CRUna DeLago, la Falanghina dei Campi Flegrei che sfida il tempo: verticale di sei annate da Abraxas


Vincenzo Di Meio

di  Adele Elisabetta Granieri

Sei annate, oltre un decennio di storia in bottiglia e un unico filo conduttore: l’identità vulcanica dei Campi Flegrei. Al ristorante Abraxas, il patron Nando Salemme ha ospitato una degustazione verticale di CRUna deLago, la Falanghina dei Campi Flegrei de La Sibilla, insieme a Vincenzo Di Meo, alla guida dell’azienda di famiglia. Protagoniste della serata le annate 2024, 2022, 2020, 2018, 2015 e 2012, sei tappe di un percorso attraverso il tempo, pensato per esplorare l’evoluzione di un vino profondamente legato alla propria terra e comprenderne le potenzialità espressive. La storia de La Sibilla affonda le radici in una tradizione vitivinicola familiare che si tramanda da generazioni nel territorio di Bacoli. Fondata nel 1997, l’azienda nasce dalla volontà della famiglia Di Meo di valorizzare direttamente le proprie uve e raccontare, attraverso il vino, l’identità flegrea.

CRUna DeLago, la Falanghina dei Campi Flegrei

Oggi Vincenzo, insieme alla famiglia, porta avanti questo progetto, fondato sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e sulla salvaguardia di un patrimonio agricolo profondamente legato al paesaggio vulcanico. CRUna De Lago nasce da una vigna di 70 anni, piantata in un luogo in cui la vicinanza del mare e la storia geologica contribuiscono a definire il carattere del vino. Una parte significativa di questa identità risiede nella presenza di antiche viti a piede franco, testimonianza della storia viticola locale e di un patrimonio genetico prezioso.

CRUna DeLago, la Falanghina dei Campi Flegrei

Le annate 2024, 2022, 2020, 2018, 2015 e 2012 di CRUna DeLago hanno scandito un viaggio nel tempo, confermandone le interessanti capacità evolutive. Ogni bottiglia ha raccontato una stagione diversa, influenzata dalle condizioni climatiche e dalle scelte produttive, offrendo una prospettiva preziosa sul percorso della cantina. A fare da filo conduttore tra le sei annate è stata la spiccata impronta iodata e sapida, una costante capace di attraversare il tempo e raccontare l’identità marina e vulcanica dei Campi Flegrei. Una firma sensoriale comune, che ha rivelato al di là delle peculiarità di ogni vendemmia, la profonda coerenza stilistica del vino e il suo legame indissolubile con il territorio d’origine.

CRUna DeLago, la Falanghina dei Campi Flegrei

Accanto a Vincenzo Di Meo, Nando Salemme, alla guida di Abraxas, ha offerto la cornice ideale per un incontro in cui il vino dialoga con la cucina e con la cultura dell’ospitalità. Il confronto tra chi produce e chi accoglie a tavola rappresenta un elemento fondamentale nella valorizzazione delle eccellenze locali: da una parte il lavoro in vigna e in cantina, dall’altra la capacità della ristorazione di accompagnare il pubblico alla scoperta di prodotti e territori.

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