Brucellosi delle bufale a Caserta, facciamo un po’ di chiarezza su questa drammatica emergenza

26/7/2021 1.7 MILA

Brucellosi delle bufale a Caserta, caso nazionale

Uno spettro si aggira per Caserta, ma nessuno si è sinora veramente coalizzato per combatterlo (cit.), al punto che è un tema esistente fin dal 2007 quando scoppiò la crisi e la Regione intervenne con decisione grazie all’allora assessore all’Agricoltura Cozzolino. Un tema che da Campano ormai è tutto Casertano, purtroppo.

Prima di proseguire bisogna chiarire che mangiare mozzarella da latte di bufala (dop e non dop) non comporta il minimo rischio per noi consumatori perché il latte nel corso della lavorazione viene portato ad una temperatura abbondantemente molto più alta della soglia di sopravvivenza del batterio.

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Dunque mangiare mozzarella è sicuro anche se è in corso una epidemia di brucellosi
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Perché allora bisogna debellare la brucellosi? Per la salute degli operatori del settore che si trovano a contatto con gli animali malati e per gli stessi animali che non sono più utili dopo aver contratto la malattia.

Allo stato dei fatti, secondo le norme in vigore,  numerose regioni hanno acquisito lo status previsto dalla normativa europea di Provincia Ufficialmente Indenne, ritardo per cui la Regione Campania fu sanzionata dalla stessa Ue nel 2019.
Nel 2020 questo obiettivo, di Provincia Ufficialmente Indenne, è stato raggiunto dalle province di Napoli, Avellino e Benevento mentre la Provincia di Salerno, la seconda per dimensione degli allevamenti dopo Caserta, sta per tagliare finalmente questo ambito traguardo.

Il problema è dunque la provincia di Caserta con i suoi storici cluster mai veramente debellati.

Il tema non è secondario per la produzione, basta considerare le dimensioni della dop secondo i dati forniti dallo stesso consorzio che registrano ancora incrementi di quantità e di export nonostante il Covid.

Produzione Mozzarella 2020
Produzione Mozzarella dop 2020

A Caserta ci sono l’80% dei 200mila capi bufalini allevati in Italia e il 15% di questi ha la brucellosi secondo i rilievi regionali.
L’areale maggiormente coinvolto è quello di Grazzanise con i comuni confinanti Castel Volturno, Cancello e Arnone e Santa Maria la Fossa, dove si contano circa 400 allevamenti. Nel Casertano ormai si contano decine di focolai: San Marcellino con 31 focolai in 80 aziende, Capua con 18 focolai in 133 aziende, Cancello e Arnone con 19 focolai in 68 aziende

Come è stato possibile non riuscire a risolvere la brucellosi in 14 anni?

A differenza del 2007, quando la Regione era in condizione di effettuare i controlli su poco più del 30% delle aziende, oggi la situazione è perfettamente monitorata e si ha un quadro completo della situazione.

In alcune aziende è stato accertato dalla stessa Regione Campania, congiuntamente con la Procura di Napoli per il tramite del NAS, l’uso fraudolento del vaccino RB51, con una modalità di utilizzo tale da non consentire il rilevamento della malattia e del vaccino stesso durante i controlli ufficiali.
Ma non basta: nonostante i ripetuti solleciti da parte della Task Force Regionale al rispetto di tutto quanto disposto dalla norma (DGRC 207/2019), non sono ancora perfettamente garantiti alcuni punti strategici individuati dalla delibera necessari a  limitare il rischio di diffusione della  Brucellosi, tra cui la gestione delle aziende, in alcuni territori critici, come un unicum epidemiologico.

Molte aziende infatti derivano dalla divisione di precedenti aziende senza però aver garantito una reale separazione aziendale che assicuri corrette condizioni di biosicurezza. Il motivo è sempre lo stesso: spingere sulla produttività, anche in modo non compatibile con la sostenibilità ambientale.
Secondo un rapporto riservato dell’autorità, “ci si trova di fronte ad aziende multiple che dovrebbero essere consorziate e considerate unica unità epidemiologica. Si intuisce, quindi, che ci troviamo di fronte a gravi problematiche  di biosicurezza ambientale che scaturiscono da una non congrua gestione zootecnica territoriale che si è protratta negli anni”.

Tradotto in parole povere, la brucellosi si diffonde là dove non è stata combattuta con decisione e là dove ci sono condizioni di vita pessime degli animali, costretti al sovraffollamento e le cui carcasse non sempre vengono smaltite a norma di legge.

