Buonissima a Torino premia nel nome di Bob Noto la passione di Paolo Lopriore. Giusto tributo al cantore dell’amaro


Buonissima – Premio Bob Noto

di Giulia Gavagnin

“Buonissima” a Torino è l’evento gastronomico più peculiare del panorama attuale, nato dalla volontà di Luca Iaccarino, Matteo Baronetto, Stefano Cavallito nella città apparentemente più rigorosa e ordinata d’Italia, ma che in realtà cela un animo profondamente anarchico.
La manifestazione, giunta alla sesta edizione, quest’anno s’è allungata a cinque giorni, da mercoledì 21 a domenica 25, concludendosi trionfalmente, fatte salve le doverose cautele del sabato dovute alla gestione e al contenimento dei movimenti di protesta di questi giorni, a proposito di un’anarchia che però non ci piace.
Il momento che costituisce il trait d’union culturale dell’intero evento si colloca senza dubbio all’apertura, con il conferimento del premio Bob Noto a una personalità della cucina che meglio incarna il tema, o il tratto caratteriale scelto dalla giuria, che caratterizzava l’eclettico gastronomo e fotografo prematuramente scomparso nel 2017 e che trova continuità nel pensiero di un cuoco contemporaneo.

Buonissima – Paolo Lopriore

Il 2026 è stato l’anno della “passione”, che fuori di ogni dubbio rientrava nelle qualità di Bob Noto, la cui anedottica sfugge a ogni catalogazione, sempre nel senso di un’anarchia di pensiero vista dal versante che preferiamo, quello degli irregolari.
E allora, non senza sorpresa del pubblico (meno della scrivente, che ha s’è imbattuta in parte del board con il vincitore in un noto ristorante borghese di Torino, facendosi già spoiler dell’esito) il premio Bob Noto quest’anno è andato all’”appassionato” Paolo Lopriore per le seguenti motivazioni, lette davanti al pubblico di Nuvola Lavazza da Antonella Fassio, l’adorata moglie di Bob: ”Ogni cuoco è un pezzo unico ed inimitabile ma non tutti sono mossi dalla bruciante consapevolezza di avere una missione. Questa è passione. Occhi brillanti, capelli arruffati e animo fanciullescamente e perennemente curioso, fanno di questo cuoco speciale, il paladino di una sana e rara irrazionalità. Dedizione, sensibilità, ostinazione, personalità, cioè passione, fanno di questo cuoco un esempio, che molto ha ancora da raccontare ma al quale tanto deve ancora essere riconosciuto”.

Buonissima – Premio Bob Noto

Quando Lopriore ha ritirato il premio, ha ricordato di quando, nel 2020, fu insignito del premio Pellegrino Artusi, acquisendo consapevolezza che il suo lavoro “ha più valore sulla cultura che sulle classifiche”.
Campano di origine ma comasco di nascita, Lopriore è un perfetto personaggio “bobnotiano”: uomo di idee e di concetti che hanno segnato profondamente una generazione di cuochi e di appassionati, è rimasto piuttosto confinato nel mondo dell’elite, senza arrivare del tutto al grande pubblico, nell’epoca in cui l’alta cucina scalpitava intellettualmente anche in Italia.
Allievo di Gualtiero Marchesi (la mitologia tramanda che ne sia stato il prediletto), è stato profondamente segnato anche dagli anni francesi di Ledoyen e Troisgros, e ha saggiato le asperità della cucina nordica in Norvegia. Rigore, classicismo, tensione e animo disobbediente hanno dato vita al decennio del Canto alla Certosa di Maggiano in provincia di Siena, dove è stato il definito il “cantore dell’amaro”. La sua ricerca, infatti, spingeva verso le sensazioni primordiali alla base del gusto, con esiti che potevano essere persino spiazzanti in quanto chiamavano in causa veri e propri “umori” che potevano creare distonia e disarmonia.
Quella di Lopriore non è mai stata una cucina “di pancia” ma volta soprattutto a stimolare il pensiero. Negli anni di Bob Noto, ciò era ancora possibile, perché se molti cuochi avevano intuizioni -anche geniali- avevano parimenti un ideologo – Bob Noto, appunto- con il quale confrontarsi e portare a compimento pensieri che altrimenti sarebbero stati occasionali come lampi nel cielo.
E’ stato importante che la giuria del premio Bob Noto (composta, ricordiamolo, dai tre fondatori più Antonella Fassio, Sara Peirone, Paolo Griffa, Ferran Adrià) abbia assegnato il premio a Paolo Lopriore.
Innanzitutto, perché è stato un maestro per le generazioni più giovani: Piergiorgio Parini, Gianluca Gorini, Antonia Klugmann (presente sul palco) gli devono moltissimo.
In secondo luogo, perché le rivoluzioni culturali e di pensiero sono quasi sempre ad opera degli “Irregolari”, che pagano spesso con l’incomprensione del pubblico il loro essere “avanti”. E, non v’è dubbio che Paolo Lopriore, così come Bob Noto, siano stati degli Irregolari.
In questi tempi di inesistenza culturale, premi come quello torinese non sono in grado di cambiare le cose ma, almeno, portato una ventata d’aria fresca di cui abbiamo bisogno come il pane.

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