Ettore Sammarco a Ravello si avvicina alle novanta candeline con una verticale del suo bianco più famoso, il Vigna Grotta Piana


ettore sammarco e figli bartolo e antonella

di Luca Matarazzo

Ravello è conosciuta per i meravigliosi giardini all’italiana di Villa Rufolo, per la terrazza che guarda all’infinito di Villa Cimbrone e per strutture di lusso che animano un piccolo angolo di paradiso della Costiera Amalfitana. Ma Ravello è conosciuta anche per le vigne sui terreni ripidi sorretti da muretti a secco patrimonio dell’Umanità per l’Unesco. Tanti conferitori eroici che preservano il territorio da frane e dal sopravanzare del bosco con maggior rischio di incendi. Molte azienda viticoltrici ambiscono alle uve tra questi declivi accarezzati delle brezze marine, che sopportano la carenza idrica grazie alla pomice nel sottosuole delle numerose eruzioni del Vesuvio.

le vigne terrazzate

Tra i protagonisti del territorio, l’azienda Ettore Sammarco valorizza dal 1962 al meglio le uve autoctone – alcune rarissime e neppure iscritte nel Registro nazionale delle varietà di vite – con vini, in particolare i bianchi, dall’ottima espressività e dal carattere serbevole utile a resistere contro lo scorrere inesorabile del tempo. Il suo fondatore omonimo, Ettore Sammarco, ha gli occhi di chi ne ha viste davvero di tutti i colori. Tra crisi, guerre, cambiamenti climatici e costi produttivi decisamente innalzati, la sua cantina mantiene con orgoglio la barra a dritta verso il futuro grazie anche al supporto dei figli Bartolo e Antonella. Il primo, sempre presente agli eventi nazionali ed esteri per portare il verbo aziendale a ristoratori ed enoteche, principali intermediari delle oltre 500 mila bottiglie annue prodotte. La seconda, invece, concentrata sull’attività amministrativa contabile e nei rapporti commerciali sottoscritti.

azienda ettore sammarco

E già le nuove leve stanno dando il loro contributo in un turnover generazionale che segna il passo tra chi fatica a cedere il testimone e chi, con avvedutezza, consente ai familiari di godere del frutto del proprio ingegno così proseguendo e a volte migliorando l’opera stessa del capostipite. Ettore non manca, alla soglia dei novant’anni, di scuotere i figli con consigli nati dall’esperienza, senza risparmiare critiche quando occorre. Ma nutre anche piena fiducia nei confronti del sangue del proprio sangue, concedendosi qualche piccola pausa di meritato riposo a vantaggio della moglie che riesce a vederlo più spesso a casa… L’occasione propizia, quindi, per porgere il nostro saluto e per scambiare idee e opinioni sulle varie annate del capolavoro Costa d’Amalfi Doc – sottozona Ravello – “Vigna Grotta Piana”, in una verticale a dir poco coinvolgente di ben 6 annate diverse. Appena 2000 bottiglie realizzate in ogni vendemmia da un appezzamento a quasi 600 metri d’altitudine con un taglio di Biancolella, Ginestrella e Falanghina in percentuali quasi identiche.  Il vino effettua sin dagli inizi una leggera sosta in barrique di rovere e, da quest’anno, anche d’acacia e castagno per individuare la giusta quadra.

vigna grotta piana

La 2025 è succosa, sa di frutta a polpa bianca ed erbe mediterranee senza soffrire l’invadenza del legno. Annata strepitosa che verrà ricordata a lungo per la finezza dei prodotti ottenuti. Perfetta e di chiara lettura la 2024, dove quella spinta ulteriore verso sensazioni tropicali e di mandorla dolce si integra con le scie sapide intriganti e lunghissime tipiche dei vini della Divina Costiera. Magra nella parte centrale del sorso la 2023, affaticata nel replicare le dinamiche di altre vintage senza la necessaria spinta di volume. Con la 2022 si giunge a quell’estasi che solo poche cose nella vita possono regalare, con vibrazioni idrocarburiche da Riesling di spessore ed essenze floreali appetitose. Calda la 2021 che riporta l’assaggio verso il Mezzogiorno ricco di agrumi maturi al sapore di scorze di cedro e arancia gialla; l’acidità persiste, compensando un finale potente e nervoso. Tenera la 2020 su fiori di sambuco e nuance officinali che si contraggono in un finale di media vivacità. Curiosa la 2019 ancora giovane e fresca seppure disunita tra le sensazioni morbide e quelle austere. Promette di migliorare nel riposo in bottiglia, ma è talmente buona da restare solo un dolce ricordo nella memoria del sottoscritto e di Bartolo Sammarco, visti gli esigui esemplari destinati solo ad amici e momenti indelebili di gioia come questa.

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