Si registrano episodi, denunciati alla Procura della Repubblica, di spandimento illecito di reflui su terreni e in canali comuni, che hanno contribuito, e tuttora, seppur in maniera puntuale, contribuiscono alla ulteriore diffusione della malattia nella zona cluster. Inoltre, a fronte di aziende eccellenti, ancora si evidenziano aziende con carenze, alcune definite gravissime, di biosicurezza aziendale, sia strutturali che gestionali.

Ebbene, la brucellosi non si ferma, ma avanza.

E la situazione sta diventando pesante. Sinora sono stati abbattuti 40mila capi, ma non è stato sufficiente. Il 22 si è tenuto anche un summit al ministero per affrontare la questione

Gi allevatori sono sempre stati restii, ovviamente ad abbattere i capi, anche perché la mattanza riguarda tutto il cluster e anche quelli sani ne fanno le spese.
Tra dibattiti infuocati e timori per il futuro, è nata anche l’Associazione Amici della Bufala benedetta dal presidente del Consiglio Regionale Gennaro Oliviero (Partito democratico) che si oppone agli abbattimenti e invoca il vaccino come unico strumento per risolvere radicalmente il problema.

Ma questa scelta non è affatto scontata e nel prossimo post vedremo perchè…

 

3 commenti

    Domenico Fenizia

    Chi scrive ha un concetto distorto della brucellosi. Intanto non è vero che le bufale colpite non possono guarire, questo studio è stato fatto e pubblicato su una rivista altamente specialuzzata ed impattata. Ci sono bufale resistenti all’infezione che come l’uomo e le pecore possono autosteriluzzarsi. I maschi bufalini, certo, sono e rimangono infetti. Alcune bufale infette all’atto della gestazione abortiscono e diffondono la malattia. Ma queste possono essere identificate poichè sono positive a tratti, quando cioè il germe viene liberato nel circolo sanguigno, fernomeno identificato dai ricercatori feancesi con il termine “le pussè”. Riguardo la pericolosità del germe, trasmissione da animale infetto all’uomo, questo non desta preoccupazione, poichè i casi di infezione da brucella abortus sono insignificanti e citati raramente dai report infettivi annuali. L’infezione certo deve essere affrontata scientificamente, ed è questo che si contesta al gruppo di comando del piano. Hanno avuto a disposizione milioni e milioni di euro per dire, dopo 9 anni, “ora possiamo iniziare”, e come, se ancora non si sono resi conto della dinamica dell’infezione. Tale infezione si diffonde perchè la malattia viene diagnosticata tardivamente negli allevamenti. Quando un bufalo si infetta prima di essere etichettato come ammalato passano anche 30 e più giorni, il tempo utile per infettare tutto l’allevamento. Da qui la necessità di rafforzare la resistenza al germe degli animali sani, da quì il motivo per cui l’Oie a posto un limite oltre il quale non si può risanare con la procedura di abbattimento. Ma poi perchè tanta crudeltà, quando tra l’uomo e questo animale c’è empatia, sentimento nato da un’antica alleanza uomo-bufala. Tutto può risolversi con l’abbattimento? Non credo proprio!!! Diversamente, penso che chi scrive conosce poco questo animale che dimostra sensibilità e capacità semirazionali. A lui dobbiamo solo riconoscenza che non può essere tradita con l’abbattimento. E finisco qui, perchè la polemica non mi piace, tanto più quando è sterile e viene usata come strumento dialettico per dar valore all’assurdo!!!!!!!

    27 luglio 2021 - 18:11Rispondi

      Luciano Pignataro

      Gentile Finizia
      il suo amore per le bufala merita rispetto perchè è anche il nostro. Per dare senso alla sua associazione Amici della Bufala, inizi a denunciare coloro che a distanza di 14 anni ancora non sono in regola con gli allevamenti, tengono questi aninali in condizioni illegali di sovraffollamento, buttano le placente nei corsi d’acqua per infettare il vicino, non rispettano le normative di ingresso e uscite delle aziende. In una parola, inizi a denunciare quegli allevamenti che, incuranti della salute degli animali e dell’uomo, tengono acceso il problema a Caserta perchè pensano solo alla produzione e del business e non accettano di rispettare le leggi dello Stato e le normative della Ue. Per non parlare dell’immagine di un reparto completamente sputtanata. A pagare questi comportamnti, prima delle bufale sono anche le centinaia di allevatori onesti e perbene che rispettano le norme, a pagare sono tutte le altre province campane dove il problema è stato risolto. Lei è amico delle bufale? Cominci a denunciare quest comportamenti che sono sotto gli occhi di tutti, oggetto di denunce e di indagini oltre che di iniziative delle Procure. Allora si che sarà amico delle bufale e la sua azione non sarà letta cme una strumentalizzazione a favore di chi, invece di mettersi in regola, invoca soluzioni che rischiano, in base alle recenti normative Ue, di precipitare tutta la provincia di Caserta in zona rossa per anni e anni compromettendo l’esistenza stessa della dop. A meno che non sia proprio questo il piano di qualcuno a cui lei in buona fede sta dando una mano….

