Delivery IGP – Cataldo Calabretta: la Cirò Revolution contro gli effetti della pandemia!

31/12/2020 375
Cataldo Calabretta
Cataldo Calabretta

di Andrea Petrini

Per la rubrica Delivery IGP ho intervista Cataldo Calabretta, vignaiolo di Cirò Marina (KR) e appena eletto delegato della FIVI Calabria.

Buongiorno Cataldo, anzitutto una domanda personale: come stai affrontando questa emergenza?

Buongiorno Andrea, fino a l’altro ieri ero abbastanza tranquillo, ripetendomi il mantra “abbiamo superato il primo supereremo anche questo”; mi preoccupava di più la situazione climatica, a causa di una siccità che perdurava dalla primavera, poi all’improvviso il tempo è cambiato e adesso contiamo i danni dell’alluvione!! Questo ci porta di nuovo a dover ammettere che la pandemia non genera nuovi problemi, semplicemente ti mette davanti a tutte le storiche carenze dell’Italia, e purtroppo quelle più marcate della Calabria!!

Veniamo ora al tuo mestiere di vignaiolo. Mi puoi dire come hai affrontato aziendalmente la situazione e quali sono state le ripercussioni sia da un punto di vista produttivo, interno, sia da un punto di vista commerciale (Italia ed estero). Mi interesserebbe capire se ci sono, come penso, grandi differenze operative e burocratiche tra Italia ed estero.

Abbiamo affrontato i problemi su diversi livelli, il lockdown è riuscito a fermare quasi completamente le vendite da marzo a maggio, ma le aziende agricole (i contadini) sono mentalmente e strutturalmente pronti ad affrontare periodi di fermo economico e stringere i denti; abbiamo risparmiato sul volume di lavoro soprattutto in vigneto, abbiamo fatto lo stretto necessario.
Sul fronte commerciale, in realtà non ho ritenuto necessario attivare uno shop on line aziendale, convinto che l’e-commerce sarà sempre più importante, ma credo altres^ che sia compito dei professionisti del settore di occuparsene semmai, io credo molto nel valore dei rapporti lavorativi con i miei agenti, distributori e importatori. Io preferisco fare il vignaiolo che di beghe burocratiche ne ho pure troppe!!
Anche sull’argomento estero, il vero problema aldilà del fermo causato dal lockdown, sono le paure legate ai Dazi Usa, alle nuove regole causa Brexit. Ci hanno comunicato in questi giorni il nuovo regolamento sulla certificazione Bio nel Regno Unito, una sfilza di documenti ed autorizzazioni da cui sono venuto fuori comunicando al mio importatore che rinunciavo alla certificazione Bio in etichetta.

 

Pensi che rinunciare alla certificazione BIO porti ulteriori problemi nelle vendite?

Allora, risposta complessa l’importatore con cui lavoro nel Regno Unito, riesce a veicolare il messaggio di “naturalità” e sostenibilità dei vini che vende, e la fetta di mercato a cui si rivolge è un pubblico “maturo” e che crede più nella sua valutazione e percezione del prodotto piuttosto che sui loghi affissi sulle bottiglie. Ciò non toglie che dobbiamo sempre tenere presente che ad oggi l’unica certificazione riconosciuta che controlla la filiera è quella del BIO, e nonostante tutte le sue carenze la preferisco a quella che potrebbe diventare una semplice azione di marketing (storytelling del vino naturale).

 

Con gli altri colleghi di Cirò state facendo un grande lavoro per i mercati esteri. Come viene visto il vostro vino nei mercati europei e nel mercato statunitense? Siete riusciti a farlo apprezzare?

