Il flop della presentazione di One Pizza: qual è il vero volto della pizza a Napoli?

16/12/2016 6.3 MILA
Calendario Big Pizza
Calendario Big Pizza

di Marco Lungo

Qualche giorno fa mi chiama Guglielmo Vuolo e, nel mentre dei nostri soliti discorsi, mi invita ad esserci alla presentazione che ci sarebbe stata oggi, 15 dicembre, del Calendario realizzato da un gruppo di big della Pizza a scopo di beneficienza, una iniziativa nobile, finalizzata a finanziare la realizzazione di una importante struttura medica per i bambini, presso l’ospedale Santobono di Napoli. Il nome di questo progetto è “Re- life”, concerne la rianimazione, una cosa che tutti noi capiamo essere molto importante, così come l’iniziativa di questi nove pizzaioli, unica e nuova nel suo genere. Così, nonostante oggi avessi un impegno a Roma nel tardo pomeriggio, alle sette di mattina parto con la mia Smart per essere presente ed avere così l’occasione di salutare e di fare gli auguri per le Feste ai miei tanti amici napoletani.

Calendario Big Pizza - Foto di Gruppo -da Salvatore Salvo-
Calendario Big Pizza – Foto di Gruppo -da Salvatore Salvo-

Arrivo quindi al Museo di Capodimonte un po’ in anticipo, per cui non mi stupisco più di tanto se la sala era praticamente vuota. Gli amici pizzaioli protagonisti di questa bella iniziativa erano già lì, oltre a Guglielmo Vuolo, quindi, c’era già Enzo Coccia con il quale siamo andati insieme e spaesati alla ricerca della toilette (gli amici si vedono nel momento del bisogno), Gino Sorbillo, Antonio Starita, Franco Pepe, Francesco e Salvatore Salvo, Attilio Bachetti e Ciro Salvo. Saluti affettuosi con tutti, chiacchiere, pareri, piccolo gossip, e via, arriva l’ora fissata per la presentazione alla stampa di questa loro iniziativa come gruppo (la “community”, come l’ha chiamata Enzo) e, come prima iniziativa concreta, la beneficenza di cui ho già parlato.

Passano abbondantemente le 11, passa anche la tolleranza napoletana, e niente. Praticamente, nel pubblico saremo stati una trentina al massimo. Giornalisti presenti, in numero che si contava sulle dita di una mano.
La presentazione inizia, con il sottile stupore / imbarazzo dell’essere così, di fronte ad una sala quasi vuota, sorprendentemente quasi vuota.

Più o meno scioltamente, con la parola a tutti, nel giro di poche decine di minuti il tutto era finito.
Cazzo.
Oggi, non c’era un re da omaggiare, non c’era lo sponsor dal quale farsi vedere, non c’era l’occasione per mangiare a sbafo, non c’era l’apertura trionfale di un nuovo locale di uno dei big della pizza, non c’era la gara dove farsi vedere dai potenziali clienti, non c’era una associazione che organizzava, per cui perfino i soliti clientes, i “mi faccio vedere dal giornalistachepoiscrivebenedime”, i giornalistucoli che escono fuori solo quando c’è lo sponsor presente in modo da fargli vedere che si meritano il banner sul sito, i “io c’ero, mi avete visto tutti, no?”, sono rimasti ben lontano da questa manifestazione.

C’era di che fare beneficienza a dei bambini, ad un ospedale che troppe volte ha ridato il sorriso a tanti genitori.

Ecco. E’ successo questo.

Eppure c’era qualcosa di importante, c’era il vedere allo stesso tavolo i fratelli Salvo, uniti dallo scopo umanitario e dall’alta statura umana di Antonio Starita e degli “anziani” della pizza,inoltre c’era finalmente qualcosa di trasversale, di unico, di bello e di nuovo, pulito.

Non è contato un cazzo.

Un po’ attoniti ne abbiamo parlato insieme, soprattutto con Gino e Gugliemo, come se forse ci fosse una spiegazione unica, un errore, un qualcosa che giustificasse una cosa del genere. Sì, approfondendo poi anche da solo, ho pensato che alla fine di questa operazione ne avevo saputo solo da Guglielmo, non mi pare mi fosse arrivato nulla prima o non ci avevo fatto caso, poi magari il posto scelto non era uno dei consueti, c’era il periodo prenatalizio…. Sì, va bene, però la cosa girava intorno a nove nomi mondiali della Pizza Napolentana, non intorno a pizza e fichi qualsiasi, qualcosa sui loro social avranno sicuramente scritto, qualcuno l’avrà riportata, questa data, o forse si è contato troppo su questo, beh, di ciò se ne faranno semmai insegnamento per il futuro.

Alla fine di tutte le mie riflessioni, comunque, il motivo che per me è vero è stato principalmente uno solo.

Mancava una cosa, per esserci, a tutta questa “gente” del mondo della Pizza Napoletana. L’interesse personale, il tornaconto, il rientro più o meno immediato. Una cosa che, oggi, vale più della beneficienza e dei bambini ammalati.

