Damilano Riserva Cannubi 1752: tre annate, unica collina e il volto contemporaneo del barolo
di Marina Betto
La verticale 2013, 2016 e 2019 racconta l’identità di uno dei cru più celebri delle Langhe attraverso tre interpretazioni del tempo, tra complessità territoriale, eleganza tannica e una nuova idea di accessibilità.
Ci sono colline che non hanno bisogno di interpretazioni, perché il loro nome evoca immediatamente un territorio, una storia e un’idea precisa di vino. Cannubi è una di queste, nel cuore delle Langhe, a Barolo, questa collina rappresenta uno dei luoghi simbolo del Nebbiolo e una delle espressioni più riconoscibili della denominazione. E’ qui che prende forma il Cannubi 1752 di Damilano, protagonista di una degustazione verticale che mette a confronto tre annate 2013, 2016 e 2019, restituendo una lettura interessante del carattere del cru e della filosofia produttiva della famiglia. Ad aprire la degustazione è Guido Damilano, esponente della quarta generazione, mentre oggi in azienda è già presente la quinta, rappresentata da Chiara Damilano, impegnata nell’area commerciale e nello sviluppo dei mercati emergenti. Una continuità familiare che non custodisce solo un’eredità ma la interpreta alla luce di un mercato e di un consumatore in evoluzione.
Riserva Cannubi 1752 nasce da un progetto avviato nel 2009 per valorizzare una delle espressioni più prestigiose del territorio di Barolo. Un vino che racconta un luogo dalla personalità inconfondibile, che allo stesso tempo, riflette la sensibilità contemporanea di Damilano. Il Barolo di questa azienda si distingue infatti per un’impostazione moderna, nella quale struttura e complessità non rinunciano alla finezza, alla bevibilità e a una precisa ricerca di equilibrio. Un approccio che trova nel Cannubi un interprete particolare ed interessante. Non bisogna dimenticare che storicamente le uve provenienti da Cannubi erano considerate preziose anche per migliorare e completare altri Barolo, grazie alla loro capacità di apportare equilibrio e finezza. Oggi invece il cru è celebrato come una delle grandi espressioni autonome del Nebbiolo, capace di raccontare con precisione la propria origine.
La collina di Cannubi si estende per circa 45 ettari vitati e custodisce una straordinaria complessità geologica, con fossili marini, marne di diversa composizione, stratificazioni laminate e componenti sabbiose concorrono a definire un mosaico di suoli che dona personalità ai vini.
Uno degli aspetti più sorprendenti del Barolo Cannubi è la sua capacità di esprimere una morbidezza tannica già nei primi anni di vita. Una caratteristica preziosa per un vino che ha tannini severi, che necessitano di lunghe attese per integrarsi al vino.
La verticale di Riserva Cannubi 1752 mette in scena tre annate differenti, tre condizioni climatiche e tre interpretazioni dello stesso territorio. Il 2013 e il 2019 fanno da cornice ad un 2016 considerato l’annata perfetta.
2013, un’annata complessa, nella quale le criticità hanno richiesto un lavoro attento e una selezione delle uve, sembra infatti riunire le condizioni più favorevoli per esprimere l’equilibrio del cru, per preservare l’identità del vino. Rilascia sentori di china e tè, tabacco; è un vino austero, quasi monastico la cui lettura complessiva è fatta di agilità e freschezza, senza ricerca della potenza.
2016, l’annata perfetta, punto di riferimento di questa verticale, dona un vino armonico tra struttura, freschezza e trama tannica. Qui la profondità del Barolo si accompagna a una notevole facilità di beva. I sentori percepiti al naso sono quelli della china, dell’incenso, della lavanda, sentori di fiori freschi e non appassiti, tabacco dolce. Una miscela di erbe officinali e di confettura di amarene. In bocca c’è tanta freschezza, il sorso è avvolgente senza nessuna traccia di ossidazione, un vino straordinario.
2019, l’eleganza della continuità. A completare la degustazione è un’annata che conferma uno stile capace di coniugare carattere territoriale e piacevolezza con una propria identità pur lasciando emergere le differenze dettate dal clima e dal percorso di maturazione. Il suo è un profumo di rose e viole, sottobosco insieme ai marcatori classici di arancia rossa e china, odori che ogni anno si amplieranno. Il tannino è centrale ma non aspro né tagliente, l’acidità che dà agilità dona una scia fresca che si tramuta in persistenza e dopo la deglutizione si trasforma in scia sapida. Un vino fine che passa in botte cinque anni, più due di bottiglia.
Il messaggio più interessante che emerge dalla degustazione è che tutte e tre le annate sono agili gustativamente, dal sorso fresco e finale snello, dove la trama tannica non sovrasta il palato, e la caratteristica di essere versatili a tavola.
Sono Barolo che non intimoriscono ma invitano ad avvicinarsi alla denominazione senza aspettare molti anni di cantina. Davanti ad una bottiglia di Barolo spesso si esita, anzi si teme di aprirla troppo presto, di non essere all’altezza del vino o di dover costruire intorno a esso un intero rituale. Il Cannubi 1752 suggerisce invece un’altra prospettiva: il piacere non è soltanto nell’attesa ma anche nella possibilità di cogliere il vino nel suo percorso evolutivo.
E’ un Barolo che non chiede necessariamente piatti monumentali ma piuttosto bisogna dargli attenzione per valorizzarne le sfumature.
I vini di Damilano si inseriscono in un contesto profondamente mutato, a Barolo il numero delle aziende è cresciuto enormemente: se circa quarant’anni fa erano soltanto cinque o sei, oggi si contano più di quaranta produttori. Questo testimonia la crescente notorietà del territorio, la sua capacità di attrarre investimenti e l’evoluzione di una denominazione diventata un riferimento internazionale. La verticale di Cannubi 1752 racconta, in definitiva, un Barolo che non rinuncia alla propria identità, la morbidezza tannica, la freschezza e la versatilità diventano strumenti per avvicinare il consumatore ad un grande vino delle Langhe.
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