Costa d’Amalfi, Furore Rosso 2014, Marisa Cuomo, il difetto evidente e altri descrittivi

5/12/2017 2.1 MILA
Costa d’Amalfi, Furore Rosso 2014, Marisa Cuomo
Costa d’Amalfi, Furore Rosso 2014, Marisa Cuomo

di Marco Galetti

È Domenica, suonano le campane, si stappano bottiglie campane e si preparano piatti riconducibili all’immagine del dì di festa.

L’ho aperta da poco la bottiglia incriminata, il difetto era talmente evidente che me ne sono accorto subito, ancora prima di mettere alle labbra il calice di cristallo che conteneva il frutto (ah ecco perché si dice così) del sudore generato dal lavoro impegnativo e costante della famosa viticultrice campana.

Ma andiamo per ordine.

Il mio ragù sobbolle dolcemente da tre ore, è domenica tre, il cielo di Lombardia di questo inizio Dicembre potrebbe giocarsela con l’azzurro della Costa d’Amalfi, sembra tutto perfetto, il rosso campano dovrebbe andare bene sia con le tagliatelle al ragù che col pecorino senese semi stagionato in chiusura di pasto, dunque che Furore sia, in mancanza di fiordi stappo un fior di uve Piedirosso e Aglianico che si dividono equamente lo spazio nella bottiglia.

Le tagliatelle artigianali all’uovo sono ruvide e callose al punto giusto, il rischio di una massa incollata,  informe e liscia che non lasci al sugo spazio di penetrazione dovrebbe essere scongiurato.

Per il ragù ho usato olio, sale, pepe nero, sedano, carota, cipolla, una foglia d’alloro, un buon barattolo di pomodori pelati, una discreta quantità di passione, un pizzico abbondante d’amore e due tipi di carne trita, una parte più scelta e un’altra un po’ più grassa.

Due le differenze sostanziali quindi, con il ragù ineguagliabile ed indimenticabile targato crete senesi, il cibo è cultura e ricordi, ricordo in quel ragù un accenno di fegatini, che in dosi equilibrate non danno l’amaro ma forza, e, soprattutto, ricordo il gusto saporito, che invita a continuare e ad abbondare, dato da un pezzo di crudo all’osso lasciato a cuocere nella pentola del sugo…ma questa è un’altra storia.

Quello di oggi, comunque, seppur meno incisivo, è un ragù che parla un linguaggio comprensibile, condivisibile e godibile.

Tagliatelle al ragu'
Tagliatelle al ragu’

Quanto all’enoico, questo vino definito eroico (per via della grande difficoltà della coltivazione su terreni impervi), dopo aver atteso il suo momento in cantina, è stato servito alla giusta temperatura, di qualche grado inferiore quindi a quella dell’ambiente carico di aspettative e del profumo del ragù.

Questo rosso campano, i cui acini, concepiti su terrazzamenti vista mare hanno aperto gli occhi sulla straordinaria bellezza della Costiera, non ha deluso la vista, l’olfatto e il gusto e ha fraternizzato immediatamente col piatto fumante di tagliatelle al ragù, il rosso rubino, il profumo di frutti rossi, la ciliegia e l’accenno ruvido dei tannini in chiusura di sorso hanno piacevolmente intervallato “e sostenuto” le forchettate del mio piatto rustico della domenica, ripulendo il palato ed invitandomi ad un successivo assaggio, eppure, da subito, è apparso evidente anche ad un semplice appassionato non dotato di extra bagaglio culturale e palatale in materia, un difetto irrimediabile…

Ma quale difetto, mio caro mezzo toscano, stavolta mi sembri fuori come un balcone, se hai appena detto che è andato tutto bene…

..ci arrivo, il vino, mi avevano assicurato, sarebbe stato perfetto per un pasto della domenica a base di tagliatelle al ragù e, soprattutto,  mi avrebbe dovuto garantire un meraviglioso fine pasto assieme al pecorino senese semi stagionato e al pane toscano senza sale, invece…invece, come si dice a Siena, ho dovuto murare a secco, il vino è finito subito, chi me l’ha regalato mi ha gentilmente omaggiato di una sola bottiglia, il buon cuore cilentano ha subito una battuta d’arresto, che non è una battuta.