Ecco, amici, questa è stato il mio pensiero di oggi, mentre tornavo a Roma. La sensazione di rabbia mista a stupore mi ha spinto a scrivere, dopo un bel po’ di tempo.

Ognuno tragga le sue conclusioni, mi appoggi o mi contesti, faccia come cazzo gli pare.

A me, a latere di questa cosa, mi preme solo segnalare che, presso ognuno dei locali dei pizzaioli summenzionati, ci sarà una buatta in cui mettere dei soldi per sostenere l’iniziativa (Enzo ha detto almeno 10 euro) ed avere in omaggio il loro calendario, invero molto bello.

Ecco, almeno questo, fatelo.

Cerchiamo di non lasciare solo la brutta immagine di un volto del popolo della Pizza Napoletana attuale che non deve e che oggi soprattutto non doveva esistere.

Le foto sono di Salvatore Salvo e Laura Gambacorta

 

11 commenti

    Antonio

    (16 dicembre 2016 - 17:36)

    Secondo me l’iniziativa resta nobile e responsabile, la folla delle grandi occasioni va organizzata, ma non è Telethon, a maggior ragione il successo verrà con la raccolta dalla vendita dei calendari che mi dicono molto bello. Comunque grazie a questi grandi
    artisti

    Luciano Pignataro

    (16 dicembre 2016 - 18:23)

    Esatto, il problema è di organizzazione: Napoli come tutte le città italiane in questi giorni pullula di iniziative del genere. Lo stesso Salvio Parisi ne ha fatta una con 400 persone a Palazzo Caracciolo, Gennaro Esposito ha raccolto i bistellati facendo sold out alla Torre del Saracino. Per non parlare di Telethon da Zi Teresa.
    Ovvio dunque che non basta qualche foto su facebook per fare la folla. Nove pizzaioli, per quanto bravi e conosciuti, non sono nove pop star,e soprattutto non sono i soli ad essere bravi e conosciuti perché ormai Napoli e la Campania pullulano di grandi artigiani della pizza. Inoltre le associazioni Verace e Apn non erano coinvolte, non è stato fatto un comunicato stampa, almeno che mi risulti, nelle redazioni, se non quello girato via Facebbok. A questo aggiungiamo il posto fuori mano che si raggiunge solo in auto in queste giornate di traffico infernale e l’orario impossibile, alle 11.
    Forse questo episodio ci ricorda semplicemente che la realtà materiale non è la stessa di quella virtuale, che non bastano 200 like per ritrovarsi 200 persone ad una manifestazione.
    Il successo, mi auguro, verrà dalla vendita del calendario come è giusto che sia.
    Però una curiosità giornalistica mi resta: se i mesi sono12 perché nove pizzaioli? :-)

    Tommaso Esposito

    (17 dicembre 2016 - 08:14)

    Marco vabbè essendo tra gli assenti, sebbene invitato personalmente da Guglielmo Vuolo e Francesco Salvo che ringrazio dell’amabile cortesia, giacché impegnato altrove a quell’ora, ti dico con affetto che hai sbagliato analisi. La gente, il popolo informe degli sbafatori, il popolo pezzente degli elemosinieri e dei blogger in cerca di clienti da spolpare, non c’entrano un c…o (tanto per recuperare il casto lemma che ti è stato caro nell’articolo).
    Ti duoli sua assenza.
    Evviva, invece.
    Non c’era.
    Il punto vero di riflessione è quello posto da Luciano Pignataro Un’ iniziativa così bella fatta da personaggi di quel calibro finisce così se organizzata così.

    Gino Sorbillo

    (17 dicembre 2016 - 09:55)

    Per me invece è stata una vittoria interessante già semplicemente il fatto di essere riusciti ad unirci con affettuosa complicità e ironia per un fine sociale/solidale. Era sicuramente + carino se c’erano più persone ma alla fine cio’ che si desidera tanto è riuscire a vendere questi calendari per destinare il ricavato all’Ospedale Pediatrico. Vi dico che è stato molto emozionante ritrovarci ed organizzarci in posti insoliti per poter organizzare gli scatti fotografici, per una volta tanto abbiamo messo un po’ da parte la “Pizza da mangiare” per poter dialogare con il mondo attraverso i cuori di ognuno di noi. È questa è una gran bella cosa da ricordare per sempre.

    Giustino Catalano

    (17 dicembre 2016 - 10:49)

    A me questa cosa che se uno non va è perchè non c’è da mangiare a sbafo o da farsi vedere mi comincia a far girare le palle.
    E se uno avesse avuto altri cazzi da fare?
    Vediamo piuttosto chi acquista e quanti ne acquista di calendari. Perchè poi a salire sul pulpito e fare il predicozzo per farci gli amici siamo bravi tutti.
    A me questo post offende.
    Basta con queste lagne e piagnistei.

