Coronavirus e ristorazione. Chi pagherà il conto? I ragazzi sotto i 35 anni che costruivano il futuro facendo impresa. E il 40% di loro è al Sud

30/4/2020 1.3 MILA
L'Aquila, la protesta dei giovani
L’Aquila, la protesta dei giovani

Non credo che sia chiara la dimensione del disastro alle porte. Alcuni numeri sono impressionanti e non capisco come nessuna forza politica se ne faccia carico, almeno come calcolo elettorale.

Forse è meglio partire da qualche dato così ci rendiamo meglio conto della gravità della situazione

L’Italia è il terzo mercato della ristorazione in Europa dopo Regno Unito e Spagna. Ecco allora che mentre in Germania la ristorazione rappresenta meno del 30% del totale dei consumi alimentari, la stessa sale al 49,6% nel Regno Unito, al 51,1% in Spagna e addirittura al 62,3% in Irlanda. In Italia la quota si attesta al 35,7%, circa cinque punti percentuali al di sopra della Francia.

Il valore aggiunto dei servizi di ristorazione è stimato nel 2018, ultimi dati disponibili in oltre 46 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente di oltre due punti percentuali. Sono 56.606 le imprese registrate del settore ristorazione gestite da under 35, pari al 14,4% del totale così distribuite: 54,2% ristoranti, 45,1% bar e 0,6% mense e catering.
Le imprese si distribuiscono tra i due canali bar e ristoranti. Anche in questo caso la forma giuridica prevalente è la ditta individuale, dove due imprenditori su dieci sono giovani.

A livello territoriale è al Sud dove è più alta l’incidenza delle imprese giovanili, in particolare il primato spetta a Sicilia e Calabria (19,7%), seguite dalla Campania 19,6%. Per numerosità il primato spetta invece a Lombardia e Campania. È la riprova di quanto il settore sia attrattivo tra i giovani proprio nelle aree del Paese dove è maggiore la difficoltà di trovare un lavoro.
Dunque questa pandemia ha azzerato turismo e ristorazione e la ripartenza sarà lentissima sino a che non si troverà un vaccino o un farmaco efficace.

Ad essere più colpite saranno proprio le regioni del Sud dove in percentuale, ma per quanto riguarda la Campania anche in valori assoluti, la contribuzione al pil è più alta in questi due segmenti. E le categorie più colpite saranno proprio le donne e i giovani che in questo settore hanno trovato più sbocchi e una ragione in più per non emigrare.
Tagliare le gambe alla ristorazione e al turismo significa negare un futuro alla regione Campania che di questo vive e che qui impiega i suoi giovani migliori, molti dei quali sono diventati imprenditori.

Ecco perché

la qualità dell’intervento pubblico istituzionale si dovrà misurare solo nella tenacia e nella efficacia di tutelare la parte della popolazione che ha più creduto in se stessa e che al tempo stesso è la meno garantita da ogni paracadute sociale tradizionale.
Ci auguriamo che questi concetti base elementari siano ben compresi da chi deve decidere le misure da adottare..