In questi anni la nostra azione si è concentrata per lo più sul territorio nazionale, perchè abbiamo pensato che il Cirò dovesse tornare nelle carte dei ristoranti ed enoteche italiane, anche se in effetti il mercato straniero e quello che risponde meglio ( in termini economici e di vendite) alla “novità” del vino territoriale e artigianale. Rispetto allo stile dei nostri vini il Cirò Rosso rimarrà un vino per pochi appassionati , ma noi abbiamo una grande occasione con il Cirò Rosato, che unisce il momento d’oro per la tipologia e tuttavia non è un vino banale, anzi esalta forse ancora di più il legame con questa terra. E proprio su questo concetto stiamo lavorando, appena sarà possibile porteremo a compimento un progetto iniziato nel 2019, la realizzazione di una sala didattica e di degustazione che insieme ad un progetto più ampio di ospitalità esperenziale porterà a Cirò gli operatori commerciali, la stampa straniera e tutti gli appassionati a conoscere quesa Terra, solo così il messaggio del Cirò arriverà chiaro e forte.

 

Ti aspettavi questa seconda ondata di epidemia? Come la stai affrontando ora e se trovi minori o maggiori difficoltà lavorative rispetto alla prima..…

Come detto prima, nell’immediato il problema è ricaduto sulla ristorazione, a seguire arriverà a noi, il calo delle vendite a fine anno si attesterà sul 40% (aziende come la mia lavorano solo nell’Horeca), se ci daranno respiro con le scadenze fiscali e bancarie ne usciremo, un po’ più poveri, ma ancora in piedi.

 

Veniamo al tuo ruolo istituzionale all’interno della FIVI Calabria. Con gli altri colleghi e soci stai pensando a misure condivise?

Riguardo alla pandemia in particolare no, come ti spiegavo sopra le aziende agricole hanno visioni a lungo termine e sostanzialmente abituate a restrizioni, quello che vogliamo ottenere come delegazione Fivi Calabria è l’accreditamento presso i tavoli regionali della programmazione futura per il comparto agricolo.

 

Secondo te tutte le misure adottate sono state sufficienti o si poteva fare qualcosa di più anche alla luce di questa seconda ondata?

Di sicuro il comportamento nostro durante l’estate è lo specchio del Paese e di chi lo guida, le concessioni di questa Estate ci hanno fatto stare bene e ci hanno illusi, così devono averla pensata anche i governanti, la loro posizione forse avrebbe richiesto maggiore rigore? Certo ma ripeto questi Amministratori li abbiamo scelti noi sono la proiezione di un paese Anarchico e un po’ disorganizzato come l’Italia, io sono Calabrese e per quanto mi sforzi alla fine devo ammettere di essere ancora fatalista, è una tara culturale o forse e solo la nostra storia.

 

Che consigli daresti ai tuoi colleghi per affrontare al meglio il futuro?

Non sono in grado di dare consigli, perché non mi sembra di aver fatto molto. Ma ripeto, organizzarsi per resistere, fare scelte drastiche per eliminare il superfluo, in cuor mio spero che questa crisi , come altre in passato, ci insegni nuove prospettive, consumare meno, sprecare meno e forse quello che abbiamo sperimentato in questi anni a Cirò si la vera conquista: il lavoro di gruppo, il mutuo soccorso tra noi piccoli produttori come i contadini di una volta.
Ah, a pensarci bene, solo un appunto sulla comunicazione: troverei opportuno calcare meno la mano, esercitare la trasparenza senza frasi d’effetto; darsi una misura, non puoi pubblicare un post strappa lacrime sul disastro economico o di rivolta, e dopo 5 minuti tutto passato grande euforia e brindisi a go go . Non sono un esperto ma credo siano interessanti queste teorie sullo “smarketing”.

 

Come vedi, ad oggi, il 2021? Che speranze hai per il vino di Cirò e, in generale, per quello italiano?

Spero solo per il meglio , e che le vaccinazioni ci liberino definitivamente dalla pandemia entro la primavera, così rimetteremo in moto turismo, viaggi all’estero per promuovere il vino, gli eventi pubblici , le visite in cantina, etc.
credo che dopo tutto questo la gente sentirà l’esigenza di godersi la libertà di una cena o di una festa tra amici e bersi un buon bicchiere di vino!!

 

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