      27 luglio 2021 - 18:40Rispondi

    Domenico Fenizia

    Come in tutti gli ambienti esistono tantissime persone oneste e laboriose e una piccola parte di individui che vive ai margini della legge e cerca soluzioni facili con astuzia e malvagità. Questi pubblicizzano un’immagine estremamente negativa del proprio settore di appartenenza. Ma lo dice proprio lei, sì, ce ne sono moltissimi, llaboriosi e onesti, innamorati delle proprio modo di vivere e rispettosi delle proprie tradizioni. Questi hanno reso ricca la “terra ostile” su cui da sempre vivono e da cui sono riusciti a tirar fuori, con laboriosa genialità, valide alternative. È questo un mondo sempre considerato ai margini della società e per questo destinato all’estinzione. Questo concetto è rimasto fisso nel tempo e nella mente dei politici e di chiunque sale sul podio e decide di autorità di mettere ordine nel settore, portando la cosiddetta civiltà urbana, fatta di plastica, che col tempo distrugge l’animo dell’essere umano. Per conoscere gli allevatori e gli allevamenti bufalini bisogna frequentarli e partecipare i piccoli grandi problemi della loro vita quotidiana, come peraltro ho fatto da sempre, da quando fui nominato direttore della locale sezione zooprofolattica di Caserta. Giornalmente ero in giro ad imparare e dare consigli e ho capito il grande valore di questo comparto che avrebbe di lì a poco sostituito le attività industriali che tanto avevano illuso gli italiani. Lei parla di illegalità, ma le dico che ne ho viste proprio poche, bensì una grande amore per questo animale e volontà di riuscire ad ingrandire il propro opificio, badando però di non snaturarsi e non tagliare le proprie radici. In tutto questo ho seguito gli insegnamenti dei grandi maestri, il grande Professore Giovanni De Franciscis che mi è rimasto nel cuore e che tanti suoi discepoli, ora ai vertici di comando, hanno dimenticato. È stato lui che è riuscito ad ottenere il dop per il comparto, è stato lui a polarizzare l’attenzione del cittadino ad un settore letteralmente dimenticato, è stato lui a favorire l’accorpamento di tanti piccoli enti che oggi dettano legge nel casertano e hanno dimenticato di essere rappresentanti di un mondo che oggi stanno tradendo. Gli allevatori sono esseri razionali che sanno programmare il proprio futuro e crescono con il crescere della civiltà, bisogna ascoltarli e sedersi ai propri tavoli, bisogna scendere dalle sedie di comando ed abbassarsi ad ascoltare le loro ragioni. Chi, di fronte ad una opportunità produttiva, non si lancia facedo funzionare la propria fantasia ed operando attivamente per ottenere risultati. In terra di lavoro questo accade e, a differenza della città, si osserva sempre. Allora tanto rispetto per questo settore produttivo da cui possiamo solo imparare senza minimamente limitarlo nella sua crescita. Ogni colpa cade sul governo regionale, giunta ed assessorato alla sanità, nonchè ministero della salute che proprio non vogliono comprendere. Così come la colpa cade su quei sindaci che non riescono a partecipare il fenomeno e non hanno predisposto adeguati servizi e pianificato le attività per sostenere per servire adeguatamente il territorio. Allo sviluppo ed alla crescita non si possono mettere freni, le attività vanno organizzate e pianificate, ma non distrutte. Il problema della brucellosi si poteva risolvere da tempo e non si è voluto. I burocrati hanno creato in alternativa un gruppo di comando che non ha compreso la dinamica di un settire che vuole crescere ed invece viene mortificato nelle sue giuste aspettative.

    28 luglio 2021 - 08:56Rispondi

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