Costa d’Amalfi, controetichetta, su un terreno dolomitico, calcareo e vulcanico, Marisa Cuomo è riuscita a produrre vini d’eccellenza, restituendo con gli interessi il pegno d’amore di Andrea Ferraioli, in occasione del matrimonio, infatti, la neo sposa ricevette dal marito le suddette vigne di famiglia come insolito ma altamente simbolico regalo di nozze…storie di vita, di vino, per gli appassionati del genere momenti intensi, nel mio caso, purtroppo, troppo brevi, ma non sto parlando di persistenza del sorso…

Costa d'Amalfi, controetichetta
Costa d’Amalfi, controetichetta

 

9 commenti

    Francesco Mondelli

    (5 dicembre 2017 - 05:54)

    Il solito errore di stappare quando in cucina si sta ancora a smanettare:come sempre “finisce” che il vino a tavola poi stenta ad arrivare e poi c’è la prendiamo col povero cristo che senza preveggenza con una sola mano dentro la cantina è andato a pescare.Gente tranquilla:lui ordinato agghindato e alla comunicazione preparato,lei timida modesta a volte con ancora le mani in “pasta” con i loro bianchi hanno fatto “Furore”ma il vero intenditore sa che il loro rosso colpisce direttamente al cuore.FM.

    marco contursi

    (5 dicembre 2017 - 08:42)

    Il buon Donatore, dimentico dei suoi natali partenopei ( i napoletani sono gente e core..) ha omaggiato il Nostro di una sola bottiglia……male…male….urge rimediare……chissa che Andrea non ci legga e decida, con la sua proverbiale generosità di rimediare al tolto (e torto)….nel senso che il donatore cilentano, ne ha tolto solo 1 dalla sua , copiosa, riserva personale, che si dice, concorra con quella dei Pinchiorri…….

    Marco Galetti

    (5 dicembre 2017 - 09:14)

    Si, sembra abbia fatto scavare dei camminamenti sotterranei per collegare le sue cantine disseminate attorno a Vallo, quando l’ho visto sbucare dalla Torre di Velia ho pensato di aver bevuto troppo insieme a lui la sera prima…invece anche quella volta, adesso realizzo, aveva centellinato…racconta, descrive, osserva, annusa, degusta, ma stappa lo stretto necessario…sembra quasi un milanese ;-)

    Enrico Malgi

    (5 dicembre 2017 - 21:15)

    Oggi sono stato fuori tutto il giorno. Poi rispondero’.

    Francesco Mondelli

    (6 dicembre 2017 - 07:45)

    Un consiglio per Enrico parafrasando il padre Dante:non ti curar di loro ma guarda e passa…..FM.

    Enrico Malgi

    (6 dicembre 2017 - 11:49)

    La prossima volta che scendo al nord affitto due o tre TIR e li riempio di vini, mozzarella e leccornie varie..

    Marco Galetti

    (6 dicembre 2017 - 13:06)

    Il mio voleva essere un omaggio velato al rosso campano e al baffo campano, comunque, cara Giulietta, se vuoi lanciarmi una treccia, quella di bufala di Barlotti mi manca…
    Ho un unico dubbio, con i tir carichi di leccornie non so se troverai la strada, perché se “scendi” a Nord la vedo dura…

    Francesco Mondelli

    (6 dicembre 2017 - 14:15)

    Basta aprire la finestra per vedere la bufala di Barlotti calare la sua perlacea treccia:Masseria Lupata in viale Abruzzi 31.O sole mio sta bronte a te:la pagliuzza nell’occhio degli altri come sempre è più visibile della trave nei nostri.FM.

    Marco Galetti

    (6 dicembre 2017 - 14:56)

    CZ, ieri sera sono passato proprio da quelle parti, oltre alla trave la nebbia…comunque grazie.

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