Cobellis di Vallo della Lucania

13/12/2016 1.9 MILA
Vini Tenuta Cobellis
Vini Tenuta Cobellis

di Enrico Malgi

Il comprensorio del Cilento rappresenta il territorio più esteso di tutta la provincia di Salerno e dal punto di vista enogastronomico è una continua fonte di prodotti di eccellenza, che soltanto negli ultimi tempi hanno finalmente ricevuto la giusta visibilità ed i meritati riconoscimenti. In questo contesto privilegiato operano soprattutto aziende agricole di piccole e medie dimensioni, con un fatturato annuo di non elevato profitto. Un’azienda agricola invece che va controcorrente è quella di Tenuta Cobellis di Vallo della Lucania, situata proprio nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Alburni e Vallo di Diano. Essa possiede circa trecento ettari dislocati in cinque tenute, destinati all’agricoltura in generale, all’olivicoltura, all’allevamento di capi di bestiame ed alla produzione di latte e dal 2004 poi è dedita anche alla viticoltura con ottimi risultati, con venti ettari vitati situati sulle dolci colline che degradano verso il limpido mare di Ascea Marina.

Controetichetta Vini Tenuta Cobellis
Controetichetta Vini Tenuta Cobellis

Diverse le etichette di vino in commercio che hanno riscosso da subito un meritato successo, di cui in questi giorni ne ho assaggiate quattro connotate da nomi singolari. A proposito di etichette, penso che sia indispensabile migliorare la veste grafica poco leggibile soprattutto la parte frontale.

Thumos Greco Paestum Igp 2015

Thumos è una parola di origine greca che significa emozione, pathos, desiderio, riferito al vino in questione. Si tratta di una delle poche etichette confezionate con il greco in purezza di tutto il Cilento, che stranamente non viene molto utilizzato a differenza del fiano, mentre invece bisognerebbe insistere di più. Primo anno di imbottigliamento. Maturazione per sei mesi in vasche di acciaio e poi affinamento in vetro. Tasso alcolico di tredici gradi. Prezzo finale di 13,00 euro.

Cromatismo già segnato da uno splendente colore giallo paglierino nonostante la giovane età, con effetti clorofillizzanti sull’unghia. All’esame organolettico il vino si presenta per la rivista fiero ed impettito, sapendo di poter contare su sublimi connotazioni odorose di frutta matura e di fiori bianchi, di nuances vegetali, su proposizioni minerali e su richiami salmastri. In bocca entra un sorso lineare e composito, che conquista il palato per avvolgenza, morbidezza, soavità, sapidità e freschezza. Delicato e tonico il persistente finale. Non è un Greco irpino si capisce, ma secondo me è un vino che ha grosse potenzialità per poter sfondare, basta insistere come dicevo prima. A me è piaciuto tanto! Prosit!

Crai Cilento Fiano Vintage Igp 2013

Crai in dialetto cilentano significa domani. Classica espressione del fiano territoriale, frutto di una vendemmia tardiva. Anche qui maturazione in acciaio per sei mesi e poi affinamento in boccia. Tasso alcolico di quattordici gradi. Prezzo in enoteca di 18,00 euro.

Giallo paglierino stranamente non molto carico rispetto al Greco. Bouquet espressivo e territoriale, che rimarca i canonici profumi fruttati, floreali e vegetali del territorio cilentano: suadenze di agrumi e di pesca; sussurri di ginestra e di biancospino; coté di erbe mediterranee. Sulla lingua plana un sorso denso e vibroso, connotato da uno sviluppo succoso e reattivo. Incidenza salmastra. Tensione gustativa cristallina, acida, morbida, felpata e ritmata. Fraseggio elegante. Silhoutte fascinosa. Allungo finale non molto persistente, ma gradevole. Prosit!

Piscriddi Rosso Paestum Igp 2014

Piscriddi vuol dire dopodomani. Blend di aglianico, barbera e sangiovese. Le due ultime specie varietali fanno parte di un retaggio del passato duro a morire. Ormai si è capito che il Cilento enoico per andare nella giusta direzione deve far leva su vitigni stanziali come l’aglianico e il fiano soprattutto, che qui hanno trovato il loro habitat ideale e non su vitigni extraterritoriali. Lavorazione in contenitori di acciaio per dieci mesi ed affinamento in vetro. Tredici i gradi alcolici. Prezzo finale della bottiglia di 12,00 euro.

Colore più porpora che rubino. Eclettici i profumi che salgono al naso che evidenziano un’impronta fruttata e floreale di rosso, sfumature floreali di violetta e respiri sapidi. Bocca accessibile per freschezza, morbidezza e struttura. Polpa tenera e fine. Tannicità evoluta. Retrogusto stuzzicante. Prosit!

Vigna dei Russi Aglianico Cilento Dop 2011

Ecco qua l’eccellente cru aziendale, di cui mi ero già occupato in passato. Lunga maturazione ed affinamento per complessivi tre anni in acciaio, barriques di rovere francese e boccia. Il grado alcolico tocca i quindici gradi e mezzo. Prezzo in enoteca di 20,00 euro sicuramente ben spesi.

Si tratta certamente di un vino rosso simbolo di tutto il comparto cilentano, insieme a pochi altri sul territorio, tanto da risultare vincitore a più riprese nel confronto alla cieca con altre bottiglie omologhe.

Veste rosso rubino tendente al granato. Naso coinvolgente ed assortito per i prorompenti profumi di frutta rossa come le ciliegie e le prugne, insieme con quelli del sottobosco di mirtilli e di ribes che avviluppano le narici. Calibrate le nuances speziate di noce moscata, di pepe nero, di chiodi di garofano e di vaniglia. Pregevoli gli umori odorosi di tostato, di balsamo e di goudron. In bocca entra un sorso caldo, etereo, maestoso e corposo, ma che poi sa regalare anche sensazioni gustative fresche e gliceriche, supportate da un tannino austero e fine. Vino dal portamento raffinato ed aristocratico, ma che sa anche essere plebeo ed alla portata di tutti per la sua bevibilità. Gran bel finale lungo e persistente. Da aspettare da qui a dieci anni ancora. Prosit!

Azienda Agricola Cobellis
Vallo della Lucania (Sa) – Fraz. Pattano – Località Prevetelupo
Tel e Fax 0974 78955 – cantinecobellis@virgilio.itwww.cobellis.it
Enologo: Lorenzo Scotto
Ettari di proprietà: 300, di cui 20 vitati
Bottiglie prodotte: 60.000
Vitigni: aglianico, sangiovese, barbera, fiano, greco, trebbiano e malvasia

2 commenti

    Francesco Mondelli

    (13 dicembre 2016 - 11:03)

    Forza Cilento.Sempre meglio,sempre più su.Qualche perplessità sui nomi dei vini che vengono compresi solo a livello locale precludendogli un mercato più ampio.PS.Per il greco mi trovi pienamente d’accordo e mi permetto di aggiungere che anche tra i bianchi di San Salvatore e quello che più mi intriga.FM.

    Enrico Malgi

    (13 dicembre 2016 - 12:59)

    Da cambiare il nome delle bottiglie e, come mettevo in risalto nel servizio, anche le etichette frontali sono da rivedere. Si il Greco è davvero ottimo, più o meno simile al Calpazio di San Salvatore e questo conferma che questo vitigno ha un futuro assicurato qui nel Cilento. Saluti

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