’è anche la critica gastronomica, avevo una porcellina con le calze a rete ma mi sembrava eccessivo, quanto alla cinta senese, dati i natali, credo di averne facoltà…

    lucab

    (20 agosto 2019 - 21:45)

    L’articolo si sofferma sulle competenze sensoriali, degustative e sono d’accordo sul senso generale del ragionamento.
    Ma penso che non bisogna essere un super-esperto in ogni settore per fare una buona
    recensione.
    __
    Aggiungo delle considerazioni di carattere generale e non riferite a Marco Galetti che stimo e che tende spesso a uscire dal conformismo e dice cose diverse.

    1 Non bastano delle buone capacità degustative.
    La critica richede anche indipendenza (compreso sincerità, onestà ecc…) e un po’ di coraggio.
    E su questi ultimi due presupposti, da lettore, vedo delle carenze nella critica enogastronomica italiana e nei food blog.
    2
    Secondo me una degustazione non è mai obiettiva al 100 % e risente del proprio Gusto Personale.
    Questo, comunque, per me, non è un fatto negativo.
    3
    Penso che non si degusta solo con le papille. Ma anche con il cervello. È un concetto che non è il momento di approfondire.
    4
    Un’altra carenza è sul prezzo e sul Rapporto Qualità/Prezzo.
    Secondo me è importantissimo
    in una recensione ma non sempre viene preso im considerazione. Spesso le recensioni si dilungano su particolari inutili o tesi a glorificare il cuoco.
    4
    Sull’alta cucina, poi, c’è un carenza particolare molto diffusa.
    Quella di non saper valutare e distinguere la creatività e l’innovazione di un piatto dall’esibizionismo tecnico nato per stupire.
    Al tavolo degli stellati la critica e i food blogger dovrebbero, inoltre, alzare un po’ la schiena
    e togliersi la livrea dell’incensatore.
    Devono ricordare, mentre magiano, che sono al servizio del cliente e non del narcisismo smisurato degli chef stellati: pensate a quelli che offrono soltanto i menù degustazione(v articolo di pochi giorni fa).
    5
    Un altro limite è nelle abilità espressive.
    Ebbene, c’è molta omologazione. Non c’è la voglia di uscire dal conformismo stilistico che affligge le narrazioni gastronomiche.
    Anche se non mancano eccezioni.
    __
    Per concludere c’è bisogno di un rinnovamento della critica e dei food blog italiani.
    Secondo me, è possibile e non difficile… se si esce dalla logica del fare sistema, dalla logica del marketing e… si schierino con convinzione dalla parte del cliente-consumatore-lettore.

    Marco Galetti

    (20 agosto 2019 - 22:26)

    Naturalmente ho estremizzato per cercare di rendere chiaro un concetto: meglio essere autoironici che presuntuosi, vale anche per chi cucina, mai prendersi troppo sul serio…

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