    Luciano Pignataro

    (17 dicembre 2016 - 11:35)

    @Gino. Sicuramente il fatto che vi siate rivisti dopo tanti anni di pesanti incomprensioni fra alcuni di voi che spesso ci hanno costretto a fare gli equilibristi è positivo. Spero adesso che il superamento di inutili gelosie venga realizzato anche nei confronti dei tanti big e giovani promettenti non invitati come Ciro Oliva, i Lombardi, i Capasso, Maria Cacialli, Vincenzo Esposito, Iervolino, Da Michele, Pignalosa, Gorizia, Vitagliano, Martucci, Ciccio Vitiello, Pasqualino Rossi, Gennaro Salvo, Gaetano Genovesi, Davide Civitiello, Vincenzo Capuano, e tanti tanti altri. Speriamo che comprendiate che c’è il mondo da conquistare e che facciate squadra fra tutti come fanno i produttori di vino che questo processo lo hanno attraversato esattamente 20 anni fa. Negli ultimi cinque anni il mondo della pizza è cambiato a Napoli e adesso ovunque si cade si cade bene. Soprattutto anche in provincia e a Caserta, vero territorio star del 2016.
    Ma il punto sollevato da Marco Lungo non riguarda la qualità della manifestazione: si chiede infatti perché è fallita. Molto semplice, anche un unto dal signore come Berlusconi per passare dall’audience alla folla nei teatri aveva bisogno di organizzazione e soprattutto di partire dal territorio a cui si appartiene e che vi ha fatto conoscere grazie alla vostra bravura e lungimiranza di puntare sulla qualità. Sarà per la prossima, buon Natale a tutti!

      luca

      (17 dicembre 2016 - 14:06)

      “A me questo post offende. Basta con queste lagne e piagnistei”.(Giustino Catalano)
      Un amico con cui discutiamo di pizza & altro mi diceva:
      – Ma i Big-Pizzaioli, a parte la Presenza Mediatica, hanno staccato un assegno per l’ospedale visto gli incassi milionari di alcuni di loro?
      – Ma non ti basta che hanno fatto un CALENDARIO?
      – E’ vero non ci avevo pensato: uniscono la raccolta di fondi…all’ennesima promozione di se stessi.
      – Sei il solito Cinico e Scettico. Siamo a Natale.
      – Eggià è da tempo che non credo più a babbo natale.

    Enrico Di Roberti

    (17 dicembre 2016 - 14:57)

    Io ero al lavoro a Cassino e mi è stato impossibile presenziare.
    Farò il mio dovere acquistando e facendo acquistare il calendario.
    Però…. sono convinto che se si fosse fatto di pomeriggio,la sala si sarebbe riempita…

      Giustino Catalano

      (18 dicembre 2016 - 14:20)

      Egregio. Domani come da accordi pregressi con i F.lli Salvo (Salvatore e Francesco) andrò ad acquistare i calendari in questione. Se Babbo Natale esiste o meno non mi interessa nè se è stato staccato un assegno o se hanno fatto promozione. Entrambe le cose mi sono note dall’interno. E non coincidono con il suo racconto fiabesco. Quando scriviamo mettiamo i cognomi che qui non è Tripadvisor.
      Detto ciò il post e lo dico a Marco Lungo con il quale siamo amici è offensivo e fuori luogo. Il male dell’Italia è l’opinione e lei non se ne è assolutamente esonerato dal prendere parte al festino.
      Passi buona domenica. Quella con il ragù di lunga cottura.

    luca

    (18 dicembre 2016 - 17:18)

    “Il male dell’Italia è l’OPINIONE”.(G Catalano)
    Ma si rende conto di quello che scrive ?
    Vorrebbe chiudere la bocca a tutti quelli che esprimono…OPINIONI…DIVERSE …dalle sue?
    .
    E’ questo il MALE DELL’Italia: un CONFORMISMO DIFFUSO.
    .
    Lei contesti pure i miei commenti e quelli degli altri, ci mancherebbe.
    Ma non tenti di tappare la bocca o di sminuire gli interlocutori sgraditi con la solita menata di Tripadvisor dove, tra l’altro, non ho mai scritto una parola.(fallacia ad hominem)
    Ci sono già decine di miei commenti su questo blog, li legga, se ne faccia un’idea e poi continui pure a criticare…le mie OPINIONI.
    PS
    Colgo l’occasione di ringraziare Luciano Pignataro che mi permette di esprimere liberamente il mio pensiero anche se contiene a volte…OPINIONI divergenti.

    marco contursi

    (19 dicembre 2016 - 09:12)

    Il problema è che essendo molti pizzaioli(sempre gli stessi) sovraesposti, ormai ogni volta che fanno una cosa, anche buona, viene vista come l’ennesima forma di protagonismo. E sicuramente dei soliti noti si parla troppo, alla fine sono una decina su un universo di migliaia di lavoratori della pizza e non sempre i meno noti sono inferiori ai più noti, solo che magari non hanno addetti stampa e similia. E in un mondo dove girano parecchi soldi, pochi vogliono farsi talent scout di nuove realtà gratis.Detto ciò io, la beneficenza ache se associata a qualche forma di pubblicità personale, è sempre positiva, a chi riceve aiuti non interessa da dove e perchè vengano ma che vengano.

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