Consorzio dei Vini Irpini, vince al fotofinish Teresa Bruno ma c’è una spaccatura profonda fra due metà

28/4/2022 1.7 MILA
Teresa Bruno
Teresa Bruno

 

Dopo mesi di forti polemiche, alla fine dalla votazione è uscito l’esito sul nuovo Consiglio d’Amministrazione del Consorzio dei Vini Irpini. Delle due liste in campo, vince, per pochissimi voti , 13 su circa tremila, la lista capeggiata da Teresa Bruno.
Nel nuovo Consiglio di Amministrazione, che sostituisce quello presieduto da Stefano Di Marzo, entrano, oltre Teresa Bruno, Sabino Basso, Ilaria Petitto, Maura Sarno, Bruno Picariello, Oreste De Santis, Fabio De Boumount, Antonio Melone, Arturo Erbaggio, Claudio De Luca e Raffaele Panarella.

Battuta, ripetiamo di un soffio, l’altra lista capeggiata da Marco Todisco sostenuta, fra gli altri, da Piero Mastroberardino, Luigi Moio, Roberto Di Meo, Daniela Mastroberardino.

Ma la partita non si chiude qui.

Sul piano pratico legale potrebbero esserci infatti, delle contestazioni che si richiamano a quanto prescrive l’articolo 2372 del Codice Civile, in particolare dove si dice che “La rappresentanza non puo’ essere conferita ne’ ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti della società, ne’ alle società da essa controllate o ai membri degli organi amministrativi o di controllo o ai dipendenti di queste.

In poche parole, le deleghe date agli amministratori non sarebbero valide e, sebbene la questione riguardi entrambi le liste, alla luce di una corretta interpretazione di questo articolo il risultato finale potrebbe anche essere rovesciato. Il senso di questa norme è, secondo il Brocardi ” che i divieti mirano a proteggere l’assetto organizzativo delle funzioni societarie, dato che l’esercizio del diritto di voto da parte dei soggetti delegati si risolverebbe in una alterazione del sistema di ripartizione delle compoetenze fra organi. La violazione dele disposizioni riguardandi la rappresentanza determina la nullità della procura e quindi la nullità del vito espresso in forza alla stessa”

Ma la nostra sensazione è che, al di là degli aspetti giuridici che saranno valutati dai protagonisti nelle prossime ore, quando il clima incandescente del voto che ha portato anche le forze dell’ordine sul luogo della votazione,  si sarà un po’ raffreddato, c’è una ormai una dichiarata incompatibilità politica fra i due schieramenti così forte che potrebbe portare addirittura alla fuorisciuta del Consorzio con conseguenze tutte da valutare in tema di rappresentanza.

E’ quanto emerge dalla attenta lettura di un comunicato sottoscritto dal presidente uscente Stefano Di Marzo e da  Gaetano Ciccarella, Gerardo Contrada, Raffaele Coppola, Pasquale De Nunzio, Roberto Di Meo (presidente Assoenologi) , Giulia La Marca, Daniela Mastroberardino, Piero Mastroberardino, Luigi Moio, Raffaele Noviello, Gerardo Perillo, Francesco Saverio Pizza, Marco Todisco e Marianna Venuti diffuso due giorni fa in cui era scritto, fra l’altro: Approssimandosi il momento del rinnovo delle cariche sociali, è andato emergendo un gruppo critico che si è concentrato sulla ricerca di divisioni pensando bene che una politica di scontro piuttosto che di confronto possa portare a più rosee prospettive per la filiera vitivinicola irpina.  Questo gruppo ha quale più cospicuo sostenitore la società Feudi di San Gregorio, e come candidato presidente l’amministratore della società Enovit, che vende impianti e macchine enologici, entrambi esprimenti consiglieri di amministrazione di lungo corso del consorzio di tutela nonché consiglieri uscenti in questa tornata di rinnovo delle cariche.
In questo contesto gli scriventi hanno a più riprese proposto di riflettere su una questione di fondo: quando un consorzio di tutela, con tutte le complessità esposte, si spacca in due, finendo per cadere nel baratro della conta della serva, vengono meno i presupposti essenziali dello stare insieme.

Strade separate, dunque, nell’immediato futuro del mondo vitivinicolo irpino, al di là dell’esito formale della votazione.
Un vero peccato che non si sia riusciti a trovare una mediazione. Chi l’ha rifiutato insistendo sullo scontro personale se ne assumerà le responsabilità.

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