Fico è veramente un posto fico. La sfida sarà arrivarci!

10/11/2017 4.1 MILA
Fico
Fico

di Andrea Guolo

L’apertura ufficiale di Fabbrica Italiana Contadina, in arte Fico Eataly World, è fissata per mercoledì prossimo (15 novembre) e si scomoderà addirittura il premier Gentiloni per il taglio del nastro del primo parco tematico mondiale sul food. Ieri però la “creatura” immaginata da Oscar Farinetti e dal professore Andrea Segrè (fondatore di Last Minute Market e teorico dell’antispreco) all’interno del centro agroalimentare di Bologna (Caab) è stata presentata in anteprima alla stampa. Erano più di ottocento i giornalisti presenti, un successone insomma.

Essendo bolognese, sebbene d’adozione, ho toccato con mano negli ultimi tre anni la totale diffidenza della città verso questo progetto, considerato un autentico punto di domanda. Dal “non si farà mai” si è gradualmente passati al “tanto dura poco, al massimo un anno”, perché nel frattempo i lavori procedevano abbastanza in fretta. Se confrontati con i ritardi tipici nell’apertura degli Eataly in giro per il mondo, Fico è stato creato in tempi svizzeri: appena cinque anni dall’ideazione che, come ha ricordato Segrè in conferenza stampa, risale al 30 novembre 2012, giorno del suo primo incontro con Farinetti. È andata molto bene anche perché, osserva il fondatore di Eataly, l’incarico di portare avanti l’opera è stato affidato a una donna, Tiziana Primori, esponente del mondo Coop ovvero dell’altro partner fondamentale di Fico Eataly World. “E le donne, a differenza di noi maschietti, portano sempre a termine quel che cominciano”, ha commentato l’Oscar nazionale.

I bolognesi, dicevo, all’inizio non avevano compreso il potenziale di questo parco da 100 mila metri quadrati dedicati al food, e probabilmente non lo hanno compreso nemmeno ora. Se fate un’indagine tra i tassisti della città, la maggioranza vi dirà che non crede nel successo di Fico e lo stesso diranno i ristoratori, peraltro preoccupati dalla concorrenza di un luogo che resterà aperto fino a mezzanotte, i commercianti e molte altre categorie. Non so se abbiano compreso la forza di attrazione che può esercitare a livello internazionale un
luogo come questo, dove finalmente il cibo – per quanto in maniera semplicistica, ma semplificare la complessità è sempre compito arduo – viene raccontato a tutti i livelli della filiera, dalla terra alla tavola. Da quest’estate ricevo mail di colleghi giornalisti inglesi e americani che mi chiedono informazioni: la farete davvero? Quando aprirà? L’interesse è davvero enorme, all’estero, verso l’Italia e verso il made in Italy di cui l’agroalimentare è una delle colonne portanti, così come è enorme l’interesse globale verso tutto ciò che riguarda il food. Di Fico al mondo ce n’è uno solo, e fortunatamente ce l’abbiamo noi. Secondo la Primori, chief executive
della società che gestisce il parco tematico, Fico arriverà entro tre anni a sei milioni di ingressi l’anno, che significa circa 16.500 persone al giorno: è l’equivalente di una grande fiera, una di quelle che portano tanto denaro ma anche un bel po’ di problemi in una città di medie dimensioni e logisticamente poco attrezzata come Bologna. E dunque il vero nodo è questo: se le previsioni di Farinetti e Primori si avverassero, come personalmente spero, le 16.500 persone al giorno bisogna farle arrivare dentro Fico, e non sarà impresa facile. Il sindaco Merola, uno che al progetto (gliene diamo atto) ha sempre creduto, ha annunciato che si farà un tram dedicato, e nell’attesa
funzioneranno le navette create dalla stazione di Bologna dall’azienda di trasporti pubblici e in collaborazione con Trenitalia. Intanto però stanno per partire i lavori di costruzione della terza corsia della tangenziale, per effetto di una scelta a mio avviso profondamente sbagliata (dello stesso Merola) e che ha portato, per ragioni di opportunità politica, a sacrificare il progetto di una variante nord a livello autostradale. Quando partiranno i lavori, con Fico in pieno svolgimento, il traffico in tangenziale finirà per essere congestionato più di quanto non lo sia già oggi. Confidiamo nel completamento, tramite People mover, del trasporto pubblico da aeroporto a stazione
ferroviaria e poi a Fico, perché altrimenti il trasporto dei visitatori stranieri, i quali generalmente arrivano in aereo, rischia di trasformarsi in odissea. Speriamo che davvero Bologna ci creda in questo parco e gli dia tutto il supporto possibile, a livello infrastrutturale, perché Fico può diventare quella Disneyland del cibo evocata da Farinetti e in grado di portare un numero di presenze anche superiore alle attese. “Orlando non era nemmeno presente nelle carte stradali prima che vi creassero Disneyworld – ha detto il fondatore di Eataly – e oggi fa 56 milioni di visitatori”. Questione di marketing…

Fico Eataly World rappresenta pertanto il naturale seguito di Expo 2015 nel porre l’Italia al centro dell’agroalimentare, come modello di qualità e sostenibilità delle produzioni agricole, con la differenza che, se tutto va come dovrebbe andare, non durerà solo sei mesi. Fico è una sorta di never ending expo che ha saputo attrarre, grazie anche alla forza di Farinetti e Coop, molti dei big del food italiano, dai consorzi di tutela (Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma e di San Daniele etc) ai marchi più noti all’estero (Lavazza, Venchi, Di Martino), agli chef stellati (Heinz Beck con Ruliano, Enrico Bartolini con Le Soste, Da Guido a Rimini). È un posto adatto ai grandi e anche ai bambini, che potranno aggirarsi tra gli allevamenti e i campi di cereali o giocare nelle apposite aree, oppure far lavorare l’immaginazione in una delle sei giostre multimediali create all’interno della struttura.

A Fico c’è da imparare e c’è da divertirsi. Mi gioco i miei cinque cents che andrà tutto bene.